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Blade Runner

Els androides somien xais elèctrics?

Per

Editor: Proa

4.1
(5089)

Language:Català | Number of Pàgines: 265 | Format: Softcover and Stapled | En altres llengües: (altres llengües) English , Spanish , French , Chi traditional , German , Italian , Portuguese , Slovenian , Czech , Norwegian , Polish , Greek , Chi simplified

Isbn-10: 8484372839 | Isbn-13: 9788484372837 | Data publicació:  | Edition 1

Translator: Manuel de Seabra

També disponible com: Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descripció del llibre
En un món arrasat per la guerra i ple de desferres tècniques i blocs de pisos en procés de desintegració, Rick Deckard es guanya la vida com a caçador mercenari amb la missió de "retirar" els androides rebels. Aquesta novel·la fou la base del guió de la pel·lícula de Ridley Scott, Blade Runner, i planteja simbòlicament el conflicte de l'home amb la màquina.

Jordi José és doctor en ciències físiques per la Universitat de Barcelona i catedràtic d'escola universitària al Departament de Física i Enginyeria Nuclear de la Universitat Politècnica de Catalunya. És autor d'articles i llibres que combinen la ciència-ficció i la divulgació científica, com ara Física i ciència-ficció (1994) o De King Kong a Einstein. La física de la ciencia ficción (1999).

Sorting by
  • 4

    Bel libro, non c’è molto da dire. Un racconto di fantascienza ambientato in 24 ore, dove il punto più importante non è la storia in sé ma il far ragionare il lettore su argomenti di etica che prima o ...continua

    Bel libro, non c’è molto da dire. Un racconto di fantascienza ambientato in 24 ore, dove il punto più importante non è la storia in sé ma il far ragionare il lettore su argomenti di etica che prima o poi dovremo tutti affrontare. C’è chi l’ha fatto anni fa per aiutarci a capire meglio a cosa andiamo incontro.

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  • 5

    Gli androidi e noi...

    Era un po’ che accarezzavo l’idea di cimentarmi seriamente con la fantascienza, un genere che anche cinematograficamente mi ha sempre affascinato ma che ho frequentato poco.

    Ho scelto questo perché un ...continua

    Era un po’ che accarezzavo l’idea di cimentarmi seriamente con la fantascienza, un genere che anche cinematograficamente mi ha sempre affascinato ma che ho frequentato poco.

    Ho scelto questo perché un classico a detta di molti anche se temevo il confronto con il film e soprattutto la delusione che spesso nasce dopo aspettative troppo elevate.

    E invece… Beh è stato amore folle. Dick mi ha conquistato letteralmente con la sua storia avvincente ma soprattutto per l’umanità incredibile che ha saputo trasmettere con i suoi personaggi compresi i droidi. Ho trovato fantastico questo modo di appassionare il lettore con una storia che prende bene e allo stesso tempo suscita importanti domande, riflessioni e pensieri.

    Questo libro mi ha conquistato con il fascino delle storie fantascientifiche, quelle che ti fanno sognare e immaginare luoghi lontani, mondi impensabili ma lo spessore dei personaggi tratteggiati da Dick mi li ha fatti sentire vicini con il bisogno d’amore, di vicinanza, di empatia che sono propri dell’essere umano di tutti i tempi, di tutte le ere.

    Profondo e avvincente, sì effettivamente il capolavoro che tutti dicono!

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  • 4

    Volevo che fosse come tutti i libri che vorrei leggere ma aspetto anni a farlo. Cioè una delusione. Invece è molto bello. Lo standard di Dick. Libri molto belli. Il film a confronto è una schifezza. I ...continua

    Volevo che fosse come tutti i libri che vorrei leggere ma aspetto anni a farlo. Cioè una delusione. Invece è molto bello. Lo standard di Dick. Libri molto belli. Il film a confronto è una schifezza. Il film è una schifezza.

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  • 4

    Capolavoro

    Differente per larghi tratti rispetto al film (che mi riguarderò a breve), il libro è davvero bello. Per quanto Dick sia stato sfigato in vita, ha scritto queste pagine nel 1968 ma sono davvero modern ...continua

    Differente per larghi tratti rispetto al film (che mi riguarderò a breve), il libro è davvero bello. Per quanto Dick sia stato sfigato in vita, ha scritto queste pagine nel 1968 ma sono davvero modernissime (e dire che fosse un visionario è riduttivo). I personaggi sono favolosi, soprattutto gli androidi. Non mi è chiara la figura di Mercer, ma forse avrò bisogno di una seconda lettura.
    Consigliatissimo.

