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Between the Woods and the Water

On Foot to Constantinople: From the Middle Danube to the Iron Gates

By

Publisher: NYRB Classics

4.1
(48)

Language:English | Number of Pages: | Format: eBook | In other languages: (other languages) Spanish , French , Italian

Isbn-10: 1590175182 | Isbn-13: 9781590175187 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , Softcover and Stapled

Category: Biography , Travel

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Book Description
For this tale of youthful adventure is at the same time an exploration of the dream and reality of Europe, a book of wanderings that wends its way in and out of ...
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  • 3

    bel tipo questo patrick leigh fermor, che abbandona l'inghilterra e la scuola e parte a piedi "come un pellegrino, un palmiere o un chierico vagante" alla volta di costantinopoli! questo secondo volum ...continue

    bel tipo questo patrick leigh fermor, che abbandona l'inghilterra e la scuola e parte a piedi "come un pellegrino, un palmiere o un chierico vagante" alla volta di costantinopoli! questo secondo volume si svolge tra ungheria e romania e racconta un mondo che sarà inesorabilmente cancellato di lì a pochi anni, spazzato via dalla guerra e dagli stravolgimenti successivi. tra natura, città, incontri con persone davvero poco ordinarie, lunghe digressioni storiche, citazioni colte- si cammina e si scoprono le mille facce di luoghi ancora poco noti. più che un libro di viaggio vero e proprio- è un raffinato vagabondaggio in cui ogni particolare è degno di attenzione e di approfondimento e in cui si raccontano microcosmi che non esistono più. molto interessante, anche se non sempre immediato.

    said on 

  • 4

    Alcune pagine da non leggere assonnati

    alterna pagine di vera poesia a descrizioni brillanti e appassionanti di un mondo aristocratico e colto che pochi anni dopo sarebbe stato spazzato via dalla guerra; ma ogni tanto si dilunga in pagine ...continue

    alterna pagine di vera poesia a descrizioni brillanti e appassionanti di un mondo aristocratico e colto che pochi anni dopo sarebbe stato spazzato via dalla guerra; ma ogni tanto si dilunga in pagine di ipotesi storico-linguistiche un po' meno appassionanti e in resoconti di invasioni, contro invasioni, eserciti, orde, etnie, principi e blasoni che, sebbene diano un'idea abbastanza precisa di quanti popoli, idiomi, religioni e guerre si siano succeduti su quelle terre, sono a tatti un tantino soporiferi.

    said on 

  • 4

    Bello, e grazie Rita che me lo hai regalato (durante la convalescenza).
    Dopo moltissimi anni P.L. Fermor ricostruisce la seconda parte del suo viaggio a piedi fino a Costantinopoli, quando aveva 19 an ...continue

    Bello, e grazie Rita che me lo hai regalato (durante la convalescenza).
    Dopo moltissimi anni P.L. Fermor ricostruisce la seconda parte del suo viaggio a piedi fino a Costantinopoli, quando aveva 19 anni. Il viaggio si snoda in Ungheria e Transilvania, pochi anni prima che la II^ guerra mondiale travolga tutto, luoghi, persone e storie che possiamo conoscere solo attraverso le descrizioni e le digressioni di questo grande scrittore di viaggi.
    Ho appena ordinato gli altri libri di Fermor pubblicati in Italia ...

    said on 

  • 5

    Continuando nel suo viaggio a piedi e con mezzi di fortuna, nel 1932, da Londra a Costantinopoli, un giovanissimo Leigh Fermor racconta di luoghi, persone, sensazioni, incontri, che sembrano essere qu ...continue

    Continuando nel suo viaggio a piedi e con mezzi di fortuna, nel 1932, da Londra a Costantinopoli, un giovanissimo Leigh Fermor racconta di luoghi, persone, sensazioni, incontri, che sembrano essere qui nel presente, per magia: di un mondo oramai perso per sempre, dove la storia e la geografia formano un unicum che aumenta lo stupore ed il fascino dei luoghi. Stupefacente è la descrizione di un pezzo di Romania, i Carpazi e la Transilvania, dove la stotia europea si è incontrata, e spesso, scontrata.

    said on 

  • 3

    Rispetto al primo libro l'ho trovato un po' noiso in alcune sue parti. Il finale, invece, spiega molto bene perchè mi piacciono tanto i libri di viaggio "datati": raccontano luoghi e sensazioni scompa ...continue

    Rispetto al primo libro l'ho trovato un po' noiso in alcune sue parti. Il finale, invece, spiega molto bene perchè mi piacciono tanto i libri di viaggio "datati": raccontano luoghi e sensazioni scomparsi per sempre. Devo assolutamente riuscire a trovare il terzo volume.

    said on 

  • 5

    A BBC journalist once described him as "a cross between Indiana Jones, James Bond and Graham Greene."

