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Blade Runner

By

Editeur: European Schoolbooks

4.1
(5116)

Language:Français | Number of pages: | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Chi traditional , German , Italian , Catalan , Portuguese , Slovenian , Czech , Norwegian , Polish , Greek , Chi simplified

Isbn-10: 2290314943 | Isbn-13: 9782290314944 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Description du livre
It was January 2021, and Rick Deckard had a license to kill.Somewhere among the hordes of humans out there, lurked several rogue androids. Deckard's assignmet--find them and then..."retire" them. Trouble was, the androids all looked exactly like humans, and they didn't want to be found!
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  • 3

    Il futuro tra solitudine e tecnologia

    Il futuro è terra di solitudine. Almeno secondo Dick.

    Il fulcro di questo romanzo è l'isolamento dell'uomo e la sua mancanza di identità, fenomeni legati a doppio filo alla scomparsa di un tessuto di ...continuer

    Il futuro è terra di solitudine. Almeno secondo Dick.

    Il fulcro di questo romanzo è l'isolamento dell'uomo e la sua mancanza di identità, fenomeni legati a doppio filo alla scomparsa di un tessuto di relazioni interpersonali tipico delle società moderne.
    I palazzoni sono scheletri vuoti dove alloggiano i rari terrestri che non sono emigrati su Marte, vuoi per obblighi di lavoro, vuoi perché bloccati da una legge che vieta a chi ha subito danni cerebrali per colpa delle radiazioni di lasciare il pianeta. E tutto intorno il caos entropico, materializzato in quello strato indefinito di rifuti, polvere e sporcizia che Dick chiama "palta", si autoriproduce rigoglioso e invadente, quasi come una nuova specie vivente.

    Gli uomini tentano di fuggire a questo processo di spersonalizzazione mediante dispositivi artificiali come la scatola empatica e i modulatori di umore che interagiscono profondamente col subconscio, alterando il loro comportamento e la loro psicologia. In realtà questi strumenti non fanno che allargare le maglie della debole rete che ancora lega piccoli gruppi di uomini e accelerare il processo di dissoluzione della vita sociale.
    E su questo vuoto di rapporti prospera il fiorente mercato degli animali in carne ed ossa, costosissimi surrogati dell'amicizia e del calore umano. Naturalmente per chi non può permettersi un gatto, un ucellino o una pecora vera sono a disposizione delle copie artificiali a prezzi stracciati, come le "pecore elettriche" cui accenna il titolo originale del libro.
    Un surrogato di un surrogato.
    In questo modo l'artificiale ha chiuso il cerchio: l'isolamento delle persone a causa dei danni provocati da un utilizzo sconsiderato della tecnologia viene compensato mediante ulteriori dispositivi tecnologici da cui l'uomo risulta via via sempre piú dipendente.

    Di riflesso il confine tra uomo e androide in alcuni momenti si fa davvero molto labile (si pensi alla discussione tra Deckard e Reisch) anche se in altre parti sembra invece approfondirsi e radicalizzarsi (come nella scena dell'amputazione del ragno da parte di Pris).

    La narrazione di Dick è scorrevole e priva di guizzi anche se non mancano alcuni interessanti spunti di approfondimento psicologico. Ad esempio il primo incontro tra Pris e Isidore, caratterizzato da una soffusa malinconia, è descritto con un'ottima cura per i dettagli e le sfumature ed è senza dubbio una delle parti migliori di tutto il romanzo.
    Purtroppo non tutto ciò che avviene trova una spiegazione razionale all'interno del racconto e talvolta realtà e visioni si sovrappongono senza soluzione di continuità ingenerando non poca confusione.

    Nel complesso l'opera è disomogenea e piú di una volta crea aspettative poi disattese (ad esempio l'eliminazione degli ultimi tre androidi viene annunciata più volte come al limite delle possibilità umane mentre poi si risolve senza problemi) tuttavia la capacità inventiva di Dick è ammirevole ed è anche per questo che vale la pena di dare almeno un'occhiata a questo romanzo.

    dit le 

  • 4

    Well I would say this is a much better novel than Ubik, and in some sense classic. Dick's address on the blurred line between androids and human was probably ground-breaking at that time and is still ...continuer

    Well I would say this is a much better novel than Ubik, and in some sense classic. Dick's address on the blurred line between androids and human was probably ground-breaking at that time and is still full of insight nowadays. Nonetheless the multiple issues he tried to address by merely one book diverged the strength and made shallow the depth of any of them, blended with certain pages devoted to description on sex and violence as popular and cheesy excitement. The movie adaptation is in turn genius and truly classic, much trimmed and concentrated, grabbing tightly the beauty and sadness of the being of androids - unrecognized, exploited, outcast, disposed and devalued, no matter their increasing resemblance to human even on a mental sense.
    Kind of classic novel, truly classic movie.

    dit le 

  • 2

    Non mi ha convinto.

