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Blindness

a novel

By

Publisher: Vintage

4.4
(10640)

Language:English | Number of Pages: 309 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Portuguese , Spanish , Catalan , Chi traditional , German , Italian , French , Dutch , Swedish

Isbn-10: 1860462979 | Isbn-13: 9781860462979 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled , School & Library Binding , Audio CD , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Book Description
Translated from the Portuguese by Giovanni Pontiero, a thriller about a city hit by an epidemic of sudden blindness, where the authorities herd the afflicted into camps, and the criminal element among the blind soon starts to make its mark. From the author of THE STONE RAFT and THE YEAR OF THE DEATH OF RICARDO REIS.
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  • 4

    Non siamo buoni

    Probabilmente il miglior commento che si possa fare a questo libro (il cui titolo portoghese andrebbe tradotto con "Saggio sulla Cecità", anziché semplicemente con "Cecità") è quello scritto da Sarama ...continue

    Probabilmente il miglior commento che si possa fare a questo libro (il cui titolo portoghese andrebbe tradotto con "Saggio sulla Cecità", anziché semplicemente con "Cecità") è quello scritto da Saramago stesso:

    "Este é um livro francamente terrível com o qual eu quero que o leitor sofra tanto como eu sofri ao escrevê-lo. Nele se descreve uma longa tortura. É um livro brutal e violento e é simultaneamente uma das experiências mais dolorosas da minha vida. São 300 páginas de constante aflição. Através da escrita, tentei dizer que não somos bons e que é preciso que tenhamos coragem para reconhecer isso."

    "Questo è un libro francamente terríbile con il quale voglio che il lettore soffra tanto quanto io ho sofferto a scriverlo. Vi si descrive una lunga tortura. È un libro brutale e violento ed è simultaneamente una delle esperienze più dolorose della mia vita. Sono 300 pagine di costante afflizione. Attraverso la scrittura, ho tentato di dire che non siamo buoni e che è giusto avere il coraggio di riconoscerlo."

    Libro angosciante, che soprattutto nella prima metà ricorda la Peste di Camus, ma si spinge oltre. Mostra la società umana al collasso, la fine di ogni struttura sociale, l'emergere di istinti animali e brutali. La solidarietà tra sventurati lascia ben presto il posto ad una spietata lotta per la sopravvivenza e per il potere, solo alcuni tentano di mantenere una dignità di esseri umani.

    Chi è per qualche motivo immune dall'epidemia di cecità paga questa fortuna con l'orrore al quale sono costretti ad assistere i suoi occhi.

    Abbastanza sorprendente il finale.

    Quattro stelle e non cinque... non lo so ma questo, che pure rimane un capolavoro, a mio avviso non è il punto più alto di Saramago.

    said on 

  • 5

    Non ci sono parole per descriverlo. Questo libro mi ha distrutta in mille pezzi, non vedevo l'ora che finisse per non dover continuare a leggere l'orrore in esso contenuto ma allo stesso tempo non riu ...continue

    Non ci sono parole per descriverlo. Questo libro mi ha distrutta in mille pezzi, non vedevo l'ora che finisse per non dover continuare a leggere l'orrore in esso contenuto ma allo stesso tempo non riuscivo a staccarmi dalle pagine che fluiscono senza punteggiatura come se anche noi fossimo ciechi e dovessimo soffermarci di continuo per cercare i margini delle frasi. Ma lo scopo di Saramago è questo, dimostrarci che siamo ciechi, "Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono".

    said on 

  • 4

    Lo strano rapporto che questo libro instaura con il lettore (almeno con il sottoscritto) mette in chiaro le capacità del suo autore nell’arte del raccontare. Il romanzo, infatti, avrebbe tutte le cara ...continue

