Benedizione

Trilogia della pianura - Vol. 1

Di

Editore: NNE

4.1
(1134)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 277 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8899253005 | Isbn-13: 9788899253004 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fabio Cremonesi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo

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Descrizione del libro
Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l’unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell’amore.
Kent Haruf affronta i temi delle relazioni umane e delle scelte morali estreme con delicatezza, senza mai alzare la voce, intrattenendo una conversazione intima con il lettore che ha il tocco della poesia.
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  • 4

    Cronaca di una morte annunciata ( grazie Gabriel )

    Finalmente posso svelare il mistero sulla sequenza dei libri della Trilogia della Pianura:
    1) Canto della pianura - si svolge tra il 1975 e il 1980
    2) Crepuscolo - si svolge tra il 1980 ed il 1990
    3) ...continua

    Finalmente posso svelare il mistero sulla sequenza dei libri della Trilogia della Pianura:
    1) Canto della pianura - si svolge tra il 1975 e il 1980
    2) Crepuscolo - si svolge tra il 1980 ed il 1990
    3) Benedizione - si svolge tra il 1990 e il 1992
    Quest'ultimo libro è bellissimo, come i primi due, ma gli ho dato una stella di meno perché le vicende dei paesani di Holt sono meno articolate e meno correlate che in CREPUSCOLO. Inoltre non si segue strettamente la sequenza cronologica, il che, per me, è un piccolo neo.
    Il giudizio sullo stile inimitabile dell'autore è lo stesso cho ho scritto nella recensione di CREPUSCOLO, e che qui riporto per comodità di chi leggerà questo commento.
    Per dire del tono di questo libro, non trovo di meglio che usare alcune parole tratte dalla Nota finale del traduttore Fabio Cremonesi.
    ...la luminosa fiducia di Kent Haruf nel genere umano....le numerose relazioni narrrate nel romanzo sono fatte di accudimento reciproco e di tenerezza....in questo romanzo c'è vita, moltissima vita, storie che si intrecciano, fatti che accadono, situazioni drammatiche, ma anche comiche...

    ha scritto il 

  • 5

    Nuovamente ambientato a Holt, Benedizione racconta l’ultima estate di Dad Lewis, malato terminale di cancro, nella sua casa di Holt. La sua vicenda diventa il centro di aggregazione di tutti quelli c ...continua

    Nuovamente ambientato a Holt, Benedizione racconta l’ultima estate di Dad Lewis, malato terminale di cancro, nella sua casa di Holt. La sua vicenda diventa il centro di aggregazione di tutti quelli con cui ha condiviso l’esistenza e che lo accompagneranno, ognuno con la sua umanità, fino alla fine.
    Haruf qui lavora per sottrazione, ogni storia emerge quasi sottovoce, non ci sono personaggi fuori dall’ordinario come i fratelli MCPherson di PlainSong. In questo senso Benedizione è un romanzo davvero coraggioso, si affida solo alla banalità della vita di tutti i giorni e alle sue emozioni per tirare a sé il lettore. D’altra parte, prosciugando la storia, Haruf arriva all’essenza di ciò che, come scrittore, ci vuole raccontare.
    Così la scrittura si fa essenziale, quasi elementare, quasi a non voler interferire con l’autenticità dei sentimenti che affiorano dalle azioni e dalle parole dei personaggi.

    Sorprendente la forza con cui Haruf sceglie di sottolineare la contraddizione alla base, da sempre, della società e della cultura americana. Che da una parte si pensa cristiana, ma dall’altra è spietata, nel senso letterale del termine: riconosce il diritto di reagire con la violenza alla violenza, è a favore della pena di morte, non concede perdono. Invece, la vita in comune, la comprensione, la comunità intesa come unione di umanità e solidarietà è l’unica risposta alla fragilità individuale, l’unico valore in grado di far ritrovare la strada a chi si è perduto.

    ha scritto il 

  • 5

    E' un libro bellissimo in cui succedono poche cose: un uomo muore dopo averfatto delle cose giuste e delle cose sbagliate, un pastore protestante viene rimosso dal suo incarico perché dice cose troppo ...continua

    E' un libro bellissimo in cui succedono poche cose: un uomo muore dopo averfatto delle cose giuste e delle cose sbagliate, un pastore protestante viene rimosso dal suo incarico perché dice cose troppo sovversive dal pulpito, una moglie e una figlia piangono un marito, un figlio si allontana per sempre perché la sua omosessualità viene condannata. Eppure le vite di questi personaggi - che potrebbero essere chiunque di noi - sono delineate così bene e in profondità che non riesci a smettere di leggere il libro. A me Haruf ha ricordato moltissimo Williams e il suo Stoner.