    Nel titolo definizione di Patrick Leigh Fermor (1915-2011) simpatica e plausibile, per una figura cosi' originale, di grande interesse, tempra e coraggio (in particolare nella Seconda Guerra Mondiale) ...continue

    Nel titolo definizione di Patrick Leigh Fermor (1915-2011) simpatica e plausibile, per una figura cosi' originale, di grande interesse, tempra e coraggio (in particolare nella Seconda Guerra Mondiale).

    Patrick Leigh Fermor, diciottenne a fine 1933, si mise in cammino dall'Inghilterrra con l'obiettivo di raggiungere Costantinopoli, attraversando l'Europa Centrale.

    WIKI italiano
    http://it.wikipedia.org/wiki/Patrick_Leigh_Fermor

    WIKI inglese, piu' completa
    http://en.wikipedia.org/wiki/Patrick_Leigh_Fermor

    Due libri documentano quel viaggio, "Tempo di regali" (la prima parte del viaggio), questo "Tra boschi ed acque" (la parte centrale), mentre un terzo libro sull'ultima parte non fu scritto (il viaggio fu comunque completato).

    Questo libro fu scritto cinquant'anni dopo il viaggio, con gli occhi del giovane e l'esperienza dell'adulto, e si dipana su tre livelli differenti:
    1. descrizione del viaggo in termini di ricordi, sensazioni, emozioni, riflessioni
    2. ammaliante ed accurata descrizione dei luoghi/natura e delle persone, viste, incontrate, frequentate
    3. storia dei luoghi, cosi' ricca in quelle regioni attraversate, risalente anche a secoli e millenni precedenti.

    Viaggio particolare: dormi' in fienili e con gli zingari ma soggiorno' in ville e castelli aristocratici, grazie ad intrecci di conoscenze ed alla sua capacita', seppur molto giovane, di rapportarsi a tutti i livelli.

    Il tutto con una scrittura di altissimo livello, sia come bellezza che capacita' di riportare, con leggera ironia e disincanto, tipico "english", soprattutto "english in viaggio".

    Il viaggiare di Leigh Fermor e' originale, come quello di altri viaggiatori, tipo Chatwin a cui per certi versi e' accostabile, anche per i percorsi delle loro vite; Leigh Fermor visse molti degli ultimi anni della sua lunga vita a Kardamili, piccola citta' nel Mani (regione/penisola di fascino ancestrale e misterioso della Grecia peloponnesica), a poca distanza dove Chatwin scelse di essere sepolto proprio per essere "vicino" a Leigh Fermor.

    http://patrickleighfermor.wordpress.com/2012/01/06/chatwin-and-paddy-in-the-footsteps-of-bruce-chatwin/

    Patrick Leigh Fermor scrisse anche "Mani", su quella regione greca, libro magnifico.

    Passando diverse volte da Kardamili ho sempre sperato di vedere/incontrare Leigh Fermor, ma ultimamente (fino alla sua morte nel 2011) visse appartato, cosi' mi dicevano in paese.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Mani_Peninsula

    Da Adelphi:
    Risvolto
    Nel 1934 Patrick Leigh Fermor ha diciannove anni, e già da alcuni mesi si è lasciato alle spalle l'Inghilterra e un curriculum scolastico scellerato con il fermo proposito di raggiungere a piedi Costantinopoli, vivendo «come un pellegrino o un palmiere, un chierico vagante», dormendo nei fossi e nei pagliai e familiarizzando solo con i suoi simili. Fra i boschi e l'acqua è il racconto della seconda parte di quel viaggio, e prende avvio dal punto esatto in cui era terminato Tempo di regali: il ponte di Mária Valéria, al confine tra Cecoslovacchia e Ungheria, che di lì a dieci anni sarà minato dai tedeschi in ritirata e mai più ricostruito fino al nuovo millennio. Ma i mille chilometri successivi – dalla Grande Pianura ungherese, lungo il corso del Tibisco e del Maros e attraverso la Transilvania, fino alle Porte di Ferro, dove collidono i Carpazi e i Balcani – aprono una parentesi idilliaca e precaria nel secolo più violento della storia: il ritmo del viaggio rallenta, il passo si fa più pigro, la percezione del tempo svanisce, come in «un felice e gradito incantesimo». Con sapienza lirica, vigore muscolare e superbo talento per la digressione, Leigh Fermor racconta incontri con cervi e boscaioli, ritrae manieri isolati e villaggi di montagna, fie­nagioni e favolose biblioteche, rievoca notti passate sotto le stelle e amori e­stivi, riferisce leggende di spiriti, fate e lupi manna­ri e conversazioni con un'aristo­crazia votata all'estinzio­ne. Immagini sparse che compongono un quadro dalla grazia impareggiabile e suscitano nel lettore una sorta di incantamento: segno distintivo, questo, dell’appartenenza di Leigh Fermor alla medesima dinastia di Robert Byron e Bruce Chatwin.