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  • 4

    Tra i romanzi di Dick non è il mio preferito, probabilmente a causa dell'ottima trasposizione cinematografica che ne ha esaltato la pur geniale trama. Detto questo, il libro è ben scritto, scorrevol ...continua

    Tra i romanzi di Dick non è il mio preferito, probabilmente a causa dell'ottima trasposizione cinematografica che ne ha esaltato la pur geniale trama. Detto questo, il libro è ben scritto, scorrevole e Dick si conferma nuovamente un profeta per le tematiche affrontate: il rapporto conflittuale tra uomo e intelligenza artificiale raggiunge in questo romanzo una vetta difficilmente raggiungibile da uno scrittore di fantascienza. I replicanti possono provare emozioni? Hanno una coscienza? Sono in grado di distinguere il bene dal male?
    Consigliato non solo agli appassionati del genere.

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  • 4

    Narrativa sempre molto scorrevole, invitante e ricca di spunti. Il libro lascia molti punti interrogativi, prendendo una piega un po' incomprensibile verso la fine, ma la storia nasce e finisce senza ...continua

    Narrativa sempre molto scorrevole, invitante e ricca di spunti. Il libro lascia molti punti interrogativi, prendendo una piega un po' incomprensibile verso la fine, ma la storia nasce e finisce senza durare 500 pagine, come si tende a fare per dare profondità al romanzo. Questa storia ha tutto nelle sue 200 pagine.

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  • 0

    entropia e empatia

    Abbiamo prodotto quello che volevano i colonizzatori. Se la nostra azienda non avesse prodotto questi tipi sempre più simili all’uomo, li avrebbero prodotti altre aziende.

    Ci si aspetta, da un momento ...continua

    Abbiamo prodotto quello che volevano i colonizzatori. Se la nostra azienda non avesse prodotto questi tipi sempre più simili all’uomo, li avrebbero prodotti altre aziende.

    Ci si aspetta, da un momento all’altro, di leggere una parafrasi del discorso di Shylock
    “Ma non ha occhi un androide? Non ha un androide mani, organi, membra, sensi, affetti, passioni?”
    nel romanzo di Philip K. Dick dove, finora, ho trovato la massima complessità morale.
    La frase di Shakespeare, che può anche essere sottesa nei momenti in cui il cacciatore di androidi e le sue prede dialogano, avrebbe il suo limite, le ultime due parole. Affetti e passioni. Riassunte da Dick nella parola chiave empatia.
    L’unico discrimine tra l’umano e l’androide. Il termine di paragone la cui assenza condanna a morte il nemico.
    Quale nemico, però?

    Gli androidi sono costruiti, o creati? per gli uomini delle colonie spaziali. Sono i negri, i negri degli Stati Uniti del Sud, lavoratori nei campi e servitori nelle case.
    Sulla terra sono fuori legge. E non per essersi affrancati dalla loro schiavitù uccidendo i padroni.
    Ma perché rappresentano una minaccia. Oscura a dire il vero, perché non è mai esplicitata.
    Come per la cantante androide. Che minaccia rappresenta un essere la cui voce è bellezza?
    Del resto Dick non è uno che si interroga tanto sui perché, preferendo rivolgersi ai come – che è poi l’unico approccio realistico nei confronti del male.
    Gli androidi sono il male. Ma un male diluito, ambiguo, talmente mascherato da essere difficilmente distinguibile dal bene – ammesso che gli umani siano il bene, in senso assoluto.
    Un male così difficile da codificare rappresenta la sfida etica più ardua per l’essere umano, che arriva a interrogarsi sul perché con quel male non possa, malgrado tutto convivere.

    Del resto, la vita stessa degli uomini, pochi, sulla terra sono rimasti in pochi, non è netta e definita. Il leitmotiv della malattia mentale, della diversità, dell’alienazione che nasce dalle categorie è uno dei tanti temi del romanzo.
    Come al solito, la parola ‘speciale’ doveva in qualche modo entrarci per forza.