    Lo strano rapporto che questo libro instaura con il lettore (almeno con il sottoscritto) mette in chiaro le capacità del suo autore nell’arte del raccontare. Il romanzo, infatti, avrebbe tutte le caratteristiche per far scappare a gambe levate: a una distopia di quasi assoluto pessimismo – in cui il ‘quasi’ è un’assai fioca fiammella – che sprofonda chi legge in situazioni di sempre più acuta angoscia si somma la scrittura non semplice di Saramago, che sembra andare a capo solo quando, per caso, se ne rammenta scrivendo per il resto lunghissimi paragrafi nei quali annegano anche i dialoghi che si susseguono senza segni visibili d’interpunzione. Eppure, una volta preso il sinuoso ritmo dato dall’inconsueto scorrere delle parole, si finisce per rimanere agganciati al cupo svolgersi della vicenda, rituffandosi appena possibile fra le sue pagine. Tutto inizia con un tizio che, fermo al semaforo, si ritrova cieco all’improvviso: ben presto il ‘mal bianco’ (così detto perché chi ne è colpito è avvolto nel biancore invece che nell’oscurità) si diffonde a macchia d’olio a tutta la popolazione della città senza nome in cui il romanzo è ambientato (e, si suppone, all’umanità intera, tanto più che nessuno dei personaggi ha un nome proprio). Una situazione sempre più caotica finisce per solleticare gli istinti peggiori dell’essere umano che regredisce ben presto alle caverne, con i bisogni fondamentali che scatenano violenze e sopraffazioni basate sulla legge del più forte. L’ultimo girone infernale pare essere situato laddove sono stati internati i primi ciechi, finchè qualcuno ancora in grado di vedere poteva illudersi di contrastare così l’epidemia: fame, sete, sporcizia e morti ammazzati si accumulano prima che non ci sia più nessuno a fare la guardia e si possa uscire, peraltro solo per scoprire che, fuori, la situazione non è poi tanto migliore. Il cupo senso di quello che si può senza problemi definire un amaro apologo è stato chiarito dallo stesso Samarago al momento della consegna del Nobel: la nostra società è cieca perché non è più capace di solidarietà, cioè di ‘vedere’ gli (i bisogni degli) altri. Da qui l’impossibilità di ricostruire una struttura ordinata a partire da una tabula rasa e, soprattutto, la constatazione che i ciechi non riescono mai a essere davvero solidali tra loro, essendo gli incerti rapporti che si vanno costruendo basati, nella quasi totalità, sulla semplice convenienza. Anche il legame che si instaura tra le donne a seguito dello stupro è tenue, ma è comunque una di loro l’unica a mantenere la vista: il suo sacrificio per chi non vede, in special modo il marito (beffardamente un oculista) e il suo piccolo gruppo, va a costituire la fiammella di cui sopra – il bene tra tanto male, la generosità tra tanta indifferenza. La sua dedizione condurrà a una sorta di simbolico lavacro con l’acqua piovana che sembra preannunciare un finale a quel punto non più così a sorpresa: ciò non toglie che la conclusione sia di gran lunga la parte più debole del romanzo, faticando a integrarsi con quanto accaduto in precedenza anche a causa di un’inattesa accelerazione. Una chiusa in lieve calando che non inficia per nulla un romanzo di grande potenza, ma che, al tirar delle somme, fa sì che io gli preferisca ancora ‘Tutti i nomi’ e il suo mite, indimenticabile signor José.

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  • 5

    Desiderare di essere ciechi per non vedere, per non leggere...

    L'ho finito diversi giorni fa ma non riuscivo a mettere insieme le idee per scrivere un commento su questo libro, e anche in questo momento so che non ce la farò. E' uno di quei libri "importanti", di ...continue

