Between Shades of Gray

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4.3
(1464)

Language: English | Number of Pages: 352 | Format: Others | In other languages: (other languages) Italian , Dutch , Spanish , Portuguese , Chi traditional , Chi simplified , Slovak , German

Isbn-10: 0399256288 | Isbn-13: 9780399256288 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    spesso se si pensa alla seconda guerra mondiale, si considerano solo le atrocitá fatte da Hitler. questo libro ti apre gli occhi su un altro mondo, una nuova storia del nostro passato che vorremmo ma ...continue

    spesso se si pensa alla seconda guerra mondiale, si considerano solo le atrocitá fatte da Hitler. questo libro ti apre gli occhi su un altro mondo, una nuova storia del nostro passato che vorremmo ma che non pissiamo permetterci di dimenticare. un libro toccante, intenso e scritto molto bene. l'angoscia di Lina é quella del lettore. i suoi disegni sono fotografie.

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  • 0

    'Avevano spento anche la luna' è un racconto personale di una tragedia familiare, quella della famiglia di Lina. Lina è una ragazzina che frequenta le scuole medie e che ha una passione sfrenata per l ...continue

    'Avevano spento anche la luna' è un racconto personale di una tragedia familiare, quella della famiglia di Lina. Lina è una ragazzina che frequenta le scuole medie e che ha una passione sfrenata per l'arte, che sfoga riempiendo il suo blocco di fogli con matite colorate. Una notte succede qualcosa di inaspettato.... delle guardie bussano alla porta della sua casa e urlano qualcosa in russo, lingua che lei non capisce, e 'invitano' sua madre, suo fratello e lei a seguirle. Non sanno dove sono diretti, ma presto lo scopriranno. Inizia così il loro viaggio verso l'ignoto, con compagni di viaggio che diventano compagni di vita e di sventura. Andrius soprattutto, un ragazzo con qualche anno in più di Lina che subito stringe amicizia con lei e suo fratello. I due vivranno un'insolita storia d'amore che darà loro speranze. Mi è piaciuto molto questo libro perché mi sono immedesimata con le storie dei personaggi, con le loro speranze, le loro sofferenze... mi ha colpito molto soprattutto il fatto che la storia si basasse su eventi avvenuti realmente, pensare che persone reali abbiano vissito determinate sofferenze è impressionante...

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  • 4

    "Davai"

    Chiudi il libro e ti rimane quell'echeggiare continuo, l'insistenza di quella parola ripetuta, comandata, gridata centinaia di volte con cattiveria, malvagità, prepotenza; la prima volta la senti in c ...continue

    Chiudi il libro e ti rimane quell'echeggiare continuo, l'insistenza di quella parola ripetuta, comandata, gridata centinaia di volte con cattiveria, malvagità, prepotenza; la prima volta la senti in casa in piena notte, ( anche se non sai cosa vuol dire), sai solo che devi obbedire, seguirli, a piedi, in camion, in treno sempre ovunque fino all'inferno bianco dove trovi solo gelo, ghiaccio e nient'altro, neppure la luce!
    Anch'io dico " Davai" ma con tono d'invito a questa lettura.
    Per chi vuole conoscere, sapere, capire qualcosa sulla deportazione del popolo lituano e paesi baltici (lettoni ed estoni).

    Affinità con tanti altri libri, tra cui "La masseria delle allodole", cambia latitudine e temperatura del deserto, ma domina lo stesso soppruso del popolo più prepotente, più forte su quello più indifeso.
    Anche richiami con "La valigia" e "Scompartimento n.6"

    Davai significa sbrigati

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  • 5

    Un monito!

    Non è un capolavoro e neanche pretende di esserlo... Ma l'ho apprezzato moltissimo: innanzitutto perché tratta un capitolo della Storia sconosciuto ai più, poi perché fa riflettere. Mi sono trovata a ...continue

    Non è un capolavoro e neanche pretende di esserlo... Ma l'ho apprezzato moltissimo: innanzitutto perché tratta un capitolo della Storia sconosciuto ai più, poi perché fa riflettere. Mi sono trovata a chiedermi: ma cosa c'era nell'aria nel primo cinquantennio del '900? Forse un "bacillo" che scatenava il "morbo della cattiveria"? Questa manciata di anni ha visto ben due Guerre Mondiali e dittature del calibro di Hitler, Stalin, Mao. Tutti noi conosciamo le atrocità commesse da Hitler (6 milioni di morti!), grazie alle molteplici testimonianze e alla possibilità di visitare perfino i campi di concentramento, ma quanti conoscono invece quelle perpetrate da Stalin (oltre 20 milioni!) e da Mao (oltre 14 milioni, ma la "conta" in questo caso è complicata dal fatto che la sua politica folle aveva provocato una carestia devastante)? Oggi per noi sono dei "numeri", e del resto come potremmo conoscere la storia di ogni singolo deportato, cosa ha visto, cosa ha vissuto, quanti dei propri cari ha perso, a quale destino è andato incontro e come ha reagito, com'è cambiato? Quante domande! Di risposte non ne avremo molte, ma quanto meno servirà da monito per il futuro! Ed è proprio questo lo scopo della Sepetys: un libro di denuncia, per portare alla luce quelle prove di sofferenze atroci e dare una voce a quelle testimonianze che, ancor oggi, in Lituania, Lettonia ed Estonia (ora Paesi liberi!) tengono sopite, per paura di eventuali ritorsioni. La paura...fa ancora paura! Ma la nostra protagonista Lina è andata avanti con coraggio: "non concedergli niente, neanche la tua paura!".

