Blade Runner

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Editeur: European Schoolbooks

4.1
(5271)

Language: Français | Number of pages: | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Chi traditional , German , Italian , Catalan , Portuguese , Slovenian , Czech , Norwegian , Polish , Greek , Chi simplified

Isbn-10: 2290314943 | Isbn-13: 9782290314944 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Description du livre
It was January 2021, and Rick Deckard had a license to kill.Somewhere among the hordes of humans out there, lurked several rogue androids. Deckard's assignmet--find them and then..."retire" them. Trouble was, the androids all looked exactly like humans, and they didn't want to be found!
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  • 4

    “Si precipita nell’apatia, perché si è perso qualsiasi senso del proprio valore. Non importa sentirsi meglio perché ormai non si vale più niente...”

    Avevo sentito parlare di tutti e due, ma non ho mai visto il film, né tanto meno letto il libro, è bastato un aiutino e così almeno il libro ho potuto archiviarlo.
    Questo romanzo, da molti critici rit ...continuer

    Avevo sentito parlare di tutti e due, ma non ho mai visto il film, né tanto meno letto il libro, è bastato un aiutino e così almeno il libro ho potuto archiviarlo.
    Questo romanzo, da molti critici ritenuto non il migliore della produzione di Philip K. Dick, vide comunque sorgere, per sfortuna dell’autore, il suo momento di gloria immediatamente dopo la sua morte; lui stesso non attribuì grandi potenzialità a questo scritto, preferendo puntare, con alterna fortuna, su altro della sua produzione.
    In realtà questa storia, che tratta di androidi, che non si sa se sognino pecore elettriche o meno, merita in pieno di affiancarsi agli altri grandi titoli di romanzi distopici della letteratura di fantascienza.
    La terra, manco a dirlo, dopo la terza guerra mondiale, è ridotta malino: animali quasi estinti e la cui ormai scarsa reperibilità implica risvolti anche inaspettati per gli esseri umani; molte zone disabitate e i pochi rimasti di abitanti in balia di molte delle conseguenze di quella guerra, tra cui tempeste e piogge di polveri radioattive da cui ci si difende con scarsa efficacia. Ma è comunque una società evoluta in grado di colonizzare altri pianeti e creare anche dei robot androidi con sistemi di intelligenza artificiale avanzatissima.
    Il problema si presenta proprio con questi androidi che, equipaggiati con sistemi intellettivi sempre più perfetti, acquistano nuova consapevolezza, fino ad arrivare, in alcuni casi, alla ribellione.
    Il tema principale è proprio questo: Dick pone l’accento sul deterioramento della razza umana e sulla sua capacità di empatizzare senza l’aiuto di santoni, animali o altro che sia, si dà la caccia a intelligenze evolute ribelli mentre gli uomini stessi sono ormai scesi al livello di macchine che hanno bisogno di altre macchine per funzionare bene. Chi è cosa e soprattutto chi è il migliore, si innesta una confusione di ruoli che crea interrogativi, perplessità e dubbi e quello che emerge è sempre il vecchio e caro bagaglio di angosce che non abbandonerà mai l’umanità.
    Ci sono altri temi nel romanzo, che a differenza degli altri non si concentra su un futuro basato su controlli dittatoriali della società; questa volta l’anello debole è l’uomo che, come sempre, rimarrà in balia di eventi creati da lui stesso, ed è emblematico il test atto a smascherare gli androidi che affida i risultati ad impercettibili reazioni di qualche microsecondo bastanti a sancire la differenza tra uomini e macchine, ma non tra cosa è giusto e cosa no…

    «Dovunque andrai, ti si richiederà di fare qualcosa di sbagliato. È la condizione fondamentale della vita essere costretti a far violenza alla propria personalità. Prima o poi, tutte le creature viventi devono farlo. È l’ombra estrema, il difetto della creazione; è la maledizione che si compie, la maledizione che si nutre della vita. In tutto l’universo.»

    dit le 

  • 3

    VISIONARIO

    Consueto stile di scrittura di Dick, che non amo particolarmente. Solite idee geniali (il modulatore di umore, favoloso...) e interessanti dilemmi etici. Trama un po' irrisolta (Rachel?), con elementi ...continuer

