Bianca come il latte, rossa come il sangue

Di

Editore: A. Mondadori (Numeri primi)

3.6
(8143)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 254 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese , Catalano , Polacco , Tedesco

Isbn-10: 8866210056 | Isbn-13: 9788866210054 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Altri

Genere: Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura , Adolescenti

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Descrizione del libro
Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell'amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l'ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.
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  • 5

    Stupendo

    «Ho visto quello che non riuscivo a vedere. Perché le cose, finché non ci sei dentro, non le capisci o non riesci a vederle».

    Bianca come il latte, rossa come il sangue è un romanzo di formazione, un ...continua

    «Ho visto quello che non riuscivo a vedere. Perché le cose, finché non ci sei dentro, non le capisci o non riesci a vederle».

    Bianca come il latte, rossa come il sangue è un romanzo di formazione, un cammino verso la maturità, verso la propria individualità. Un romanzo in cui si parla anche di Dio, del modo in cui i giovani lo percepiscono e instaurano un rapporto con la sua figura.

    www.ilmondodichri.com

    ha scritto il 

  • 2

    Una delusione...

    Mi ero fatta un'aspettativa completamente diversa del libro. Una lettura molto leggera nonostante in fin dei conti i temi toccati non lo siano... anche se sono visti da un adolescente innamorato e ven ...continua

    Mi ero fatta un'aspettativa completamente diversa del libro. Una lettura molto leggera nonostante in fin dei conti i temi toccati non lo siano... anche se sono visti da un adolescente innamorato e vengono raccontati tramite il suo linguaggio. Avrei reso un po' meno smielata la vicenda...

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro qualche anno fa, durante gli anni del liceo e divenne uno dei miei preferiti. È una lettura scorrevole e alla fine fa commuovere, è passato qualche anno ma il ricordo che ho è po ...continua

    Ho letto questo libro qualche anno fa, durante gli anni del liceo e divenne uno dei miei preferiti. È una lettura scorrevole e alla fine fa commuovere, è passato qualche anno ma il ricordo che ho è positivo quindi lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo romanzo è una continua ripetizione di tre parole: bianco, rosso, sogno. Se i primi due aggettivi vengono praticamente usati in ogni pagina per rappresentare scene, sentimenti o pensieri, il sos ...continua

    Questo romanzo è una continua ripetizione di tre parole: bianco, rosso, sogno. Se i primi due aggettivi vengono praticamente usati in ogni pagina per rappresentare scene, sentimenti o pensieri, il sostantivo invece viene declinato in ogni sua forma trasformandosi nel verbo più diffuso nel testo!
    Si può dire che D'Avenia senza l'ausilio dei colori non sappia scrivere! Mi auguro non sia così, ma non avendo letto altre sue produzioni mi limiterò a commentare questo romanzo che si inserisce perfettamente nel filone Young Adult, con una prosa scarna e tipica da adolescente liceale... potrebbe tranquillamente essere la trasposizione di un'opera di Moccia o di Volo! E non credo di fare un complimento a D'Avenia facendo questo paragone, soprattutto per un autore che già per il fatto che la insegna dovrebbe conoscere meglio l'arte della scrittura... del resto non possiamo proprio aspettarci il nuovo Pennac italiano! Del talento del collega francese non c'è neppure l'ombra!C'è ancora molta strada da fare secondo me, confido nel fatto che essendo stato un romanzo di esordio l'autore possa evolvere e migliorarsi...ma trovo che dietro questo libro ci sia solo ed esclusivamente una grande operazione di marketing e nulla più!

    ha scritto il 

  • 4

    Primo approccio con D'Avenia andato a buon fine!
    Sapevo che essendo un libro per un pubblico adolescente ero un po' in ritardo (ho 26 anni). Sono rimasta positivamente sorpresa perché gli elementi per ...continua

    Primo approccio con D'Avenia andato a buon fine!
    Sapevo che essendo un libro per un pubblico adolescente ero un po' in ritardo (ho 26 anni). Sono rimasta positivamente sorpresa perché gli elementi per una storia alla Federico Moccia potrebbero anche esserci ma c'è qualcosa in più qui.
    Mi piace molto lo stile con cui è scritto: molto giovane visto che è raccontato dal protagonista adolescente ma comunque d'impatto.
    Mi è piaciuto, era da un po' che un libro non mi coinvolgeva così da leggerne più di metà in una serata.
    D'Avenia: promosso! :)

    ha scritto il 

  • 3

    Questo libro racconta la storia di un sedicenne qualunque che odia la scuola, i prof che fa lo sbruffone e ama invece stare con gli amici. Tutto cambia quando arriva nella sua scuola un nuovo professo ...continua

