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Benito Cereno

I grandi della narrativa, 8

By Herman Melville

(463)

| Paperback

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Book Description

Benito Cereno si presta a una serie di domande che trascendono i limiti del tempo in cui fu scritto, e continua a porci quelle domande, alle quali l'America ha trovato finalmente risposta, e che per noi sono diventate, da qualche anno a questa parte, Continue

Benito Cereno si presta a una serie di domande che trascendono i limiti del tempo in cui fu scritto, e continua a porci quelle domande, alle quali l'America ha trovato finalmente risposta, e che per noi sono diventate, da qualche anno a questa parte, angoscia quotidiana. La questione non è da che parte sta Melville, ma da che parte stiamo noi. Stiamo con lo stolido capitano yankee, con l'hidalgo che non accetterà mai la natura umana dello schiavo, o con il ribelle, demoniaco Babo?

Dall'introduzione di Giancarlo De Cataldo

67 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Amasa Delano

    Don Benito e il suo comportamento schivo e offensivo, privo di educazione e buone maniere, cosa nascondono?

    un libro che non mi ha lasciato molto... ma la storia è curiosa, e quando si comincia si vuole sapere dove va a parare.

    corto e ben scritt ...(continue)

    Don Benito e il suo comportamento schivo e offensivo, privo di educazione e buone maniere, cosa nascondono?

    un libro che non mi ha lasciato molto... ma la storia è curiosa, e quando si comincia si vuole sapere dove va a parare.

    corto e ben scritto, godibile.

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    Luis / Usil said on Oct 13, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Fidarsi è rischioso, non fidarsi lo è di più.

    Più rischioso ancora è non leggersi l’opera omnia di Melville, compresi i diari di viaggio, le lettere agli amici e gli appunti a inchiostro sui polsini. Oh, non chiedete mai niente su Melville e i suoi libri, sarebbe così stupido rovinarsi il piacer ...(continue)

    Più rischioso ancora è non leggersi l’opera omnia di Melville, compresi i diari di viaggio, le lettere agli amici e gli appunti a inchiostro sui polsini. Oh, non chiedete mai niente su Melville e i suoi libri, sarebbe così stupido rovinarsi il piacere di finire impreparati e ansiosi nei suoi naufragi, nelle sue tempeste, nelle sue secche, nei suoi insabbiamenti, nei suoi ammutinamenti, nel suo maelstrom, nel ventre di balena della sua letteratura.

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    Coda said on Sep 1, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Herman Melville “Benito Cereno”: una tranquilla giornata di paura a bordo di un vascello in difficoltà, quasi fantasma. Bianchi e negri, buoni e cattivi, menzogna e falsità, la vittima e il suo carnefice. Carta perde carta vince. E tu sei lì, sul pon ...(continue)

