Blindness

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Publisher: The Harvill Press

4.4
(11346)

Language: English | Number of Pages: 320 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Portuguese , Spanish , Catalan , Chi traditional , German , Italian , French , Dutch , Swedish

Isbn-10: 1860466850 | Isbn-13: 9781860466854 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , School & Library Binding , Audio CD , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Book Description
A city is hit by an epidemic of "white blindness" which spares no one. Authorities confine the blind to an empty mental hospital, but there the criminal element holds everyone captive, stealing food rations and raping women. There is one eyewitness to this nightmare who guides seven strangers-among them a boy with no mother, a girl with dark glasses, a dog of tears-through the barren streets, and the procession becomes as uncanny as the surroundings are harrowing. A magnificent parable of loss and disorientation and a vivid evocation of the horrors of the twentieth century, Blindness has swept the reading public with its powerful portrayal of man's worst appetites and weaknesses-and man's ultimately exhilarating spirit. The stunningly powerful novel of man's will to survive against all odds, by the winner of the 1998 Nobel Prize for Literature
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  • 4

    Una lettura emotivamente difficile.

    Questo libro è intenso, scritto benissimo anche se a tratti un pochino lento, dopo la metà è impossibile posarlo. Mi è piaciuto davvero moltissimo!

    said on 

  • 5

    Siamo ciechi nell'animo?

    Cecità è un libro scritto dal narratore, poeta, drammaturgo, giornalista e critico letterario José Saramago. Il libro viene pubblicato nel 1995 in Portogallo, patria dello scrittore, e nel 1996 in Ita ...continue

    Cecità è un libro scritto dal narratore, poeta, drammaturgo, giornalista e critico letterario José Saramago. Il libro viene pubblicato nel 1995 in Portogallo, patria dello scrittore, e nel 1996 in Italia. Nel 1998 gli verrà assegnato il Premio Nobel per la letteratura.

    In una città senza nome è una giornata come tutte le altre. Le strade sono piene di traffico, un automobilista in fila aspetta che la luce del semaforo da rossa diventi verde. D’improvviso però tutto, per quell’uomo, diviene bianco: non ci vede più. Preso dal panico per la nuova e inaspettata condizione , viene aiutato a tornare a casa da un falso benefattore. Il primo cieco, così lo conosceremo per l’intera storia, si recherà assieme alla moglie da un oculista per cercare spiegazioni di questa improvvisa cecità. Il medico, però, non riscontra nessuna anomalia negli occhi del paziente: dovrebbe vederci alla perfezione ma non è così.Questa cecità è strana non solo perché non presenta alcun sintomo e arriva all’improvviso, ma soprattutto perché immerge il paziente nel bianco totale. Il medico privo di risposte, rimanda a casa l’uomo. Quella stessa sera anche il dottore diverrà cieco. Questi non saranno due casi isolati, “il male bianco” prenderà le sembianze di un’epidemia. Il Governo, per cercare di arginare quest’emergenza, internerà i contagiati e i presunti contaminati in un ex manicomio.
    Ma non tutti vengono colpiti dalla cecità: la maglie del dottore sarà l’unica vedente in un mondo di non vedenti. Ella, però, per restare vicino al marito si fingerà cieca per essere internato con lui. La quarantena non sarà facile, di fatti se inizialmente le scorte di cibo arrivano con regolarità, con il passare del tempo vengono sempre meno: questo perché la cecità non ha risparmiato nessuno, ha colpito l’intero paese.
    La moglie del medico, che possiamo considerare senza alcun dubbio la protagonista, sarà vittima ma allo stesso tempo carnefice, testimone della crudeltà e della cattiveria del genere umano. Il paese a causa della cecità cadrà del degrado totale, ma quando tutto sembrerà esser perduto ecco che il primo cieco riacquisterà la vista e così tutti gli altri.