    ha scritto il 

  • 3

    Un passo indietro rispetto ai primi due. Più piatto, più monotono e con dialoghi a volte irritanti per la loro scolasticità, non so se per via della traduzione.

    ha scritto il 

  • 5

    Il lungo addio

    Non ce la faccio, non riesco ancora a commentare questo libro nel quale ho trovato totale identificazione col dolore più grande che io abbia vissuto. Non posso. Forse ci riuscirò tra qualche giorno, f ...continua

    Non ce la faccio, non riesco ancora a commentare questo libro nel quale ho trovato totale identificazione col dolore più grande che io abbia vissuto. Non posso. Forse ci riuscirò tra qualche giorno, forse mai. Non so se sia stato un dono, riuscire a trovare finalmente le parole che sembrano uscite dalla mia mente, ma che non avrei saputo esprimere. Non so se non sarebbe stato meglio lasciare questo libro in libreria e non leggerlo mai. A volte si trovano nei libri situazioni o personaggi che ci riportano a periodi del nostro vissuto, ma mai avevo letto una storia che avrei potuto scrivere io, parola per parola; mai ho ritrovato in un libro una situazione che mi ha trovata protagonista dalla prima pagina all'ultima; Dad Lewis è stato mio padre, Mary è stata mia madre, Lorraine sono io.

    ha scritto il 

  • 5

    Bello, molto bello, anche se devo dire che Benedizione si discosta dagli altri due libri. Canto della pianura e Crepuscolo raccontano storie, parlano di personaggi, lo stile è sempre sobrio e minimale ...continua

    Bello, molto bello, anche se devo dire che Benedizione si discosta dagli altri due libri. Canto della pianura e Crepuscolo raccontano storie, parlano di personaggi, lo stile è sempre sobrio e minimale ma è il racconto di uno spaccato di Holt.
    Questo no.
    Qui, con stile pulito e delicato, Haruf ci fa respirare la fatica di vivere ... e la fatica di morire.
    Non c'è storia comune, non si ritrovano i personaggi degli altri libri, ma c'è il sentire comune del dolore, dell'amore profondo, della compassione. C'è semplicemente la vita.

    ha scritto il 

  • 3

    L'insostenibile malinconia della normalità. Haruf sembra osservare i suoi personaggi dimenarsi nella gabbia della vita con l'approccio di un etologo. Un po' pruriginosa la meticolosa descrizione di un ...continua

    L'insostenibile malinconia della normalità. Haruf sembra osservare i suoi personaggi dimenarsi nella gabbia della vita con l'approccio di un etologo. Un po' pruriginosa la meticolosa descrizione di una malattia terminale.

    ha scritto il 

  • 4

    Haruf è stata una bellissima scoperta.
    Il suo stile pulito e diretto, la capacità di descrivere i personaggi con poche parole ma in grado di farne capire la psicologia, sono gli aspetti che più ho app ...continua

    Haruf è stata una bellissima scoperta.
    Il suo stile pulito e diretto, la capacità di descrivere i personaggi con poche parole ma in grado di farne capire la psicologia, sono gli aspetti che più ho apprezzato dello scrittore.
    E non è da tutti raccontare una storia assolutamente normale e renderla interessante.
    Nessun colpo di scena, nessun sensazionalismo, solo la vita di tutti i giorni di una piccola cittadina della provincia americana.
    Kent Haruf è riuscito a rendere l'ordinario, straordinario.

    ha scritto il 

  • 0

    Il Canto della pianura al Crepuscolo è una Benedizione

    Due parole sulla sequenza dei libri oggetto della trilogia (che trilogia non è).
    L'ordine di scrittura, cronologico e di pubblicazione americana è Canto-Crepuscolo-Benedizione.
    In Italia si è scelto d ...continua

    Due parole sulla sequenza dei libri oggetto della trilogia (che trilogia non è).
    L'ordine di scrittura, cronologico e di pubblicazione americana è Canto-Crepuscolo-Benedizione.
    In Italia si è scelto di pubblicare prima Benedizione.
    Canto e Crepuscolo sono strettamente collegate: stessi personaggi due anni dopo.
    In Benedizione ci sono DUE brevi frasi relativi ai libri che lo hanno preceduto. Se si inizia la lettura delle vicende di Holt partendo da questo, difficilmente se ne terrà conto o ce se ne ricorderà alla fine di Crepuscolo (non che la cosa sia fondamentale eh!).
    Consiglio in ogni caso la lettura in ordine cronologico.

