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Bleak House

(Everyman's Library (Paper))

By ,

Publisher: Tuttle Publishing

4.3
(450)

Language:English | Number of Pages: 912 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0460874233 | Isbn-13: 9780460874236 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Audio CD , Hardcover , Mass Market Paperback , Audio Cassette , Others , Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
Edited with an Introduction and Notes by Nicola Bradbury.
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  • 5

    Da leggersi con umiltà, a lume di candela

    Chiudo vittorioso il romanzo in una sorta di trance vittoriana, ho addosso ancora gli umori di Londra e delle sue umide tenute nel verde dei sobborghi inglesi, sento ancora lo scalpiccio, il vociare, il rumore delle carrozze.
    Non vi narrerò tanto della mia difficoltà di lettura, tale da ave ...continue

    Chiudo vittorioso il romanzo in una sorta di trance vittoriana, ho addosso ancora gli umori di Londra e delle sue umide tenute nel verde dei sobborghi inglesi, sento ancora lo scalpiccio, il vociare, il rumore delle carrozze.
    Non vi narrerò tanto della mia difficoltà di lettura, tale da averci impiegato un anno e più per portare a termine questo pantagruelico romanzo, mollato e poi ripreso un paio di volte.
    Vi narrerò piuttosto della incredibile complessità di quest'opera, cercando stavolta di non sciorinare aggettivi a destra e a manca come sono ahimè solito fare.
    Non è propriamente mia intenzione quella di convincervi a iniziare la perlustrazione di questa "Casa Desolata", perchè di perlustrazione si tratta più che di semplice lettura. Troppa densità, un ordito troppo fitto per concedersi la modalità "light" del lettore moderno. Non è che puoi attraversare a nuoto la Manica solo perchè sai arrivare a rana fino alle boe, giusto?
    Ecco, ritengo che bisogna partire con umiltà, consapevoli innanzitutto che un Classicone Ottocentesco non si inghiotte ma si assapora. Che Charles Dickens cantore dei trovatelli, degli usurai e delle nebbie londinesi è un osso duro, durissimo, altro che Topolino e il Canto di Natale, che le sue frasi sono blocchi di pietra tornita e intarsi di legno.
    Uno stile nobilissimo, inconfondibile. Una qualità artigiana nello scalpellare i personaggi che rivela il gusto del particolare, che riesce a trasmettere al lettore - in un modo che definirei magico - le precise sensazioni che suscita un certo ambiente. Sapete cosa significa guardare un temporale oltre al vetro e avvertire contemporaneamente odore della pioggia, nostalgia, tepore, poesia di un attimo. Lo avvertite come un tutt'uno, una specie di "cosa" allo stomaco, che dà un certo calore, da "lume di candela"; ecco avete capito, Dickens trasmette esattamente queste sensazioni.
    Va detto che in Dickens "calore allo stomaco" e zuppa cementizia vanno a braccetto. Vige la dura legge del pacchetto completo: prendere o lasciare. C'è una compiaciuta verbosità, c'è una ragnatela di correlazioni tra i molti personaggi da far venire il capogiro; c'è poi un comprensibile innesto di sentimenti pii e di integrità morale che oggi sono men che pallidi ricordi. L'estrema generosità del tutore Jarndyce, l'estrema bontà di Esther Summerson, l'aurea di pietas attorno a pover'anime di condizione martire e cuore angelico, i pudibondi rossori di Ada, etc.
    Poi ci pensano i personaggi caricaturali, specie quelli più gretti e meschini usciti dalla sua penna d'oca a tenere desta l'attenzione. Il Bastardo d'Oro spetta probabilmente a nonno Smallweed, rachitico usuraio circondato dal suo asservito parentado, un personaggio che nel suo uncinare col dito come la chela di un'aragosta sembra poter uscire dal libro e lacerare da un momento all'altro la pagina. O lo schermo del kindle. Ma poi c'è la pletora dei parassiti sociali, dal "vecchio bambino" Skimpole, socratino da salotto, all'egocentrico lamentoso vecchio Turveydrop fino a Mrs Jellyby, tutta presa dalle missioni africane mentre i suoi figli sono allo stato brado.
    Oppure il piccolo circo degli alienati, da Miss Flite inghiottita dai cavilli e dalle scartoffie di eterne cause legali alla disprezzatissima moglie impazzita del vecchio Smallweed, dalla gelida e sospettosa Mrs Snagsby fino al pupazzesco Mr Bagnet che esprime pensiero soltanto attraverso le opinioni dell'esuberante moglie.
    I temi affrontati sono tanti ma riassumendo a grandi linee si possono individuare: la lentezza della macchina burocratica tribunalizia, ingombrante scoglio sul quale vive attaccato un microcosmo di esistenze "in attesa". Il riscatto del buon poverello (tema caro a Dickens), ricompensato dalla sua irreprensibile bontà d'animo, ma anche l'accusa al vetriolo fatta ad una società che esclude drammaticamente il povero, che vuole farlo solo e perennemente "circolare" come il ragazzo di strada Jo. L'irriconoscenza del protegé - il "pupillo" Richard - che si ribella al tutore per i propri interessi (che a legger oggi, viene quasi da parteggiare per il ribelle). O anche il fatto che siamo davanti a un archetipo della detective story, con un investigatore (Mr. Bucket) dai modi al contempo "vittoriani" (moderati, attenti all'etichetta) e spicci.
    Ci sono troppi cunicoli aperti in questo cosmo dickensiano, una vita non basterebbe per raccontarli come si conviene. Avete tutto il tempo, leggetelo. Take your time; io ci ho messo un anno, e ne è davvero valsa la pena.
    Un romanzo che ritengo non si potrà mai "padroneggiare" abbastanza; si può certamente "assaggiare" con una prima lettura, e magari chissà "assaporare" meglio con una seconda lettura (si narra di alcuni ardimentosi che hanno superato la terza lettura).
    Spero di aver reso l'idea. Detto questo, tolgo il cilindro, m'inchino con calcolata grazia e scompaio inghiottito dalla bruma londinese.

