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Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

Di ,

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

4.0
(121)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804403640 | Isbn-13: 9788804403647 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Children , Fiction & Literature , Humor

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Descrizione del libro
Il primo racconto narra le avventure del bruttissimo e saggio contadino Bertoldo alla corte longobarda di Alboino. Benvoluto dal re per l'arguzia delle sue risposte, Bertoldo è costretto a subire l'àstio della regina, contrariata dalla sua franchezza. Vari episodi illustrano la sapienza di Bertoldo. In uno di essi, Alboino condanna Bertoldo all'impiccaggione, ma Bertoldo, che ha ottenuto la grazia di scegliersi da solo l'albero adatto, non trova nulla che gli convenga. Alboino lo richiama a corte, ma Bertoldo muore poco dopo a causa del vitto troppo delicato.
Nel secondo racconto sono la savia Marcolfa, moglie di Bertoldo, e il figlio Bertoldino, sempliciotto quanto il padre era acuto. Chiamati a corte, Marcolfa sentenzia, mentre tutti si divertono per le innocue sciocchezze di Bertoldino. Alla fine Marcolfa chiede licenza al re di tornare nella sua capanna, non potendo sopportare l'artificiosità della vita di corte.
Il "Bertoldo e Bertoldino" è uno dei pochissimi testi di autentica vena popolaresca italica. Dialogo rapido, linguaggio diretto, descrizioni argute e colorite, battute comiche e feroci si adattano al corposo villano Bertoldo, intento a rivendicare, di fronte ai potenti e ai ricchi, la dignità del ceto contadino sottoposto a millenarie umiliazioni.
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  • 1

    Forse per chi, come me, è troppo abituato al romanzo 800-900esco questo buffo terzetto non dice proprio nulla! Forse è più valido come testo da leggere estrapolando qualche fatterello che come tutt'uno. Certamente è utile per capire le abitudini del tempo.

    ha scritto il 

  • 5

    ;)

    Alla luce del giorno apparve che il latte si era rovesciato e aveva allagato la stanza. Il re era fuori dallo sdegno: "chi è stato quel disgraziato che ha posato un secchio di latte nella mia camera e ha chiuso, di giorno, le finestre, con l'intento malvagio di farmi cadere?".
    Dal nascondig ...continua

    Alla luce del giorno apparve che il latte si era rovesciato e aveva allagato la stanza. Il re era fuori dallo sdegno: "chi è stato quel disgraziato che ha posato un secchio di latte nella mia camera e ha chiuso, di giorno, le finestre, con l'intento malvagio di farmi cadere?".
    Dal nascondiglio uscì Bertoldo: "Sono stato io. Dovevo provarti che il giorno è più bianco e chiaro del latte e te l'ho provato. Se il latte fosse stato più bianco del giorno, t'avrebbe fatto lume e non avresti urtato nel secchio, come invece hai fatto".

    Cominciò a provare la giubba che secondo lui doveva essere attillatissima per stare bene. A Bertoldino, abituato ai vestiti larghi come sacchi, sembrava di essere murato vivo dentro a quei panni e si agitava, irritato. Quando poi il sarto cominciò a tirare intorno al collo si ribellò con furia selvaggia:
    "aiuto! Mi vuole impiccare! Il re ti ha mandato per strangolarmi qui, con la scusa del vestito?".
    Il sarto fece un balzo all'indietro, stupefatto. Pensò: "potevano ben avvisarmi che avrei dovuto abbigliare un matto!".
    "Mamma c'è il boia!" continuava a urlare Bertoldino.
    ...
    La mattina seguente arrivò lì in campagna la carrozza del re che veniva di persona a vedere come stava il suo protetto, del cui malessere aveva avuto notizia.
    "Come stai Bertoldino?" gli chiese il re con molta famigliarità e premura. "Su, dimmi come stai?".
    "Sto qui diritto in piedi".
    "Sì, questo lo vedo. Ma intendevo dire: come ti senti in questo momento?"
    "Sento? Sento suonare le campane."
    "Sì, le sento anche io...Ma, dicevo, ti senti male o bene?"
    "Se sento suonare le campane, che sono distanti cinque miglia, vuol dire che sento bene".