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  • 3

    3 1/2

    E' incredibile che certe cose siano successe davvero; è incredibile che di certe cose se non ne è mai parlato; è incredibile che potranno succedere ancora perchè la storia non ci insegna mai nulla.
    E' ...continue

    E' incredibile che certe cose siano successe davvero; è incredibile che di certe cose se non ne è mai parlato; è incredibile che potranno succedere ancora perchè la storia non ci insegna mai nulla.
    E' incredibile anche che di certe non se ne poteva parlare, e ancora non si può; perchè non solo i nazisti hanno compiuto atrocità, e nella orrida e criminale contabilità dei morti i sovietici hanno fatto ben di peggio.

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  • 3

    Dal punto di vista letterario non è interessante, scrittura assolutamente piatta, ma la vicenda, attraverso un racconto di tipo autobiografico, richiama invece alla storia della Lituania durante la se ...continue

    Dal punto di vista letterario non è interessante, scrittura assolutamente piatta, ma la vicenda, attraverso un racconto di tipo autobiografico, richiama invece alla storia della Lituania durante la seconda guerra mondiale quando venne occupata dai sovietici che la cedettero all'URSS in cambio di un maggior territorio polacco (la Polonia era stata occupata dai nazisti e circa 20 giorni dopo dai sovietici e così spartita) di assegnazione.
    Terra tormentata nell'ultimo secolo, viene qui raccontato il prelevamento di molto lituani da parte dei sovietici che li trasportarono nelle sconfinate terra di Siberia.
    Le durissime condizioni a cui furono sottoposti, le vessazioni, il ritorno a casa di alcuni, che avevano passato parte della gioventù nei campi siberiani con successivi grossi problemi quindi di ri-adattamento in un Paese che era cambiato senza di loro, viene qui descritto dall'autrice.
    Ruta Sepetys non ha vissuto tutto questo, è figlia di rifugiati lituani e si fa interprete di queste vicende attraverso un lavoro preparatorio di interviste in loco e di documentazione acquisita.
    Queste belle parole sono la conclusione di questo romanzo:
    ...“Nel 1991, dopo cinquant'anni di brutale occupazione, i tre paesi baltici hanno riconquistato l'indipendenza, in maniera pacifica e con dignità.
    Hanno scelto la speranza e non l'odio e hanno dimostrato al mondo che anche alla fine della notte più buia c'è la luce.: Per favore, fate ricerche sull'argomento. Parlatene. Queste tre piccole nazioni ci hanno insegnato che l'amore è l'esercizio più potente.”..
    Così, anche Anobii, nel suo piccolo, può assolvere a questo invito.

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  • 4

    toccante e necessario

    Abbiamo letto di tutto sulle deportazioni degli ebrei. Anche sul genocidio degli armeni c'è ormai una letteratura che porta conoscenza. Sulle deportazioni di Stalin, a parer mio c'è poco. La mia ignor ...continue

    Abbiamo letto di tutto sulle deportazioni degli ebrei. Anche sul genocidio degli armeni c'è ormai una letteratura che porta conoscenza. Sulle deportazioni di Stalin, a parer mio c'è poco. La mia ignoranza era tale che questo romanzo mi ha colto di sorpresa. Che nel 1941 le tre repubbliche baltiche fossero scomparse, invase dall'impero sovietico, lo sapevo. Il patto di non aggressione aveva lasciato mano libera a Stalin. Ma che le popolazioni avessero subito la sorte della deportazione, questo lo ignoravo. La storia su questo glissa, si limita a dire che l'era staliniana fece tot milioni di morti, ma sono quelle frasi che di per sé non ti danno la misura del dolore, della sofferenza, dell'ingiustizia.
    Questo è un romanzo, scritto dalla figlia di un rifugiato lituano. E' solo un romanzo, ma è attraverso i romanzo che a volte si squarciano i veli. Lina, diciassette anni, è la voce narrante della storia, ma attraverso i suoi occhi - occhi d'artista, perché Lina è una promettente disegnatrice - vediamo tutta la dolente umanità costretta a partire, a viaggiare su un treno uguale a tutti i treni dei deportati, dove quotidianamente le persone muoiono. Attraverso i suoi sensi soffriamo per la fame, la sete, gli odori, la paura fino a una remota landa nel mare Artico, dove non tutti sopravviveranno.
    La scrittura è molto semplice e scorrevole, di certo ha ragione chi dice che una storia così avrebbe necessitato di una penna più potente e profonda. Ma ha il merito di arrivare a tutti, e a tutti far conoscere ciò che accadde allora.
    La memoria passa anche da qui, dal riconosce finalmente la sofferenza dei dimenticati.

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