    said on 

  • 3

    Non al livello di altri capolavori

    Cominciamo col dire che è tendenzialmente un brutto segno se impiego così tanto a finire un romanzo, e impiegare un mese e mezzo per me è decisamente troppo, persino per un romanzo di 800 pagine. Ciò detto, si tratta di una bellissima storia. Bellissima e triste. Nominalmente, anche in Bleak H ...continue

    Cominciamo col dire che è tendenzialmente un brutto segno se impiego così tanto a finire un romanzo, e impiegare un mese e mezzo per me è decisamente troppo, persino per un romanzo di 800 pagine. Ciò detto, si tratta di una bellissima storia. Bellissima e triste. Nominalmente, anche in Bleak House ho trovato quei pregi che hanno reso Dickens uno dei miei autori preferiti. Tra questi, l’aver ritratto dei personaggi incredibili e indimenticabili, di straordinaria nobiltà – così nobili da rimetterti in pace con il mondo (almeno finché non ti rendi conto di quanto eccezionali essi siano). In questo caso, tuttavia, a questi consueti pregi fanno da contraltare degli aspetti che mi hanno fatto amare questo romanzo un po’ meno di altri. Per farla breve, l’ho trovato davvero molto, troppo prolisso. Per buona metà del romanzo Dickens si premura di aprire ogni cap. con un’ampia introduzione, estremamente meticolosa, come se a ogni cap. ricominciasse in un certo senso daccapo, producendo in tal modo l’effetto di rallentare la narrazione abbassando notevolmente il ritmo. Un effetto particolarmente vistoso in un romanzo di tale lunghezza (le 800 pagg. peraltro sono bugiarde, essendo scritto con caratteri molto piccoli). Sia chiaro: non mi sognerei mai di sconsigliare questo romanzo. Semplicemente, siate preparati a ciò cui andate incontro, e cercate di leggerlo in un momento in cui siete presi dal demone della lettura.