    Entrò Cacasenno che trasportava a fatica, sulle spalle, una piccola porta di legno.
    Si fermò esitando e chiese al re: "dove debbo metterla?".
    Il re si stupì della cosa e fece segno a un servitore di togliere quel legno dalle spalle del piccolo.
    "Come mai tenevi la porta sulle spalle? Dove l'hai trovata?"
    "Era là. L'ho sfilata dai gangheri".
    "Ah, era là! E tu perché l'hai portata qua?"
    "Me l'ha detto un uomo".
    "Come ti ha detto?"
    "Mi ha detto di tirarmi dietro la porta".
    Il re cominciava a non poterne più dal ridere, perché gli tornava alla mente la semplicità di Bertoldino, ai suoi tempi.
    Arrivò trafelato il maggiordomo:
    "Scusate, serenissimo signore, ma debbo riprendere la porta del luogo di necessità, perché il gentiluomo che ha bisogno di andarci mi ha avvisato che è stata asportata".
    "E questa sarebbe..?" domandò il re stupefatto.
    "Per l'appunto questa è la porta del luogo di necessità. Sentendo della sua sparizione, mi sono ricordato che questo bambino mi aveva chiesto dove poteva andare a fare un bisognino. E siccome uscito, non aveva richiuso la porta, io gli avevo detto: "tiratela dietro, maleducato!".
    "E lui ti ha obbedito alla lettera!" rise il re, felice che fosse tornato alla corte un esemplare della specie dei Bertoldini, che gli facevano buon sangue.

    "Serenissimo re, come potevo aspettarmi una cosa del genere? Quello è uno zuccone di prima scelta, non capisce niente. Ci ho messo mezz'ora per farlo spogliare, mezz'ora per fargli indossare la camicia da notte. E quando gli ho detto: "Adesso monta sul letto!", sapete cosa ha fatto? A sentire dire che doveva montare sul letto, si è arrampicato come una scimmia su per una delle colonne del baldacchino e si è acquattato lassù. Dopo un po' è crollato tutto con un fracasso! Se aveste visto che stramazzone ha fatto Cacasenno!".
    La Marcolfa aveva adagiato Cacasenno sul letto e lo tastava da tutte le parti:
    "Qui ti duole?".
    "Sì, mi duole".
    "E qui?"
    "Anche qui".
    "E in questo punto?".
    "No, qui non mi duole, nonna".
    "Ma è lo stesso punto dove prima hai detto che ti doleva!".
    "Si vede che ha già smesso".
    "Dimmi tu, allora: dove ti fa fame?".
    "Qui fa molto male".
    "Lì c'è lo stomaco. Ti fa proprio male?".
    "No, mi fa male perché ho fame. Voglio un castagnazzo!".

    ha scritto il 

  • 4

    Libri della mia Gioventù - Narrativa italiana - Biografia - Personale - Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

    In un medioevo tragico, dove la giustizia è poco e il re è un burattino, si sopravvive solo con grande astuzia. Questo lo sa Bertoldo, il contadino astuto. Quando pure lui viene condannato a morte, domanda che venga esaudito il suo ultimo desiderio: poter scegliere l'albero da cui venir impiccato ...continua

    In un medioevo tragico, dove la giustizia è poco e il re è un burattino, si sopravvive solo con grande astuzia. Questo lo sa Bertoldo, il contadino astuto. Quando pure lui viene condannato a morte, domanda che venga esaudito il suo ultimo desiderio: poter scegliere l'albero da cui venir impiccato. E così, di indecisione in indecisione, si salva la vita. Peccato che la sua progenie non sarà tanto sveglia come lui.

    ha scritto il 

  • 4

    UN BELLO SPACCATO DI LETTERATURA

    Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno sono tre begli esempi di letteratura tardo rinascimentale, non sono pienamente romanzi o novelle, d'altronde il romanzo moderno è ottocentesco, ma forse è una via di mezzo tra la ballata del cantastorie e qualcosa di già moderno. La satira "feroce" è il registro, ...continua

    Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno sono tre begli esempi di letteratura tardo rinascimentale, non sono pienamente romanzi o novelle, d'altronde il romanzo moderno è ottocentesco, ma forse è una via di mezzo tra la ballata del cantastorie e qualcosa di già moderno. La satira "feroce" è il registro, la chiavedi lettura di queste tre novelle, la prima sopratutto, Bertoldo è il villano dalla mente lucida e scattante che non tradisce se stesso e aggira tutte le trappole che il re e la regina tramano per metterlo in castagna, è la rivincita contadina sul potere nobiliare. Le altre due seppure divertenti sono meno incisive perché manca il pericolo, Bertoldino seppure irriverente lo è senza malizia e quindi non è mai un pericolo per il potere che infatti lo premia con la pecunia.

    Un bello spaccato di "realtà" non in senso letterale ma di letteratura, leggere un opera di 5 secoli ti immerge in un mondo di valori che a noi distanti che lasciano sempre un po' interdetti e sorpresi.

    ha scritto il 

  • 4

    Me lo ha regalato mia madre in terza elementare (una versione per ragazzi). La maestra mi ha fatto leggere qualche brano in classe. Ricordo con piacere la storia di Bertoldo, quello intelligente. Alla propria libertà non si può rinunciare neanche per un castello.

    ha scritto il