    Da "La Stampa":
    bruno ventavoli
    Gli eroi non nascono mai dalla disciplina. E Patrick Leigh Fermor cominciò bambino a infrangere le regole. Espulso dal college perché teneva per mano la figlia del fruttivendolo (scandaloso flirt per il figlio di un sir nell’Inghilterra delle caste anni 30), appena diciottenne, decise con la caparbietà d’un barone calviniano di traversare a piedi l’Europa, dai Paesi Bassi a Istanbul, con Orazio e svariati taccuini d’appunti in bisaccia. L’avventura, molti anni dopo, arricchita dalla cultura, dalle letture, dalla saggezza conquistate con la vita, è diventata un meraviglioso libro di viaggio che Adelphi propone nella traduzione di Adriana Bottini e Jacopo M. Colucci. Dopo Tempo di regali, arriva Fra i boschi e l’acqua, resoconto curioso, dotto, sofisticatamente attento a dettagli e inezie, della seconda tappa, dalla Slovacchia alle Porte di Ferro del Danubio, attraverso il cuore dell’Europa più ferito dalla guerra, ovvero l’Ungheria dell’ex duplice monarchia, amputata di due terzi delle sue terre dallo scempio del trattato di Trianon.
    Patrick si proponeva di fare la vita del vagabondo o del chierico, dormendo nei fossi o nei pagliai. In realtà, grazie a una rete di aristocratica amicalità, passa di castello in castello, sorseggiando tokaj da coppe di cristallo, fumando pipe in compagnia di arciduchi, anziché condividere cicche puzzolenti con i vagabondi. Anche le scarpinate vengono spesso surrogate da un sauro, un carro, un traghetto o una corriera. Ma l’infedeltà pedatoria è peccato veniale rispetto alle delizie della lettura, che divaga lenta per i sentieri della storia, i colori della natura, le sfumature della fisiognomica, il volo di un uccello, la letteratura, l’araldica, la linguistica, la geologia… Un papavero dell’immensa piana ungherese suggerisce divagazioni su perfidie unne, peceneghe, avare, cumane; il lungo cannello in ciliegio di una pipa riporta alle guerre contro i turchi che mossero eroi, monarchi, crociati, cavalieri; i boschetti conservano leggende e ferocia degli antichi betyárok, simpatici grassatori e briganti che sequestravano, uccidevano, rapinavano, e trovavano ospitalità poetica nei versi di Petöfi; le campane o le colonne tortili di una chiesa recano il marchio dei gesuiti che sono stati i demoni della controriforma nella Mitteleuropa; il copricapo d’un cocchiere rimanda alle imprese dei giannizzeri e un violino zigano alla briosa malinconia di questa fetta d’Europa in cui le ambizioni e gli imperi si sono sempre sbriciolati; e chissà se l’elefante inviato in dono a Carlo Magno dall’Himalaya nell’802 (morto in battaglia contro i danesi) era passato da quelle parti, tra i rustici capanni dei daci, tuffando la proboscide nel Tibisco?
    Il volume si conclude nella Transilvania, appena staccata dai confini ungheresi dove l’irredentismo magiaro e il nuovo nazionalismo romeno si fronteggiano persino nella toponomastica cercando invano di stabilire quale etnia è arrivata per prima in quelle terre molti secoli addietro. L’ultima tappa è un omaggio alle gole selvagge del Danubio che si insinua tra Balcani e Carpazi, dove erano passati gli argonauti, e dove Széchenyi un conte ungherese illuminato, dal destino magnifico e disperato, tracciò un’ardita strada. Molti anni dopo quel mondo tra il Kazan e le Porte di Ferro è stato inghiottito dall’acqua di una diga (come ricorda Fermor a posteriori nell’appendice) perché nella storia umana, al contrario della fisica, molto si crea e tanto si distrugge. La scarpinata fra i boschi e le acque della mitteleuropa, nei castelli di una nobiltà fuori dal tempo e condannata al tramonto, è un grand tour nella vecchia Europa che sarà cancellata entro pochi anni dalla seconda guerra mondiale. Il giovane Patrick, da viandante snob si trasformerà in eroe, come i tanti che ha incontrati tra gli stemmi araldici, le leggende, i silenzi delle biblioteche. Si farà paracadutare nella Creta occupata dai tedeschi, organizzerà la resistenza dei partigiani, e rapirà il comandante delle forze naziste con ardito blitz poi raccontato al cinema da Powell e Pressburger.