    Sinceramente mi aspettavo molto di piú. Non commento nemmeno prefazione e postfazione, inutili e logorroiche appendici.

    dit le 

  • 4

    Bel libro, non c’è molto da dire. Un racconto di fantascienza ambientato in 24 ore, dove il punto più importante non è la storia in sé ma il far ragionare il lettore su argomenti di etica che prima o ...continuer

    Bel libro, non c’è molto da dire. Un racconto di fantascienza ambientato in 24 ore, dove il punto più importante non è la storia in sé ma il far ragionare il lettore su argomenti di etica che prima o poi dovremo tutti affrontare. C’è chi l’ha fatto anni fa per aiutarci a capire meglio a cosa andiamo incontro.

    dit le 

  • 5

    Gli androidi e noi...

    Era un po’ che accarezzavo l’idea di cimentarmi seriamente con la fantascienza, un genere che anche cinematograficamente mi ha sempre affascinato ma che ho frequentato poco.

    Ho scelto questo perché un ...continuer

    Era un po’ che accarezzavo l’idea di cimentarmi seriamente con la fantascienza, un genere che anche cinematograficamente mi ha sempre affascinato ma che ho frequentato poco.

    Ho scelto questo perché un classico a detta di molti anche se temevo il confronto con il film e soprattutto la delusione che spesso nasce dopo aspettative troppo elevate.

    E invece… Beh è stato amore folle. Dick mi ha conquistato letteralmente con la sua storia avvincente ma soprattutto per l’umanità incredibile che ha saputo trasmettere con i suoi personaggi compresi i droidi. Ho trovato fantastico questo modo di appassionare il lettore con una storia che prende bene e allo stesso tempo suscita importanti domande, riflessioni e pensieri.

    Questo libro mi ha conquistato con il fascino delle storie fantascientifiche, quelle che ti fanno sognare e immaginare luoghi lontani, mondi impensabili ma lo spessore dei personaggi tratteggiati da Dick mi li ha fatti sentire vicini con il bisogno d’amore, di vicinanza, di empatia che sono propri dell’essere umano di tutti i tempi, di tutte le ere.

    Profondo e avvincente, sì effettivamente il capolavoro che tutti dicono!

    dit le 

  • 4

    Volevo che fosse come tutti i libri che vorrei leggere ma aspetto anni a farlo. Cioè una delusione. Invece è molto bello. Lo standard di Dick. Libri molto belli. Il film a confronto è una schifezza. I ...continuer

    Volevo che fosse come tutti i libri che vorrei leggere ma aspetto anni a farlo. Cioè una delusione. Invece è molto bello. Lo standard di Dick. Libri molto belli. Il film a confronto è una schifezza. Il film è una schifezza.

    http://www.richardgoodallgallery.com/contemporaryart/pills-remedies-c-24.html

    Molto Dick. Ma anche Lethem. E molto standard umano.

    dit le 

  • 4

    Capolavoro

    Differente per larghi tratti rispetto al film (che mi riguarderò a breve), il libro è davvero bello. Per quanto Dick sia stato sfigato in vita, ha scritto queste pagine nel 1968 ma sono davvero modern ...continuer

    Differente per larghi tratti rispetto al film (che mi riguarderò a breve), il libro è davvero bello. Per quanto Dick sia stato sfigato in vita, ha scritto queste pagine nel 1968 ma sono davvero modernissime (e dire che fosse un visionario è riduttivo). I personaggi sono favolosi, soprattutto gli androidi. Non mi è chiara la figura di Mercer, ma forse avrò bisogno di una seconda lettura.
    Consigliatissimo.

    dit le 

  • 4

    Tra i romanzi di Dick non è il mio preferito, probabilmente a causa dell'ottima trasposizione cinematografica che ne ha esaltato la pur geniale trama. Detto questo, il libro è ben scritto, scorrevol ...continuer

    Tra i romanzi di Dick non è il mio preferito, probabilmente a causa dell'ottima trasposizione cinematografica che ne ha esaltato la pur geniale trama. Detto questo, il libro è ben scritto, scorrevole e Dick si conferma nuovamente un profeta per le tematiche affrontate: il rapporto conflittuale tra uomo e intelligenza artificiale raggiunge in questo romanzo una vetta difficilmente raggiungibile da uno scrittore di fantascienza. I replicanti possono provare emozioni? Hanno una coscienza? Sono in grado di distinguere il bene dal male?
    Consigliato non solo agli appassionati del genere.

    dit le 

  • 4

    Narrativa sempre molto scorrevole, invitante e ricca di spunti. Il libro lascia molti punti interrogativi, prendendo una piega un po' incomprensibile verso la fine, ma la storia nasce e finisce senza ...continuer

    Narrativa sempre molto scorrevole, invitante e ricca di spunti. Il libro lascia molti punti interrogativi, prendendo una piega un po' incomprensibile verso la fine, ma la storia nasce e finisce senza durare 500 pagine, come si tende a fare per dare profondità al romanzo. Questa storia ha tutto nelle sue 200 pagine.

    dit le 

  • 0

    entropia e empatia

    Abbiamo prodotto quello che volevano i colonizzatori. Se la nostra azienda non avesse prodotto questi tipi sempre più simili all’uomo, li avrebbero prodotti altre aziende.

