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Bleak House

By

Publisher: Dodo Pr

4.3
(456)

Language:English | Number of Pages: 488 | Format: Others | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 1406554499 | Isbn-13: 9781406554496 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Audio CD , Hardcover , Mass Market Paperback , Audio Cassette , Library Binding , eBook

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Book Description
Bleak House is the ninth novel by Charles Dickens, published in 20 monthly parts
between March 1852 and September 1853. It is widely held to be one of ...
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  • 4

    Anzitutto desolata non è, la casa (è quasi tondeggiante sugli angoli come in una fiaba); la satira che si vorrebbe caustica di dickens verso la magistratura inglese è docile, anodina; i personaggi principali – che infallibilmente pensano ed agiscono bene – sono noiosetti e tra loro, corifea di qu ...continue

    Anzitutto desolata non è, la casa (è quasi tondeggiante sugli angoli come in una fiaba); la satira che si vorrebbe caustica di dickens verso la magistratura inglese è docile, anodina; i personaggi principali – che infallibilmente pensano ed agiscono bene – sono noiosetti e tra loro, corifea di questa bontà nutriente ed indigesta, è la voce narrante Esther Simmons; la geografia umana del romanzo è come al solito squinternata, estesa, hicsuntleonesca all’inizio ma alla fine sta in un post-it; i personaggi minori sono costruiti tutti attorno un gesto ripetitivo o una ossessione e però sono quelli che funzionano di più, soprattutto se presentano una vocazione alla malvagità.

    E Dickens non sa fare altro che questo: mettere le sue enormi mani a coppa, immergerle in un fonte e sollevarle: e di tutta l’acqua raccolta non perderne una goccia – uno sguardo, un’ombra, un pensiero, un sorriso – mentre cammina sulle mille pagine dei suoi romanzi.

    said on 

  • 4

    Non è stato amore a prima vista, lo confesso. Troppo ingarbugliata la prima parte, con un numero apparentemente eccessivo di personaggi da gestire all’interno dell’orbita catalizzatrice della Corte di Giustizia del Lord Cancelliere. Il continuo alternarsi del tempo presente usato dal narratore on ...continue

    Non è stato amore a prima vista, lo confesso. Troppo ingarbugliata la prima parte, con un numero apparentemente eccessivo di personaggi da gestire all’interno dell’orbita catalizzatrice della Corte di Giustizia del Lord Cancelliere. Il continuo alternarsi del tempo presente usato dal narratore onnisciente e di quello passato preferito dalla protagonista, che narra in prima persona, mi ha lasciato qualche perplessità, legata forse alla mia strana avversione per l’uso del presente nei romanzi.
    Al principio non è stato di grande aiuto neppure il carattere angelico di Esther Summerson, la protagonista appunto, con i dotti lacrimali costantemente impegnati a trattenere le lacrime, di felicità, di delusione, di profonda gratitudine, o di presunta poco profonda gratitudine… lacrime composte e silenziose, ma pur sempre lacrime. Se devo essere sincera, e non ho motivi per non esserlo, c’è stato un momento in cui l’indice ammonitore dell’Allegoria in elmetto romano dipinta sulla volta dello studio di Mr Tulkinghorn (uno dei personaggi più memorabili) per me puntava dritto in direzione dell’uscita.
    Ho fatto bene però a restare perché poco dopo Dickens ha compiuto la sua solita magia ed è stato uno spasso vedere i pezzi del puzzle, sparsi nel modo più disordinato possibile, iniziare pian piano ad incastrarsi l’uno con l’altro, per dare vita al quadro completo.
    Entrare nel dettaglio di una trama così complessa (di sicuro la più complessa tra i Dickens letti fino ad ora) sarebbe difficile, perciò proverò solo a dire che Bleak House non è Satis House: qui il tempo scorre liberamente tra gioie e dolori per tutti, tranne che per la causa Jarndyce contro Jarndyce, che si protrae ormai da generazioni e sembra inesorabilmente ferma al punto di partenza. Ogni tanto spira un leggero vento dell’est, su cui volano le cattive notizie, ma un paio d’ore trascorse tra le pareti del Brontolatoio sono sufficienti per ritrovare la calma ed affrontare le piccole e grandi tragedie di cui è puntellata la vita d’ogni giorno.
    Anche in questo caso Dickens regala una galleria di personaggi indimenticabili, ricca come la galleria di Chesney Wold, dalle cui pareti i ritratti degli illustri antenati dei Dedlock volgono intorno i loro sguardi indifferenti. Vi sono esempi di schiettezza e praticità domestica come Mrs Bagnet accompagnata dal suo versatile ombrello e di assoluta inabilità in questioni che non prevedano uno sforzo di filantropia telescopica come Mrs Jellyby; tipi di orgoglio implosivo come quello di Lady Dedlock ed esplosivo come quello di Hortense; campioni di ingenuità sincera e spontanea come George ed artificiosa quanto interessata come Harold Skimpole; modelli di sconfinata generosità e delicatezza come John Jarndyce e di sensibilità estrema come Mr Boythorn… tutti personaggi che ruotano attorno ai protagonisti, i pupilli della corte, come direbbe Miss Flite, ma che non per questo sfuggono al fine lavoro di cesellatura dell’autore, il cui sguardo satirico non risparmia niente e nessuno.

