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Bianca come il latte, rossa come il sangue

By Alessandro D'Avenia

(1836)

| Paperback | 9788866210054

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Book Description

Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua de Continue

Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell'amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l'ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.

1464 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Letto tutto d'un fiato.
    Mi ha commosso, emozionato e fatto riflettere tanto...
    un tuffo nei tempi dove si viveva di speranze e i sogni tante volte si realizzavano...

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    Fius said on Sep 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    decisamente banale, qualche frase da ragazzo azzeccata ma melenso nella storia e nel finale

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    Cristianavillani said on Sep 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Pessimo.

    Un libro che si legge in un'oretta (un capitolo dura in media una ventina di righe, il resto della pagina è bianco), che racconta una storia banalissima, i cui protagonisti sono privi di qualunque spessore e coerenza, un insieme di frasi dei Baci Per ...(continue)

    Un libro che si legge in un'oretta (un capitolo dura in media una ventina di righe, il resto della pagina è bianco), che racconta una storia banalissima, i cui protagonisti sono privi di qualunque spessore e coerenza, un insieme di frasi dei Baci Perugina e luoghi comuni.

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    MrGiovi said on Sep 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Prima premessa: ho letto questo libro perché mi è stato regalato e al momento di fare la valigia per il mare me lo sono trovata a portata di mano e ce l'ho infilato.
    Seconda premessa: all'epoca non sapevo che l'autore è una sorta di "Moccia cattolico ...(continue)

    Prima premessa: ho letto questo libro perché mi è stato regalato e al momento di fare la valigia per il mare me lo sono trovata a portata di mano e ce l'ho infilato.
    Seconda premessa: all'epoca non sapevo che l'autore è una sorta di "Moccia cattolico" (definizione meravigliosa che ho letto non so dove né quando ma che da quel momento ho fatto mia). Questa informazione sarebbe stata quasi sicuramente un deterrente, o per lo meno mi avrebbe fatto storcere il naso molte più volte durante la lettura.
    Lettura che però, devo riconoscerlo, mi ha preso.
    Perché è vero che ci si rendo conto subito che questo romanzo è in pratica una furbata volutamente mal scritta, un'operazione calcolatissima di un adulto (per quanto giovane) che usa come Io narrante quello di un ragazzino (di cui di conseguenza vorrebbe usare il linguaggio), il cui risultato però è un qualcosa di vistosamente posticcio, da Baci Perugina con ogni tanto qualche parolaccia all'acqua di rose. Non serve che lo dica, ma "Il giovane Holden" era un'altra cosa.
    Ed è altrettanto vero che accennare a temi seri e tragici come la malattia senza approfondire di mezzo millimetro, come a volersi bullare di chissà quale sensibilità solo perché si butta lì il personaggio con la leucemia, è una cosa quasi ignobile.
    Non parliamo del positivissimo personaggio del giovane professore (guarda caso la stessa professione del giovane autore!) che pare uscito dall'"Attimo fuggente" e a cui ci viene chiesto di dare per verosimile che un liceale affibbi il soprannome di "Sognatore".
    Però, ripeto, la storia è scorrevolissima e prende. Non ti lascia nulla ma finché la leggi vuoi sapere come va a finire. Almeno per me è stato così.
    La giusta media tra schifo e cose positive sarebbe 2 stelline e mezza, ma dovendo per forza arrotondare ne ho date 3 perché sono buona.

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    Suni said on Sep 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Come si possa scrivere di adolescenti non essendo Moccia. Non male.

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    Fiodor said on Sep 2, 2014 | Add your feedback

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