    Consueto stile di scrittura di Dick, che non amo particolarmente. Solite idee geniali (il modulatore di umore, favoloso...) e interessanti dilemmi etici. Trama un po' irrisolta (Rachel?), con elementi assai diversi dal film (l'ossessione per la cura degli animali, Mercer), giustamente tagliati dalla pellicola. Sensazione finale: film più coerente e appasionante, con gli aspetti più interessanti approfonditi e altri tagliati. Per una volta, meglio il film.

    dit le 

  • 0

    Ho visto cose che voi umani...

    Blade runner non è la trascrizione del libro di Philip K. Dick.
    Non è solo per le differenze nell’ambientazione, nei personaggi, nella struttura narrativa.
    Sono due “oggetti” diversi, con prospettive ...continuer

    Blade runner non è la trascrizione del libro di Philip K. Dick.
    Non è solo per le differenze nell’ambientazione, nei personaggi, nella struttura narrativa.
    Sono due “oggetti” diversi, con prospettive e visioni dell’uomo secondo me abbastanza differenti.
    L’unico sottotesto comune è una domanda.

    Cosa è l’umano?

    In Blade runner l’umano ha a che fare con il Tempo.
    Il passato rende all’umano la sua identità – non a caso i ricordi impiantati sono l’ultima frontiera degli androidi Nexus 6 – , l’esperienza da trasmettere è ciò che costituirà il passato di quel che verrà, in una traiettoria tesa all’infinito.

    Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. […] E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

    Le parole pronunciate da Roy prima che il suo tempo finisca, sono la rivendicazione del diritto alla vita e alla prosecuzione della vita.
    Gli androidi ribelli vogliono tempo.
    Vogliono vivere più a lungo, senza scadenza.
    Vogliono emanciparsi dalla loro condizione di prodotto, ovvero di oggetto, ovvero di schiavo.
    Roy uccide suo padre, il costruttore, che lo ha imprigionato in una scadenza.
    Roy è l’angelo ribelle, è Lucifero.
    (anche l'iconografia del personaggio rimanda all'angelo ribelle, il biondo portatore di luce)
    Il simbolo della libertà è il tempo.
    Immortalità.
    La ricerca della pietra filosofale, l’aldilà dei paradisi, il desiderio a tutti i costi di avere figli.
    L’uomo ha sempre rigettato, in un modo o nell’altro, l’idea di essere a termine, di avere una scadenza.
    Avere una scadenza è la schiavitù dell’uomo.
    Uomo o cloni dell’uomo.

    Non è così nel libro di Dick.
    Umano è ciò che è in grado di provare empatia verso l’altro.
    I cacciatori di taglie individuano i soggetti (oggetti?) da “ritirare” attraverso un test che misura la capacità di empatia.
    Anche i modelli Nexus 6, i più avanzati, nonostante tendano ad assimilarsi agli uomini, ne difettano.
    Ma gli uomini?
    Tra edifici che si decompongono e automobili volanti, ne sono rimasti volontariamente pochissimi.
    (altro che babele di lingue e di razze del film di Ridley Scott)
    Alcuni non possono emigrare verso le colonie extraterrestri: sono i cervelli di gallina, marchiati dagli effetti della guerra mondiale del 1992 che ha ridotto il mondo in palta e lo ha ricoperto di polvere.
    John Isidore è uno di loro.
    (Il mio personaggio preferito. Nel film non c’è. E’ stato inserito invece il genetista giocattolaio, con funzione meramente strumentale)
    Isidore è l’unico inquilino di un enorme condominio abbandonato.
    Lavora come conducente di furgone per la Clinica per animali Van Ness.
    Gli animali veri sono pochissimi: chi non può permetterseli, si accontenta di quelli artificiali.
    Prendersi cura di un animale è segno di empatia.
    [Mi sono venuti in mente i Furby e i Tamagotchi ]