    Questo libro racconta la storia di un sedicenne qualunque che odia la scuola, i prof che fa lo sbruffone e ama invece stare con gli amici. Tutto cambia quando arriva nella sua scuola un nuovo professore che lui chiama il sognatore, quest'ultimo ha un modo tutto suo d'insegnamento che affascina gli studenti e fa breccia poco per volta nel cuore di Leo che lo incita a capire qual'è il suo sogno è ad in seguirlo. Il suo sogno ha un nome Beatrice, una bellissima ragazza dai capelli rossi che presto si ammala di leucemia, e proprio grazie a lei Leo cresce e matura, capisce le cose più importanti e belle della vita. Scritto con un linguaggio adolescenziale, capitoli e frasi brevi molto adatto ad un pubblico giovane.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è il mio genere, ma il modo di scrivere dell'autore mi piace e mi ha invogliato a finire il libro. Storia toccante e veritiera soprattutto nella descrizione di come si sente il protagonista nelle ...continua

    Non è il mio genere, ma il modo di scrivere dell'autore mi piace e mi ha invogliato a finire il libro. Storia toccante e veritiera soprattutto nella descrizione di come si sente il protagonista nelle varie fasi della propria vita.

    ha scritto il 

  • 4

    "E se un sogno ha così tanti ostacoli vuol dire che è quello giusto", scrive D'Avenia. La prima cosa che ho pensato quando ho finito di leggere questo libro è stata che "se un libro riesci a leggerlo ...continua

    "E se un sogno ha così tanti ostacoli vuol dire che è quello giusto", scrive D'Avenia. La prima cosa che ho pensato quando ho finito di leggere questo libro è stata che "se un libro riesci a leggerlo in metro, sul bus, sul tram, attorniata dal rumore perché riesce a farti entrare in una bolla in cui esisti solo tu e i suoi personaggi (fatti di emozioni vere che ti sembra quasi di toccarli)... allora vuol dire che è il libro giusto".
    Contro ogni sospetto e, lo ammetto, pregiudizio verso l'autore, D'Avenia sa scrivere e coinvolgere davvero.

    ha scritto il 

  • 3

    Di base ha parecchi elementi che lo potrebbero stroncare: il linguaggio finto-giovanile (in parte recuperato dal finale in cui si intende che il libro è una sorta di memoria del protagonista), una sto ...continua

    Di base ha parecchi elementi che lo potrebbero stroncare: il linguaggio finto-giovanile (in parte recuperato dal finale in cui si intende che il libro è una sorta di memoria del protagonista), una storia strappalacrime con una ragazzina malata di cancro, una trama senza alcuna sorpresa, le citazioni letterarie e musicali abbastanza scontate, la figura del professore-attimo-fuggente fin troppo sdoganata, le irruzioni cattolico-mistiche nella storia.
    Questo libro avrebbe tutti gli elementi che se li avessi riscontrati in un film avrei detto che stavo assistendo ad un teen-movie, un prodotto cheap, scadente, commerciale.
    In realtà il libro ha un qualcosa che riesce a tenere insieme tutte queste note che lo declasserebbero a romanzetto e ha comunque una sua capacità incisiva, una sua certa delicatezza discreta che fa si che non sembri poi così tanto un romanzetto adolescenziale. Anche se la sostanza poi non è troppo lontana da questo…

    ha scritto il 

  • 1

    Che libro superficiale e noioso!

    Mani in faccia! Non so da dove iniziare... L'autore ha deciso di narrarci questa "storia d'ammoooooreeee" (anzi, un triangolo amoroso) dalla viva voce del protagonista adolescente (vi giuro, ho pensat ...continua

    Mani in faccia! Non so da dove iniziare... L'autore ha deciso di narrarci questa "storia d'ammoooooreeee" (anzi, un triangolo amoroso) dalla viva voce del protagonista adolescente (vi giuro, ho pensato piu' di una volta di interrompere la lettura, davvero troppo superficiale e banale). Ma tale scelta stilistica da adolescente ribelle non funziona. Per niente. Fosse solo per lo stile chiuderei un occhio. E invece c'è di peggio. Storia e personaggi banali e superficiali (ma sono esseri umani o marionette?), poesie rubate dai Baci Perugina, la storia strappalacrime della ragazza malata di leucemia affrontata con una superficialità allarmante, lui che la ama senza che lei lo sappia per poi innamorarsi della sua migliore amica (che glielo aveva fatto capire in mille modi che gli piaceva ma lui nisba!). Non so se proseguire ma sinceramente mi aspettavo alti livelli da un prof di italiano mi pare. Ad esempio prendiamo un suo collega, Daniel Pennac. Non so se mi spiego. Non ci sono paragoni. Scrivere in modo "popolare" non significa distruggere la lingua italiana per sforzarsi di apparire ggggggiovani.

    ha scritto il 

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