    Herman Melville “Benito Cereno”: una tranquilla giornata di paura a bordo di un vascello in difficoltà, quasi fantasma. Bianchi e negri, buoni e cattivi, menzogna e falsità, la vittima e il suo carnefice. Carta perde carta vince. E tu sei lì, sul ponte di coperta, davanti al tavolinetto con le tre carte che si sposteranno, si scavalcheranno, si confonderanno. Carta perde carta vince. Tutto è chiaro all'inizio. La Malasorte, è la carta buona, è sulla destra, ne sei sicuro, continui a fissarla per non perderla. Al tuo fianco osservi Delano, il comandante americano, positivo, buono, altruista, salito a bordo per portare soccorso. Vedete tutti e due la stessa cosa, la medesima realtà: La Malasorte, è sulla destra, con a fianco, al centro del tavolinetto, la carta con il Signorino Spagnolo, Benito Cereno, il comandante della nave ospitante. Alla sua sinistra, vicino, molto vicino, l'ultima carta, il Diavolo, il negro Babo, suo fedele servitore. Il conduttore, attorniato dai compari, inizia allora il suo spettacolo. Uno due tre passaggi, subito le prime puntate, e tutto è già non più chiaro. E La Malasorte? Ti senti perso. Guardi di sbieco Delano, al tuo fianco. A volte sembra seguire l'azione, a volte ha lo sguardo come perso in quel mare pesante, immobile, che tutto circonda, dalla superficie metallica, plumbea, che i dubbi che lo assalgono non riescono a penetrare, per affondare. Sembrano sparire ma poi riappaiono, come un galleggiante di una lenza, per tutto il corso della narrazione, fino all'epilogo, quando solamente una seconda voce narrante svelerà sotto quale delle tre carte è rimasta nascosta la verità, la Malasorte, l'ennesima tragedia contro cui, come in “Billy Budd”, ogni cosa sarebbe stata inutile. Per Melville la realtà è orribile, come è orribile l'Uomo, lasciato in balìa, o piuttosto in malìa, della sua stessa cattiveria e disumanità, in un tempo sospeso, eterno, dove tutto è inevitabile ripetizione. Neppure la natura benigna appare in grado, minimamente, di intervenire per modificare il corso delle cose. Anzi, sembra che non se ne preoccupi affatto, rimane sullo sfondo, immobile e sorniona, stanca e sfiduciata, ad osservare il nostro misero eterno teatrino, carta perde carta vince, carta perde carta vince … o no?

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    Manricogallotti said on Jul 24, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    dico solo che dovrete rileggerlo per rendervi conto di tutte le sfumature che non avete colto nella prima lettura....capolavoro di tensione! consigliatissimo!

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    graziano conti said on Jul 15, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Quanto ho dormito? Quanto? Non so dirlo. Non ho la forza di aprire gli occhi. Non ho la forza di muovermi, ma non mi sento pesante, forse sono morto. No, non sono morto sono solamente steso, ma dove? È umido e freddo. Ora ricordo. Sono steso su un pr ...(continue)

    Quanto ho dormito? Quanto? Non so dirlo. Non ho la forza di aprire gli occhi. Non ho la forza di muovermi, ma non mi sento pesante, forse sono morto. No, non sono morto sono solamente steso, ma dove? È umido e freddo. Ora ricordo. Sono steso su un prato nero. Mi concentro e muovo il mignolo della mano destra, sfioro un sasso, poi lo premo e così apro gli occhi. Squarcio il buio con due fiotti luminosi, ma già ecco che si fanno meno densi si assottigliano velocemente evaporano, rimango a fissare il cielo grigio. Ci sono grandi alberi davanti a me e alla mia destra. Sono alberi neri dal tronco antico, con rami lunghi, senza foglie. Adesso muovo il dito medio, sfioro una piccola pietra e tanto basta per spostarla un po/. Provo ad alzarmi, ma appena mi muovo le gambe si intorpidiscono, quando sono sulle ginocchia le ossa della schiena scricchiolano, il torace si espande con dolore. Finalmente sono in piedi, mi prendo qualche istante per svanire le sofferenze. Mi volto verso sinistra per vedere e c/è un enorme albero che sbarra la strada. Alle sue radici c/è una curiosa gelatina bianca, è luminosa e la prendo, potrei regalarla a, a chi?, non ricordo. Ho un/improvviso mal di testa un ricordo mi torna in mente, un pensiero portato da una voce che non sento [ ... ].

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    (skate) said on Jul 13, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Mare. Calma piatta. Una nave in stato di semi abbandono viene avvistata e il capitano sale a bordo per scoprire cosa sia successo. Glielo racconterà Benito Cereno...per ben due volte.
    Un piccolo romanzo che invita a superare le apparenze e, per i tem ...(continue)

    Mare. Calma piatta. Una nave in stato di semi abbandono viene avvistata e il capitano sale a bordo per scoprire cosa sia successo. Glielo racconterà Benito Cereno...per ben due volte.
    Un piccolo romanzo che invita a superare le apparenze e, per i tempi, di denuncia.
    Tre e mezzo.

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    Chiara White said on May 23, 2014 | 2 feedbacks

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