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Biancaneve

Di

Editore: Minimum Fax (Minimum classics, 19)

3.3
(182)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 237 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8875211124 | Isbn-13: 9788875211127 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giancarlo Bonacina ; Prefazione: Ivano Bariani

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
La Biancaneve di Barthelme è una donna annoiata, che scrive poesie erotiche, ha una difficile relazione col suo psichiatra, studia letteratura italiana e, in attesa che arrivi il principe azzurro, vive intanto in una comune hippy con sette uomini. Donald Barthelme stupì il mondo letterario americano e internazionale quando, esattamente quarant'anni fa, pubblicò questo suo primo romanzo.
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  • 5

    E' una cosa nuova che ho finito oggi

    "C'è un posto dove lo posso mettere?", chiese Paul indicando l'involto che teneva fra le braccia. "E' una cosa nuova che ho finito oggi, ancora un po' fresca temo". Si pulì sulle maniche della giacca le mani coperte di emulsioni. "L'appoggio contro la parete per il momento". Paul appoggiò la cosa ...continua

    "C'è un posto dove lo posso mettere?", chiese Paul indicando l'involto che teneva fra le braccia. "E' una cosa nuova che ho finito oggi, ancora un po' fresca temo". Si pulì sulle maniche della giacca le mani coperte di emulsioni. "L'appoggio contro la parete per il momento". Paul appoggiò la cosa nuova contro la parete per un momento. La cosa nuova, un'enorme banalità in bianco, bianchiccio e biancastro, rimase appoggiata contro la parete. "Interessante", dicemmo noi, "E' povera", disse Biancaneve. "Povera povera". "Si", disse Paul, "una delle mie cose più povere". "Certo, non così povera come quella di ieri, ma comunque più povera di altre", disse Biancaneve. "Si", disse Paul, "possiede certi elementi di povertà". "Specialmente povera nell'angolo in basso a sinistra", disse lei. "Si", disse Paul, "credo che a questo punto potrei gettarla sul mercato". "Stanno diventando sempre più povere", disse Biancaneve. "Sempre più povere", disse Paul con soddisfazione, "scendendo a inesplorati abissi di povertà ove mai è giunta intelligenza umana". "Sublimemente povera", mormorò Biancaneve. "Carta da parati", disse Paul.

    ha scritto il 

  • 3

    A cosa pensa Biancaneve? Nessuno lo sa.
    E’ una governante stretta in una morsa dall’insoddisfazione. Annoiata, lunatica, irrazionale e costantemente assorta nei suoi pensieri, scrive lunghe poesie oscene e sembra non abbia alcun problema a starsene un po’ per conto suo, rimirandosi nuda nel ...continua

    A cosa pensa Biancaneve? Nessuno lo sa.
    E’ una governante stretta in una morsa dall’insoddisfazione. Annoiata, lunatica, irrazionale e costantemente assorta nei suoi pensieri, scrive lunghe poesie oscene e sembra non abbia alcun problema a starsene un po’ per conto suo, rimirandosi nuda nello specchio o lasciando correre fuori dalla finestra i lunghi, splendidi capelli corvini. Abituati alla sua compagnia in una quotidiana coesistenza decisamente “promiscua” (ma torbida rende meglio l’idea), i suoi sette coinquilini – paranoici e formalissimi individui, più che i paciosi nanetti della fiaba dei Grimm – cominciano ad “avere in uggia” la cosa e la loro inziale preoccupazione comincia a tendere a un aperto nervosismo, almeno da parte di Bill. Che è sì il leader del gruppo, ma un leader in declino, schiacciato da troppi tormenti (morali e non solo), logorato dallo scetticismo e quindi più somigliante a un monaco, polemico e disincantato. Assieme ai fratelli Kevin, Edward, Hubert, Henry, Clem e Dan, campa confezionando omogeneizzati di carne cinesi dai nomi improbabili, lavando palazzi (perché i palazzi puliti “riempiono gli occhi della luce del sole, e il cuore dell’idea che l’uomo sia perfettibile”) ma anche di piaceri sottili come l’osservare le ragazze in strada, o di piccoli espedienti come rubacchiare in casa dell’”amico di famiglia” Paul, pretestuoso artista monominimista che parrebbe avere un notevole ascendente su Biancaneve. Quest’ultima si fa ogni giorno più criptica e insofferente, sempre meno appagata dalle sue mansioni collaterali di svago carnale per i compagni e frustrata per l’incapacità di andare più a fondo nelle relazioni con l’altro sesso. Il misero fallimento di una sua provocazione, alla maniera di Raperonzolo più che della Biancaneve classica, la persuaderà circa l’impossibilità di incontrare nel desolante teatro contemporaneo qualcuno che abbia anche solo vagamente fattezze e condotta da principe, con il conseguente deteriorarsi di ogni rapporto umano nella sua sfera d’influenza.