    Ma veniamo alla sostanza:
    -Canto della pianura. Titolo originale Plainsong, "canto piano", scelta non casuale. Tutto molto lieve, poetico, sussurrato quasi, nonostante quello che racconta.
    -Crepuscolo. Cambio di registro: più storie meno poesia. New entry si aggiungono ai personaggi di Canto. Si affonda nelle vicende narrate.
    -Benedizione. Capitolo a se stante. Il migliore a mio avviso. Forse perchè più equilibrato. La visione d'insieme risulta un pò slegata. Parte finale struggente e dolorosa.

    Il giudizio finale dopo alcuni giorni di sedimentazione è senz'altro positivo.
    Haruf scrive molto bene, impossibile negarlo. Un' ottima lettura che non mi ha fatto gridare al capolavoro.
    Tutta la malinconia, la solitudine presente in questi libri ti schiaccia peggio di un macigno, siete avvisati!
    Menzione speciali per i fratelli McPheron, tanto adorabili quanto altamente improbabili.

    Note negative riscontrate: i "buoni" dei primi due capitoli fanno blocco unico. Li ho trovati poco delineati. Sanno sempre cosa dire, cosa fare, che siano vecchi fattori, giovani professori o ragazzini di 10 anni. I dialoghi, le pause, le chiusure dei capitoli sono tutti perfetti-precisi-studiati. Anche troppo.

    Ultime due curiosità
    Ho fatto un giro tra i commenti degli anobiani lettori di Haruf e
    1) parecchi hanno letto solo Benedizione o solo Canto della pianura senza sentire il bisogno di continuare nella trilogia; li posso capire perfettamente.
    2) Haruf viene accostato a chiunque. Steinbeck, McCarthy, Cechov, Faulkner, Strout, Mann, Anderson, Master, Hemingway...ci manca giusto quella che ha scritto le cinquanta sfumature e Fabio Volo e poi il nostro Haruf avrebbe fatto l'en plien. Personalmente se dovessi partecipare a questo toto-somiglianze, proporrei Percival Everett soprattutto per le ambientazioni da America di frontiera e per i dialoghi perfetti.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ultimo libro della Trilogia della Pianura, ultimo sguardo alla contea di Holt.
    Dopo il sole accecante di Canto della pianura e e le ombre che si allungano nel Crepuscolo scende la notte, non sui nostr ...continua

    Ultimo libro della Trilogia della Pianura, ultimo sguardo alla contea di Holt.
    Dopo il sole accecante di Canto della pianura e e le ombre che si allungano nel Crepuscolo scende la notte, non sui nostri amati personaggi dei due romanzi precedenti che sono già stati inghiottiti dagli anni ma su nuovi personaggi, Su Dad Lewis che inizia dalla fine, su Willa e Alene, che si fermano poco dopo l'inizio, su Alice che così piccola già conosce bene la morte e segue i lampioni per ritrovare la via di casa...
    La notte è una zona franca dove i pensieri e i ricordi si affacciano e i fantasmi tornano a chiedere il conto. La notte come eterno presente sospeso in bilico tra passato e futuro, tra cosa ho fatto e le conseguenze di quello che ho fatto. La notte come teatro personale in cui rimettere in scena la propria vita ancora, ed ancora, ed ancora, per tentare di comprenderla finché c'è tempo.
    Il romanzo scorre pacato ma ineluttabile, un fiume lete saturo di Roxanol ed MsContin, dio è una droga scaduta che non funziona più ("ma cosa ci sta dicendo Gesù Cristo? Non lo si può certo prendere alla lettera"), un fiume di dolore difficile da arginare, e anche la speranza è ridotta ad un lumicino, e non c'è spazio per personaggi felici.
    Ma perché tanta sofferenza? Perché è così difficile dirigere la propria vita dove si vuole? Qual'è la morale? Forse la morale non c'è. Forse quello che il reverendo Lyle cerca sul far della sera, scrutando nelle finestre degli sconosciuti è un motivo, un peccato che giustifichi il dolore, ma tutto ciò che trova è "la gentilezza e dolcezza reciproche tra le persone. ;Lo scorrere lento del tempo in una notte d'estate. La vita normale".
    Le cose per cui vale la pena vivere?: Una nuotata in compagnia delle vacche, un giro in bicicletta, una notte in un motel, una corsa in macchina con Genevieve... forse non abbastanza, ma è tutto ciò che abbiamo.
    E allora tanto vale rassegnarsi, e che la Benedizione scenda su di noi, anche se Dad ci ricorda che "un sacco di volte le benedizioni non sono andate per il verso giusto."
    In sintesi: Triste ma bello.
    Sipario.
    Voto:10

    ha scritto il 

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