Bianca come il latte, rossa come il sangue

Di

Editore: A. Mondadori (Numeri primi)

3.6
(8179)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 254 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese , Catalano , Polacco , Tedesco

Isbn-10: 8866210056 | Isbn-13: 9788866210054 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Altri

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell'amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l'ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.
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  • 0

    un mio amico prende sempre il caffè macchiato freddo
    al bar

    allora oggi era al bar e chiede "un macchiato freddo, per favore"
    la ragazza gli mette il caffè sul banco poi prende il bricco minuscolo

    che ...continua

    un mio amico prende sempre il caffè macchiato freddo
    al bar

    allora oggi era al bar e chiede "un macchiato freddo, per favore"
    la ragazza gli mette il caffè sul banco poi prende il bricco minuscolo

    che era lì e controlla se c'è il latte
    il latte c'è, due dita però.

    Allora lei lo prende, ci mette il naso dentro,
    lo svuota e lo riempie con altro latte

    il mio amico ha detto
    che non gli era mai capitata una cosa così

    ha bevuto il caffè senza latte
    la ragazza gli ha detto "ma nooo! mi sento in colpa"

    e il mio amico ha pensato vaccaboia fai bene
    e invece ha detto "ma nooo perché"

    [che faccia di merda il mio amico]
    e la ragazza "vuoi almeno dell'acqua?"

    ['almeno' ha pensato il mio amico]
    "no no, grazie"

    voglio solo andarmene, ha pensato
    e se n'è andato

    domani è il 25
    e non andrà in quel bar, di sicuro ecco

    ha scritto il 

  • 5

    3 cose importanti non mi piacciono. E perché 5 stellette allora?

    Del libro non mi è piaciuto il fatto che è chiaramente scritto da qualcuno che non ha più un ricordo eccessivamente preciso della propria adolescenza, o che ne ha vissuta una molto particolare. Insomm ...continua

    Del libro non mi è piaciuto il fatto che è chiaramente scritto da qualcuno che non ha più un ricordo eccessivamente preciso della propria adolescenza, o che ne ha vissuta una molto particolare. Insomma, può darsi, ma certe cose che Leo dice sono proprio vaccate, e certe vaccate che sono proprie di quell'età qui sono ampiamente sorvolate.
    Inoltre lo stile potrebbe essere migliore, anche se non è male. Non troppo semplice, ma, in un certo senso, troppo pulito.
    E la storia è altamente stereotipica, tutti i tempi, tutti gli eventi sono misurati alla perfezione, Le cose succedono sempre esattamente al momento giusto. Nella vita così non è.

    Però è una bellissima storia, che contiene una gran profondità, un sacco di begli spunti e di personaggi umani, seppur troppo belli. È una storia piccola, certo lontana dalle epiche (e dalle intenzioni delle epiche) di altri autori, e forse per questo suona vicina, intellegibile, condivisibile. Ha una sua esteticità quasi plastica, quasi visiva, che la rende attrattiva e che ne rende il significante, il racconto, percepibilmente separato, seppur naturalmente connesso, dal significato, quel filone d'oro che scorre fedele sotto tutto il testo, prezioso.

    Per versi che non so spiegare, e che non hanno a che fare con gli eventi della storia, ho ripensato spesso a La solitudine dei numeri primi, leggendolo.
    Ho anche pensato al giovane Holden, per l'evidente identità in certe cose, ma laddove Holden è un libro dalla lettura orribilmente sgradevole, quasi offensiva nella sua inutilità e mancanza di aderenza al reale, questa me ne è sembrata una versione altamente positiva, quasi che, con la lettura di questo, ci si possa dimenticare dei gravi peccati di quell'altro libro, in una sorta di redenzione trasferita.

    Le mie aspettative sono state soddisfatte e sono contento di averlo letto. Quindi, in mancanza della possibilità di assegnare 4 stelline e mezzo, sono contento di dargliene 5.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    1

    Una presa in giro.

