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Biographie de la faim

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Editeur: LGF - Livre de Poche

3.9
(1167)

Language:Français | Number of pages: 188 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Spanish , English , Italian , Catalan , Dutch , German

Isbn-10: 225311717X | Isbn-13: 9782253117179 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others

Category: Biography , Fiction & Literature , Philosophy

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Description du livre
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  • 4

    No, non ci sarà alcuna cena con Clayton Newlin, non ci sarà amore, mi hai aspettata millenni e io ti do buca, il tuo abbraccio stringerà il vuoto, il tuo respiro non brucerà nessuno, ti ho aspettato f ...continuer

    No, non ci sarà alcuna cena con Clayton Newlin, non ci sarà amore, mi hai aspettata millenni e io ti do buca, il tuo abbraccio stringerà il vuoto, il tuo respiro non brucerà nessuno, ti ho aspettato fin dal giardino dell'Eden ma non accadrà niente, tanto immane è il mio desiderio di infelicità, non ti rivelerò alcun segreto, è più facile morire che vivere, per questo tutta la mia vita non sarà che morte, ogni mattina, al risveglio dal sonno, il mio primo pensiero sarà che sono già morta, che mi sono data la morte dicendo no all'uomo che era la mia vita, così, senza ragione, senza altra ragione se non questa vertigine che mi spinge a distruggere tutto, questa potenza abietta della parola no, quel no che si è impossessato di me nel momento cruciale della mia esistenza, spegnete le torce, toglietevi le vostre belle vesti, la festa è finita prima di cominciare, che non ci sia più il sole, che non ci sia più il tempo, che non ci sia più nessuno, che non ci sia più niente, che io non abbia più ne cuore questo enorme perché, ero colei che aveva l'universo nelle sue mani e ho deciso che morisse, eppure volevo che vivesse, non capisco cosa sia successo.

    Scoprii quella sera una cosa terribile: ci si può rovinare la vita con una sola parola.
    Bisogna precisare che non era una parola qualsiasi, ma la parola 'no', parola di morte, crollo dell'universo. Parola indispensabile, certo, ma che dall'ascensore newyorkese non ho più pronunciato senza avvertire nell'orecchio il sibilo di un proiettile. Nel West americano, una tacca nel calcio di un'arma da fuoco significava un morto: l'albo d'oro di un fucile si leggeva dal numero delle tacche. Se esiste per le parole qualcosa di simile, indubbiamente la parola 'no' è quella che ha più cadaveri al suo attivo.

    dit le 

  • 4

    "Esiste una fame del ventre che non sia indizio di una fame più generalizzata? Per fame, intendo quel buco spaventoso dentro tutto l'essere, quel vuoto che attanaglia, quell'aspirazione non tanto all' ...continuer

    "Esiste una fame del ventre che non sia indizio di una fame più generalizzata? Per fame, intendo quel buco spaventoso dentro tutto l'essere, quel vuoto che attanaglia, quell'aspirazione non tanto all'utopica pienezza quanto alla semplice realtà: là dove non c'è niente, imploro che vi sia qualcosa".
    Campionessa della superfame, Amélie Nothomb vuole il meglio, l'ottimo, il bello in tutti i campi del piacere. Con una scrittura che passa dal reale al surreale, fa di quest'ultimo una parte del possibile e permette al lettore di toccarla, anche se solo a morsi.

    dit le 

  • 4

    Un ottimo libro, con la prima parte più allegra della seconda dove si vira più sul tragico e sul triste; l'unico difetto di questo libro è che dopo averlo letto correrete seriamente il rischio di iniz ...continuer

    Un ottimo libro, con la prima parte più allegra della seconda dove si vira più sul tragico e sul triste; l'unico difetto di questo libro è che dopo averlo letto correrete seriamente il rischio di iniziarne uno peggiore.

    dit le 

  • 3

    Un hapax o un quadernino di fattarelli non mi calmano la fame o non me la sviluppano ulteriormente come può farlo un romanzo, però sono del finger food che si fa mangiare volentieri.

    La gratitudine è un must per chi ti regala parole da collezione quali ‘potomania’, ‘tampopogumi’ e ‘hapax’. Mi bastano per mettere in secondo piano quanto poco nerbo letterario e dunque interesse uma ...continuer

    La gratitudine è un must per chi ti regala parole da collezione quali ‘potomania’, ‘tampopogumi’ e ‘hapax’. Mi bastano per mettere in secondo piano quanto poco nerbo letterario e dunque interesse umano abbiano i ricordi di una figlia di diplomatico tra i tre anni e i dodici, con una impennata di male di vivere verso i quattordici e un facciamola finita con i souvenir della memoria a venti anni circa. I genitori si portano dietro le figlie tra Giappone, Cina, America, Bangladesh, Birmania, Laos e Bruxelles, forse mi dimentico qualche nazione in mezzo, e una delle due trova anche il tempo di deprimersi. Quando comincia a deprimersi sul serio, nella tarda adolescenza, balugina l’anoressia (ah, allora il titolo non era solo uno dei cacchi che passa per la testa dell’autrice durante le duecento pagine delle sue piccole memorie coloniali!) e il libro finisce, ma non perché l’autrice sia morta di anoressia, è che lei ha deciso di smettere di raccontare in quel punto, è suo diritto.

