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Black Boy

By Richard Wright

(1)

| Others | 9788471420916

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Book Description

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  • 1 person finds this helpful

    Mah... Io non so se sono una voce fuori dal coro, ma questo supposto classico a me non è che sia piaciuto tanto...
    L'autore racconta poco più di dieci anni della sua vita, quelli dell'infanzia e della prima adolescenza, nel girare di città in città ...(continue)

    Mah... Io non so se sono una voce fuori dal coro, ma questo supposto classico a me non è che sia piaciuto tanto...
    L'autore racconta poco più di dieci anni della sua vita, quelli dell'infanzia e della prima adolescenza, nel girare di città in città e di casa in casa dopo l'abbandono del padre. In tutto questo, la presa di coscienza del suo essere nero in un paese dove vige la legge del bianco e la forza della cultura e della letteratura, come mezzo di riscatto, insieme alla volontà di non annullarsi mai nella propria personalità, nonostante i notevoli rischi del vivere in alcune zone degli Stati Uniti del sud negli anno 10-20 del '900.
    Ma la noia... i concetti detti e stradetti... lo stile così obsoleto! Ho letto da poco "Il buio oltre la siepe", in cui è affrontato lo stesso tema della segregazione razziale, ma con quale poesia, con quale forza e allo stesso tempo con quanta delicatezza! Un romanzo che, rispetto a questo di Wright, sembra scritto oggi. Povero Wright... Avrà forse pagato lo scotto di essermi venuto in lettura dopo Atticus Finch e Boo Radley, che non mi si tolgono di mente.

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    claudia said on Apr 29, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Continua la mia nuova Rubrica mensile “Un classico al mese” e per il mese di febbraio ho scelto di leggere “Ragazzo negro”. L’imput mi è arrivato tramite consiglio da un’amica che frequenta la pagina facebook che spesso cito “Un buon libro, un ottimo ...(continue)

    Continua la mia nuova Rubrica mensile “Un classico al mese” e per il mese di febbraio ho scelto di leggere “Ragazzo negro”. L’imput mi è arrivato tramite consiglio da un’amica che frequenta la pagina facebook che spesso cito “Un buon libro, un ottimo amico” e quando mi sono ritrovata in una libreria di Torino ho soppesato l’acquisto del volume. Ho attentamente letto la quarta di copertina, ammirato l’immagine del bambino nero che si affaccia dal bus ridendo e che troneggia in copertina di questa nuova edizione Einaudi. L’ho preso in mano, posato, fatto un altro giro, ripreso, e comprato. Che posso dire se non un banale “è uno dei romanzi più belli che io abbia mai letto”? Sì, è banale, ma è vero.
    Richard è un ragazzino sveglio di tre anni che vive nel Sud degli Stati Uniti, assieme alla sua famiglia, la sua vita scorre tra le marachelle e le lezioni di sua mamma che gli insegna poco per volta le lettere dell’alfabeto. Fin qui sembrerebbe un’esistenza del tutto comune a tanti, tranne che per un piccolo dettaglio: Richard è nero, e nei Sud i bianchi vedono di malocchio i neri, anzi li trattano come schiavi e hanno una serie di leggi – le Leggi Crow – che per i neri prevedono moltissime restrizioni. La schiavitù è ufficialmente stata abolita dopo la fine della Guerra di Secessione, ma al Sud l’odio razziale è ancora forte e violento.

    La vita di Richard prende una piega drammatica quando il padre abbandona la famiglia per un’altra donna e la madre di Richard deve lavorare moltissime ore al giorno per portare a casa i soldi per sfamare Richard e suo fratello.

    I due finiscono in un orfanotrofio, ma anche qui fanno la fame e Richard tenta la fuga. L’infanzia di Richard trascorre tra lavoretti umili per i bianchi per guadagnare qualche dollaro, le lezioni alla scuola pubblica per ragazzi neri, la malattia della madre e molti trasferimenti in diverse città del Sud. Infine, proprio a causa della malattia della madre, i fratelli vengono divisi e Richard finisce tra le grinfie di sua nonna, una donna estremamente religiosa ma molto violenta.

    Richard ha però qualcosa di grande nel proprio cuore: la speranza che la condizione dei neri prima o poi cambi e non si piegherà mai alla pietà dei bianchi nè alle loro ingiurie. Piuttosto resta senza cibo, ma non accetta le elemosine dei bianchi, lui i soldi li vuole guadagnare. E’ vero, qualche volta commetterà qualche piccolo crimine e lo farà per mettere da parte i soldi per sfuggire dalla nonna violenta.