    Ci si aspetta, da un momento ...continuer

    Abbiamo prodotto quello che volevano i colonizzatori. Se la nostra azienda non avesse prodotto questi tipi sempre più simili all’uomo, li avrebbero prodotti altre aziende.

    Ci si aspetta, da un momento all’altro, di leggere una parafrasi del discorso di Shylock
    “Ma non ha occhi un androide? Non ha un androide mani, organi, membra, sensi, affetti, passioni?”
    nel romanzo di Philip K. Dick dove, finora, ho trovato la massima complessità morale.
    La frase di Shakespeare, che può anche essere sottesa nei momenti in cui il cacciatore di androidi e le sue prede dialogano, avrebbe il suo limite, le ultime due parole. Affetti e passioni. Riassunte da Dick nella parola chiave empatia.
    L’unico discrimine tra l’umano e l’androide. Il termine di paragone la cui assenza condanna a morte il nemico.
    Quale nemico, però?

    Gli androidi sono costruiti, o creati? per gli uomini delle colonie spaziali. Sono i negri, i negri degli Stati Uniti del Sud, lavoratori nei campi e servitori nelle case.
    Sulla terra sono fuori legge. E non per essersi affrancati dalla loro schiavitù uccidendo i padroni.
    Ma perché rappresentano una minaccia. Oscura a dire il vero, perché non è mai esplicitata.
    Come per la cantante androide. Che minaccia rappresenta un essere la cui voce è bellezza?
    Del resto Dick non è uno che si interroga tanto sui perché, preferendo rivolgersi ai come – che è poi l’unico approccio realistico nei confronti del male.
    Gli androidi sono il male. Ma un male diluito, ambiguo, talmente mascherato da essere difficilmente distinguibile dal bene – ammesso che gli umani siano il bene, in senso assoluto.
    Un male così difficile da codificare rappresenta la sfida etica più ardua per l’essere umano, che arriva a interrogarsi sul perché con quel male non possa, malgrado tutto convivere.

    Del resto, la vita stessa degli uomini, pochi, sulla terra sono rimasti in pochi, non è netta e definita. Il leitmotiv della malattia mentale, della diversità, dell’alienazione che nasce dalle categorie è uno dei tanti temi del romanzo.
    Come al solito, la parola ‘speciale’ doveva in qualche modo entrarci per forza.

    L’altro grande tema è la religione. La religiosità contorta, sofferta e sofferente di Dick si sente.
    In un mondo dove l’entropia, l’altra parola chiave del romanzo, tanto assonante con empatia, si sta mangiando tutto, in cui il male sa dissimulare in modo magistrale, in cui le relazioni tra gli uomini sono snaturate dal solito sistema distopico e dalle classificazioni, sono offerte due vie di uscita.
    Il comico iconoclasta, irriverente contro tutto e tutti, che offre la fuga del ridere ad ogni costo, ma un ridere che in fondo aiuta soltanto a dissolvere più in fretta quanto resta dei legami, delle relazioni, dell’umanità.

    E un messia fragile, Mercer, figura di Cristo, e se Cristo è Dio che vuole essere uomo, Mercer è uomo anche nei difetti, nelle ambiguità, è un messia che può sbagliare.
    Ma a cui Dick fa pronunciare parole che esprimono una fede che forse non si è mai esplicitata nella vita dello scrittore, ma che si avverte nell’intuizione che ha di Dio.
    Ti ho appena tirato fuori dal mondo della tomba e continuerò a tirarti fuori finché non perderai interesse e vorrai smettere. Ma sarai tu a dover smettere di cercarmi, perché io non smetterò mai di cercarti.
    Tanto da far recitare al protagonista del romanzo una sorta di confessione di fede.
    Mercer non è affatto una truffa. A meno che tutta la realtà non sia una truffa.
    Insomma, anche in un mondo dove è impossibile non avvertire la distruzione e il disfacimento, Dick riesce a trovare brandelli di speranza, che non sono nuovi perché non c’è nulla da inventare: le relazioni tra persona e persona, riassunte nella parola empatia e l’intuizione che oltre lo sfascio assoluto c’è qualcosa di più, che entropia non è l’ultima parola.

    Una nota per chi ha visto “Bladerunner”: forse resterete delusi leggendo il libro, ma qui non si trova “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”, niente “navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione” o “porte di Tannhäuser”.
    Ma c’è altro, ed è comunque molto soddisfacente.

    dit le 

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