    Cecità è un libro che di certo non lascia indifferenti. Attraverso l’espediente dell’improvvisa perdita della vista, Saramago riesce ad inquietare il lettore. La narrazione è così incalzante e viva che molte volte avremo noi stessi paura di diventare improvvisamente ciechi. La cecità di cui avremo molta paura non sarà tanto quella fisica, ma quella dello spirito: il romanzo non fa altro che descrivere la terribile guerra del tutti contro tutti. I personaggi non solo perdono la vista, ma diventano ciechi nell’animo e nelle emozioni. La terribile e comune sorte non fa altro che accrescere il senso di sfiducia, egoismo, cattiveria e indifferenza che albergano nell’uomo. Pur di sopravvivere si è disposti a tutto: la solidarietà, il senso di unione e coesione sociale sembrano essersi persi nella confusione generale.
    Saramago getta il lettore in uno scenario apocalittico: persone cieche abbandonate a loro stesse, lasciate soprattutto in balia dei loro più bassi sentimenti. Il bene e il male non si sa più cosa siano; cosa sia giusto e cosa sia sbagliato ormai non lo sa più nessuno. Tutto sembra essere guidato da un’unica e sola legge: quella del più forte.
    Un unico barlume di speranza è portato avanti dalla moglie del dottore, l’unica che, in un mondo di ciechi, riesce ancora a vedere. In lei ho visto il germoglio della speranza, dell’amore e della solidarietà, anche se molte volte le situazioni l’hanno costretta a fare i conti con azioni che in una normale condizione non avrebbe mai pensato di fare.
    Il libro non si presenta come una lettura leggera, anzi, a mio parere, dovrebbe esser letto con molta calma prendendosi tutto il tempo necessario. Cecità è un ottimo punto di partenza per riflettere su come e su quanto, pur essendo umani dotati di vista, in realtà il più delle volte non vediamo.

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  • 5

    L'autore crea un espediente per modificare la realtà – in questo caso una improvvisa inspiegabile e dilagante epidemia di cecità “bianca” – e seguire il comportamento dei propri personaggi, nei loro t ...continue

    L'autore crea un espediente per modificare la realtà – in questo caso una improvvisa inspiegabile e dilagante epidemia di cecità “bianca” – e seguire il comportamento dei propri personaggi, nei loro tentativi di adattarsi a questa nuova situazione.

    Ma non sarà un freddo osservatore. Nei panni del narratore, egli sarà molto presente, descriverà, spiegherà, esprimerà comprensione e compassione per i personaggi.

    Sarà con loro. Anche lo stile di scrittura, compatto, visivamente omogeneo, con la punteggiatura ridotta al minimo, sembra studiato appositamente per creare nel lettore lo stesso senso di smarrimento ed isolamento che i suoi personaggi provano. Con la sua stupenda tecnica vi farà sentire come loro, immersi in quel “mare di latte”, più inquietante e anomalo di una semplice tenebra e dentro il quale solo ciò che è a portata di tatto e di memoria, è conosciuto. Se non vi sentirete ciechi, sono sicuro che almeno in una manciata di casi, noterete la vista annebbiarsi.

    I protagonisti stessi, non avranno alcun nome, ma saranno identificati per quello che fanno o per le caratteristiche più salienti che avevano, quando ancora si potevano vedere reciprocamente. Quindi avremo: il medico, la moglie del medico, il primo cieco, la ragazza con gli occhiali scuri, il vecchio con la benda, e via dicendo.

    said on 

  • 5

    Cosa succederebbe se all'improvviso diventassimo tutti ciechi? Un romanzo sconvolgente che analizza la labilità degli equilibri della massa umana, basta un evento imprevisto per trasformare la coopera ...continue

    Cosa succederebbe se all'improvviso diventassimo tutti ciechi? Un romanzo sconvolgente che analizza la labilità degli equilibri della massa umana, basta un evento imprevisto per trasformare la cooperazione in competizione, l'altruismo in egoismo, il raziocinio in istinto animale. In questo caso l'evento è estremizzato, ma se pensiamo agli accaparramenti selvaggi accaduti in seguito a notizie lontanamente catastrofiche, il concetto passa, eccome. Pagine dense di angoscia, commozione, disperazione. E come scrive Saramago...era il mio primo, non sarà l'ultimo.

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  • 3

    Cecità

    Un vero incubo, mi ha agitata moltissimo l'ho finito ed ero quasi esausta, mi sentivo dentro ad un terribile inferno. Scritto molto bene, il tema è delicato, le metafore numerose, mette in mostra la c ...continue

    Un vero incubo, mi ha agitata moltissimo l'ho finito ed ero quasi esausta, mi sentivo dentro ad un terribile inferno. Scritto molto bene, il tema è delicato, le metafore numerose, mette in mostra la crudeltà dell'essere umano, uno spirito senza nessuna forma di altruismo, un'apocalisse dove tutti per la paura diventano bestie feroci che si mordono.