    said on 

  • 5

    Questo era uno dei libri che mi ero ripromessa di leggere prima o poi, perchè Nabokov lo inserisce nel suo "Lezioni di letteratura Occidentale". E siccome ritengo Nabokov un buon maestro, un giorno in libreria finalmente l'ho comprato. Aggiungo subito che il libro ha quasi 900 pagine: a me piacci ...continue

    Questo era uno dei libri che mi ero ripromessa di leggere prima o poi, perchè Nabokov lo inserisce nel suo "Lezioni di letteratura Occidentale". E siccome ritengo Nabokov un buon maestro, un giorno in libreria finalmente l'ho comprato. Aggiungo subito che il libro ha quasi 900 pagine: a me piacciono i "libroni", so che per qualcuno il n. delle pagine ha un peso (letteralmente) nelle scelte di lettura. Il libro è meraviglioso: la storia è un insieme di storie, tutte avvincenti e appassionanti; i personaggi (principali o semplicemente necessari al proseguo del racconto) sono descritti con poche pennellate ma di tale cura che acquistano subito una tridimensionalità; la lingua è ricca e l'acume di Dickens è eccezionale nel saper raccontare i sentimenti di chiunque. E' un grande feuilleton, che catapulta chi legge in un mondo diverso ma contemporaneo nello stesso momento: cambiano gli usi e i costumi, ma l'essenzialità delle donne e degli uomini è la stessa. Consiglio vivamente.

    said on 

  • 0

    In questo libro ho trovato La Frase che racchiude il mio essere.

    "Chiedo solo di essere libero. Le farfalle sono libere. L'umanità non vorrà certamente negare ad Harold Skimpole quello che concede alle farfalle!"

    said on 

  • 3

    Il primo libro di Dickens con cui abbia avuto difficoltà nella lettura... Di solito i suoi romanzi hanno un ottimo ritmo (spesso è quasi impossibile separasene tanto è il desiderio di scoprire cosa succederà dopo!), invece ho trovato questo piuttosto lento e pesante. E un'altra cosa: Dickens scri ...continue

    Il primo libro di Dickens con cui abbia avuto difficoltà nella lettura... Di solito i suoi romanzi hanno un ottimo ritmo (spesso è quasi impossibile separasene tanto è il desiderio di scoprire cosa succederà dopo!), invece ho trovato questo piuttosto lento e pesante. E un'altra cosa: Dickens scrive sempre splendide storie, ma ciò per cui lo amo sono i suoi personaggi, quei personaggi che durante la lettura diventano miei amici, miei fratelli e a cui voglio un gran bene, ma in Casa Desolata non ho trovato neanche un personaggio con cui empatizzare in modo particolare, e bisogna dire che erano davvero numerosi (forse anche troppo...), e, andando avanti con la storia, mi riscoprivo abbastanza indifferente verso il destino di ciascuno di essi.
    Ciononostante sicuramente non merita 3 stelle, ma tanta è la differenza che sento fra questo e tutti gli altri romanzi di Dickens che ho letto, che al momento non mi riesce di dargliene di più.

    said on 

  • 5

    Rilettura

    Impossibile riuscire ad accedere al "Bleak House" che stava già sul mio scaffale anobiano. Complicatissimo selezionare la giusta edizione (l'ebook della Penguin, che si trova ma non ha la copertina). Se non mi costasse tanto trasferire tutti i miei commenti e i miei libri su goodreads, se anobii ...continue

    Impossibile riuscire ad accedere al "Bleak House" che stava già sul mio scaffale anobiano. Complicatissimo selezionare la giusta edizione (l'ebook della Penguin, che si trova ma non ha la copertina). Se non mi costasse tanto trasferire tutti i miei commenti e i miei libri su goodreads, se anobii non fosse da così tanti anni il mio "diario di lettura", lo manderei volentieri a quel paese.

