Bilal

Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi

Di

Editore: Rizzoli

4.6
(490)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 493 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8817018422 | Isbn-13: 9788817018425 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Politica , Scienze Sociali , Viaggi

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Descrizione del libro
"Bilal" è un'avventura contemporanea attraverso i deserti e il mare, dall'Africa all'Europa, dalle bidonville al mercato dei nuovi schiavi, vissuta in prima persona dall'autore. Fabrizio Gatti ha attraversato il Sahara sui camion e si è fatto arrestare come immigrato clandestino per raccontare gli atti eroici e le tragedie che accompagnano i protagonisti di una conquista incompiuta.
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  • 0

    Stupendamente terribile

    Uno dei libri più belli che io abbia letto ultimamente. Così coinvolgente da far venire le lacrime, da attorcigliarti la pancia dalla vergona e dalla umiliazione di sapere che tutto quello che l'autor ...continua

    Uno dei libri più belli che io abbia letto ultimamente. Così coinvolgente da far venire le lacrime, da attorcigliarti la pancia dalla vergona e dalla umiliazione di sapere che tutto quello che l'autore sta de-scrivendo son cose che stanno avvenendo ORA in giro per il mondo e a casa nostra, dietro l'angolo della propria via...
    Il quieto vivere ci fa pensare che tutto avvenga lontano, sia da un altra parte, in un altra epoca, invece è proprio qui, di fianco a noi, ora.

    Un libro intenso e coinvolgente. Da leggere e consigliare. Purtroppo.

    ha scritto il 

  • 5

    Una storia del 2005, una storia di oggi, purtroppo una storia di domani

    A Fabrizio Gatti decisamente manca qualche rotella in testa. Una importante, di quelle che servono a far funzionare l'istinto di sopravvivenza, a tenere a bada lo sprezzo del pericolo.

    Altrimenti non ...continua

    A Fabrizio Gatti decisamente manca qualche rotella in testa. Una importante, di quelle che servono a far funzionare l'istinto di sopravvivenza, a tenere a bada lo sprezzo del pericolo.

    Altrimenti non ti avventuri in prima persona nel “viaggio della speranza”, quello che porta migliaia di migranti dal profondo dell'Africa sulle coste del Sud Italia.
    Altrimenti non ti fai internare, come Bilal Ibrahim el Habib il curdo, nel CIE di Lampedusa.
    Altrimenti non vai a lavorare per i caporali nella raccolta dei pomodori in Puglia.

    Non è per queste “imprese”, tuttavia, che oggi ringrazio Fabrizio Gatti.
    Queste gli sono valse il mio rispetto - anche la mia vergogna, a dirla tutta - dinanzi alla capacità di seguire fino in fondo un assoluto morale.
    Io ringrazio Fabrizio Gatti per averlo saputo raccontare con la maestria con cui è scritto “Bilal”.
    E' riuscito a dare alla luce un oggetto letterario sul confine tra il romanzo ed il reportage: un esperimento ben riuscito, al livello di libri come “Gomorra” di Saviano.
    “Bilal” ti spiega - con la voce di Yaya il Kel tamasheq - che a guardarla troppo da vicino ogni vicenda del mondo finisce per coinvolgerti. Ti chiede conto delle tue azioni, o della tua immobilità.
    Gatti straccia i filtri emotivi che ci separano dai migranti, che ci permettono di guardare al loro dolore con distacco e di mostrare per le loro sofferenze l'empatia che si riserva alle tragedie inevitabili – un disastro aereo, un terremoto - quelle per cui, volente o nolente, tu non avresti potuto fare nulla.
    E lo fa portandoti per mano tra gli stranded di Agadez, nell'oasi degli schiavi di Dirkou, parlando con ragazzi della tua età che per un vezzo del destino sono nati alla latitudine sbagliata.
    Ragazzi che escono dal rumore di fondo, reclamano un nome ed una storia, una dimensione umana; come Joseph e James, fratelli scappati da “una guerra ignobile combattuta per estrarre gratis delle pietre ignobili che nel mondo chiamano diamanti”, come Billy, bloccato senza possibilità né di tornare a casa né di proseguire il proprio viaggio, come Amadou, un padre conosciuto al mercato di Ayorou che era arrivato sino alle coste libiche ed aveva avuto paura della traversata, sana paura, è tornato a casa ed oggi si tormenta ritenendosi un codardo, per non aver fatto l'ultimo sforzo, l'ultimo passo verso l'Europa, verso la prosperità.

    Fabrizio Gatti ce li consegna con lo sguardo dell'empatia. Per questo queste storie ci fanno male.

