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Benito Cereno

Di

Editore: Passigli

3.7
(580)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 83 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano

Isbn-10: 8836804853 | Isbn-13: 9788836804856 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Della Rosa

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
E' la descrizione di una singolare giornata dell'anno 1799 trascorsa da capitano Delano sulla nave spagnola San Dominique. Delano, fermatosi sulle coste cilene per far acqua nell'isolotto di Santa Maria, avvista la San Dominique che sembra aver perso il governo e riesce a salire a bordo con qualche provvista. La San Dominique trasporta schiavi negri e altra merce di valore. Durante la traversata è scoppiato un ammutinamento e i negri, uccisa la maggior parte dell'equipaggio bianco, hanno risparmiato la vita a Benito Cereno, il comandante, perché li riporti in Africa. Scampati a un naufragio a Capo Horn la nave è ferma, in balia di una misteriosa attesa. Delano riuscirà a catturare e a processare il demoniaco capo negro Baho, responsabile della ribellione.
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  • 3

    Amasa Delano

    Don Benito e il suo comportamento schivo e offensivo, privo di educazione e buone maniere, cosa nascondono?

    un libro che non mi ha lasciato molto... ma la storia è curiosa, e quando si comincia si vu ...continua

    Don Benito e il suo comportamento schivo e offensivo, privo di educazione e buone maniere, cosa nascondono?

    un libro che non mi ha lasciato molto... ma la storia è curiosa, e quando si comincia si vuole sapere dove va a parare.

    corto e ben scritto, godibile.

    ha scritto il 

  • 4

    Fidarsi è rischioso, non fidarsi lo è di più.

    Più rischioso ancora è non leggersi l’opera omnia di Melville, compresi i diari di viaggio, le lettere agli amici e gli appunti a inchiostro sui polsini. Oh, non chiedete mai niente su Melville e i su ...continua

    Più rischioso ancora è non leggersi l’opera omnia di Melville, compresi i diari di viaggio, le lettere agli amici e gli appunti a inchiostro sui polsini. Oh, non chiedete mai niente su Melville e i suoi libri, sarebbe così stupido rovinarsi il piacere di finire impreparati e ansiosi nei suoi naufragi, nelle sue tempeste, nelle sue secche, nei suoi insabbiamenti, nei suoi ammutinamenti, nel suo maelstrom, nel ventre di balena della sua letteratura.

    ha scritto il 

  • 5

    Herman Melville “Benito Cereno”: una tranquilla giornata di paura a bordo di un vascello in difficoltà, quasi fantasma. Bianchi e negri, buoni e cattivi, menzogna e falsità, la vittima e il suo carnef ...continua

    Herman Melville “Benito Cereno”: una tranquilla giornata di paura a bordo di un vascello in difficoltà, quasi fantasma. Bianchi e negri, buoni e cattivi, menzogna e falsità, la vittima e il suo carnefice. Carta perde carta vince. E tu sei lì, sul ponte di coperta, davanti al tavolinetto con le tre carte che si sposteranno, si scavalcheranno, si confonderanno. Carta perde carta vince. Tutto è chiaro all'inizio. La Malasorte, è la carta buona, è sulla destra, ne sei sicuro, continui a fissarla per non perderla. Al tuo fianco osservi Delano, il comandante americano, positivo, buono, altruista, salito a bordo per portare soccorso. Vedete tutti e due la stessa cosa, la medesima realtà: La Malasorte, è sulla destra, con a fianco, al centro del tavolinetto, la carta con il Signorino Spagnolo, Benito Cereno, il comandante della nave ospitante. Alla sua sinistra, vicino, molto vicino, l'ultima carta, il Diavolo, il negro Babo, suo fedele servitore. Il conduttore, attorniato dai compari, inizia allora il suo spettacolo. Uno due tre passaggi, subito le prime puntate, e tutto è già non più chiaro. E La Malasorte? Ti senti perso. Guardi di sbieco Delano, al tuo fianco. A volte sembra seguire l'azione, a volte ha lo sguardo come perso in quel mare pesante, immobile, che tutto circonda, dalla superficie metallica, plumbea, che i dubbi che lo assalgono non riescono a penetrare, per affondare. Sembrano sparire ma poi riappaiono, come un galleggiante di una lenza, per tutto il corso della narrazione, fino all'epilogo, quando solamente una seconda voce narrante svelerà sotto quale delle tre carte è rimasta nascosta la verità, la Malasorte, l'ennesima tragedia contro cui, come in “Billy Budd”, ogni cosa sarebbe stata inutile. Per Melville la realtà è orribile, come è orribile l'Uomo, lasciato in balìa, o piuttosto in malìa, della sua stessa cattiveria e disumanità, in un tempo sospeso, eterno, dove tutto è inevitabile ripetizione. Neppure la natura benigna appare in grado, minimamente, di intervenire per modificare il corso delle cose. Anzi, sembra che non se ne preoccupi affatto, rimane sullo sfondo, immobile e sorniona, stanca e sfiduciata, ad osservare il nostro misero eterno teatrino, carta perde carta vince, carta perde carta vince … o no?

