Biografía del hambre

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Publisher: Anagrama

3.9
(1190)

Language: Español | Number of Pages: 208 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , English , Italian , Catalan , Dutch , German

Isbn-10: 8433970909 | Isbn-13: 9788433970909 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Book Description
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  • 4

    I francesi hanno un genere romanzesco chiamato "autofiction", cioé romanzi basati più o meno sulla vita dell'autore. Il riconoscimento dell'essere "fiction", cioé finzione, permette all'autore alcune ...continue

    I francesi hanno un genere romanzesco chiamato "autofiction", cioé romanzi basati più o meno sulla vita dell'autore. Il riconoscimento dell'essere "fiction", cioé finzione, permette all'autore alcune licenze letterarie per abbellire il racconto dove ce n'è bisogno.
    "Biografia della fame" di Amélie Nothomb è uno degli esempi migliori di questa tradizione, probabilmente perché sta descrivendo la sua infanzia. Ciò rende gli eventi raccontati talmente lontani da permetterle di distanziarsi, ma è anche interessante perché ha veramente qualcosa da dire.
    La fame del titolo si riferisce a molte cose. Cos'altro oltre la fame ha il potere di motivarci così tanto? È la ragione per cui ci alziamo la mattina. Potete dormire per sempre? No, la fame vi sveglierà prima o poi.
    Possiamo vedere questo tema sia come pratico (fame di cibo) o poetico (fame nel senso di desiderio). Ho trovato l'incipit del romanzo molto significativo: l'autrice descrive l'isola di Vanuatu, un paradiso per l'umanità in cui vi è molto cibo e il sesso è facile da ottenere. Tutti dovrebbero essere felici di vivere lì e lo sono, ma Amélie descrive un vuoto sentito da queste persone che non hanno più motivo per svilupparsi.
    Nel nostro mondo civilizzato ci sono le persone in cima (che hanno soddisfatto la propria fame) e quelle alla base (che avranno sempre fame). In un paese in cui la fame è scomparsa quei limiti creati dalla nostra società scompaiono piano piano. A chi importa se hai meno da mangiare degli altri quando tutti sono soddisfatti e felici?
    La scena si sposta in Giappone, dove secondo l'autrice la sua vita è iniziata ed è felice, finché non si trasferisce in Cina dove testimonia la fame vera. I cinesi riescono a costruire un piatto dal niente, e perché non dovrebbero? Hanno sempre fame. Ma la loro fame si limita al mero cibo?
    Passiamo poi all'abbondanza americana. Il cibo e lo spreco sono sicuramente i modi migliori di descrivere questo paese. Affascinante, ma piuttosto semplice, la vita di Amélie in America è una felicità costante. Quando raggiungi la cima della piramide tendi ad essere soddisfatto, ma sparisce anche la passione. Hai bisogno di un modo di affamarti per sentirti di nuovo vivo. Durante il suo periodo in India cede all'anoressia. Quei paragrafi erano probabilmente i più spassosi e spaventosi che abbia mai letto in un libro della Nothomb. Inoltre, la lotta per uscirne fuori mi ha fatta intenerire.
    Alla fine dei conti, non so se questa è davvero stata la sua vita, lei non lo ammette, ma è sicuramente un personaggio che vorrei molto incontrare.

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  • 3

    Il ponte dell'Immacolathomb

    Ne sono uscita.
    Un film in streaming ambientato in Giappone in un pomeriggio di ponte. http://www.youtube.com/watch?v=hTbUoUwDxGA
    Tratto da Amélie Nothomb. Dark, Japan addicted. In comune abbiamo sol ...continue

    Ne sono uscita.
    Un film in streaming ambientato in Giappone in un pomeriggio di ponte. http://www.youtube.com/watch?v=hTbUoUwDxGA
    Tratto da Amélie Nothomb. Dark, Japan addicted. In comune abbiamo solo un refrain: anche tu sei degli anni '60? Sì, io ci sono dentro per soli 8 giorni.
    L'ho incontrata per la prima volta in un libro Voland con una bella copertina morbida, rilegata a filo, prima che fosse prevista l'imprescindibilità della sua faccia, circa 15 anni fa. Lo comprai, lo lessi e non mi piacque. Bella confezione, buona idea, conoscenza dei meccanismi testuali, suspence, ma finale pretenzioso e tirato via. Opera prima, si farà.
    Qualche anno dopo Le Catilinarie. Trovo un vezzo questo chiamare romanzi dei racconti. Ecco, Le Catilinarie è un racconto corretto, con un bell'esempio di meccanismo del rovesciamento, null'altro.
    Nel frattempo lei diventava un'icona. Un po' snobbina. Siamo una generazione di snob.
    Torniamo a lunedì. A volte la lettura mi prende così. Curiosità. Meraviglie del contemporaneo fanno sì che mi possa togliere gli sfizi, leggere libri a gogo. Sei libri della sua autobiografia in due-tre giorni.
    La donna degli incipit. I suoi libri cominciano sempre molto bene. Non finiscono quasi mai. Chissà se non avesse dovuto attendere a un altro dei suoi vezzi, pubblicare un libro all'anno sempre nella stessa data, forse avrebbe potuto scrivere una grande autobiografia, una recherche, addirittura, dotata di maggiore fluidità rispetto ai suoi cosiddetti romanzi.
    Comunque si fa leggere. Con punte interessanti: esotismo (tanto esotismo), anoressia e glicofilia, potomania e idromania, relazioni eterosessuali delicate e grigie, passioni omosessuali coinvolgenti e masochiste, asma e scalate titaniche.
    Il meglio riuscito: Metafisica dei tubi
    Il peggiore: (l'osannato) Stupore e tremori
    Il più vicino alla realtà: La nostalgia felice
    Il più lontano dalla realtà: Né di Eva né di Adamo
    Il più letterario: Sabotaggio d'amore
    Il tentativo complessivo col peggior finale: Biografia della fame