    said on 

  • 5

    Un solo aggettivo per definire questo voluminoso romanzo: magnifico. Con tutti i suoi limiti, costituiti da un numero enorme di pagine, più di 800, di cui, se andiamo ad approfondire, forse meno della metà sarebbe bastata per renderlo un grande libro; mai mi sono annoiata, però, durante la lettur ...continue

    Un solo aggettivo per definire questo voluminoso romanzo: magnifico. Con tutti i suoi limiti, costituiti da un numero enorme di pagine, più di 800, di cui, se andiamo ad approfondire, forse meno della metà sarebbe bastata per renderlo un grande libro; mai mi sono annoiata, però, durante la lettura, solo qualche pagina più lenta che si legge con una certa impazienza, ma sempre con “quel piccolo brivido che si sente dietro le scapole” che Nabokov definisce “la forma più alta di emozione che l’umanità abbia raggiunto sviluppando la pura arte e la pura scienza”. Tra pagine memorabili per le immagini liriche, per l’accuratezza con cui è descritta la miriade di ambienti e di personaggi, ognuno tratteggiato con efficacissime parole, la storia si svolge tutta intorno ad una causa legale che si tiene dinnanzi alla Corte del Lord Cancelliere di Londra, la causa Jarndyce contro Jarndyce, che si trascina da anni senza soluzione nei nebbiosi meandri della Corte di Chancery Lane. Il cuore del romanzo è la feroce critica al sistema legale inglese, al mondo degli avvocati e legulei che, come antichi mostri che popolano i peggiori incubi, ingurgitano i clienti, siano essi nobili signori che poveri disgraziati rimasti privi di tutto a causa della legge, portandoli verso la follia e la morte. Intorno alla nebbiosa causa Jarndyce contro Jarndyce ruotano tantissimi personaggi, nel bene e nel male, ma sempre splendidi, come bambini orfani (tema caro a Dickens) calpestati nei fondamentali diritti dell’infanzia, criminali usurai di aspetto e toni demoniaci, signore aristocratiche che nascondono segreti del loro passato che verranno man mano svelati, nobili signori inglesi tutti dedicati ad onorare il loro lignaggio, cameriere malvage e donne sacrificate dalla povertà estrema nei loro diritti di madri, c’è anche un investigatore, mister Bucket, con il quale Dickens inserisce una vena di giallo in una trama densissima di temi ; insomma, tantissimi personaggi, sui quali spicca la voce narrante, Esther Summerson, che si alterna nel racconto con il narratore Dickens, finchè nel finale i due si sovrappongono in una unica narrazione, quella di Esther, orfana sottoposta alla tutela del generosissimo mister Jarndyce, dolce, umile e candida fanciulla, unica beneficiata dalla causa Jarndyce contro Jarndyce che solo morte e dolore provoca . Una menzione speciale per l’avvocato Tulkinghorn, prototipo dell’avvocato freddo, calcolatore, privo di sentimenti, odioso e odiato ovunque e da chiunque -anche dalla sottoscritta, appartenente alla sua categoria, per cui la lettura è stata anche un confronto con la figura dell’avvocato di oggi, mica tanto migliore, purtroppo, nell’opinione popolare-.

    said on 

  • 5

    Da leggersi con umiltà, a lume di candela

    Chiudo vittorioso il romanzo in una sorta di trance vittoriana, ho addosso ancora gli umori di Londra e delle sue umide tenute nel verde dei sobborghi inglesi, sento ancora lo scalpiccio, il vociare, il rumore delle carrozze.
    Non vi narrerò tanto della mia difficoltà di lettura, tale da ave ...continue

