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Black City

C'era una volta la fine del mondo

Di

Editore: Newton Compton (Newton Pocket, 87)

3.8
(114)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 313 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8854124362 | Isbn-13: 9788854124363 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Daniela Di Falco

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Il mondo sembra arrivato alla fine: epidemie, terremoti, crac finanziari e attentati minacciano di distruggere la civiltà. Mortimer Tate, agente assicurativo fresco di divorzio, decide di ritirarsi in solitudine su una montagna del Tennessee, con scorte di viveri e armi. Passano ben nove anni prima che decida finalmente di scendere a valle per scoprire cosa ne è stato del mondo che conosceva. È così che Mortimer si ritrova in un paesaggio surreale. L’America non esiste più. Quel poco che rimane dell’umanità si raccoglie intorno ai club di strip tease di Joey Armageddon, tra birra ghiacciata, ballerine di lap dance e buttafuori armati di fucili. Accompagnato da pochi sopravvissuti – il cowboy Bill, la spogliarellista Sheila e Ted, l’uomo delle montagne – Mortimer affronta pericoli, violenza e devastazione, fino ad arrivare alla città perduta di Atlanta, dove lo attende una sfida che può determinare il futuro della civiltà…
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  • 4

    Voto 7,5.

    Amo le storie che parlano di Apocalissi e quindi non potevo perdermi Black City. Non è certo un capolavoro e l'autore si sarebbe potuto sforzare di più per approfondire la psicologia dei personaggi e la sua società post-apocalittica, ma nel complesso è stata una lettura interessante, per certi ve ...continua

    Amo le storie che parlano di Apocalissi e quindi non potevo perdermi Black City. Non è certo un capolavoro e l'autore si sarebbe potuto sforzare di più per approfondire la psicologia dei personaggi e la sua società post-apocalittica, ma nel complesso è stata una lettura interessante, per certi versi originale anche se molti passaggi sapevano di "già visto e sentito", e mi sono ritrovata a farmi delle sane risate.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Fine del mondo senza caffé

    Ricordo che, quando questo libro è uscito, avevo deciso di non comprarlo; la ragione era la bruttissima copertina, che non c'entra niente con il contenuto e che faceva pensare all'ennesimo romanzo sui vampiri.
    Di sicuro è un effetto voluto per vendere il libro, ma con me la Newton aveva ott ...continua

    Ricordo che, quando questo libro è uscito, avevo deciso di non comprarlo; la ragione era la bruttissima copertina, che non c'entra niente con il contenuto e che faceva pensare all'ennesimo romanzo sui vampiri.
    Di sicuro è un effetto voluto per vendere il libro, ma con me la Newton aveva ottenuto il risultato opposto.
    Poi è accaduto che sono andata a sentire una presentazione di Lansdale e assieme a lui c'era anche questo autore di cui non avevo mai sentito parlare, tale Gischler, un signore della Lousiana, un po' tracagnotto e rosso di capelli. Ed è stato un colpo di fulmine.
    La sua presentazione è stata così interessante che ho avuto addirittura l'impressione che mettese in ombra Lansdale (e parlo di Lansdale).
    Così ho finito per acquistare questo libro.
    Anche il titolo italiano non c'entra un cavolo con il contenuto. In orginale è "Go-go girls of the Apocalypse", molto più coerente. Se lasciavano il titolo originale era meglio.
    Davvero, tradurre un libro con tale copertina e tale titolo è un'operazione commerciale senza senso, ma spesso le nostre case editrici fanno cose prive di senso.
    Comunque, veniamo al romanzo.
    Il mondo è devastato da terremoti e guerre nucleari. All'alba del disastro, Mortimer Tate decide di rifugiarsi in una baracca in montagna per sfuggire al suo divorzio. Nove anni dopo, spinto dalla nostalgia per il mondo, torna di sotto; e trova il post Apocalisse.
    Il tema del romanzo è esattamente questo: il post Apocalittico.
    Gischler, che in genere scrive noir e pulp, ce lo descrive a suo modo: cannibali, schiavisti, locali di strip, bande armate, pistoloni giganti e tante sbronze in un romanzo molto d'azione, senza un attimo di respiro, con un impianto fumettistico (tra le altre cose, Gischler è anche sceneggiatore di fumetti).
    Non aspettatevi quindi un'opera di riflessione sulle azioni umane che hanno portato alla fine del mondo; c'è solo un piccolissimo accenno al sistema capitalista e a quello socialista, che però naufragano entrambi in un lago di sangue.
    Più che altro, la forza di questo romanzo sta nel mix tra violenza e ironia. Ci sono trovate così improbabili che si capisce che Gischler si è divertito un sacco a scriverlo: treni spinti con un carrello da uomini nerboruti, dirigibili da salvataggio, Mini Cooper utilizzate come mezzi d'assalto.
    L'unica cosa che sembra mancare in questo nuovo modno da incubo è il caffé; e si uccide di più per procurarsi quello che per avere la benzina.

