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Bianca come il latte, rossa come il sangue

By Alessandro D'Avenia

(1810)

| Paperback | 9788866210054

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Book Description

Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua de Continue

Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell'amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l'ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.

1454 Reviews

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    Bianca come il latte, rossa come il sangue, Alessandro D'Avenia

    Comprai questo romanzo a seguito degli innumerevoli consigli di miei conoscenti, ed anche perchè ero estremamente incuriosita dall'atmosfera che questo libro aveva intorno, dato che tutti ne parlavano.
    Devo dire che non è male, ma la storia è banale, ...(continue)

    Comprai questo romanzo a seguito degli innumerevoli consigli di miei conoscenti, ed anche perchè ero estremamente incuriosita dall'atmosfera che questo libro aveva intorno, dato che tutti ne parlavano.
    Devo dire che non è male, ma la storia è banale, infatti, chi l'ha letto, può ben notare che il punto forte non è la trama, bensì il modo in cui è scritto, quasi come fosse una raccolta di citazioni, cosa che sinceramente mi ha dato abbastanza fastidio, dato che se avessi voluto leggere un qualcosa di questo genere compravo un libro di aforismi, che, probabilmente, sarebbe stato anche di livello superiore.
    Alla fine non è che sia brutto o noioso da leggere, io l'ho finito in mezza giornata, ma non ti da assolutamente quello che promette.
    Inoltre il finale mi ha lasciata basita, sembrava buttato lì a caso, così, per metterci una toppa e chiuderlo senza troppi preamboli.
    Mi sento di consigliarlo solamente in caso vogliate passare un po' di tempo senza appesantirvi troppo.

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    nebraska said on Jul 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Delusione

    Sono rimasta molto delusa piu' che dal contenuto del libro , dal modo con cui e' stato scritto, dal linguaggio utilizzato .Questo e' decisamente un libro per adolescenti ,lo conservero' per mia figlia ! Avrei dovuto leggerlo almeno 25 anni fa !!!!!

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    Lu said on Jul 23, 2014 | Add your feedback

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    Misticanza - 19 lug 14

    Ero curioso di questo nuovo scrittore italiano, e benché il suo libro abbia stazionato più di un anno sui miei scaffali, non sono dispiaciuto della tarda lettura. Un simpatico professore under quaranta, siciliano, che ha avuto come mentore don Puglis ...(continue)

