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Bianco

Di

Editore: Guanda (Le Fenici tascabili)

3.8
(134)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 225 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860887895 | Isbn-13: 9788860887894 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
La vita può cambiare, all'improvviso. Può stupirci e riscattare un passato che il destino ci ha costretto a vivere senza appello. Lo fa solo attraverso la forza umana più grande: l'amore. È proprio l'amore per la moglie che non c'è più a guidare il vecchio Moses. Anche nel tempo in cui l'esistenza lo mette di fronte alle colpe di un'intera vita, giurata all'odio contro il diverso. Quel diverso che ha la pelle nera e che lui ha dovuto sacrificare nel nome di un padre, della sua gente e di una missione da condurre, nella terra di un dio senza perdono. È un amore che affonda nel ricordo e che porta Moses a rivivere le tappe di un'infanzia segnata da un primo incontro: quello con l'insolente, un ragazzo suo coetaneo, forse un "dio nero che non si prende". Lì Moses capisce che "odio e gratitudine possono essere unica cosa", lì nasce il conflitto che non lo abbandonerà più. Fino alla notte di una vecchiaia ormai compiuta. In quella notte tutto cambia. Arrivano dei nuovi vicini di casa, e una donna "con l'oro nelle mani e la danza sulla pelle" che custodisce un segreto: il segreto che spingerà Moses ad affrontare finalmente il passato. È grazie a questo secondo incontro che gli occhi e il cuore di Moses vedranno ciò che non hanno mai voluto vedere. Solo così l'amore per quella moglie scomparsa diventerà l'unica forza per arrivare alla verità.

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  • 4

    Altro che pugno allo stomaco. Questo libro è un artiglio che ti prende alla gola e non ti molla dalla prima all'ultima pagina. Il razzismo ai tempi del KKK e ai giorni nostri, la morte, la mancanza, l'amore, l'incomprensione, l'odio. C'è ben poco di salvifico, in tutto questo. Ma per quanto la st ...continua

    Altro che pugno allo stomaco. Questo libro è un artiglio che ti prende alla gola e non ti molla dalla prima all'ultima pagina. Il razzismo ai tempi del KKK e ai giorni nostri, la morte, la mancanza, l'amore, l'incomprensione, l'odio. C'è ben poco di salvifico, in tutto questo. Ma per quanto la storia sia tremenda, angosciante, orribilmente verosimile, non si riesce proprio a voltarsi dall'altra parte, a smettere di leggere. Il disgusto per ciò che viene narrato affiora prepotente, ed è la bravura di Missiroli a presentarcelo senza buonismo né via di scampo.
    Moses Carpenter è un bianco ormai anziano, ed è a capo del clan del quartiere. Quando nella via si trasferiscono la bianca Gladys con il marito, il figlioletto e la suocera "pellescura", nel vicinato si anima un fermento antico, fatto di disprezzo e violenza. Sta a Moses schierarsi, espiare una colpa antica, trovare il coraggio di affidarsi al ricordo della moglie e ai ricordi di quand'era ragazzo.
    Un argomento scomodo per un romanzo veramente duro, difficile da digerire, ma proprio per questo bello e importante. Missiroli deve avere tanto dolore dentro, e lo esprime alla perfezione.

    ha scritto il 

  • 5

    Magistrale, tutto il libro a bocca aperta

    avevo letto elogi per questo giovane autore, e finalmente son riuscito a leggere uno dei suoi libri

    storia dura ma bella e scritta in modo secondo me magistrale...

    il razzismo, l'amore, il rimorso, la coscienza...
    (il finale apre una questione etica ma lascerei perdere)

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro meraviglioso, non riuscivo più a staccarmene, mi ha rapito.
    La storia è molto toccante e a tratti anche cruda.
    Missiroli riesce come al solito a mettere in subbuglio il mio stomaco e dopo ogni suo libro in me cambia qualcosa, mi da nuovi punti di vista, riesco ad immedesimarm ...continua

    Un libro meraviglioso, non riuscivo più a staccarmene, mi ha rapito.
    La storia è molto toccante e a tratti anche cruda.
    Missiroli riesce come al solito a mettere in subbuglio il mio stomaco e dopo ogni suo libro in me cambia qualcosa, mi da nuovi punti di vista, riesco ad immedesimarmi nei suoi personaggi e dopo questo è passato decisamente in pole position tra i miei autori preferiti.

    ha scritto il 

  • 4

    “Bianco è un romanzo sulla redenzione, quindi sul riscatto. Sul riscatto morale prima di tutto, sociale, ma soprattutto un riscatto umano. Un romanzo sul razzismo negato, quello dei perbenisti, quello di tutti i giorni, quello più odiato di tutti.”


