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Bianco americano

By Stephen L. Carter

(214)

| Others | 9788804574408

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Book Description

Semisepolto dalla precoce nevicata di un novembre nel New England, viene trovato il cadavere di un famoso economista di colore, docente all'università di Elm Harbor. A scoprirlo sono Julia e Lemaster Carlyle, una coppia che i lettori del precedente r Continue

Semisepolto dalla precoce nevicata di un novembre nel New England, viene trovato il cadavere di un famoso economista di colore, docente all'università di Elm Harbor. A scoprirlo sono Julia e Lemaster Carlyle, una coppia che i lettori del precedente romanzo di Stephen Carter, "L'imperatore di Ocean Park", già conoscono. I due sono rispettivamente vicepreside e rettore dello stesso ateneo, e parecchi anni prima Julia ha avuto una lunga e tormentata relazione con l'ucciso, Kellen Zant. Julia ha rivisto Kellen pochi giorni prima della sua morte e, memore di tanti incontri analoghi finiti in ricadute amorose, si è rifiutata di ascoltare la concitata e incomprensibile richiesta di aiuto dell'ex amante. L'omicidio per mano sconosciuta dell'uomo, la successiva indagine e una serie di insinuazioni, domande e richieste esplicite da parte dei personaggi più improbabili e disparati - dal responsabile della sorveglianza dell'università a un avvocato di dubbia fama -cominciano a ossessionare Julia. A complicare le cose c'è anche la rivelazione di sua figlia Vanessa, un'adolescente difficile che ha avuto problemi con la giustizia: Kellen Zant l'ha avvicinata più volte, e le ha rivolto attenzioni non precisamente paterne... La tranquilla vita matrimoniale di Julia subisce scosse sempre più profonde man mano che la sua indagine procede, evocando fantasmi di vicende passate: oltre alla lontana storia d'amore con Kellen, quella ancora più lontana e misteriosa della morte di un'adolescente bianca finita con l'uccisione di un ragazzo nero, e quella di un gruppo di studenti privilegiati arrivati a coprire cariche politiche di estrema importanza.
Come già nel precedente best seller, con la stessa scrittura brillante, Carter rivela i retroscena della lunga marcia di alcune famiglie dell'alta borghesia afroamericana per ottenere e conservare il potere "necessario" alla sopravvivenza: dal Rinascimento di Harlem, alle conquiste razziali degli anni Sessanta, all'imprevedibile successo delle odierne candidature politiche.

17 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Carter....Carter.....
    I tuoi libri si leggono sempre volentieri, ma un centinaio di pagine le potevi tagliare!
    Quanti ragionamenti! Lascia al lettore il piacere di leggere e fare congetture!!!

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    bizio said on Sep 1, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    si lascia leggere...

    nulla di sconvolgere e la prosa non é delle migliori ma la storia, sebbene un po' prolissa, si segue piacevolmente.

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    Alebetto said on Feb 17, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Fosse stato lungo la metà sarebbe stato interessante il doppio.

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    Injo said on Aug 21, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non ce la facevo più...

    Mi piacciono i dettagli, moltissimo. Ma qui tra comparse, luoghi, cose, si esagera veramente troppo. Ogni tanto, dovevo tornare indietro e capire di chi cavolo stavano parlando... E non è proprio da me!
    Bella la storia, che ti fa vedere molte "rivol ...(continue)

    Mi piacciono i dettagli, moltissimo. Ma qui tra comparse, luoghi, cose, si esagera veramente troppo. Ogni tanto, dovevo tornare indietro e capire di chi cavolo stavano parlando... E non è proprio da me!
    Bella la storia, che ti fa vedere molte "rivoluzioni" da un altro punto di vista... Ma si poteva alleggerire, appassionando così, maggiormente, il lettore.

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    Blue said on Aug 17, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    No, non ci siamo.
    La prima cosa che ho pensato, appena finito il libro è stata: "Finalmente, cavolo non finiva più!"
    E' stata una faticaccia mentale finirlo e molto spesso l'ho abbandonato, per poi riprenderlo a causa di quella stupida cosa che noi ...(continue)

    No, non ci siamo.
    La prima cosa che ho pensato, appena finito il libro è stata: "Finalmente, cavolo non finiva più!"
    E' stata una faticaccia mentale finirlo e molto spesso l'ho abbandonato, per poi riprenderlo a causa di quella stupida cosa che noi umani chiamiamo orgoglio.
    Dove si è visto che io lasci i libri a metà? Se ho avuto il fegato di finire Twilight, non sarà di certo Bianco Americano a fermarmi!
    Tornando alla recensione.
    La trama di fondo è molto bella, anche l'intreccio politico che ne nasce: sarebbe stata proprio una storia interessante, con 200 pagine in meno dovute al dimezzamento delle comparse che, come tali, non hanno un ruolo chiave: sembra quasi che in questo libro servano solo ad affollare la storia di inutili nomi e inutili discorsi, con il conseguente disorienntamento del lettore.
    Tante è vero che quando la protagonista ,Julia, arriva davanti all'assassino, incredula urla il suo nome.
    Un attimo.
    Io mi sono fermato e mi sono domandato: "E questo? Chi cazzo è?"
    E poi, sfogliando ben 400 pagine a ritroso, mi sono ricordato che Julia lo incontra in..
    Vabè, non è questo il punto.
    Dico solo che l'autore ha reso pesante, pesantissima, la storia con l'itroduzione di luoghi e personaggi irrilevanti che sviano l'attenzione del lettore, distogliendolo dalla vera trama e dagli importanti indizi che, diligentemente, Carter ha lasciato in giro.
    Alcune parti meriterebbero anche 4 stelle, ma altre davvero 1 (poichè è impossibile dare 0 qui su Anobii).
    Le 3 stelline, che per me significano una sufficienza, non ci stanno.
    Mi dispiace, davvero. (Più che altro per i 20 euro buttati così, al vento)

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    Marco Fabbricatore said on Jan 20, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un attimo dopo anche Julia si era alzata e danzava con lei sulle note del lamento funebre, curvandosi, ondeggiando e ruotando con lei, sforzandosi di ricordare, e di dimenticare. Vanessa cliccò con il mouse e iniziò un altro canto più svelto, senza a ...(continue)

    Un attimo dopo anche Julia si era alzata e danzava con lei sulle note del lamento funebre, curvandosi, ondeggiando e ruotando con lei, sforzandosi di ricordare, e di dimenticare. Vanessa cliccò con il mouse e iniziò un altro canto più svelto, senza accompagnamento; un lamento più accelerato. Julia continuava a girare su se stessa, perché il movimento era reale e la morte un inganno, e se fosse riuscita a girare abbastanza veloce non sarebbe più morto nessuno. Vanessa, ridendo, le stava spiegando a quale quale cultura apparteneva quel canto e che ai funerali la maggior parte delle culture extraoccidentali ballavano; ma sua madre si era persa nella musica e nel movimento, quasi non l'ascoltava, e continuava a girare su se stessa mentre strane lacrime di gioia le rigavano le guance color miele, perché anche se Kellen era morto, e Jay, e nonna Vee, lei era viva, era lì che ballava con sua figlia e insieme ce l'avrebbero fatta, sarebbero ripartite da zero e...
    (Bianco Americano, Stephen L.Carter,Mondadori 2008, trad. Claudia Valeria Letizia, pag. 257)

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    Stina said on Jan 7, 2011 | Add your feedback

Book Details

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  • Others
  • ISBN-10: 8804574402
  • ISBN-13: 9788804574408
  • Publisher: Mondadori
  • Publish date: 2007-01-01
  • Also available as: Paperback , Hardcover
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