    Barthelme confonde costantemente i riferimenti, ubriaca il punto di vista del lettore servendosi di depistaggi e divergenze del senso, salvo adottare poi inattese corrispondenze incrociate tra pensieri di personaggi diversi, quasi a simulare danze sensuali o rituali di corteggiamento del tutto immaginari. Prime e terze persone si rincorrono in un affannoso gioco di specchi, e plurali o singolari non fa certo differenza se capita di imbattersi in pagine di strabiliante poesia come il capolavoro di auto deprezzamento regalato dal disilluso Bill/Brontolo a una Biancaneve poco attenta alle sue angosciate riflessioni, per non parlare del monologo interiore imbevuto di misoginia dello scellerato Hogo De Bergerac. In una prospettiva antinarrativa come quella perseguita dall’autore in questo pastiche, tra morbide invettive e falsi spunti documentaristici sulla cultura e la società statunitensi, inserti-caricatura d’argomento psicologico e fumose digressioni in flash-forward, è inevitabile che sia affidato al nonsense il compito di tenere assieme una narrazione ironica e cerebrale quanto sfilacciata, e non può stupire che Barthelme strizzi spesso e volentieri l’occhio ai suoi lettori attraverso tutta una serie di dispositivi meta testuali d’avanguardia (all’epoca, in linea con il clima di accesa sperimentazione del periodo), tra cui un questionario sulla fruizione stessa piazzato grossomodo a metà del tragitto come stimolo e presa in giro. Il risultato è un’opera completamente folle, la rilettura di un classico che definire libera è puro eufemismo. Originale, a tratti divertente, ma poco incisiva nella sua burlesca negazione di qualsivoglia appiglio strutturale. Inutile girarci attorno: è innegabile che buona parte di questa cervellotica pirotecnia retorica sia destinata ad andare perduta con la traduzione, pure valida. E’ un limite insormontabile per un visionario postmodernista della parola quale Barthelme è stato, nell’accezione più pop e irriverente che possiate immaginare. In fin dei conti la sua scrittura – e quest’opera in particolare – può rappresentare un’avventura stimolante, se la disposizione d’animo e la fame creativa sono quelle giuste. Viceversa, potrebbe essere un’esperienza alquanto terribile. It’s up to you!

    ha scritto il 

  • 2

    Che succede se...lascio perdere e mi annoio con qualcos'altro...

    Poca sostanza e molti ghirigori.

    (Senza l'introduzione di Bariani forse non mi sarei nemmeno spinta fino a pagina 86.)

    ha scritto il 

  • 4

    Un'allegoria psichedelica

    La Biancaneve di Barthelme è un'allegoria psichedelica, la quale - in chiave ironico/grottesco - vuole dimostrare, tramite i protagonisti (presi SOLAMENTE in "prestito" dalla favola dei fratelli Grimm), che il grande sogno americano non esiste...che non esiste nessun sogno.

    ha scritto il 

  • 5

    BIANCANEVE

    La favola c’è tutta. Ci sono Biancaneve i sette nani il principe e la cattiva matrigna. E soprattutto c’è un fantastico Donald. Consiglio la lettura di Barthelme, iniziando da questa opera. Hei-hò

    ha scritto il 

  • 4

    Non è che l'abbia proprio capito tutto, però questo libro mi ha divertito moltissimo.
    Una favola sradicata dal suo contesto atemporale per essere trapiantata nella concreta realtà degli anni sessanta. Di "fiabesco" rimane una gustosissima propensione al nonsense, efficace strumento per evid ...continua