    Chiudo vittorioso il romanzo in una sorta di trance vittoriana, ho addosso ancora gli umori di Londra e delle sue umide tenute nel verde dei sobborghi inglesi, sento ancora lo scalpiccio, il vociare, il rumore delle carrozze.
    Non vi narrerò tanto della mia difficoltà di lettura, tale da averci impiegato un anno e più per portare a termine questo pantagruelico romanzo, mollato e poi ripreso un paio di volte.
    Vi narrerò piuttosto della incredibile complessità di quest'opera, cercando stavolta di non sciorinare aggettivi a destra e a manca come sono ahimè solito fare.
    Non è propriamente mia intenzione quella di convincervi a iniziare la perlustrazione di questa "Casa Desolata", perchè di perlustrazione si tratta più che di semplice lettura. Troppa densità, un ordito troppo fitto per concedersi la modalità "light" del lettore moderno. Non è che puoi attraversare a nuoto la Manica solo perchè sai arrivare a rana fino alle boe, giusto?
    Ecco, ritengo che bisogna partire con umiltà, consapevoli innanzitutto che un Classicone Ottocentesco non si inghiotte ma si assapora. Che Charles Dickens cantore dei trovatelli, degli usurai e delle nebbie londinesi è un osso duro, durissimo, altro che Topolino e il Canto di Natale, che le sue frasi sono blocchi di pietra tornita e intarsi di legno.
    Uno stile nobilissimo, inconfondibile. Una qualità artigiana nello scalpellare i personaggi che rivela il gusto del particolare, che riesce a trasmettere al lettore - in un modo che definirei magico - le precise sensazioni che suscita un certo ambiente. Sapete cosa significa guardare un temporale oltre al vetro e avvertire contemporaneamente odore della pioggia, nostalgia, tepore, poesia di un attimo. Lo avvertite come un tutt'uno, una specie di "cosa" allo stomaco, che dà un certo calore, da "lume di candela"; ecco avete capito, Dickens trasmette esattamente queste sensazioni.
    Va detto che in Dickens "calore allo stomaco" e zuppa cementizia vanno a braccetto. Vige la dura legge del pacchetto completo: prendere o lasciare. C'è una compiaciuta verbosità, c'è una ragnatela di correlazioni tra i molti personaggi da far venire il capogiro; c'è poi un comprensibile innesto di sentimenti pii e di integrità morale che oggi sono men che pallidi ricordi. L'estrema generosità del tutore Jarndyce, l'estrema bontà di Esther Summerson, l'aurea di pietas attorno a pover'anime di condizione martire e cuore angelico, i pudibondi rossori di Ada, etc.
    Poi ci pensano i personaggi caricaturali, specie quelli più gretti e meschini usciti dalla sua penna d'oca a tenere desta l'attenzione. Il Bastardo d'Oro spetta probabilmente a nonno Smallweed, rachitico usuraio circondato dal suo asservito parentado, un personaggio che nel suo uncinare col dito come la chela di un'aragosta sembra poter uscire dal libro e lacerare da un momento all'altro la pagina. O lo schermo del kindle. Ma poi c'è la pletora dei parassiti sociali, dal "vecchio bambino" Skimpole, socratino da salotto, all'egocentrico lamentoso vecchio Turveydrop fino a Mrs Jellyby, tutta presa dalle missioni africane mentre i suoi figli sono allo stato brado.
    Oppure il piccolo circo degli alienati, da Miss Flite inghiottita dai cavilli e dalle scartoffie di eterne cause legali alla disprezzatissima moglie impazzita del vecchio Smallweed, dalla gelida e sospettosa Mrs Snagsby fino al pupazzesco Mr Bagnet che esprime pensiero soltanto attraverso le opinioni dell'esuberante moglie.
    I temi affrontati sono tanti ma riassumendo a grandi linee si possono individuare: la lentezza della macchina burocratica tribunalizia, ingombrante scoglio sul quale vive attaccato un microcosmo di esistenze "in attesa". Il riscatto del buon poverello (tema caro a Dickens), ricompensato dalla sua irreprensibile bontà d'animo, ma anche l'accusa al vetriolo fatta ad una società che esclude drammaticamente il povero, che vuole farlo solo e perennemente "circolare" come il ragazzo di strada Jo. L'irriconoscenza del protegé - il "pupillo" Richard - che si ribella al tutore per i propri interessi (che a legger oggi, viene quasi da parteggiare per il ribelle). O anche il fatto che siamo davanti a un archetipo della detective story, con un investigatore (Mr. Bucket) dai modi al contempo "vittoriani" (moderati, attenti all'etichetta) e spicci.
    Ci sono troppi cunicoli aperti in questo cosmo dickensiano, una vita non basterebbe per raccontarli come si conviene. Avete tutto il tempo, leggetelo. Take your time; io ci ho messo un anno, e ne è davvero valsa la pena.
    Un romanzo che ritengo non si potrà mai "padroneggiare" abbastanza; si può certamente "assaggiare" con una prima lettura, e magari chissà "assaporare" meglio con una seconda lettura (si narra di alcuni ardimentosi che hanno superato la terza lettura).
    Spero di aver reso l'idea. Detto questo, tolgo il cilindro, m'inchino con calcolata grazia e scompaio inghiottito dalla bruma londinese.