    Ben venga il tragico destino di essere la figlia di diplomatico costretta a molti viaggi e svaghi e mai un problemino di paghetta per comprarsi alcolici o altri sveghi prepuberali simili, se tra un cianciarsi addosso e l’altro offre riflessioni nitide come “L’assenza di fame è un dramma al quale nessuno ha mai rivolto la propria attenzione.” o come “La lettura era il luogo privilegiato dell’ammirazione. Presi a leggere molto per ammirare spesso.”

    Quando un libro offre poco, prendo quel poco e lo metto sul personale, perciò se è imperdonabile (come è imperdonabile Mann per frasi decisamente più stupide di queste) la frase “L’esperienza apocalittica è il contrario della noia.”, ho soltanto da dire grazie per la frase: “Forse è questo, appartenere a un luogo: non vedere di cosa si tratta.” Io ho grandi difficoltà per raccontarmi i miei luoghi, tutto ciò che vivi ancora è un mistero, quello che non vive più è freddo abbastanza per necrosezionarlo con le parole. Si possiede solo quello che non c’è più.

    A Amélie Nothomb, bislacchina raccontatrice di aneddoti da tavolino del tè, il tè non mi piace, devo questi altri due periodi e poi basta, ognuno dei quali si merita un romanzo tutto da scrivere, non i nonnulla che scrive in fila la Nothomb (anche io, però, sempre a farla lunga: lo dico io, cioè nessuno, che un romanzo non è un romanzo se si svolge tutto in tre righe o meno):

    “Ero riuscita a uccidere uno della mia classe con la sola forza del pensiero. Avevo desiderato la sua morte per una notte intera e, al mattino, la maestra sconsolata ci aveva annunciato il decesso di quell’allievo.”

    “Un uomo seduto per terra non aveva più il naso: al suo posto, un grande buco lasciava intravedere il cervello.”

    dit le 

  • 4

    Un libro extraño, aunque eso es lo normal con esta autora. Se trata de un repaso a su infancia (supuestamente es autobiográfico) pero desde un punto de vista inusual: el hambre. Y no el hambre por com ...continuer

    Un libro extraño, aunque eso es lo normal con esta autora. Se trata de un repaso a su infancia (supuestamente es autobiográfico) pero desde un punto de vista inusual: el hambre. Y no el hambre por comida, sino el hambre como necesidad de conocer cosas, gente, lugares... todas las inquietudes que la pequeña Amelie va experimentando.

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    4

    La nomade globale

    Pezzi di autobiografia, ottimamente scritti. Amélie bimba vive nel Giappone dell'acqua, per poi spostarsi nell'arida Cina della rivoluzione culturale, nella Manhattan anni '70 splendente di edonismo, ...continuer

    Pezzi di autobiografia, ottimamente scritti. Amélie bimba vive nel Giappone dell'acqua, per poi spostarsi nell'arida Cina della rivoluzione culturale, nella Manhattan anni '70 splendente di edonismo, nel Bangladesh della carestia e in molti altri luoghi. L'autrice già da bambina mostra un'intelligenza precocissima e comportamenti alquanto bizzarri. Poi tutto precipita nelle fasi successive, puberali. Una mente molto acuta che racconta il suo passato, vissuto fra uno sradicamento e l'altro.

    dit le 

  • 5

    "Il cervello è costituito essenzialmente di tessuto adiposo. I più nobili pensieri nascono nel grasso."

    L'ho finito in un pomeriggio, nella frenetica attesa di un live dei Kasabian alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano. Ho cominciato a leggere, e tre ore più tardi l'avevo finito. Il finire un lib ...continuer

    L'ho finito in un pomeriggio, nella frenetica attesa di un live dei Kasabian alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano. Ho cominciato a leggere, e tre ore più tardi l'avevo finito. Il finire un libro tutto d'un fiato l'ho sempre visto come un evento cinematografico, qualcosa di possibile ma del tutto improbabile, qualcosa di romantico, e pertanto estinto. E invece l'ho fatto, ed è stata una delle esperienze più belle della mia vita (davvero, non esagero). Amelie Nothomb mi mette addosso quella sua fame che lei descrive così bene, inizio un suo libro e mi convinco che devo leggere tutti gli altri che ha scritto, tutti d'un fiato, esattamente come questo.
    Meraviglioso, non posso dire altro.

    dit le 

  • 5

    Potentemente vorace

    Naturale prosecuzione di "metafisica dei tubi, qui l'oralità della Nothomb raggiunge l'apoteosi, è assoluta ed implacabile, è fame di cibo, di affetto, di conoscenza, tanto divorante da sfociare nel s ...continuer

    Naturale prosecuzione di "metafisica dei tubi, qui l'oralità della Nothomb raggiunge l'apoteosi, è assoluta ed implacabile, è fame di cibo, di affetto, di conoscenza, tanto divorante da sfociare nel suo esatto (solo apparentemente) opposto, l'anoressia.
    E' meravigliosamente scritto ma comprendo perfettamente come quest'autrice possa essere idolatrata o visceralmente detestata per il suo estremismo. Io appartengo alla schiera degli estimatori.

    dit le 

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