    Ma insomma, d'altra parte in realtà questa è una nuova lettura, perché questo è per l'appunto un dotto e annotassimo ebook, e non il tascabile che ho letto tanto tempo fa. Senza peso né volume, (ri)prendere in mano un tomone di Dickens è ancora di più un piacere. Rileggere uno degli incipit più maestosi e magnifici della storia della letteratura mondiale è una pura goduria. Proseguire, addentrandosi in tutta quella nebbia malsana e maleodorante, è una tentazione a cui non si può resistere... Quasi quasi gli metto cinque stelle a prescindere.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Mondo ironico ma meraviglioso

    come sempre un romanzo eccezionale... c'è tutto: la tenerezza, l'ironia, la satira spinta alla società di quel tempo, i buoni sentimenti e la vigliaccheria. Mi è piaciuto moltissimo. Esther l'orfanella si scopre figlia di Lady Dedlock, ma non ne ottiene nulla, anzi vede sua madre solo soffrire. L ...continue

    come sempre un romanzo eccezionale... c'è tutto: la tenerezza, l'ironia, la satira spinta alla società di quel tempo, i buoni sentimenti e la vigliaccheria. Mi è piaciuto moltissimo. Esther l'orfanella si scopre figlia di Lady Dedlock, ma non ne ottiene nulla, anzi vede sua madre solo soffrire. La causa Jardice contro Jardice è un prosciuga soldi che manda in rovina Richard e Ada e fa morire Richard stesso di stenti. La figura più bella è poi quella del Tutore, Mr. Jardice, che dispensa bontà da tutte le parti. Oltre a Jo orfano e abbandonato a se stesso, che morirà di stenti. E' un mondo stupendo quello raccontato da Dickens e mi ci diverto sempre.

    said on 

  • 4

    «Tua madre, Esther, fu la tua disgrazia, e tu la sua. Verrà il giorno, e sarà abbastanza presto, in cui lo comprenderai meglio, come solo una donna può.»


    Questo è tutto ciò che Esther Summerson, affidata fin dalla più tenera età alle cure dell'insensibile madrina Miss Barbary, sa de ...continue

    «Tua madre, Esther, fu la tua disgrazia, e tu la sua. Verrà il giorno, e sarà abbastanza presto, in cui lo comprenderai meglio, come solo una donna può.»

    Questo è tutto ciò che Esther Summerson, affidata fin dalla più tenera età alle cure dell'insensibile madrina Miss Barbary, sa delle proprie origini. Cresciuta senza genitori e isolata dal mondo, Esther non sa cosa significhi essere amata, finché, alla morte della madrina, John Jarndyce, un facoltoso scapolo di mezza età, decide di adottarla e di mandarla in collegio.
    Il destino della famiglia Jarndyce, da tempo immemore, è indissolubilmente legato ad un'interminabile contesa legale relativa ad un testamento irrisolto; causa che, da generazioni, tormenta i contendenti, distruggendone le speranze e prosciugandone rovinosamente il patrimonio. Quando, alcuni anni dopo, il tribunale gli affida due cugini orfani, egualmente coinvolti nella disgraziata causa, Jarndyce decide di accogliere nella sua abitazione (la Casa Desolata del titolo) anche Esther, affinché tenga compagnia alla giovane parente.
    E così, tra opere di beneficienza, impegni domestici, e sorprendenti conoscenze, la vita di Esther scorre serenamente, finché un giorno, in chiesa, ella incrocia lo sguardo di una donna: Lady Dedlock, affascinante moglie dell'anziano baronetto Sir Leicester, indifferente e antiquato signorotto di oltre vent'anni più vecchio della consorte. Esther non conosce Lady Dedlock, ma ne è inspiegabilmente attratta, quasi sentendo un indescrivibile legame con quell'algida donna.
    Sarà solo l'inizio di una serie di imprevedibili eventi apparentemente indipendenti gli uni dagli altri, ma in realtà concatenati e, ciascuno di essi, irrinunciabile tassello di una trama tra le più intricate (e contorte!) dell'intera produzione dickensiana. Una storia dai risvolti sorprendenti che, pagina dopo pagina, porteranno alla luce la fitta rete di intrighi e segreti che fanno da trait d'union tra l'insospettabile aristocrazia ottocentesca e l'oscura realtà dei più squallidi bassifondi londinesi.