    E ci fanno ancora più male perché nemmeno per un attimo si perde la dimensione storica, politica, di questo immenso traffico di essere umani, di questa vergogna del XXI secolo: i vergognosi accordi tra l'Italia di Berlusconi e la Libia di Gheddafi, i traffici di armi e di droga, il mercato della prostituzione, l'arroganza dei militari che vessano i migranti, tanto in Africa che a Lampedusa, la connivenza della polizia pugliese verso lo sfruttamento nei campi di pomodori di africani ed est europei.
    La scena maestra è la telefonata ricevuta da Fabrizio Gatti, tornato in Italia, da parte di una ragazza preoccupata per il proprio compagno, immigrato regolare con il permesso di soggiorno in scadenza, convocato in procura che rischia l'espulsione, il ritorno nell'inferno, per aver rubato una stupidaggine in un supermercato, mosso dalla fame, anni ed anni prima. Fabrizio Gatti capisce lo sconcerto, l'impossibilità di concepire la mostruosa inumanità di quella legge sciacalla sulla clandestinità, empatizza con la ragazza... fino ad apprendere che alle scorse elezioni aveva votato per Alleanza Nazionale. Il partito di Fini, autore proprio di quella legge criminale, la Bossi-Fini. “Vada dal suo fidanzato e si scusi. Si scusi con lui, perché lei ha votato per la sua espulsione” - cito a memoria, non ho il testo qui con me purtroppo.

    Lì è racchiuso tutto.

    Siamo in periodo natalizio. Se vi avanza qualche regalo dell'ultimo ora, se conoscete qualche amico testa di cazzo (perché ce li avete anche voi, lo so) con opinioni sull'immigrazione che definire discutibili è un complimento... beh, regalategli una copia di “Bilal”. E se non lo avete ancora letto, leggetelo. E poi prestatelo. Fatelo girare.

    “Bilal”, il suo sguardo sul mondo, è l'anticorpo che serve all'Italia per far fronte a questa nuova ondata di razzismo e xenofobia. Per non dirci, fra qualche anno, “non abbiamo potuto fare nulla per evitarlo.”

    ha scritto il 

  • 4

    Il cambiamento di prospettiva, nei confronti dei tanti immigrati, è possibile attraverso le letture di queste pagine che narrano delle realtà che ci sembrano tanto lontane, quando invece sono estremam ...continua

    Il cambiamento di prospettiva, nei confronti dei tanti immigrati, è possibile attraverso le letture di queste pagine che narrano delle realtà che ci sembrano tanto lontane, quando invece sono estremamente vicine.
    Storie di persone trattate come animali, da disgustosi e loschi individui che decidono incredibilmente di sfruttarli per ricavarne convenienza economiche.
    Indicibile la sofferenza e l'ingiustizia nel trattamento di questa gente che meriterebbe ben altro trattamento, a differenza di come chi, facendo di tutta un'erba un fascio, si riempie la bocca augurandosi il contrario senza conoscere le difficoltà e gli ostacoli che, per la sfortuna di esser nati nella parte sbagliata di questo mondo, certi individui sono costretti a dover affrontare.

    Voto: 7-/10

    ha scritto il 

  • 5

    Da leggere

    un libro intenso, sconvolgente.
    che fa riflettere sulla condizione umana.
    che cattura dalla prima all'ultima pagina e che tutti dovrebbero leggere, perché quello che descrive non è altro che il mondo ...continua

    un libro intenso, sconvolgente.
    che fa riflettere sulla condizione umana.
    che cattura dalla prima all'ultima pagina e che tutti dovrebbero leggere, perché quello che descrive non è altro che il mondo reale di cui siamo parte.

    ha scritto il 

  • 5

    Questa è una storia VERA.

    L'unico consiglio che posso dare a chi si appresta a leggere questo libro è di misurare ogni parola considerando che descrive UNA STORIA VERA. Lasciando da parte l'arida dialettica politica, dopo la l ...continua

    L'unico consiglio che posso dare a chi si appresta a leggere questo libro è di misurare ogni parola considerando che descrive UNA STORIA VERA. Lasciando da parte l'arida dialettica politica, dopo la lettura di questo tesoro si avrà un occhio più umano verso chi ci circonda.
    Assolutamente consigliato a tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    eccezionale reportage di storia contemporanea

    lettura illuminante che ti prende per mano e ti accompagna nella disperazione degli ultimi... gli SCHIAVI. finisci il libro e ti rendi conto di essere complice, sebbene involontario, di questi schiavi ...continua

    lettura illuminante che ti prende per mano e ti accompagna nella disperazione degli ultimi... gli SCHIAVI. finisci il libro e ti rendi conto di essere complice, sebbene involontario, di questi schiavisti.
    capire come una serie di malumori nazionali possa comportare una dinamica di eventi drammatici.
    grandi cambiamenti sono in atto, talvolta sotto il nostro naso e noi ancora persi dietro alle nostre miserie quotidiane.
    capisco che sia nulla, il libro l'ho avuto in "prestito", mi sono affrettato a comprarne una copia da regalare per farlo conoscere.
    essere consapevoli aumenta il grado di responsabilità e mi permette di guardare con altri occhi questi fantasmi che popolano le nostre città.

    ha scritto il 

  • 5

    9/10

    drammatico, interessante, struggente, coinvolgente come un thriller.
    ora non potrò più guardare a un immigrato con gli occhi di prima.

    cappello a Fabrizio Gatti per quuanto si è esposto di persona pe ...continua

    drammatico, interessante, struggente, coinvolgente come un thriller.
    ora non potrò più guardare a un immigrato con gli occhi di prima.

