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Billy Budd

By Herman Melville

(120)

| Mass Market Paperback | 9788807822018

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Book Description

"Billy è l'ultimo. E Billy Budd è una parabola. In questo discorso in forma di racconto (che, come è noto, fu redatto tra il 1886-1888 e il 1891, anno della morte dell'autore, e uscì nella prima edizione soltanto nel 1924) infatti Billy da vita alla Continue

"Billy è l'ultimo. E Billy Budd è una parabola. In questo discorso in forma di racconto (che, come è noto, fu redatto tra il 1886-1888 e il 1891, anno della morte dell'autore, e uscì nella prima edizione soltanto nel 1924) infatti Billy da vita alla figura angelicata di colui che sempre e comunque subisce e subirà il torto, l'ingiustizia, la prepotenza, l'illegalità (per dirla melvillianamente, le mire del maligno su questa terra). Pertanto Billy - che è una specie di 'umiliato e offeso' eroicizzato sorto dalla commistione di un Oliver Twist rimasto immune ai bassifondi e ormai giovanotto con un santo martire e con qualcosa del dostoevskiano 'idiota' principe Myskin - è anche il sacrificato per eccellenza, cioè, l'innocente, il puro." (dall'introduzione di Alessandro Ceni)

56 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    L'ho trovato una porcheria. Un continuo virtuosismo linguistico da parte dell'autore che narra una storia che in realtà avrebbe potuto sviluppare in dieci paginette. Tutto il resto è un fastidioso e pedante contorno.

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    Alessandro P. said on Oct 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    storia carina (anche se ovvia), ritmo mai presente, ripagato con dissertazioni o lungaggini filosofiche o psicologiche, mai del tutto soddisfacenti.

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    KillDevilHill said on Oct 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un bel libro, leggero, tipicamente ottocentesco nella struttura e nella morale contenuta (il bene non sempre prevale, la cattiveria umana spesso e volentieri gli è superiore). La trama si potrebbe risolvere in poche righe, ma Melville è bravissimo a ...(continue)

    Un bel libro, leggero, tipicamente ottocentesco nella struttura e nella morale contenuta (il bene non sempre prevale, la cattiveria umana spesso e volentieri gli è superiore). La trama si potrebbe risolvere in poche righe, ma Melville è bravissimo a ricamargli intorno una bella storia e a farti apprezzare così a fondo il bravo marinaio Billy Budd, protagonista suo malgrado dell'invidia di alcuni marinai di bordo che porterà al fatto attorno al quale ruota il racconto.

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    Lodo83 said on Aug 31, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il tipo di libri che, dopo che l'hai letti, ci stai a riflettere su per un bel po'.

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    Mgcgio said on Aug 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Herman Melville “Billy Budd” o “della potenza della pubblicità”:
    un romanzo breve, o un racconto lungo, poco più di cento paginette nella mia edizione.
    “Paginette!?”
    Se qualcuno di voi subito mi interrompesse bruscamente a questo punto, capirei ch ...(continue)

    Herman Melville “Billy Budd” o “della potenza della pubblicità”:
    un romanzo breve, o un racconto lungo, poco più di cento paginette nella mia edizione.
    “Paginette!?”
    Se qualcuno di voi subito mi interrompesse bruscamente a questo punto, capirei che questa breve nota, almeno per lui, sarebbe totalmente inutile. Di sicuro questo qualcuno ha già letto questo testo.
    E io sarei completamente daccordo con lui, pronto a scusarmi e ad eliminare quel sostantivo del tutto inadeguato. Non esistono “paginette” in questa breve narrazione, come non esitono pennelli grandi ma solo grandi pennelli, ricordando quella vecchia pubblicità con un omino che con una bicicletta portava un enorme, inutile pennello. Melville in queste pagine densissime elimina tutto ciò che potrebbe essere inutile. Eliminando la testa e la coda, mantenendo solamente il cuore, come succedeva in un'altra altrettanto famosa pubblicità di una nota grappa, riesce a produrre un distillato umanoe letterario di alta qualità, forte, robusto e fine, finissimo, capace di infiltrarsi e depositarsi nelle nostre profondità. Come ne “La linea d'ombra” di Conrad, pochissimi personaggi Billy, Claggart, Vere, il comandande della Bellinport, la nave militare luogo della tragedia. che riempiono la mente e la pancia. Poche le descrizioni ambientali, la vita di bordo è un pretesto comodo per Melville per ambientare una piccola grande tragedia classica, dove al povero Billy non rimane che soccombere di fronte al Fato, impassiibile e immanente, contro cui l'Uomo sembra potere fare nulla. Al contrario di Conrad (La linea d'ombra) o di Poe (Storia di Gordon Pim) qui la natura, e la sua forza, non è più matrigna, rimane sullo sfondo, appena accennata o che fa da quinta alla tragedia tutta umana, come nello splendido tragico epilogo. Un romanzo modernissimo, profondo, appagante.
    E, per concludere un consiglio che, rimanendo in tema, ci obbliga a ritornare alle parole di un grande comunicatore, cantore del metodo italiano allo sviluppo insostenibile, che con il suo sguardo ammiccante e il pollice verso l'alto ci consigliava “provare per credere”.
    Io ci ho provato e non me ne sono pentito affatto … o no?

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    Manricogallotti said on Jul 14, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Perfezionamenti dell’indicibile.

    Quello che fa Melville al tempo e allo spazio della narrazione non l’ho visto fare a nessuno. Rallenta e analizza, velocizza quando vuole, va pianissimo, pianissimo, e non lo vedi più, è sparito come un fulmine. Ogni cosa è precisa, nel suo racconto. ...(continue)

    Quello che fa Melville al tempo e allo spazio della narrazione non l’ho visto fare a nessuno. Rallenta e analizza, velocizza quando vuole, va pianissimo, pianissimo, e non lo vedi più, è sparito come un fulmine. Ogni cosa è precisa, nel suo racconto. Ogni azione è inquadrata alla perfezione, sulla nave e nell’epoca. I caratteri vengono svelati, sminuzzati. Tutto è preparato eppoi aver preparato tutto non è servito a niente, perché succede quello che le circostanze hanno sì reso possibile, ma non inevitabile e neppure prevedibile. Melville scrive quanto è terribile l’uomo, persino l’uomo che tutto sarebbe dovuto essere, tranne che terribile. Melville è il profeta della impreveggenza.

    Discorsi a parte sarebbero consentiti sulla questione del desiderio maschile tabuizzato, grande maelstrom della letteratura di Melville, però io troverei ancora più interessante discutere di Billy Budd come rappresentazione dell’uomo buono, dell’innocente. Non credo che Billy Budd sia qualcosa di così semplice, non è neppure l’uomo selvaggio. Billy Budd, semmai, è un uomo che non si è mai staccato dalla sua purezza originaria – purezza intesa come identità non interrogata, come carattere ricevuto e mai lavorato. Purezza, allora, non come qualità del bene, ma come quintessenza o sestessenza o settensenza del male.

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    Coda said on Jun 16, 2014 | 1 feedback

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