    In questo modo l’autore Marco Missiroli ...continua

    “Bianco è un romanzo sulla redenzione, quindi sul riscatto. Sul riscatto morale prima di tutto, sociale, ma soprattutto un riscatto umano. Un romanzo sul razzismo negato, quello dei perbenisti, quello di tutti i giorni, quello più odiato di tutti.”

    In questo modo l’autore Marco Missiroli descrive Bianco nel corso dell’intervista televisiva di una emittente locale riminese.

    Un romanzo sulla redenzione, ma soprattutto un romanzo d’accusa. Un’accusa pesante che arriva da tutte le parti senza che ci si possa difendere, né trovare riparo.

    Un romanzo che lascia ben più dell’amaro in bocca per una vicenda raccontata, legata ad un passato lontano dal nostro mondo.

    Siamo nel profondo sud degli Stati Uniti nella prima epoca post-schiavismo e quel razzismo una volta vissuto alla luce del sole, vive ormai nel dietro le quinte, nei salotti con le finestre chiuse e le tende abbassate, nei discorsi fatti sottovoce o negli ambienti chiusi, negli sguardi di traverso e nelle frasi a doppio senso, però vive.

    In maniera più subdola di prima, quando era alla luce del sole e si basava su convinzioni portate avanti e sostenute nella pubblica piazza; in quel momento da un certo punto di vista era molto più semplice contrastarlo contrapponendo idee più civili, leggi più moderne e predicando principi fondamentali come uguaglianza e parità di diritti e doveri.

    Quei tempi sono passati e la società si è rinnovata, è diventata più moderna, più aperta.

    Non per tutti però, non lo è mai per tutti.

    Gli eredi del Ku Klux Klan sono ancora vivi e tra vecchi e giovani cercano di portare avanti la loro lotta per la giustizia divina.

    E’ il volere di Dio, secondo loro e secondo alcuni fondamentalisti religiosi che si fregiano della Croce e che nostra Santa Chiesa dimentica sempre più spesso di ricordare e richiamare all’ordine assieme a tanti altri fenomeni oscuri.

    Un volere che questi eredi, incappucciati come i loro padri, portano avanti in una guerra di razza che trova molti adepti e pochi coraggiosi che si oppongono rischiando la pelle.

    La redenzione invocata dal Missiroli sembra una parola grossa rispetto a quanto si legge nel suo romanzo; certo è che ciascuno trova la propria chiave di lettura e dunque ogni appassionato divoratore di libri vede la propria opinione prendere forma pagina dopo pagina, fino ad arrivare ad una recensione completa che è sempre personale.
    Nel mio caso questo libro ha suscitato un profondo senso di malessere generale per tutte le corrispondenze che è possibile trovare nella vita di tutti i giorni ancora oggi.
    Mi riferisco al poco rispetto degli altri che esiste in troppe persone; quella forma di perbenismo falso che è utile quando si può avere un piccolo vantaggio e che si dimentica con facilità quando invece viene il momento di rispondere di qualcosa.
    Quel modo di pensare per cui è possibile lasciare da parte la piccola mancanza personale perché è trascurabile, quasi un niente rispetto a quelle di altri.
    Ne deriva uno scarso senso di responsabilità per le proprie azioni che trovano spesso una giustificazione, se non un alibi, come il caso del volere di Dio per gli appartenenti al KKK protagonisti del romanzo.

    Il vecchio Moses può sembrare l’uomo della redenzione, come lo definisce l’autore, oppure l’individuo mosso dal senso di colpa nei confronti di se stesso e soprattutto della moglie defunta.
    Le sue azioni possono creare rabbia o passare come quelle dell’eroe di turno.

