Beloved

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Publisher: Vintage

4.2
(1037)

Language: English | Number of Pages: 352 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Spanish , Chi traditional , French , Italian , Dutch , Swedish , Portuguese

Isbn-10: 0099540975 | Isbn-13: 9780099540977 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Library Binding , Audio Cassette , Softcover and Stapled , Unbound , Audio CD , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
This title includes a reading guide. Terrible, unspeakable things happened to Sethe at Sweet Home, the farm where she lived as a slave for so many years until she escaped to Ohio. Her new life is full of hope but eighteen years later she is still not free. Sethe's new home is not only haunted by the memories of her past but also by the ghost of her baby, who died nameless and whose tombstone is engraved with a single word: beloved.
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  • 4

    Siamo nel 1893,a Cincinnati,Ohio,nella casa al 124 di Bluestone Road vivono Sethe,un ex schiava fuggiasca con un passato straziante alle spalle e la figlia ormai diciannovenne Denver.
    Sethe era una sc ...continue

    Siamo nel 1893,a Cincinnati,Ohio,nella casa al 124 di Bluestone Road vivono Sethe,un ex schiava fuggiasca con un passato straziante alle spalle e la figlia ormai diciannovenne Denver.
    Sethe era una schiava della "dolce casa"una fattoria del Kentucky ce contava,compresa lei 6 negri.
    La ragazzina appena tredicenne viene comprata da Mr Garner come regalo per sua moglie,e giunta alla fattoria le viene data la possibilità di scegliere un marito,Sethe sceglie quindi Halle,un giovanotto di buon cuore che viene affittato per lavorare anche alla domenica per poter riscattare l'anziana madre,anch'essa schiava,Baby Suggs.
    Ma un giorno Mr Garner muore e la situazione degli schiavi della dolce casa peggiora,arriva infatti il marito della sorella della vedova Garner a gestire il lavoro e la casa,ed è un uomo spietato,lo chiamano il maestro poichè da lezioni ai suoi nipoti.
    Gli schiavi decidono di scappare,Sethe in evidente stato di gravidanza viene violentata,picchiata e frustata,gli viene rubato anche il latte materno e scappa,dopo aver messo al sicuro i propri figli.
    Sarà l'arrivo di Paul D,uno degli schiavi della dolce casa al 124 di Blustone Road a scatenare i ricordi di Sethe,ma la tragedia giungerà all apice solamente dopo l'arrivo di una ragazza sconosciuta trovata riversa fuori dalla porta.
    Sethe è convinta che sia la sua bambina morta,Amata,ma chi è davvero questa ragazza?che cosa nasconde oltre all'immenso dolore il passato di Sethe?
    Un romanzo intenso,denso di emozioni,triste,brutale e appassionante.
    La vittima che diventa carnefice,ma che alla fine è pur sempre vittima del suo stato,la schiavitù,la paura,la perdita della dignità umana.
    Personaggi indimenticabili,ben caratterizzati e di forte impatto.
    Uno stile di scrittura affascinante e una trama intensa rendono questo romanzo una bellissima lettura.

    said on 

  • 3

    Mi è piaciuto molto. Ci sono sopratutto un paio di "situazioni" veramente coinvolgenti, scritte in modo così perfetto da viverle ad occhi aperti...Il finale mi ha lasciato un po' perplessa. Non all'al ...continue

    Mi è piaciuto molto. Ci sono sopratutto un paio di "situazioni" veramente coinvolgenti, scritte in modo così perfetto da viverle ad occhi aperti...Il finale mi ha lasciato un po' perplessa. Non all'altezza di tutto il resto. Per questo 3 stelle.

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  • 4

    I babbuini urlanti vivevano sotto la loro pelle bianca, le gengive rosse erano le loro.

    “Non c’è posto peggiore del sud degli Stati Uniti per nascere nero”.
    Ricordo di averlo pensato questa estate durante il mio viaggio nel vecchio Sud, tra la Louisiana e l’Alabama, il Tennessee e la Geo ...continue