    Non è che l'abbia proprio capito tutto, però questo libro mi ha divertito moltissimo.
    Una favola sradicata dal suo contesto atemporale per essere trapiantata nella concreta realtà degli anni sessanta. Di "fiabesco" rimane una gustosissima propensione al nonsense, efficace strumento per evidenziare con ironia le piccole e grandi follie della società. Dialoghi e ragionamenti  procedono in direzioni inaspettate alimentati dal senso dell'umorismo, dalla ricerca di assonanze linguistiche, da giochi di parole e ripetizioni che portano  a conclusioni tanto improbabili quanto comiche. Un' esuberante creatività  relega in secondo piano la trama, peraltro non del tutto scontata, per privilegiare la sperimentazione alla ricerca di effetti stranianti che culminano nell'inserimento a metà libro di un improbabile questionario rivolto proprio al lettore.
    La  Biancaneve di Barthelme, come  da copione in attesa del suo principe azzurro, è una sorta di femminista insoddisfatta, munita di numerose nevrosi, che convive poco castamente  con i 7 nani. Cucciolo, Mammolo e compagnia perdono i loro nomignoli ingenui per trasformarsi in Bill , Kevin, Clem ... piccoli uomini caratterizzati da una certa grevità e dalla propensione a filosofeggiare con linguaggio (semi)forbito su vari argomenti: dalla tenda per la doccia, al cestino elettrico fino alla qualità del loro rapporto con Biancaneve.

    Ora, che cosa percepiamo noi quando percepiamo Biancaneve? 
    Percepiamo innanzitutto due seni e tre quarti della grandezza naturale che ondeggiano verso di noi avvolti, tipicamente, in un asciugamano rosso. Nel caso invece che la percepiamo nella direzione opposta, percepiamo un bellissimo culo bianco come la neve che si allontana ondeggiando da noi avvolto in un asciugamano rosso. Ora io vi chiedo: qual'è l'elemento costante in queste due distinte percezioni? Molto semplice: l'asciugamano rosso . Io sostengo pertanto che, rettamente inteso, il problema di Biancaneve si riduce in sostanza al puro e semplice asciugamano rosso. Visto in tal modo, diventa subito un non problema. Possiamo facilmente esentarci dai lubrichi e mendaci e dispendiosi effluvi di Biancaneve, e in sua vece aderire strettamente all'asciugamano.

    Naturalmente c'è anche la strega cattiva. Si chiama Jane e il richiamo pare inevitabile...ama dondolarsi sulle liane degli alberi cittadini.  Le citazioni nel libro sono tantissime, dalle più banali a quelle colte, quel che viene viene ce n'è per tutti i gusti, l'autore non disdegna nulla. 
    Ecco, a proposito dell'autore, chi è Donald Barthelme?
     Scrittore e giornalista americano nato nel 1931 e morto nel 1989, noto principalmente per i suoi racconti,  vincitore di prestigiosi premi letterari.  Da Carver a D.F.Wallace sono stati in molti a tesserne le lodi per il suo stile innovativo.  I critici si sono accapigliati  per inserirlo in questa o quella corrente letteraria, dissertando su postmoderno, parafiction e amenità varie.  Rimane il fatto che per la maggior parte dei lettori è un illustre Sconosciuto riesumato dal dimenticatoio grazie alla Minimum Fax. Biancaneve è il suo primo romanzo, datato 1967.

    ha scritto il 

  • 2

    Biancanoia

    Bariani ce la mette proprio tutta, nella prefazione, per rendere gradevole il boccone, scomodando persino (con dubbio gusto) Fantozzi, ma il libro resta quel che è, irritante e indigesto. Potrà pure avere avuto un senso nel 1967, avrà aperto porte e teste, per carità, e evidentemente rimanda a un ...continua

    Bariani ce la mette proprio tutta, nella prefazione, per rendere gradevole il boccone, scomodando persino (con dubbio gusto) Fantozzi, ma il libro resta quel che è, irritante e indigesto. Potrà pure avere avuto un senso nel 1967, avrà aperto porte e teste, per carità, e evidentemente rimanda a un extratesto a me (ignorante) del tutto ignoto, però che due enormissime palle. Se questa è la pietra angolare del postmoderno, beh, è giusto che l'edificio crolli (se già non è a pezzi): sotto con le carriole, ragazzi. Hey-oh.

    ha scritto il