    said on 

  • 3

    Non al livello di altri capolavori

    Cominciamo col dire che è tendenzialmente un brutto segno se impiego così tanto a finire un romanzo, e impiegare un mese e mezzo per me è decisamente troppo, persino per un romanzo di 800 pagine. Ciò detto, si tratta di una bellissima storia. Bellissima e triste. Nominalmente, anche in Bleak H ...continue

    Cominciamo col dire che è tendenzialmente un brutto segno se impiego così tanto a finire un romanzo, e impiegare un mese e mezzo per me è decisamente troppo, persino per un romanzo di 800 pagine. Ciò detto, si tratta di una bellissima storia. Bellissima e triste. Nominalmente, anche in Bleak House ho trovato quei pregi che hanno reso Dickens uno dei miei autori preferiti. Tra questi, l’aver ritratto dei personaggi incredibili e indimenticabili, di straordinaria nobiltà – così nobili da rimetterti in pace con il mondo (almeno finché non ti rendi conto di quanto eccezionali essi siano). In questo caso, tuttavia, a questi consueti pregi fanno da contraltare degli aspetti che mi hanno fatto amare questo romanzo un po’ meno di altri. Per farla breve, l’ho trovato davvero molto, troppo prolisso. Per buona metà del romanzo Dickens si premura di aprire ogni cap. con un’ampia introduzione, estremamente meticolosa, come se a ogni cap. ricominciasse in un certo senso daccapo, producendo in tal modo l’effetto di rallentare la narrazione abbassando notevolmente il ritmo. Un effetto particolarmente vistoso in un romanzo di tale lunghezza (le 800 pagg. peraltro sono bugiarde, essendo scritto con caratteri molto piccoli). Sia chiaro: non mi sognerei mai di sconsigliare questo romanzo. Semplicemente, siate preparati a ciò cui andate incontro, e cercate di leggerlo in un momento in cui siete presi dal demone della lettura.

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  • 5

    Questo era uno dei libri che mi ero ripromessa di leggere prima o poi, perchè Nabokov lo inserisce nel suo "Lezioni di letteratura Occidentale". E siccome ritengo Nabokov un buon maestro, un giorno in libreria finalmente l'ho comprato. Aggiungo subito che il libro ha quasi 900 pagine: a me piacci ...continue

    Questo era uno dei libri che mi ero ripromessa di leggere prima o poi, perchè Nabokov lo inserisce nel suo "Lezioni di letteratura Occidentale". E siccome ritengo Nabokov un buon maestro, un giorno in libreria finalmente l'ho comprato. Aggiungo subito che il libro ha quasi 900 pagine: a me piacciono i "libroni", so che per qualcuno il n. delle pagine ha un peso (letteralmente) nelle scelte di lettura. Il libro è meraviglioso: la storia è un insieme di storie, tutte avvincenti e appassionanti; i personaggi (principali o semplicemente necessari al proseguo del racconto) sono descritti con poche pennellate ma di tale cura che acquistano subito una tridimensionalità; la lingua è ricca e l'acume di Dickens è eccezionale nel saper raccontare i sentimenti di chiunque. E' un grande feuilleton, che catapulta chi legge in un mondo diverso ma contemporaneo nello stesso momento: cambiano gli usi e i costumi, ma l'essenzialità delle donne e degli uomini è la stessa. Consiglio vivamente.

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  • 0

    In questo libro ho trovato La Frase che racchiude il mio essere.

    "Chiedo solo di essere libero. Le farfalle sono libere. L'umanità non vorrà certamente negare ad Harold Skimpole quello che concede alle farfalle!"

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  • 3

    Il primo libro di Dickens con cui abbia avuto difficoltà nella lettura... Di solito i suoi romanzi hanno un ottimo ritmo (spesso è quasi impossibile separasene tanto è il desiderio di scoprire cosa succederà dopo!), invece ho trovato questo piuttosto lento e pesante. E un'altra cosa: Dickens scri ...continue

    Il primo libro di Dickens con cui abbia avuto difficoltà nella lettura... Di solito i suoi romanzi hanno un ottimo ritmo (spesso è quasi impossibile separasene tanto è il desiderio di scoprire cosa succederà dopo!), invece ho trovato questo piuttosto lento e pesante. E un'altra cosa: Dickens scrive sempre splendide storie, ma ciò per cui lo amo sono i suoi personaggi, quei personaggi che durante la lettura diventano miei amici, miei fratelli e a cui voglio un gran bene, ma in Casa Desolata non ho trovato neanche un personaggio con cui empatizzare in modo particolare, e bisogna dire che erano davvero numerosi (forse anche troppo...), e, andando avanti con la storia, mi riscoprivo abbastanza indifferente verso il destino di ciascuno di essi.
    Ciononostante sicuramente non merita 3 stelle, ma tanta è la differenza che sento fra questo e tutti gli altri romanzi di Dickens che ho letto, che al momento non mi riesce di dargliene di più.

    said on 

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