    Richard termina le scuole e trova un lavoro che gli permette di mettere dei soldi da parte per scappare da Jackson a Memphis. A Memphis immagina di avere più possibilità e viene assunto in una fabbrica dove si producono gli occhiali. Il suo vero sogno però è un altro: diventare scrittore e andare al Nord, a Chicago, dove non ci sono leggi razziali e dove i neri stanno un po’ meglio che al Sud. Finalmente a Memphis incontra un irlandese che gli permette di usare la sua tessera della biblioteca e Richard si avvicina alla letteratura con insaziabile avidità. Scopre un mondo che non si immaginava e legge romanzi anziché dormire.

    Ed è attraverso i libri che Richard scopre la speranza di poter essere diverso, la speranza di poter diventare quello che vuole lui, un uomo fatto con le proprie mani non fatto come dicono o vogliono gli altri. Andando via dal Sud, quel Sud che suo malgrado l’ha cresciuto, Richard è colmo di speranze verso il futuro ed è grazie alla conoscenza che potrà diventare un uomo migliore e uno scrittore come sogna da tempo.

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    Claudia (Il giro del mondo attraverso i libri) said on Feb 4, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Si tratta di uno splendido, avvincente e doloroso romanzo autobiografico scritto, alla fine degli anni Trenta, da Richard Wright, un autore statunitense che ha fatto delle proprie opere un inno in prosa, impietoso ma realistico, a favore della libert ...(continue)

    Si tratta di uno splendido, avvincente e doloroso romanzo autobiografico scritto, alla fine degli anni Trenta, da Richard Wright, un autore statunitense che ha fatto delle proprie opere un inno in prosa, impietoso ma realistico, a favore della libertà dei negri. Richard racconta gli anni della propria difficile e durissima infanzia, resa ancor più ardua dalla morte del padre, evento che costringerà la famiglia, soprattutto la madre, ad escogitare vari espedienti per sopravvivere. Lentamente egli si rende conto e prende consapevolezza delle disumane condizioni di vita e dello sfruttamento a cui sono sottoposti lui ed i suoi simili, grazie anche alla segreta lettura di libri banditi a tutti coloro che hanno il suo colore della pelle. Fino a quando non riesce a partire per il Nord, dove le condizioni di vita dei negri sono più dignitose, coltivando la malcelata speranza che, un giorno, anche il Sud potrà diventare patria di giustizia e di libertà.

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    Salvatore Palma said on Feb 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Questo romanzo sembrerebbe a favore di una visione “innatista” della vita, una predisposizione che rende l’uomo quello che è indipendentemente dall’ambiente in cui nasce e si forma.
    Richard non ha nulla in comune con i suoi sodali.
    È un negro (in que ...(continue)

    Questo romanzo sembrerebbe a favore di una visione “innatista” della vita, una predisposizione che rende l’uomo quello che è indipendentemente dall’ambiente in cui nasce e si forma.
    Richard non ha nulla in comune con i suoi sodali.
    È un negro (in questa traduzione l’aggettivo non ha quasi mai accezione negativa) nel Mississippi, il profondo Sud dell’inizio del Novecento, in cui la segregazione razziale è un dato di fatto, in cui il Ku Klux Klan è un soggetto politico riconosciuto di cui uno è militante senza bisogno di nasconderlo.
    Cresce in una famiglia dalla religiosità bigotta, sfortunata nelle vicende – un padre che abbandona, una madre disabile. Lo circondano negri come lui che hanno imparato sin dalla nascita ad accettare il proprio ruolo.

    È questa la grande critica di Wright.
    Non solo al razzismo bianco, ma anche al razzismo nero. Che da un lato odia i bianchi ma li serve con una dedizione da bambino, sapendo che sono i bianchi a gettare una pagnotta sotto la tavola perché anche i negri possano mangiare.
    Ma è anche un razzismo dei neri verso i neri, perché accetta passivamente la parte che viene loro richiesta, stronca sul nascere qualunque sogno e ambizione. Il ragazzo negro che legge romanzi e vuole fare lo scrittore viene guardato con sospetto non solo dai bianchi, ma anche dagli altri negri. Nessuno, né chi sottomette, né chi è sottomesso, può accettare l’esistenza di un elemento estraneo che si opponga al gioco delle parti.

    Forse c’è un’ingenuità, una sorta di manicheismo che si traduce nell’equazione
    bianchi del Sud = cattivi ; bianchi del Nord = buoni
    Del resto è già un progresso infinito rispetto a un ambiente, una società, una cultura che dovrebbero aver talmente impregnato l’individuo da rendere possibile qualunque ragionamento.

    “Ragazzo negro” è un vero romanzo di formazione perché racconta della costruzione completa dell’individuo. Non solo di formazione culturale, politica.
    Ma della formazione stessa dell’uomo, della persona, del soggetto. Al di là di qualsiasi ambizione professionale, artistica, sociale, Richard lotta per affermare la propria soggettività, l’unicità della sua persona rispetto all’unicità di qualsiasi altra persona. Smettere di essere un negro che inevitabilmente è e fa cose che ci sia aspetta dai negri, intesi come massa, come cancellazione dell’individualità.
    È uno sforzo che compie contro e malgrado il proprio ambiente, struggendosi per chi non è in grado, o semplicemente non vuole, non tanto affrancarsi, quanto pensare che sia possibile immaginarlo.
    La peggiore delle discriminazioni è quella in cui l’individuo finisce per accettare il ruolo che gli viene assegnato, e trova perfino follia che lo si possa eludere. Considera quasi un crimine il pensarlo.