    cappello a Fabrizio Gatti per quuanto si è esposto di persona per poter scrivere questo reportage.

    però, Fabrizio, cosa Le hanno fatto di male le virgole? Periodi così fanno venire il singhiozzo se troppo frequenti, e nel suo libro sono troppo frequenti:
    Quattro strade asfaltate. Il pozzo. La moschea. Le bancarelle lungo il viale principale. Il sarto taglia e cuce all’aperto. Le piccole baracche di alimentari hanno poco da esporre. Pomodori piuttosto malandati. Limoni. Mele. Datteri secchi. Cipolle. Il fornaio però ha appena messo sul banco filoni di pane caldo.

    ha scritto il 

  • 5

    Al di là della demagogia imperante e totalizzante c'è semplicmente questo: la verità di uno sguardo oggettivo, un reportage che svela i retroscena dell'immagrazione clandestina.

    Da leggere: almeno si ...continua

    Al di là della demagogia imperante e totalizzante c'è semplicmente questo: la verità di uno sguardo oggettivo, un reportage che svela i retroscena dell'immagrazione clandestina.

    Da leggere: almeno si saprà di cosa si sta parlando quando parleremo al bar di clandestini, immigrati, magrebini, africani, che oggi sembrano essere il capro espiatorio preferito di una certa classe dominante.

    Il viaggio parte dall'africa subsahariana, un inferno di caldo privazioni torture speranze e morte.
    Si arriva a Lampedusa nel centro di accoglienza, ossia (chiamiamo le cose col loro nome) un lager per persone che non hanno commesso alcun crimine se non quello di nascere dalla parte sbagliata del mediterraneo.
    C'è poi Rosarno, o meglio i suoi epigoni, lo sfruttamento selvaggio che appare come una nuova schiavitù.
    Il caporalato che non esiste solo nei campi ma anche nell'edilizia del civile nord.

    Un viaggio che apre gli occhi.

    ha scritto il 

  • 5

    Stranded – Nascere dalla parte sbagliata- "Tu hai mai sofferto la fame?"

    Raccolta di inchieste del giornalista infiltrato de "L'Espresso" Fabrizio Gatti nel mondo dell'immigrazione clandestina.
    Mi sono sempre chiesto cosa stia accadendo intorno a una persona nel momento i ...continua

    Raccolta di inchieste del giornalista infiltrato de "L'Espresso" Fabrizio Gatti nel mondo dell'immigrazione clandestina.
    Mi sono sempre chiesto cosa stia accadendo intorno a una persona nel momento in cui la sua mente decide di partire. Mesi o anni prima che il corpo si metta in viaggio o ne sia solo consapevole, quale sia il fatto, l’istante, il motivo per cui il ragionamento s’accorge che non restano alternative.
    Nella prima parte c'è il racconto del viaggio che dal Senegal, attraverso Mali e Niger, porta alle coste libiche. E' un viaggio che rende i lettori testimoni impotenti e angosciati di fronte a continui soprusi per arrivare poi ad imbarcarsi sui famigerati barconi dove almeno il 12% degli uomini e delle donne che ci provano finisce il suo viaggio facendo del Mediterraneo la sua eterna dimora.
    Nella seconda parte Gatti diventa Bilal e s'infiltra nel centro di accoglienza di Lampedusa dove testimonia come per queste persone le angosce non finiscono con il fortunato approdo ma è come se un filo del destino li tenesse legati ad una sorte che li vuole deprivare di ogni rispetto umano. E così questo filo continua a incatenare anche il clandestino che cerca lavoro nelle campagne pugliesi, dove Gatti ci accompagna, per la raccolta di pomodori. Si vuole lavorare per vivere e per riprendersi la dignità calpestata. Si trovano altre forme di schiavismo anche qui. E poi c'è chi dice che qui c'è civiltà....
    Ovviamente è una lettura doverosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Non sono una novità, le rotte dei migranti che tentano il tutto per tutto con il sogno di una vita migliore. Il giornalista Fabrizio Gatti le ha seguite ormai quasi dieci anni fa, ed ha pubblicato un ...continua

    Non sono una novità, le rotte dei migranti che tentano il tutto per tutto con il sogno di una vita migliore. Il giornalista Fabrizio Gatti le ha seguite ormai quasi dieci anni fa, ed ha pubblicato un reportage di un viaggio che dovremmo leggere tutti, invece di riempirci la bocca di pregiudizi sui clandestini mantenuti negli hotel a cinque stelle del nostro Stato.
    Gatti attraversa l'Africa, dal Senegal alla Libia; visita le campagne della Puglia dove i braccianti sono ridotti alla schiavitù da italianissimi caporali; si fa rinchiudere nel centro d'accoglienza di Lampedusa, tutt'altro che lucido e ben tenuto come le TV lo mostrano; segue il percorso dei rimpatri forzati, dei deportati di oggi, abbandonati a se stessi al limite del deserto del Sahara.
    "Bilal" è una lettura che dovrebbe essere a mio parere obbligatoria, specialmente per chi si convince ogni giorno che i TG siano una fonte di informazioni imparziali, per chi pensa di saperne abbastanza delle vite degli altri.

    ha scritto il 

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