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Billard Blues

Di

Editore: Bompiani

3.4
(145)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 143 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8845211045 | Isbn-13: 9788845211041 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: V. Latronico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Chicago anni Trenta. In un fumoso locale dove suona un musicista nero diblues, il boss Al Capone arriva a sfidare il più grande giocatore di biliardoin circolazione rimanendone sconfitto, il chitarrista John Lee Hooker netrarrà un importante insegnamento. New York anni Sessanta. Il sassofonistaMax Coleman viene picchiato selvaggiamente da un boss del contrabbandolocale, al termine di una notte d'amore con la donna del boss, non essendoriuscito a trattenerla e avendo così perso l'occasione della sua vita, decidedi smettere di bere e di suonare per sempre. Las Vegas anni Ottanta. Willcox,professionista del poker sfida con il suo partner un pericoloso mafioso,vinceranno con un decisivo bluff, ma Willcox deciderà di non giocare mai più.
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  • 3

    Tre graziosi racconti dal sapore molto "americanoir" che scorrono via fluidamente, per quanto così fluidamente che poco ne resta dentro. Carini ma non sfondano quel confine interno che imprime un segno nella memoria.

    ha scritto il 

  • 3

    Ah la France... - 23 gen 11

    Ancora un Barric(que)co? Anche qui il modo di scrivere del buon Maxence me lo avvicina molto all’amato torinese. Questo modo di raccontare una piccola cosa, delineando bene i contorni, i personaggi, e rendendo palese in modo onesto quello che si vuole dire, dove si vuole arrivare. Qui siamo non s ...continua

    Ancora un Barric(que)co? Anche qui il modo di scrivere del buon Maxence me lo avvicina molto all’amato torinese. Questo modo di raccontare una piccola cosa, delineando bene i contorni, i personaggi, e rendendo palese in modo onesto quello che si vuole dire, dove si vuole arrivare. Qui siamo non su un breve romanzo, come altrove mi ha abituato, ma su tre racconti, uniti dal filo rosso di rappresentare alcuni aspetti di una certa cultura americana. Il primo, basato su una partita di biliardo. Il secondo, su di un concerto jazz. Il terzo, sul mondo del Poker. Diciamo subito che il terzo mi è sembrato meno riuscito degli altri: da un lato è un po’ scontato (una serie di bozzetti di una coppia di giocatori di poker, per avvicinarci alla grande partita ed a seguirne lo sviluppo e gli epiloghi, ma pensiamo di sapere già il finale, ed almeno uno lo prendiamo, mentre qualche rivolo ci sfugge, e forse sono i più interessanti) e dall’altro il poker è sempre stato un gioco che non mi ha mai appassionato. Forse perché, nel fondo, non ho proprio un’anima scommettitrice, e quindi non ne vedo la bellezza. Gli altri due, invece li trovo più riusciti. Il biliardo è una bellissima ballata che si srotola all’interno di un club di biliardo, ed al suo più nutrito animale, un bravissimo cinquanta volte campione del mondo. Ed alla partita che viene obbligato a giocare contro Al Capone, non solo gangster ma anche appassionato giocatore della stecca. Assistiamo così ad una partita senza esclusione di colpi che porterà fino a tentare (ma riuscirà o no lo lascio a chi lo vorrà leggere) il leggendario colpo “Diamond Drink”. Il tutto accompagnati da un misterioso suonatore di chitarra, che allieta le serate nel locale con le sue bellissime ballate blues. E non a caso il locale si chiama “Billard Blues”. Il Jazz è un altro tentativo di descrivere una situazione tipicamente americana. Il suonatore di sax bravissimo ma, per sua sfortuna, bianco. Che vive in un perenne stato alcolico, ma che tuttavia riesce ad incantare con le sue note. Il gangster che vuole a tutti i costi sentir suonare la bella Diana. E Diana, l’eterea suonatrice di piano, che ci regala una memorabile serata di suoni ed altro. Max, l’uomo del sax, non potrà che innamorarsi della pianista. E non si potrà non arrivare ad uno scontro tra le tre posizioni, che non sarà cruento nello svolgimento, ma forte e duro nell’anima dei protagonisti. In questi due racconti Maxence riesce, con il suo stile asciutto, a portarci lì in America con lui. Nella fumosa sala da biliardo. Nella cantina dove i bianchi suonano la musica negra. Ed ogni storia ha sempre due protagonisti principali, almeno ai miei occhi, il grande giocatore di biliardo ed il suonatore di blues, il sassofonista e la pianista, i due giocatori di poker. Alla fine delle storie uno dei due sarà sempre sconfitto (a volte forse tutti e due?), ma la penna di Maxence li lascia liberi, e siamo poi noi ad immaginarci cosa faranno dopo l’ultima pagina. Anche Maxence mi piace, ha i suoi alti e bassi, ma mi lascia dentro un senso di pace, anche quando (come in altri suoi libri) non vi sono ottimismi da festeggiare. Come un vino liquoroso che ben sanno fare lì in fondo alle campagne francesi, cogliendo chicco a chicco, con delicatezza. Ma quando viene fuori, il vino ha una sua potenza niente affatto delicata.
    “Quand tu possèdes la musique, tu possèdes tout” [Quando hai la musica, hai tutto.] (12)
    « Ça reste tout de même la plus belle histoire d’amour manquée de ma vie » [In ogni modo, rimane la più bella storia d’amore mancata della mia vita.] (83)
    « N’oublie pas ceci : jouer du jazz, c’est comme raconter une histoire. Une fois la musique envolée e le morceau terminé, il ne doit rester que du bonheur … Sinon ça ne sert à rien. » [Non dimenticarlo mai: suonare jazz è come raccontare una storia. Una volta finito il brano e volata via la musica, non deve restare che felicità … Altrimenti è inutile.] (86)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Chicago anni Trenta. In un fumoso locale dove suona un musicista nero di blues, il boss Al Capone arriva a sfidare il più grande giocatore di biliardo in circolazione rimanendone sconfitto, il chitarrista John Lee Hooker ne trarrà un importante insegnamento. New York anni Sessanta. Il sassofonist ...continua