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  • 4

    No, non ci sarà alcuna cena con Clayton Newlin, non ci sarà amore, mi hai aspettata millenni e io ti do buca, il tuo abbraccio stringerà il vuoto, il tuo respiro non brucerà nessuno, ti ho aspettato f ...continue

    No, non ci sarà alcuna cena con Clayton Newlin, non ci sarà amore, mi hai aspettata millenni e io ti do buca, il tuo abbraccio stringerà il vuoto, il tuo respiro non brucerà nessuno, ti ho aspettato fin dal giardino dell'Eden ma non accadrà niente, tanto immane è il mio desiderio di infelicità, non ti rivelerò alcun segreto, è più facile morire che vivere, per questo tutta la mia vita non sarà che morte, ogni mattina, al risveglio dal sonno, il mio primo pensiero sarà che sono già morta, che mi sono data la morte dicendo no all'uomo che era la mia vita, così, senza ragione, senza altra ragione se non questa vertigine che mi spinge a distruggere tutto, questa potenza abietta della parola no, quel no che si è impossessato di me nel momento cruciale della mia esistenza, spegnete le torce, toglietevi le vostre belle vesti, la festa è finita prima di cominciare, che non ci sia più il sole, che non ci sia più il tempo, che non ci sia più nessuno, che non ci sia più niente, che io non abbia più ne cuore questo enorme perché, ero colei che aveva l'universo nelle sue mani e ho deciso che morisse, eppure volevo che vivesse, non capisco cosa sia successo.

    Scoprii quella sera una cosa terribile: ci si può rovinare la vita con una sola parola.
    Bisogna precisare che non era una parola qualsiasi, ma la parola 'no', parola di morte, crollo dell'universo. Parola indispensabile, certo, ma che dall'ascensore newyorkese non ho più pronunciato senza avvertire nell'orecchio il sibilo di un proiettile. Nel West americano, una tacca nel calcio di un'arma da fuoco significava un morto: l'albo d'oro di un fucile si leggeva dal numero delle tacche. Se esiste per le parole qualcosa di simile, indubbiamente la parola 'no' è quella che ha più cadaveri al suo attivo.

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  • 4

    "Esiste una fame del ventre che non sia indizio di una fame più generalizzata? Per fame, intendo quel buco spaventoso dentro tutto l'essere, quel vuoto che attanaglia, quell'aspirazione non tanto all' ...continue

    "Esiste una fame del ventre che non sia indizio di una fame più generalizzata? Per fame, intendo quel buco spaventoso dentro tutto l'essere, quel vuoto che attanaglia, quell'aspirazione non tanto all'utopica pienezza quanto alla semplice realtà: là dove non c'è niente, imploro che vi sia qualcosa".
    Campionessa della superfame, Amélie Nothomb vuole il meglio, l'ottimo, il bello in tutti i campi del piacere. Con una scrittura che passa dal reale al surreale, fa di quest'ultimo una parte del possibile e permette al lettore di toccarla, anche se solo a morsi.

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  • 4

    Un ottimo libro, con la prima parte più allegra della seconda dove si vira più sul tragico e sul triste; l'unico difetto di questo libro è che dopo averlo letto correrete seriamente il rischio di iniz ...continue

    Un ottimo libro, con la prima parte più allegra della seconda dove si vira più sul tragico e sul triste; l'unico difetto di questo libro è che dopo averlo letto correrete seriamente il rischio di iniziarne uno peggiore.

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  • 3

    Un hapax o un quadernino di fattarelli non mi calmano la fame o non me la sviluppano ulteriormente come può farlo un romanzo, però sono del finger food che si fa mangiare volentieri.