    Considerato come il primo noir della letteratura inglese, Casa Desolata è senza dubbio uno dei più complessi ed impegnati romanzi di Dickens dove, a fare da filo conduttore alle vicende dei protagonisti, vi è l'impietosa e pungente satira del sistema giudiziario inglese e del suo malfunzionamento (significativo come, dopo un secolo e mezzo, così poco, nell'amministrazione della Giustizia, sia cambiato.)
    Lo scrittore, intrecciando come di consueto dramma e commedia, dà vita a un'avvincente detective story fatta di delitti, morti inquietanti, e segreti inconfessabili, senza dimenticare di accendere una significativa luce sulle problematiche dei quartieri degradati e sulla condizione degli emarginati. È così che l'autore, col suo inconfondibile stile, tocca un'incredibile varietà di tematiche, attingendo un po'da tutti i generi letterari del periodo: dal romanzo di formazione al poliziesco, dal romantico al gotico, passando, come nella miglior tradizione dickensiana, per il romanzo sociale.
    Aspetto particolare e inconsueto di Casa Desolata è la narrazione affidata in parte ad un sarcastico narratore onniscente, e in parte delegata al sentito racconto in prima persona della stessa Esther.

    Sono trascorsi ormai alcuni anni da quando ho letto questo romanzo, ma grazie all'eccezionale talento narrativo dell'autore, molte scene, personaggi, e situazioni (tra cui un memorabile caso di autocombustione umana!) sono ancora perfettamente nitidi nella mia mente, come se li avessi appena letti.
    Il romanzo parte un po'lento focalizzandosi sulla figura, e sui limiti, della Corte di Giustizia, poi, col susseguirsi delle pagine, si entra nel vivo della storia, dove a farla da padrona sono i moltissimi personaggi, qui decisamente più numerosi che in ogni altra opera dello scrittore. Oltre alla protagonista, tipico esempio, in realtà anche un po'eccessivo, di bontà e abnegazione vittoriana (nonché personaggio molto poco amato da Charlotte Brontë, che non gradì affatto il paragone con la sua Jane Eyre) troviamo tanti altri significativi personaggi, come il sinistro Tulkinghorn, spietato e gelido avvocato senza scrupoli di Sir Leicester; l'enigmatica Hortense, cameriera francese di Lady Dedlock; l'iperattiva signora Jellyby, suffragetta ante litteram ed entusiasta volontaria nei paesi africani che però, troppo presa dal desiderio di salvare il mondo, dimentica di curarsi del marito e dei molti infelici figli...
    Su tutti, comunque, spicca la figura di Lady Dedlock, personaggio femminile tra i più tormentati e riusciti di Dickens.
    Tra le principali pecche del romanzo vi è la presenza di un numero forse eccessivo di personaggi (alcuni dai nomi davvero assurdi) che rischia, talvolta, di confondere un po'il lettore; e la stucchevolezza di alcune parti (specialmente quelle dedicate al personaggio, a parer mio insopportabile, della dolce e leziosissima Ada).
    Altro aspetto che mi ha lasciata perplessa è proprio la trama noir: a tratti ho avuto la sensazione che Dickens abbia, in certo senso, provato a strafare, finendo col dar vita ad un intreccio che, in alcuni frangenti risulta un po'zoppicante.
    Al di là di ciò, resta indubbiamente un gran bel romanzo, brillante, intelligente, e scritto (è superfluo dirlo) in modo ineccepibile; un'ulteriore conferma dello straordinario, e a parer mio ineguagliabile, genio del grande romanziere inglese.

    said on 

  • 0

    lento

    tento l'ennesima ripresa dopo due abbandoni...aggiornerò la nota se mai riuscirò a finirlo; al momento tutto ciò che posso dire è che per quanto bella la storia (già la conosco), la scrittura è mortalmente lenta...

    said on 

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