    L’altro grande tema è la religione. La religiosità contorta, sofferta e sofferente di Dick si sente.
    In un mondo dove l’entropia, l’altra parola chiave del romanzo, tanto assonante con empatia, si sta mangiando tutto, in cui il male sa dissimulare in modo magistrale, in cui le relazioni tra gli uomini sono snaturate dal solito sistema distopico e dalle classificazioni, sono offerte due vie di uscita.
    Il comico iconoclasta, irriverente contro tutto e tutti, che offre la fuga del ridere ad ogni costo, ma un ridere che in fondo aiuta soltanto a dissolvere più in fretta quanto resta dei legami, delle relazioni, dell’umanità.

    E un messia fragile, Mercer, figura di Cristo, e se Cristo è Dio che vuole essere uomo, Mercer è uomo anche nei difetti, nelle ambiguità, è un messia che può sbagliare.
    Ma a cui Dick fa pronunciare parole che esprimono una fede che forse non si è mai esplicitata nella vita dello scrittore, ma che si avverte nell’intuizione che ha di Dio.
    Ti ho appena tirato fuori dal mondo della tomba e continuerò a tirarti fuori finché non perderai interesse e vorrai smettere. Ma sarai tu a dover smettere di cercarmi, perché io non smetterò mai di cercarti.
    Tanto da far recitare al protagonista del romanzo una sorta di confessione di fede.
    Mercer non è affatto una truffa. A meno che tutta la realtà non sia una truffa.
    Insomma, anche in un mondo dove è impossibile non avvertire la distruzione e il disfacimento, Dick riesce a trovare brandelli di speranza, che non sono nuovi perché non c’è nulla da inventare: le relazioni tra persona e persona, riassunte nella parola empatia e l’intuizione che oltre lo sfascio assoluto c’è qualcosa di più, che entropia non è l’ultima parola.

    Una nota per chi ha visto “Bladerunner”: forse resterete delusi leggendo il libro, ma qui non si trova “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”, niente “navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione” o “porte di Tannhäuser”.
    Ma c’è altro, ed è comunque molto soddisfacente.

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  • 3

    Una storia traboccante di idee, una trama interessante che si segue con piacere, tuttavia il romanzo sembra un po' sciapo, come se mancassero degli ingredienti, e alla fine termina con una certa confu ...continua

    Una storia traboccante di idee, una trama interessante che si segue con piacere, tuttavia il romanzo sembra un po' sciapo, come se mancassero degli ingredienti, e alla fine termina con una certa confusione, parlando di quella specie di religione (il mercerianesimo) che non si capisce bene cosa sia e cosa c'entri con tutto il resto, se non vagamente.

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  • 3

    L'Uomo è poi così superiore al Replicante?

    Romanzo fantascientifico dall'indole esistenziale — o viceversa —, il cui afflato futuristico fa da involucro a più sotterranei ma universali corridoi filosofici, in cui il grido di un uomo che cerca ...continua

    Romanzo fantascientifico dall'indole esistenziale — o viceversa —, il cui afflato futuristico fa da involucro a più sotterranei ma universali corridoi filosofici, in cui il grido di un uomo che cerca di capire cosa lo distingue da un replicante ritorna come un boomerang, a lui e/o contro di lui.

    Un'esposizione semplice, quella di Dick, tra le cui pieghe dissemina dubbi. E l'uomo i dubbi tende a eliminarli. Come i Replicanti.

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  • 5

    Non amo particolarmente né il genere né Blade Runner, ma da tempo volevo leggere questo romanzo di Dick: non ne sono assolutamente stata delusa, anzi: ne ho amato lo stile, tutti i personaggi, il mond ...continua

    Non amo particolarmente né il genere né Blade Runner, ma da tempo volevo leggere questo romanzo di Dick: non ne sono assolutamente stata delusa, anzi: ne ho amato lo stile, tutti i personaggi, il mondo post-apocalittico che viene descritto.
    Come la narrazione copre un arco temporale molto breve, che però porta a molti sconvolgimenti nella vita di Deckard e di chi gli sta intorno, così la lettura scorre veloce verso la fine.
    Il rapporto con gli animali, quasi estinti e ormai status simbol, costituisce una parte fondamentale della storia, ed è un peccato che nel film questo aspetto sia stato eliminato.
    Imperdibile!

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