    Ma anche il desiderio di possedere un animale è un falso desiderio, perché in realtà, tranne per Isidore, che non vede la differenza tra quelli veri e quelli artificiali, rappresenta solo uno status symbol.
    E’ una grande truffa anche il mercerianesimo, la “religione” di Mercer, che attraverso una scatola si mette in contatto con tutti i suoi seguaci - in una catena che abbraccia tutta l'umanità - affinchè condividano gioia e sofferenza, soprattutto sofferenza.
    (sulla valenza simbolica della scatola empatica, su Mercer, sulla voce unica che viene trasmessa da radio e tv, sul rapporto tra il cacciatore di androidi e sua moglie Iran ci sarebbe da scrivere un papiellone)

    Sognano gli androidi le pecore elettriche?
    Sognano ciò che sognano gli uomini, possedere un animale, che sia un cavallo, una capra, un ragno?
    Desiderano gli androidi entrare in empatia con gli altri?

    Nel libro il problema non sono gli androidi.
    Sono gli uomini.
    Sono loro che si avvicinano alle macchine, a oggetti, a cose.
    Palta.

    Il futuro immaginato da Dick è molto più claustrofobico e inquietante di quello consegnato alla memoria collettiva dal film di Ridley Scott.

    Diversi, diversamente bellissimi.

    dit le 

  • 4

    Delusione, cocente delusione

    " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
    navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
    e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
    E ...continuer

    " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
    navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
    e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
    E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
    come lacrime nella pioggia.
    È tempo di morire."

    Dov'è??? Ma uno legge tutto il libro aspettando questo monologo, per scoprire che è farina del sacco di Ridley!!!!

    dit le 

  • 5

    Restiamo umani

    Questo è un Philip Dick d'annata: 1968. Ci sono tutte le ambiziose tematiche che lo ossessionavano in quegli anni: la tensione verso il divino e l'assoluto, il labile confine che separa la realtà dall ...continuer

    Questo è un Philip Dick d'annata: 1968. Ci sono tutte le ambiziose tematiche che lo ossessionavano in quegli anni: la tensione verso il divino e l'assoluto, il labile confine che separa la realtà dall’allucinazione, che distingue la vita umana da quella artificiale. Con la forza visionaria di un paranoico Dick ci contagia, dopo poche pagine siamo intrappolati nel mondo claustrofobico in cui fa agire i suoi anti-eroi, personaggi disperatamente soli e privi di punti d'appiglio, immersi in una realtà inconoscibile nella quale anche Dio potrebbe essere una finzione. Li sentiamo così vivi e plausibili forse perché ci ricordano quanto ci sentiamo a nostra volta isolati e confusi, nel nostro "precariato" economico, affettivo, esistenziale, circondati da una tecnologia che rischia di alienarci ulteriormente. Eppure Dick ci esorta, per quanto angosciante possa essere la situazione, a non smettere chiederci cos'è che ci rende umani, ed a comportarci di conseguenza.
    Se l’aver visto ed apprezzato Blade Runner vi frena dal leggere il romanzo, non esitate oltre; bellissimo il film, ma qui c'è molto di più

    dit le 

  • 4

    Libro molto bello e coinvolgente, capace di trasportare interamente il lettore nel suo futuro distopico. Ti incuriosisce e ti illude innumerevoli volte, ti interroga e lascia a te le risposte ( o l' i ...continuer

    Libro molto bello e coinvolgente, capace di trasportare interamente il lettore nel suo futuro distopico. Ti incuriosisce e ti illude innumerevoli volte, ti interroga e lascia a te le risposte ( o l' interpretazione delle sue risposte ). Viaggia in innumerevoli tematiche, dalla filosofia esistenziale, alla religione e alla sociologia nonostante sia superficialmente un fanta-poliziesco. Se devo proprio trovare un difetto è che ci sono piccole parti o trovate di Dick in cui non sono rimasto convinto.
    Comunque un gran libro.