    "La biblioteca di Mortimer includeva romanzi di fantascienza, alcuni dei quali prospettavano i particolari di un'Apocalisse.
    Mortimer li aveva selezionati con sarcastica ironia. Le solite avvisaglie da cui il mondo avrebbe avuto sentore dell'imminente catastrofe: alieni, collisioni con comete e meteore, epidemie, distruzioni nucleari di massa, robot che si ribellano contro i loro creatori, disastri naturali di ogni sorta e via dicendo. Il preferito di Mortimer: burocrati spaziali che distruggono la Terra per fare posto a una tangenziale dell'iperspazio."

    "La rossa - Brandi- raggiunse le compagne all'ultimo momento. Aveva trovato un paio di scarponi militari frugando fra i cadaveri e ora si stagliava, alta ed energica, nel suo coordinato intimo verde, il calcio del fucile automatico AK-47 appoggiato sul fianco. Il vento le scompigliava la chioma rossa. Una lunga striscia di sangue altrui su una gamba. Teneva la testa alta, gli occhi vigili. Sembrava che avesse il mondo ai suoi piedi.
    Eccola qui, pensò Mortimer. L'icona di una nuova era. Avrebbe potuto comparire sul manifesto di arruolamento nell'esercito più arrapante del mondo.

    ha scritto il 

  • 5

    Spettacolo!! Ma che bravo Gischler.
    Non fatevi ingannare dal pessimo nome e dalla pessima copertina che vi porterebbe totalmente fuori strada. Questo romanzo è un'avventura a rotta di collo nell'ormai classico scenario post-atomico.

    quello che rende geniale questo libro è come Gisch ...continua

    Spettacolo!! Ma che bravo Gischler.
    Non fatevi ingannare dal pessimo nome e dalla pessima copertina che vi porterebbe totalmente fuori strada. Questo romanzo è un'avventura a rotta di collo nell'ormai classico scenario post-atomico.

    quello che rende geniale questo libro è come Gischler faccia leva sulla vera natura umana, sulle nostre debolezze e sui nostri bisogni primari per proporci una via di rinascita.

    il passaggio macro-economico sulla ricostruzione della cività moderna facendo leva sull'esperienza dei borghi medioevali riproposti da Armageddon è semplicemente illuminante.

    bravo bravo
    ps. queso libro, pubblicato da Einaudi mantenendo il titolo originiale faceva il botto. invece è finito nelle mani di un editore di mezza tacca

    ha scritto il 

  • 5

    If the world as we know it ended, what would be the basis on which civilization is rebuilt? Victor Gischler thinks that it would be bars, specifically titty bars.
    This book is the laugh-a-minute, action-packed adventure of a man trying to understand how to live in a world he had run away fr ...continua

    If the world as we know it ended, what would be the basis on which civilization is rebuilt? Victor Gischler thinks that it would be bars, specifically titty bars.
    This book is the laugh-a-minute, action-packed adventure of a man trying to understand how to live in a world he had run away from just as the Apocalypse started.
    Awesome.

    ha scritto il 

  • 4

    Gischler è sempre un grande. Anche in questo romanzo, come il "Notte di fuoco a Coyote Crossing", il protagonista è un mezzo cialtrone, a volte goffo, ben lontano dal classico eroe. Mortimer si trova ad affrontare un pericoloso viaggio in un mondo post-apocalittico (ma sicuramente originale ed ot ...continua

    Gischler è sempre un grande. Anche in questo romanzo, come il "Notte di fuoco a Coyote Crossing", il protagonista è un mezzo cialtrone, a volte goffo, ben lontano dal classico eroe. Mortimer si trova ad affrontare un pericoloso viaggio in un mondo post-apocalittico (ma sicuramente originale ed ottimamente ideato), tra sbronze (molte), locali di spogliarelli e banditi.

    ha scritto il 

  • 3

    E' stato il mio primo Gischler e probabilmente anche l'ultimo. Pur apprezzandone l'originalità , la scorrevolezza e l'indubbia ironia, devo dire che il genere non è proprio il mio preferito.
    Un romanzo d'avventura in un futuro non lontano, pieno di inseguimenti, sparatorie, personaggi impro ...continua

    E' stato il mio primo Gischler e probabilmente anche l'ultimo. Pur apprezzandone l'originalità , la scorrevolezza e l'indubbia ironia, devo dire che il genere non è proprio il mio preferito.
    Un romanzo d'avventura in un futuro non lontano, pieno di inseguimenti, sparatorie, personaggi improbabili e trovate paradossali. Un ritmo sfrenato sin dall'inizio con un'ulteriore accelerazione nel finale che forse è l'unica cosa un pochino scontata.Volendo guardare un po' più in profondità non è difficile individuare messaggi un po' più "impegnati" : il mondo è allo sbando e l'uomo ritorna a essere un animale violento : si uccide per sopravvivere e per cercare di ottenere la supremazia sugli altri e i soldi e la benzina sono il lasciapassare verso il potere. Tutto non molto originale a ben vedere. La forza del libro sta soprattutto nello stile diretto, ironico e nella trama ricca di azione e colpi di scena ,animata da personaggi che ricordano una futuribile Armata Brancaleone. Libro che sicuramente non mi ha annoiato ma neanche veramente appassionato.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro post-apocalittico che è parodia di se stesso. Geniale e brillante in alcuni passaggi, spietato e cinico in altri, ma sempre fottutamente ironico.

    Il mio primo Gischler? Un antipasto.

    ha scritto il