    Richard Wright riesce a superare tutto questo. E la sua formazione ha un valore doppio, perché prima ancora di definirsi agli altri deve definirsi a se stesso ma, una volta riuscitovi, riesce ad affrontare il mondo e a tentare di vivere la propria vita.
    La propria vita, non più quella che ci si attendeva da lui.

    ---

    Mi stavo costruendo un sogno che tutto il sistema educativo del Sud era stato fatto per soffocare. Sentivo proprio la cosa per non farmi mai sentire la quale lo stato del Mississippi aveva speso milioni di dollari; diventavo consapevole di ciò che le leggi sui negri erano state escogitate e approvate per tener fuori dalla mia portata; agivo in base ad impulsi che i senatori del Sud alla capitale avevano cercato di estirpare dalla vita negra; cominciavo a sognare i sogni che lo stato aveva detto essere illeciti, e che le scuole avevano detto essere tabù.

    Era così che andavano le cose tra bianchi e negri, nel Sud; la maggior parte delle cose importanti non erano mai dette esplicitamente, venivano attenuate e lasciate trasparire.

    Ma nell’ambito dei nostri confini anche noi tracciavamo una linea che includeva il diritto al pane, senza riguardo alle indegnità o alle degradazioni che implicava l’ottenerlo. Se un bianco avesse cercato di impedirci di ottenere un posto o di godere dei diritti di cittadinanza, non ci saremmo inchinati silenziosamente alla sua potenza. Ma se avesse tentato di frodarci d’un nichel, avrebbe potuto scorrere il sangue. Pertanto, la nostra vita quotidiana era talmente legata ad obbiettivi banali che capitolare dinanzi a una provocazione sarebbe equivalso a rinunciare addirittura al diritto alla vita. La nostra collera e simile alla collera dei bambini, che passa da un piccolo torto ad un altro, dal ricordo di una piccola ingiustizia ad un altro.

    Tra gli argomenti che ai bianchi del Sud non piaceva discutere con i negri erano i seguenti: donne bianche americane, il Ku Klux Klan, la Francia e come i soldati negri si comportarono in quell’occasione, le donne francesi, Jack Johnson; l’intera parte settentrionale degli Stati Uniti, la Guerra Civile, Abramo Lincoln, U. S. Grant, il generale Sherman, i cattolici, il Papa, gli ebrei, il partito repubblicano, la schiavitù, l’uguaglianza sociale, il comunismo, il socialismo, il 13°, il 14° e il 15° emendamento alla Costituzione, o qualsiasi argomento in cui si reclami un’istruzione positiva o una coraggiosa rivendicazione dei propri diritti da parte dei negri. Gli argomenti più accetti erano il sesso e la religione.

    Chi era Anatole France? E Joseph Conrad? Sinclair Lewis, Sherwood Anderson, Dostojevskij, George Moore, Gustave Flaubert, Maupassant, Tolstòj, Frank Harris, Mark Twain, Thomas Hardy, Arnold Bennett, Stephen Crane, Zola, Norris, Gorkij, Bergson, Ibsen, Balzac, Bernard Shaw, Dumas, Poe, Thomas Mann, O. Henry, Dreiser, H. G. Wells, Gògol, T. S. Eliot, Gide, Baudelaire, Edgar Lee Masters, Stendhal, Turhenjev, Huneker, Nietzsche, e ventine d’altri? Erano uomini reali? Esistevano o erano esistiti davvero? E come si pronunciava il loro nome?

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    F.Ramone said on Oct 20, 2013 | Add your feedback

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    Noire jeunesse

    L'écrivain noir américain Richard Wright raconte son enfance dans le sud des États-Unis au début du 20e siècle. Une enfance pauvre, tenaillée par la faim et humiliée par les brimades racistes. Un récit puissant et émouvant, présenté comme un « roman ...(continue)

    L'écrivain noir américain Richard Wright raconte son enfance dans le sud des États-Unis au début du 20e siècle. Une enfance pauvre, tenaillée par la faim et humiliée par les brimades racistes. Un récit puissant et émouvant, présenté comme un « roman », mais où tout est marqué du sceau du vécu.

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    Teddy said on Jul 4, 2013 | Add your feedback

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    si tratta del mio trampolino di lancio nella lettura

    ti trovai.
    scacciai la polvere dalla copertina.
    e ti lessi...
    I-P-N-O-T-I-C-O.
    il miglior amico del pianeta

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    Latristezzatidona said on Jun 4, 2013 | Add your feedback

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