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  • 4

    Opera imprescindibile nel suo genere, cupa e ipnotica, ben più del film di Ridley Scott, anch'esso scuro e magnetico, ma per certi versi assai diverso dall'opera cui si ispira. Il libro di Dick è affa ...continuer

    Opera imprescindibile nel suo genere, cupa e ipnotica, ben più del film di Ridley Scott, anch'esso scuro e magnetico, ma per certi versi assai diverso dall'opera cui si ispira. Il libro di Dick è affascinante, poiché si basa su un concetto molto semplice: cosa rende umani gli umani? Cosa li distingue dagli androidi? Le differenze non sono ovviamente legate solo al provare sentimento, ma a una sorta di pietas che i non umani non possiedono e che è ben caratterizzata dall'anelare al possesso di animali veri e non elettronici o dall'utilizzo della macchina empatica.

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    0

    Secondo me sì. Gli androidi sognano pecore elettriche!

    E' piuttosto difficile dare un giudizio su di un romanzo come Blade Runner o meglio "Do androids dream of electric sheep?" (il titolo originale è sicuramente più apprezzabile perchè ha certamente più ...continuer

    E' piuttosto difficile dare un giudizio su di un romanzo come Blade Runner o meglio "Do androids dream of electric sheep?" (il titolo originale è sicuramente più apprezzabile perchè ha certamente più a che fare con quello che il testo vuole trasmettere). Ogni volta, o quasi, che si legge un romanzo di Dick ci si trova immersi in un miscuglio di situazioni strane, esperienze mistiche, paradossi, che probabilmente riflettono le "paranoie" dello scrittore. Personalmente ho trovato B.R. un romanzo bellissimo ed altamente coinvolgente. Lo scenario nel quale è ambientata la storia è un mondo devastato dalla guerra e contaminato di polveri radioattive, dove gran parte della razza umana è emigrata su altri mondi (più puliti ma altrettanto inospitali) e dove i pochi rimasti si trovano a fare i conti con la continua pioggia radioattiva, la mancanza di vita (sono rimasti pochissimi animali vivi, che si sono trasformati in uno status-simble per chi li possiede; il sogno più grande di una persona è quello di potersi permettere di spendere un capitale per avere una animale vero, piuttosto che, come succede ai meno abbienti, un animale "meccanico") e la vera grande nemica: la solitudine. Per combattere questi problemi molti umani si affidano alle scatole empatiche e a una dottrina chiamata "Mercerianesimo", grazie ai quali vivono un'esperienza di "empatia" reciproca, trovandosi in qualche strano modo spirituale (ma anche materiale) mentalmente collegati fra di loro, in modo da poter condividere gioie e dolori ed alleviare il più possibile questi ultimi. E questa dell'empatia fra esseri umani è senza dubbio una delle chiavi del romanzo, quella che rimette in discussione il ruolo di uomo e quello di androide. Infatti gli androidi non possono provare empatia per gli esseri umani, ma il cacciatore di taglie Deckard arriverà a provare empatia e forse amore per un androide che non sarà in grado di ricambiare i suoi sentimenti (o forse si?). Le differenze tra uomini e androidi vanno sempre più assottigliandosi e, in alcuni punti del romanzo, ci viene addirittura da chiederci se Rick Deckard è veramente un uomo. Penso inoltre che B.R. rappresenti uno di quei pochi casi nei quali il film rimane bello e avvincente, anche se nella pellicola vengono tralasciati o sottovalutati molti particolari esaltati invece nel romanzo (la scatole empatiche, il mercerianesimo, lo stralunato personaggio di Isidore, ecc.). Nel film si accentra maggiormente l'attenzione sull'importanza che gli androidi danno alla vita in generale, sentendosi penalizzati dal fatto di avere un vita biologicamente limitata; viene data inoltre molta enfasi al personaggio di Roy Baty, visto nel film come un eroe di guerra e spietato leader del gruppo di androidi, mentre è descritto nel romanzo come un duro capo-gruppo, ma che verrà "ritirato" o eliminato senza spettacolari scontri con Deckard. Il film resta comunque bellissimo, con scenari fantastici che riproducono incredibilmente lo squallore ed il decadimento raccontato da Dick, e con un finale che, pur non rispecchiando il romanzo, è veramente bellissimo.

    dit le 

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