    Ai tempi del liceo, un sacco di compagni mi hanno consigliato questo libro. Non fidandomi del loro entusiasmo, invece di comprarlo - seppure attirato dal titolo e dalla copertina - l'ho letto online.
    ...continua

    Ai tempi del liceo, un sacco di compagni mi hanno consigliato questo libro. Non fidandomi del loro entusiasmo, invece di comprarlo - seppure attirato dal titolo e dalla copertina - l'ho letto online.
    E meno male, altrimenti avrei cercato D'Avenia giusto per togliermi la soddisfazione di tirarglielo in fronte. Di spigolo.

    Questo libro è, molto semplicemente, UNA VACCATA MADORNALE.
    Davvero, capisco che la qualità dei prodotti editoriali italiani sia quella che è, soprattutto quando rivolta ai giovani, ma da giovane io stesso mi sono sentito profondamente OFFESO.
    D'Avenia è uno scrittore presuntuoso e assolutamente incapace; il suo tentativo di scrivere di e come un adolescente è ridicolo, stupido, superficiale. Il protagonista è un emerito deficiente, e a parte due o tre frasette da Bacio Perugina non riesce a dar sfoggio del minimo Q.I.
    I giovani possono essere incoerenti, contraddittori, a volte stupidi e ignoranti, ma qui si supera ogni limite. Qui è come se tutti i giovani fossero stupidi, un'accozzaglia di stereotipi che mi ha fatto venir voglia di prendere a sberle l'autore per tutta la lettura.

    Ma andiamo con ordine.
    Il romanzo inizia con magnifica fuffa, ovvero stupide pippe mentali del protagonista sul colore bianco.

    Anzi, il bianco non è neanche un colore.

    Peccato che – cito Wikipedia – il bianco sia “un colore con alta luminosità ma senza tinta”. Cinque righe e già la prima boiata, complimenti!
    Proseguiamo con altra fuffa sul suo motorino da riparare, “mille progetti” (quali siano non ci è dato saperlo, a parte la vaga idea di una band), la musica che ascolta in base all'umore, il suo nickname da chat (come se ce ne potesse fregare qualcosa), noia noia noia, i professori paragonati a vampiri succhiasangue, Beatrice la gnocca roscia per cui lui ha una cotta. Ovviamente questo è descritto con altra fuffa, il che la dice lunga su come sarà il resto del libro.

    Proseguiamo con un pippozzo sui capelli di Leo, ricci indomabili a cui lui non rinuncerebbe per nulla al mondo:

    Ma perché fanno così fatica a capire i miei capelli? Prima ti dicono devi essere autentico, devi esprimerti, devi essere te stesso! Poi, quando cerchi di mostrarti come sei, non hai identità, ti comporti come tutti gli altri. Ma che ragionamento è? Bah, chi lo capisce: o sei te stesso o sei come tutti gli altri.

    Certo. Due righe sotto:

    Comunque se a Beatrice non piacciono dovrò darci un taglio a questi capelli.

    Viva la coerenza!
    Il personaggio di Leo è patetico. Si ritiene un prodigio e se ancora non è famoso è solo per colpa della scuola. Schifa Leopardi in quanto poeta – certo, quando la volpe non arriva al Q.I. dice che è inutile – mentre lui è un figo che gioca a calcetto, un filosofo di serie Z che pensa “al bianco” e ha la capacità introspettiva di un gatto spalmato in autostrada. Ma ehi, è GGGIOVANE, amiright? E un personaggio GGGIOVANE attira i lettori GGGIOVANI (e senza il minimo gusto, ma questo la casa editrice non lo dice mica, a voi che sborsate il dinero).