    La gratitudine è un must per chi ti regala parole da collezione quali ‘potomania’, ‘tampopogumi’ e ‘hapax’. Mi bastano per mettere in secondo piano quanto poco nerbo letterario e dunque interesse uma ...continue

    La gratitudine è un must per chi ti regala parole da collezione quali ‘potomania’, ‘tampopogumi’ e ‘hapax’. Mi bastano per mettere in secondo piano quanto poco nerbo letterario e dunque interesse umano abbiano i ricordi di una figlia di diplomatico tra i tre anni e i dodici, con una impennata di male di vivere verso i quattordici e un facciamola finita con i souvenir della memoria a venti anni circa. I genitori si portano dietro le figlie tra Giappone, Cina, America, Bangladesh, Birmania, Laos e Bruxelles, forse mi dimentico qualche nazione in mezzo, e una delle due trova anche il tempo di deprimersi. Quando comincia a deprimersi sul serio, nella tarda adolescenza, balugina l’anoressia (ah, allora il titolo non era solo uno dei cacchi che passa per la testa dell’autrice durante le duecento pagine delle sue piccole memorie coloniali!) e il libro finisce, ma non perché l’autrice sia morta di anoressia, è che lei ha deciso di smettere di raccontare in quel punto, è suo diritto.

    Ben venga il tragico destino di essere la figlia di diplomatico costretta a molti viaggi e svaghi e mai un problemino di paghetta per comprarsi alcolici o altri sveghi prepuberali simili, se tra un cianciarsi addosso e l’altro offre riflessioni nitide come “L’assenza di fame è un dramma al quale nessuno ha mai rivolto la propria attenzione.” o come “La lettura era il luogo privilegiato dell’ammirazione. Presi a leggere molto per ammirare spesso.”

    Quando un libro offre poco, prendo quel poco e lo metto sul personale, perciò se è imperdonabile (come è imperdonabile Mann per frasi decisamente più stupide di queste) la frase “L’esperienza apocalittica è il contrario della noia.”, ho soltanto da dire grazie per la frase: “Forse è questo, appartenere a un luogo: non vedere di cosa si tratta.” Io ho grandi difficoltà per raccontarmi i miei luoghi, tutto ciò che vivi ancora è un mistero, quello che non vive più è freddo abbastanza per necrosezionarlo con le parole. Si possiede solo quello che non c’è più.

    A Amélie Nothomb, bislacchina raccontatrice di aneddoti da tavolino del tè, il tè non mi piace, devo questi altri due periodi e poi basta, ognuno dei quali si merita un romanzo tutto da scrivere, non i nonnulla che scrive in fila la Nothomb (anche io, però, sempre a farla lunga: lo dico io, cioè nessuno, che un romanzo non è un romanzo se si svolge tutto in tre righe o meno):

    “Ero riuscita a uccidere uno della mia classe con la sola forza del pensiero. Avevo desiderato la sua morte per una notte intera e, al mattino, la maestra sconsolata ci aveva annunciato il decesso di quell’allievo.”

    “Un uomo seduto per terra non aveva più il naso: al suo posto, un grande buco lasciava intravedere il cervello.”

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  • 4

    Un libro extraño, aunque eso es lo normal con esta autora. Se trata de un repaso a su infancia (supuestamente es autobiográfico) pero desde un punto de vista inusual: el hambre. Y no el hambre por com ...continue

    Un libro extraño, aunque eso es lo normal con esta autora. Se trata de un repaso a su infancia (supuestamente es autobiográfico) pero desde un punto de vista inusual: el hambre. Y no el hambre por comida, sino el hambre como necesidad de conocer cosas, gente, lugares... todas las inquietudes que la pequeña Amelie va experimentando.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    La nomade globale

    Pezzi di autobiografia, ottimamente scritti. Amélie bimba vive nel Giappone dell'acqua, per poi spostarsi nell'arida Cina della rivoluzione culturale, nella Manhattan anni '70 splendente di edonismo, ...continue

    Pezzi di autobiografia, ottimamente scritti. Amélie bimba vive nel Giappone dell'acqua, per poi spostarsi nell'arida Cina della rivoluzione culturale, nella Manhattan anni '70 splendente di edonismo, nel Bangladesh della carestia e in molti altri luoghi. L'autrice già da bambina mostra un'intelligenza precocissima e comportamenti alquanto bizzarri. Poi tutto precipita nelle fasi successive, puberali. Una mente molto acuta che racconta il suo passato, vissuto fra uno sradicamento e l'altro.

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  • 5

    "Il cervello è costituito essenzialmente di tessuto adiposo. I più nobili pensieri nascono nel grasso."

    L'ho finito in un pomeriggio, nella frenetica attesa di un live dei Kasabian alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano. Ho cominciato a leggere, e tre ore più tardi l'avevo finito. Il finire un lib ...continue

    L'ho finito in un pomeriggio, nella frenetica attesa di un live dei Kasabian alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano. Ho cominciato a leggere, e tre ore più tardi l'avevo finito. Il finire un libro tutto d'un fiato l'ho sempre visto come un evento cinematografico, qualcosa di possibile ma del tutto improbabile, qualcosa di romantico, e pertanto estinto. E invece l'ho fatto, ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita (davvero, non esagero). Amelie Nothomb mi mette addosso quella sua fame che lei descrive così bene, inizio un suo libro e mi convinco che devo leggere tutti gli altri che ha scritto, tutti d'un fiato, esattamente come questo.
    Meraviglioso, non posso dire altro.

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