    Molto interessante:
    http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/11/LUNGO_VIAGGIO_PATRICK_FERMOR_co_9_110611065.shtml

    Destino beffardo:
    http://www.telegraph.co.uk/culture/culturenews/9593143/Writers-last-wish-falls-victim-to-the-Greek-recession.html

    said on 

  • 4

    Un viaggio dall’Inghilterra a Costantinopoli. Partenza dicembre 1933.
    Il viaggiatore è un ragazzo di 17 anni. Il mezzo a disposizione: le gambe. Soldi pochi pochi.
    La prima parte è stata Tempo di rega ...continue

    Un viaggio dall’Inghilterra a Costantinopoli. Partenza dicembre 1933.
    Il viaggiatore è un ragazzo di 17 anni. Il mezzo a disposizione: le gambe. Soldi pochi pochi.
    La prima parte è stata Tempo di regali, che si fermava al confine tra Cecoslovacchia e Ungheria.
    Questo è il secondo capitolo: dal confine alle Porte di Ferro che sarebbero delle strettoie lungo il corso del Danubio tra quella che oggi è la Serbia e la Romania.
    Il terzo non so neppure se esiste, neppure in inglese. Quindi non so se riuscirò ad arrivare a Costantinopoli.

    Non li scrisse a botta calda. Il primo diario gli venne rubato a Monaco, il secondo sparì e lo ritrovò in Romania 30 anni dopo. E, per sua stessa ammissione, le annotazioni fatte spesso non erano sufficienti.

    Nel suo viaggio non fu sempre solo, fu supportato: da Monaco in poi una catena di lettere/biglietti/nomi lo anticipò nel trovare ospitalità in luoghi diversi, presso persone diverse, ma tutte probabilmente destinate a sparire nella bufera che si scatenerà qualche anno dopo: conti, baroni, proprietari terrieri, professionisti, notabili. Tutti appartenenti ancora alle tradizioni imperiali e perfino più antiche.
    Vi furono anche notti all’aperto, in qualche stalla, bivacchi zingari, saltimbanchi, boscaioli.

    Probabilmente proprio il fatto di averlo scritto con 30 anni di differenza aumenta la visione onirica dei paesaggi, degli animali incontrati (orsi, cervi, caprioli, uccelli vari), dei pittoreschi costumi, dei castelli perduti, della antiche biblioteche.

    I libri sono molto belli, evocativi, zeppi di informazioni. Ma non aspettatevi libri DI viaggio, sono piuttosto libri SU un viaggio.

    said on 

  • 5

    In realtà me lo sono letto, entusiasta e determinatissima, in inglese, molti anni fa, vivendo per parecchie settimane con un dizionario inglese italiano in tasca.
    Ora me lo rileggerò con calma in it ...continue

    In realtà me lo sono letto, entusiasta e determinatissima, in inglese, molti anni fa, vivendo per parecchie settimane con un dizionario inglese italiano in tasca.
    Ora me lo rileggerò con calma in italiano.
    "Tra i boschi e l'acqua" è il seguito del bellissimo "Tempo di regali". Patrick Leigh Fermor, uomo che amava molto la vita e sapeva come viverla al meglio, morto a 96 anni nel 2011, non ha fatto a tempo, purtroppo, a scrivere il terzo libro annunciato che avrebbe dovuto concludere il racconto del suo grande e meraviglioso viaggio a piedi dall'Olanda a Costantinopoli, viaggio che lui realizzò in effetti poco più che adolescente, negli anni trenta del secolo scorso, da solo, poco prima che la furia della seconda guerra mondiale sconvolgesse i luoghi da lui attraversati; viaggio su cui solo moltissimi anni dopo Patrick riportò alla memoria ricordi impressioni e appunti in parte conservati, in parte persi e fortunosamente poi ritrovati, che gli consentirono di elaborare questi due splendidi libri, documenti eccezionali su società, paesi, dimore, costumi scomparsi del tutto o completamente trasformati.

    said on 

  • 1

    Aburrido. La crónica del viaje realizado por el autor, en el año 1933, pero escrita cincuenta años después, me ha resultado tremendamente tediosa y monótona. La descripción de todos los palacios en lo ...continue

    Aburrido. La crónica del viaje realizado por el autor, en el año 1933, pero escrita cincuenta años después, me ha resultado tremendamente tediosa y monótona. La descripción de todos los palacios en los que se aloja, de sus jardines, de sus bibliotecas, de sus moradores, se alterna con opiniones históricas sobre el movimiento de los distintos pueblos invasores, sus guerras y sus conflictos culturales, pero todo ello está narrado desde un nivel carente de todo atractivo. Confieso que me ha saltado varias páginas y que al final, he leído en diagonal (por decir algo) los últimos capítulos.

    said on