    Arriva il nuovo supplente di storia e filosofia, Leo ci elargisce giudizi sul suo aspetto fisico – e avrei io da elargire qualcosa, a questo moccioso – poi parla di Silvia, la sua migliore amica, pardon, ACCENNA, sia mai che i personaggi superino lo spessore di un cartonato. Silvia è “una giusta”, ma le manca “l'incantesimo”. Cosa che Beatrice ha perché ha i capelli rossi. ...Ok. Fingiamo che abbia senso.

    Ovviamente D'Avenia nel tentativo di parlare ai GGGIOVANI cita cose a sproposito:

    Ha i capelli neri. Gli occhi neri. La giacca nera. Insomma, assomiglia alla Morte Nera di Guerre Stellari.

    Peccato che quello a cui tu ti riferisci sia Darth Vader, D'Avenia. La Morte Nera è una stramaledetta stazione spaziale da battaglia, geniaccio.
    Viene fuori che il marito della prof assente ha un tumore, ovviamente la cosa viene elaborata dal cervellino bacato di Leo con una superficialità che mi ha fatto venire voglia di spezzargli il collo.
    Ah, non solo Leo è stupido, è anche un cafoncello maleducato da due soldi! Definisce il povero supplente “adulto fallito”, e gli chiede proprio perché abbia scelto quel mestiere “da fallito”.
    Detto da uno che nemmeno conosce le Mille e una notte.
    Proseguiamo con il supplente – denominato Sognatore, grazie per questa botta di miele – che parla come se avesse in bocca centinaia di biglietti Baci Perugina, partita inutile di calcetto, stereotipo delle ragazze a cui non piace il calcio, funerale del marito della prof, stereotipo delle ragazze che si intendono di moda, Leo che dà ancora volta prova di quanto sia un prodigio:

    La parola condoglianze - si pronuncia così?

    Questo ha sedici anni.
    A tale melma radioattiva di libro si aggiungono pure un paio di riferimenti a Tolkien, giusto per far rivoltare il professore nella tomba. Proseguiamo con altri orrori che mi hanno causato male fisico:

    Ma vallo a dire alla prof Rocca, che definisce il mio modo di scrivere sciatto e contorto e non mi dà mai più di cinque meno meno, che è il peggiore dei quattro mascherati... Quindi non sono la reincarnazione di Dante! Anche se neanche Dante lo si capisce adesso, quindi forse se quello che scrivo non si capisce è perché ho un futuro da Dante...

    Taci, ti prego. Taci.
    Il resto è fuffa. Stereotipi, Leo che dice di essere innamorato di Beatrice e poi nemmeno sa spiegarsi perché, Beatrice che ha la leucemia, Leo che va a mangiare al McDonald's (ovviamente scritto Mac, perché chiedere correttezza è troppo), Leo che vuole donare il sangue e gli sembra stupido che un minorenne abbisogni del permesso dei genitori – perché lui lo fa per ammmòòòre! - momenti random alla Moccia, noia assoluta, bianco, fuffa, bianco, ho già detto bianco?
    Per non parlare dell'ammmòòòre di Silvia per Leo, schifosamente telefonato fin da pagina 84. Comunque devo ammetterlo, questo libro mi ha regalato un momento di immensa soddisfazione: Leo viene asfaltato mentre sta andando in motorino all'ospedale dove sta Beatrice. Peccato che si spacchi poco o nulla.

    Non ho intenzione di sprecare altre parole su questa roba, finirei per scrivere un romanzo io stesso e ben più consistente di questo, per sviscerarne adeguatamente tutti gli orrori.
    La malattia di Beatrice è trattata con una superficialità assoluta. Leo è un idiota. Silvia meriterebbe di meglio. I personaggi sono di cartone. Il Sognatore sarebbe meglio ribattezzarlo Aforisma Ambulante Da Due Soldi.

    Se volete leggere qualcosa di decente, scritto dal punto di vista di un adolescente, allora Una barca nel bosco, della Mastrocola, è perfetto per voi.
    Se invece volete una storia che parli di giovani e malattia senza banalità e senza prese in giro, leggetevi Me and Earl and the Dying Girl, da cui hanno tratto anche un bellissimo film.