    ha scritto il 

  • 3

    Mare. Calma piatta. Una nave in stato di semi abbandono viene avvistata e il capitano sale a bordo per scoprire cosa sia successo. Glielo racconterà Benito Cereno...per ben due volte.
    Un piccolo roman ...continua

    Mare. Calma piatta. Una nave in stato di semi abbandono viene avvistata e il capitano sale a bordo per scoprire cosa sia successo. Glielo racconterà Benito Cereno...per ben due volte.
    Un piccolo romanzo che invita a superare le apparenze e, per i tempi, di denuncia.
    Tre e mezzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Decisamente il linguaggio è troppo ampolloso per i miei gusti, ma il messaggio interessante riguarda il rischio che la fiducia di cui sono armati gli ingenui impedisca di vedere l'evidenza della realt ...continua

    Decisamente il linguaggio è troppo ampolloso per i miei gusti, ma il messaggio interessante riguarda il rischio che la fiducia di cui sono armati gli ingenui impedisca di vedere l'evidenza della realtà che pure è sotto i loro occhi: principio da tenere ben presente ancor più ai tempi nostri!

    ha scritto il 

  • 4

    Come ogni classico che si rispetti, anche questo romanzo breve di Melville è di una attualità disarmante. Nonostante sia passato più di un secolo, ancora il mondo non ha superato la paura e la diffide ...continua

    Come ogni classico che si rispetti, anche questo romanzo breve di Melville è di una attualità disarmante. Nonostante sia passato più di un secolo, ancora il mondo non ha superato la paura e la diffidenza nei confronti del diverso e penso mai lo farà.

    ha scritto il 

  • 4

    Fra me e Melville si prospettava un enigmatico terzo episodio: se Bartleby lo scrivano fu tra i più belli letti l'anno scorso (superato solo da Aspettando Godot), di Moby Dick conservo specialmente la ...continua