    Ero curioso di questo nuovo scrittore italiano, e benché il suo libro abbia stazionato più di un anno sui miei scaffali, non sono dispiaciuto della tarda lettura. Un simpatico professore under quaranta, siciliano, che ha avuto come mentore don Puglisi (omaggio alla memoria). Certo la scrittura, a volte, risente di un “moccismo” prima maniera. Ma non è proprio alienamente falsa. D’Avenia parla del mondo che ben conosce, parla di giovani (un po’ come ne parla la Mastrocola da Torino). Sedicenni in crescita e tempeste ormonali, spesso di fronte a problemi più grandi di loro. Sempre in un conflitto di incomprensione con “i grandi” (genitori, parenti, professori). Spesso anche in conflitto di comunicazione, anche tra di loro. Non è facile capire, a sedici anni, cosa dire e come dire quello che si vorrebbe dire. In questo agile romanzo (sono 250 pagine che scorrono bene in lettura, a me ritemprandomi a valle di lunghe passeggiate scozzesi) seguiamo quindi la parabola esistenziale del giovane Leo. Ginnasiale, ossessionato dai colori (sopratutto dal bianco che lo spa-venta), diviso tra play station e calcetto, sempre in compagnia con l’inseparabile Niko. Ha anche un’amica del cuore, Silvia, che gli tiene mano in tutte le sue fantasticherie (immaginiamo certo dalla seconda pagina che ne sia segretamente innamorata). Ha un motorino senza freni. Ma soprattutto è innamorato perso di Beatrice, bella dai capelli rossi, che vorrebbe agganciare ma che non riesce mai ad avvicinare. Il teatro di Leo è completato da due professori – mentori: il prof di religione, su cui D’Avenia ricalca molto il suo attaccamento a don Puglisi, ed il supplente di filosofia (lo “sfigato” come lo chiama Leo), su cui invece credo che l’autore abbia proiettato molto anche del se stesso docente (almeno docente agli inizi, quello che crede nell’insegnamento, che è abbastanza giovane da ricordarsi come era lui stesso quando andava a scuola). L’elemento scatenante del romanzo è la scoperta che Beatrice ha la leucemia. E mentre lei lotta in varie forme con la malattia (trasfusioni, chemio ed altro), Leo attua una manovra di avvicinamento. In un primo tempo, nascostamente ostacolato da Silvia che gli fornisce indicazioni false per contattare Beatrice. Poi, da tutti aiutato (da tutti i giovani, si capisce). Leo dona il sangue nascostamente a Bea. Leo scrive una lettera d’amore, ma mentre va a portarla a Bea ha un incidente serio con la moto senza freni. Sarà casualmente ricoverato nella stessa clinica dell’amata lontana (certo il nome di Beatrice ci porta ad un passo da Dante). E finalmente avrà modo di conoscerla, di palesarsi, di tremare vedendola sfiorire, di farsi forza, aiutato dallo sfigato (che gli suggerisce di seguire i propri sogni invece che solo di sognarli). Ovviamente Beatrice muore. Ovviamente Leo ha una crisi profonda. Ed altrettanto ovviamente (dopo che anche Niko lo abbandona dopo che per colpa sua perdono un’importante partita di calcetto) sarà Silvia a salvarlo. Certo dopo una crisi profonda della loro amicizia, quando Leo scopre le piccole malefatte dell’amica. Ma non può che comprenderle. E da quell’amicizia in cui ci si può dire di tutto, stando bene anche in silenzio, potrà nascere un rapporto diverso. Una maturazione per il nostro giovane, che in finale cesserà di essere Leo per cominciare ad essere Leonardo. Insomma, tematica di giovani e sui giovani, con qualche interessante riflessione sul modo in cui i giovani vedono la vita, e le cose materiali che li circondano. Forse è un po’ semplicistico pensare che possano maturare in fretta, e verso direzioni a noi adulti consone. Questa “elementarità” dei sentimenti porta qualche mezzo libricino in meno, ad un libro che, in ogni caso, si guadagna un posto di lettura gradevole tra i miei scaffali, a volte troppo ponderosi.
    “La mia scuola porta il nome di un personaggio di Topolino: Orazio.” (14)
    “La maturità non si vede nel voler morire per una nobile causa, ma nel voler vivere umilmente per essa.” (149)

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    Giogio53 said on Jul 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    ¿Qué color tiene el amor?, ¿qué color tiene la muerte?

    Una historia verdaderamente entrañable, floja en un inicio, lenta, tediosa por momentos e incluso un poco fastidiosa (Leo en un principio divaga demasiado en su yo rebelde, fanfarrón, absurdo y desesperante); quizá la historia de amor no tiene una ba ...(continue)

    Una historia verdaderamente entrañable, floja en un inicio, lenta, tediosa por momentos e incluso un poco fastidiosa (Leo en un principio divaga demasiado en su yo rebelde, fanfarrón, absurdo y desesperante); quizá la historia de amor no tiene una base bien fija, quizá no entendamos porqué de la nada está prendado de esa forma tan intensa de Beatrice, pero una vez que recordamos que el amor tiene, pocas o muy pocas veces sentido, entonces todo es mucho más llevadero y disfrutable.

    Lo mejor de la novela viene conforme se va terminando, el final es agridulce pero a la par muy bueno; Leo y sus descubrimientos sobre la vida abren los ojos de cualquiera, la revelación del amor como un acto, del amor no como sustantivo ni adjetivo, sino como acto, el acto más puro y el que lleva más al límite su inmortalidad, es lo que vuelve esta una obra imprescindible.

    Leanlo, es valiosísimo, es sabrosísimo.

    Vale la pena

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    Mako said on Jun 28, 2014 | Add your feedback

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    Al contrario di molti credo, questo libro ho fatto fatica a finirlo, carino, ma non eccessivamente bello, forse piu una lettura per ragazzini con l'età del protagonista.

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    Strega said on Jun 19, 2014 | Add your feedback

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