    E per amor del cielo, fatevi un favore e state lontani da D'Avenia, se non volete friggervi il cervello.

    ha scritto il 

  • 2

    Adolescenti alle prese con la vita

    Romanzetto per adolescenti in cui agli stereotipi del genere (amore, sogni, colori, amicizia, scuola, rapporto con i genitori) si aggiungono spunti di riflessione più profondi sul significato della vi ...continua

    Romanzetto per adolescenti in cui agli stereotipi del genere (amore, sogni, colori, amicizia, scuola, rapporto con i genitori) si aggiungono spunti di riflessione più profondi sul significato della vita e della morte, con un buon bilanciamento tra etica laica e religiosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Stupendo

    «Ho visto quello che non riuscivo a vedere. Perché le cose, finché non ci sei dentro, non le capisci o non riesci a vederle».

    Bianca come il latte, rossa come il sangue è un romanzo di formazione, un ...continua

    «Ho visto quello che non riuscivo a vedere. Perché le cose, finché non ci sei dentro, non le capisci o non riesci a vederle».

    Bianca come il latte, rossa come il sangue è un romanzo di formazione, un cammino verso la maturità, verso la propria individualità. Un romanzo in cui si parla anche di Dio, del modo in cui i giovani lo percepiscono e instaurano un rapporto con la sua figura.

    www.ilmondodichri.com

    ha scritto il 

  • 2

    Una delusione...

    Mi ero fatta un'aspettativa completamente diversa del libro. Una lettura molto leggera nonostante in fin dei conti i temi toccati non lo siano... anche se sono visti da un adolescente innamorato e ven ...continua

    Mi ero fatta un'aspettativa completamente diversa del libro. Una lettura molto leggera nonostante in fin dei conti i temi toccati non lo siano... anche se sono visti da un adolescente innamorato e vengono raccontati tramite il suo linguaggio. Avrei reso un po' meno smielata la vicenda...

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro qualche anno fa, durante gli anni del liceo e divenne uno dei miei preferiti. È una lettura scorrevole e alla fine fa commuovere, è passato qualche anno ma il ricordo che ho è po ...continua

    Ho letto questo libro qualche anno fa, durante gli anni del liceo e divenne uno dei miei preferiti. È una lettura scorrevole e alla fine fa commuovere, è passato qualche anno ma il ricordo che ho è positivo quindi lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo romanzo è una continua ripetizione di tre parole: bianco, rosso, sogno. Se i primi due aggettivi vengono praticamente usati in ogni pagina per rappresentare scene, sentimenti o pensieri, il sos ...continua

    Questo romanzo è una continua ripetizione di tre parole: bianco, rosso, sogno. Se i primi due aggettivi vengono praticamente usati in ogni pagina per rappresentare scene, sentimenti o pensieri, il sostantivo invece viene declinato in ogni sua forma trasformandosi nel verbo più diffuso nel testo!
    Si può dire che D'Avenia senza l'ausilio dei colori non sappia scrivere! Mi auguro non sia così, ma non avendo letto altre sue produzioni mi limiterò a commentare questo romanzo che si inserisce perfettamente nel filone Young Adult, con una prosa scarna e tipica da adolescente liceale... potrebbe tranquillamente essere la trasposizione di un'opera di Moccia o di Volo! E non credo di fare un complimento a D'Avenia facendo questo paragone, soprattutto per un autore che già per il fatto che la insegna dovrebbe conoscere meglio l'arte della scrittura... del resto non possiamo proprio aspettarci il nuovo Pennac italiano! Del talento del collega francese non c'è neppure l'ombra!C'è ancora molta strada da fare secondo me, confido nel fatto che essendo stato un romanzo di esordio l'autore possa evolvere e migliorarsi...ma trovo che dietro questo libro ci sia solo ed esclusivamente una grande operazione di marketing e nulla più!

    ha scritto il 

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