    Fra me e Melville si prospettava un enigmatico terzo episodio: se Bartleby lo scrivano fu tra i più belli letti l'anno scorso (superato solo da Aspettando Godot), di Moby Dick conservo specialmente la gioiosa liberazione dopo un sonno lungo centinaia e centinaia di pagine. Uno dei momenti più commoventi della mia storia da lettrice. Giuro, Moby Dick nella mia testa è paragonabile al senso di rigetto che mi veniva da piccola a mangiare le odiosissime patate lesse, che ingurgitavo sperando di non risputarle indietro in un impulso più forte del mio sofferente autocontrollo.
    Siccome ci vuole ottimismo nella vita, ero già partita con un promettente sconforto e le prime pagine di Benito Cereno infatti mi avevano confermato questa mia frustrazione melvilliana, descrizioni su descrizioni senza alcune azione all'orizzonte, ma superato quel piccolissimo solco poi la storia si "sgrossa"" (..?!) e ...
    ...
    e c'è stata una svolta sorprendente, ancora adesso non ci credo. Non ho trovato come altri che la prima parte del racconto lungo fosse di una lentezza inostenibile, anzi, i dubbi e le congetture del capitano Delano alimentano tutta un'atmosfera che aiuta a costruire una costante suspence aizzata costantemente da piccoli ma significativi episodi, e quindi "signori, avevate la mia curiosità, ma ora avete la mia attenzione". No: non è adrenalinico, non è una successione frenetica di avvenimenti uno dopo l'altro, ma la sospensione costante e l'incognita fanno in modo sono trasmessi talmente bene che alla fine gli occhi sono ben incollati alle pagine e ogni tanto si trattiene persino il fiato. Inoltre è entusiasmante non solo per gli interrogativi che fa sorgere su cosa stia accadendo o non stia accadendo a bordo del St.Domenico di Benito Cereno, ma anche per tutti i bivi morali a cui porta piano piano, sempre più insistentemente fino a impedire di definire linee nette. Vorrei parlare di più proprio di tutta la faccenda riguardante l'interpretazione della storia, dove stava Melville, dove sto io e come credo che si posizioni il racconto oggi e ai tempi, ma purtroppo sarebbe alquanto spoileroso per chi non ha ancora avuto il piacere (spero) della lettura. Io dico solo che ammiro Melville, se davvero volesse prendere la via che ho inteso io nella coscienza comune dei suoi lettori: io ammiro anche solo il fatto che finisca per mettere il lettore in una posizione così combattuta. Io..io sono proprio contenta, forse un pochino esaltata. Who cares, non fa male alla salute.

    (Però, nel caso ci fosse qualche fortunato lettore che avesse già spuntato Benito Cereno tra le sue letture, io spoilero:

    Come già detto da altri, il bello è proprio nel fatto che non ci siano buoni o cattivi come ce ne potrebbero essere in qualsiasi film semplificato americano dove il bianco padrone è il padrone dispotico senza cuore e il nero il sottomesso che patisce in silenzio risvegliando l'indignazione dello spettatore. Quella che segue è una interpretazione puramente personale.
    Qua i pirati neri eguagliano qualsiasi possibile azione quasi terroristica di qualunque bianco, anzi: qualunque essere umano. Ecco secondo me la posizione allora davvero innovativa per il tempo di Melville, il "negro" è uguale, anche perché capace di intelligenza, ferocia e controllo esattamente come il bianco, che può essere in grado di soccombergli. Non è proprio una lusinga, ma non vuole in realtà nemmeno essere un'accusa razzista in realtà. C'è una bilancia equilibrata nella questione, e questa può essere sentite come una posizione perfino dura. E poi aggiungiamo le condizioni, i negri in rivolta non sono nel torto ad essere così pronti a provvedimenti drastici al primo che sgarra: assomiglia quasi ad un istinto di sopravvivenza. Benito Cereno non può essere tacciato di schiavismo poiché in realtà fu preso in ostaggio sin dall'inizio. Non si può dire che tutto sia a favore degli schiavi neri in questione, dal momento che l'esecuzione di questo famelico piano alle ultime pagine si rivela incredibilmente dura, come direbbe gente più religiosa di me, non proprio "cristiana", tutt'al contrario, io l'ho trovata abbastanza destabilizzante e come ho accennato, alquanto feroce, senza nulla da invidiare ad una esecuzione violenta fatta già da altri pirati dalla pelle meno contestata. Ma la vera critica non è a Benito Cereno, non è alla sua ciurma nera, ma forse allo stesso Delano: l'americano medio del secolo pronto indisturbato nei suoi stereotipi di padrone bianco e schiavo nero, che finalmente si scontra in una dimensione molto più reale delle sue accomodanti convinzioni. Dove non esistono i confini rassicuranti in stile epopea-western su bianco e nero come buono e cattivo, le parti in contrapposizione si macchiano e hanno dalla loro parte scusanti e ragioni nella stessa maniera, e ciò è appunto esaltante. Se davvero ci ho preso (oddio, mi emoziono eh), allora wow: la posizione di Melville era perfino rivoluzionaria per il tempo.)

    ha scritto il 

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