    “Non c’è posto peggiore del sud degli Stati Uniti per nascere nero”.
    Ricordo di averlo pensato questa estate durante il mio viaggio nel vecchio Sud, tra la Louisiana e l’Alabama, il Tennessee e la Georgia.
    No, non c’è posto peggiore di quello per nascere nero, ho pensato io. Ma io sono una donna bianca e italiana e magari penso cose di cui non so.
    Toni Morrison, invece, è una donna nera e americana e scrive di cose di cui sa. Di donne e di uomini neri. E racconta una storia nera come la pece, che non ti concede tregua, né sollievo.
    Non dà sollievo, ad esempio, collocare quella storia in un’epoca ormai andata, perché poi interroghi le tue viscere e senti che quella storia non è passata affatto.
    E non danno alcun sollievo neppure le pagine intrise di magia, perché una pagina dopo, appena un capoverso più giù, la narrazione magica lascia il passo alla realtà che irrompe con forza disumana.
    “I bianchi credevano che, qualunque fosse la loro educazione, sotto ogni pelle scura si nascondesse una giungla. Acque vorticose non navigabili, babbuini che si dondolavano gridando, serpenti addormentati, gengive rosse pronte a succhiare il loro sangue dolce di bianchi. In un certo senso, pensò, avevano ragione. Più la gente di colore si sforzava di convincerli di quanto fossero gentili, intelligenti e affettuosi, umani, più si usavano a pretesto per persuadere i bianchi di qualcosa che i negri credevano fosse fuori discussione, e più la giungla dentro si faceva fitta e intricata. Ma non era la giungla che i negri avevano portato con sé in quel posto dall'altro posto (vivibile). Era la giungla che i bianchi avevano piantato loro dentro. E cresceva. E si allargava, si allargava prima, durante e dopo la vita, fino a coinvolgere i bianchi stessi che l'avevano creata. Li rendeva crudeli, stupidi, più di quanto non volessero esserlo, tanto erano spaventati da quella giungla di loro creazione. I babbuini urlanti vivevano sotto la loro pelle bianca, le gengive rosse erano le loro”.

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  • 2

    Una storia che non passa liscia.

    [“I ragazzi impiccati ai più bei platani del mondo.”]

    Discolpo Giuseppe Natale: non può essere sempre colpa del traduttore, anche se viene citato in piccolo e in corsivo e in alto sul retro della prim ...continue

    [“I ragazzi impiccati ai più bei platani del mondo.”]

    Discolpo Giuseppe Natale: non può essere sempre colpa del traduttore, anche se viene citato in piccolo e in corsivo e in alto sul retro della prima pagina come a dichiarare quanto sia stato indegno del suo compito, se un romanzo che avrei voluto farmi piacere non mi è piaciuto.

    Io ho in corso questa mia impresa ridicola di leggere almeno un romanzo di ogni nobelitato, e il romanzo “Amatissima” della Morrison me lo ripromettevo da parecchio, avendo tutte le caratteristiche per cui uno scrittore mi può piacere: la Morrison è una restitutrice di voce, è afroamericana, è donna, non piace a Harold Bloom. Dati i pre-requisiti, “Amatissima” mi sarebbe piaciuto tantissimo, seppoi non lo avessi letto.

    Lo spunto: la storia vera. Metti Dostoesvkij: legge un articoletto di giornale e ne ricava “Delitto e castigo”, un mondo da un frammento. La Morrison legge un articoletto di giornale e ne ricava “Amatissima”, una raccolta di frammenti che non riesce a raccontare il mondo più di quanto l’abbia fatto l’articoletto stesso.

    Una schiava fuggiasca che uccide sua figlia al momento della ricattura, le proibisce di diventare schiava a sua volta, e viene ricondotta alla campo: un fatto così nudo e osceno racconta da sé il mondo della schiavitù e dei suoi effetti totalizzanti sulla persona umana, non occorre nient’altro, ovvero: attende uno scrittore per ottenere altro da una scena così esaurientemente drammatica e emblematica.

    Se Dostoevskij estende la narrazione, la dilata, la esplode, la: rivela al di là di sé stessa, la Morrison la rende morbosa, la ridescrive, la ripete, la allegorizza, la arrovella, la magicizza, insomma la spreca, la concettualizza, la sfinisce.

    Le scelte formali della Morrison vanno a detrimento della storia, la posizione teorica (il ricordo crea e il ricordo distrugge) appesantisce il risultato estetico e il fatto di per sé tragico e epico della schiavitù e di essere donna e nera e schiava diventa cervellotico, insopportabile non in quanto verità detta chiara e tonda ma in quanto processo narrativo inutilmente ellittico, accessoriato, appesantito di una scrittura rigida, ricercata ma che non trova niente se non la messa in scena della sua impalcata ricercatezza.

    La costruzione della pagina è lenta, pretenziosa, completamente mentale, persino – ma come, una scrittrice premio Nobel nera che dà voce a chi non ha avuto voce eccetera eccetera? – noiosa, e io che farei saltare sulle mine chi è così maleducato e senza scrupoli da saltare anche solo una pagina di giornale, ne ho saltate eccome di pagine, e con quale amarezza ho sentito di non starmi perdendo niente, anzi, di star guadagnando tempo, risparmiandogli i contorsionismi a cui lo sottopone la Morrison, che secondo me in lingua rende mooolto dippiù, e sarà stata sicuramente colpa della traduzione, eccerto, e quando una postfazione sembra migliore dell’opera che postfa c’è veramente da stare attenti a non far sapere a Harold Bloom che a momenti sulla Morrison se ne condivide il parere.

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  • 4

    Un pugno nello stomaco, diretto e implacabile... lascia un ricordo e delle sensazioni forti. La storia è bella e molto triste, i personaggi ancorati a una realtà ingiusta e a tratti insopportabile. L' ...continue

    Un pugno nello stomaco, diretto e implacabile... lascia un ricordo e delle sensazioni forti. La storia è bella e molto triste, i personaggi ancorati a una realtà ingiusta e a tratti insopportabile. L'ho amato.

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