    L'ho finito diversi giorni fa ma non riuscivo a mettere insieme le idee per scrivere un commento su questo libro, e anche in questo momento so che non ce la farò. E' uno di quei libri "importanti", di quelli che percepisci come dei piccoli capolavori in cui sai già che non coglierai tutto ciò che l'autore ha voluto dire tra le sue righe.
    Un romanzo metaforico come nessun altro. Una storia senza tempo e senza luogo. Nessun riferimento temporale è stato introdotto proprio per rimandare all'eternità della cecità umana. L'uomo è sempre stato cieco e sempre lo sarà, anche se si coglie una speranza alla fine dell'opera.
    Nessun luogo è stato inserito nella narrazione e nessun riferimento umano specifico. Tutti siamo ciechi e lo siamo sempre stati.
    La cecità di cui parla Saramago nel suo romanzo non è inserita solo ai fini della trama. E' una metafora sulle cecità dell'uomo. Di come gli esseri umani nella vita siano sempre stati ciechi. Di come la paura renda ciechi. La paura sembra infatti essere una delle principali cause scatenanti della cecità. L'unica donna che non ha paura è l'unica che non perde la vista all'interno della storia. E lei diventa guida, punto di riferimento e gli occhi per coloro che non riescono più a vedere il mondo. Perchè abbiamo bisogno di qualcuno al quale aggrapparci, di qualcuno che veda per noi quando noi non riusciamo a farlo.
    Ma lei che può vedere, che può vedere gli effetti di questa cecità, di come riduca gli esseri umani, del degrado personale e sociale che provoca questa cecità, lei che può vedere tutto questo preferirebbe non vedere.
    E tu lettore vorresti la stessa cosa. Perchè ci sono momenti in cui davvero andare avanti diventa difficile, diventa impossibile. Perchè la storia che stai leggendo fa troppo male. E non vuoi credere che sia possibile, non vuoi vedere quelle parole scritte una di seguito all'altra senza punteggiatura.
    Una cosa decisamente particolare della prosa di questo romanzo è proprio la punteggiatura. I dialoghi ne sono completamente privi. Il romanzo appare graficamente come un muro di parole. Un muro contro il quale sbatterete come dei ciechi. Cercherete di appoggiarvi agli spigoli delle parole, tornando sui vostri passi, ascoltando meglio e fermandovi a soppesarle. Vi muoverete come dei ciechi proprio perchè Saramago ha mostrato anche con la forma quello che ha espresso con le parole.
    Un romanzo che è davvero un capolavoro.
    Uno di quei libri che devono essere letti nell'arco della vita di una persona.

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  • 5

    Claustrofobico

    Durante la lettura di alcune pagine sono stata proprio male: mi mancava l'aria, respiravo a fatica il cuore mi batteva all'impazzata!! Crudo, angosciante, terrificante ma senza ombra di dubbio meravig ...continue

    Durante la lettura di alcune pagine sono stata proprio male: mi mancava l'aria, respiravo a fatica il cuore mi batteva all'impazzata!! Crudo, angosciante, terrificante ma senza ombra di dubbio meraviglioso!!

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  • 3

    Avvincente, crudo ma alla fine..

    Fino alla metà tutto bene, anche se alcuni pezzi sono veramente crudi (ma anche il riuscire a rendere la crudeltà attraverso la scrittura è una dote che ritengo lodevole per uno scrittore). Verso la f ...continue

    Fino alla metà tutto bene, anche se alcuni pezzi sono veramente crudi (ma anche il riuscire a rendere la crudeltà attraverso la scrittura è una dote che ritengo lodevole per uno scrittore). Verso la fine ha smesso di attirare la mia attenzione, ho veramente faticato sulle ultime pagine per chiuderlo. Una storia che sicuramente rimane nella mente e fa riflettere sulla parte crudele, più animalesca, della natura umana.

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  • 5

    Sì, eccezzionale. La trama, la scrittura, il finale.
    Questo libro mi si é appiccicato agli occhi dalla prima riga della prima pagina e mi ha impedito di vedere altro fino all' ultima..adesso peró ho b ...continue

    Sì, eccezzionale. La trama, la scrittura, il finale.
    Questo libro mi si é appiccicato agli occhi dalla prima riga della prima pagina e mi ha impedito di vedere altro fino all' ultima..adesso peró ho bisogno di qualcosa di piú leggero

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