    Il finale può essere considerato a lieto fine oppure lasciare ancora più indignati di prima.
    Se un buon libro è quello che lascia forti emozioni dietro di sé, allora il mio giudizio è molto alto.
    Tempo di lettura: 4h 03m

    http://ferdori.wordpress.com

    ha scritto il 

  • 4

    Che bravo questo giovane Missiroli! Il libro mi è piaciuto moltissimo, ha delle analogie con "Gran Torino", anche qui infatti c'è il vecchio burbero in guerra con gli stranieri (nel testo i neri americani, nel film gli asiatici) che però i casi della vita addolciranno e mostreranno il loro vero c ...continua

    Che bravo questo giovane Missiroli! Il libro mi è piaciuto moltissimo, ha delle analogie con "Gran Torino", anche qui infatti c'è il vecchio burbero in guerra con gli stranieri (nel testo i neri americani, nel film gli asiatici) che però i casi della vita addolciranno e mostreranno il loro vero carattere. Ben scritto e piacevole da leggere, bravo Marco! 4,5 (con gli anni il 5 ho preso a darlo solo a indiscussi capolavori).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Miss Betty

    Il libro è costruito con grande abilità.
    Prima di tutto c'è un ritmo che sicuramente facilita la lettura.
    Il contrapporsi di due piani temporali permette di capire meglio l'evoluzione del personaggio principale.
    L'atmosfera è rarefatta: non ci sono riferimenti geografici o tempo ...continua

    Il libro è costruito con grande abilità.
    Prima di tutto c'è un ritmo che sicuramente facilita la lettura.
    Il contrapporsi di due piani temporali permette di capire meglio l'evoluzione del personaggio principale.
    L'atmosfera è rarefatta: non ci sono riferimenti geografici o temporali. Si capisce che siamo in quell'america sudista piena di razzismo e pregiudizi nei confronti della gente nera. Si capisce anche che il K K K ha ancora potenti rigurgiti, grazie alla connivenza delle autorità locali.
    Il clima si arroventa per l'arrivo di una famiglia 'mista' (il massimo dell'affronto per quella stupida cultura razzista). E qui la storia diventa ancora più interessante: il papà di questa famiglia 'mista' che non sa di essere seduto sul cratere di un vulcano; i bianchi che architettano piani per persuadere questa famiglia ad andarsene; il vecchio Moses che di fronte a questa situazione si ricorda di alcuni conti in sospeso con il suo passato (vuole soddisfare le esigenze della 'cultura' che lo circonda, ma allo stesso tempo si accorge di avere dentro di sè valori in contrasto con pregiudizio e razzismo).
    Ma chi è Miss Betty? E' forse il personaggio più poetico del libro, se non anche il più saggio (sembra una fotocopia -riuscita bene- della Mamy di Via col vento).
    A 20-30 pagine dal termine, oltre ad essere in ansia per il finale della vicenda, avevo paura che il libro 'si buttasse via' e c'è mancato poco: nelle fasi conclusive non si capisce chi (moses?) sia stato l'artefice di una situazione diciamo così...catartica per tutto l'insieme della vicenda.

    Mentre leggevo il libro ho letto un po' di recensioni su questa piattaforma, in maggioranza positive. I detrattori hanno parlato di un libro assai prevedibile. Non lo metto in dubbio. Ma se un libro è scritto con arte e bravura, l'aspetto della prevedibilità passa in secondo piano.

    ha scritto il 

  • 2

    Brutto

    Ho fatto grande fatica a leggerlo. Primo perché parlava di un'america sicuramente non conosciuta all'autore (chissà poi perché pensavo fosse ambientato in sud africa). E' tutto così lacunoso, staccato da un contesto storico e geografico. La scrittura è ostica. Non scorre. Numerose divagazioni let ...continua

    Ho fatto grande fatica a leggerlo. Primo perché parlava di un'america sicuramente non conosciuta all'autore (chissà poi perché pensavo fosse ambientato in sud africa). E' tutto così lacunoso, staccato da un contesto storico e geografico. La scrittura è ostica. Non scorre. Numerose divagazioni letterarie per colpire il lettore ma io ne sono rimasto infastidito. Non c'è niente di consistente.

    ha scritto il 

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