    Chicago anni Trenta. In un fumoso locale dove suona un musicista nero di blues, il boss Al Capone arriva a sfidare il più grande giocatore di biliardo in circolazione rimanendone sconfitto, il chitarrista John Lee Hooker ne trarrà un importante insegnamento. New York anni Sessanta. Il sassofonista Max Coleman viene picchiato selvaggiamente da un boss del contrabbando locale, al termine di una notte d'amore con la donna del boss, non essendo riuscito a trattenerla e avendo così perso l'occasione della sua vita, decide di smettere di bere e di suonare per sempre. Las Vegas anni Ottanta. Willcox, professionista del poker sfida con il suo partner un pericoloso mafioso, vinceranno con un decisivo bluff, ma Willcox deciderà di non giocare mai più.

    ha scritto il 

  • 3

    tre racconti, 2 hanno a che fare con il jazz uno col pocker, parlano di occasioni perse e di momenti straordinari ... rimanda ad un tempo lontano, all'america un po' onirica dei locali fumosi e dei giocatori.. carino ma non convincente

    ha scritto il 

  • 4

    «I veri suonatori di blues, non li trovi così facilmente. Per esserlo, bisogna aver conosciuto almeno una volta nella vita la malinconia. E quella non la insegnano da nessuna parte


    Tendo a considerare Maxence Fermine più un poeta che uno scrittore, perché quello che riesce a fare ...continua

    «I veri suonatori di blues, non li trovi così facilmente. Per esserlo, bisogna aver conosciuto almeno una volta nella vita la malinconia. E quella non la insegnano da nessuna parte

    Tendo a considerare Maxence Fermine più un poeta che uno scrittore, perché quello che riesce a fare con le parole non è un qualcosa di molto comune. Ci gioca, crea atmosfere che si possono quasi toccare e respirare, ti rapisce e in cinque minuti si è già arrivati alla conclusione. Perché il suo più grande difetto è questo, scrivere racconti brevi, troppo brevi, in Jazz Blanc paragona la storia d'amore tra Max Coleman e Diana King a una bolla di sapone, e anche i suoi racconti lo sono, sul più bello, puff, scoppiano, e la magia finisce, quando invece sarebbe bellissimo se potesse durare ancora per altre mille pagine.
    Ad ogni modo, ho trovato i primi due racconti, Billard Blues e Jazz Blanc veramente incantevoli, vuoi per le atmosfere: fumose, scure, meravigliosamente d'altri tempi. Vuoi per i temi, il blues (essendo un mio grande amore, temo di essere leggermente imparziale nel giudicare il primo racconto, ma non facciamoci caso), il jazz, la sconfitta: in amore e al gioco, l'alcool, la passione folle per la musica.
    Il terzo racconto, Poker, perde un po' di magia (o forse non sono riuscita ad apprezzarlo pienamente perché non sono un'appassionata di poker), ma è comunque degno di essere letto.

    ha scritto il 

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