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  • 5

    Metafora della condizione umana sulla differenza tra guardare e vedere (vedersi), sulla parola e l'oggetto del pensiero e del sentire.

    Come avete vissuto da quando è iniziata l’epidemia?
    Siamo usciti dalla segregazione tre giorni fa
    Ah, siete tra quelli che hanno messo in quarantena…
    Si
    E’ stata dura?
    A dir poco
    Orribile?
    Lei è uno s ...continue

    Come avete vissuto da quando è iniziata l’epidemia?
    Siamo usciti dalla segregazione tre giorni fa
    Ah, siete tra quelli che hanno messo in quarantena…
    Si
    E’ stata dura?
    A dir poco
    Orribile?
    Lei è uno scrittore, come ha detto poco fa ha l’obbligo di conoscere le parole, dunque sa che gli aggettivi non servono a niente, se una persona ne ammazza un’altra, per esempio, sarebbe meglio enunciarlo così, semplicemente, e confidare che l’orrore dell’atto, di per sé, fosse tanto scioccante dal dispensarci dal dire che è stato orribile…
    Vuol dire che abbiamo parole in più?
    Voglio dire che abbiamo sentimenti in meno.
    Oppure ce li abbiamo, ma non usiamo più le parole che potrebbero esprimerli
    E dunque li perdiamo (i sentimenti).

    (da Cecità di Josè Saramago, 1995)

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  • 5

    "Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo, non vedono."
    Questa citazione, probabilmente la più nota di questo romanzo, riassume in poche parole la denuncia che Saramag ...continue

    "Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che, pur vedendo, non vedono."
    Questa citazione, probabilmente la più nota di questo romanzo, riassume in poche parole la denuncia che Saramago ha voluto fare con il suo Saggio sulla cecità. L'indifferenza dell'essere umano nei confronti dei propri simili può essere così totale da essere assimilata in tutto alla cecità.
    In questo romanzo in cui non esiste luogo, non esiste un tempo, non esistono nomi propri e non esistono più ruoli, il protagonista diventa l'essere umano con tutte le sue cattiverie, le sue debolezze e malignità, ma anche con i suoi atti di coraggio e umanità.
    Questo è un romanzo disturbante, ma di quelli da cui è bene farsi disturbare di tanto in tanto.

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  • 3

    Letto per senso del dovere

    Ho letto questo libro dopo una recensione del giornalista Scanzi che ne parlava alla Scuola Holden per fare esempi delle capacità degli autori.
    Avevo letto altre recensioni sulla durezza di questa let ...continue

    Ho letto questo libro dopo una recensione del giornalista Scanzi che ne parlava alla Scuola Holden per fare esempi delle capacità degli autori.
    Avevo letto altre recensioni sulla durezza di questa lettura e devo confermare che è un bel pugno nello stomaco e solo superata ampiamente la metà sono riuscita a decidere di concludere questo racconto che va alla ricerca delle miserie umane e alla forza delle speranze e della voglia di vivere.
    Non so se ho compreso il significato e il senso che Saramago voleva comunicare, ma sono stata felice di chiudere l'ultima pagina per uscire da questo incubo che si conclude in maniera repentina.

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  • 3

    Mamma mia che ansia!!
    (questa è la frase che descrive la mia esperienza con Saramago!)

    Il periodo non è stato dei migliori (dopo la scorpacciata di libri per gli Europei avevo bisogno di riprendere il ...continue

    Mamma mia che ansia!!
    (questa è la frase che descrive la mia esperienza con Saramago!)

    Il periodo non è stato dei migliori (dopo la scorpacciata di libri per gli Europei avevo bisogno di riprendere il fiato + afa + due settimane da dimenticare per tutto quello che è successo), per questo ho fatto un po' fatica a leggere queste 270 pagine; il fatto che il testo fosse tutto attaccato, con i paragrafi che sembravano infiniti, per una lettrice distratta come me è stato una vera sfida! E andava ad aumentare il senso di ansia..
    Non mi sarei MAI aspettata il lieto fine, non dopo il degrado e la miseria descritti da Saramago (anche con una certa minuzia) nel periodo del "mal bianco"

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  • 2

    Situazioni estreme per sviluppare un' indagine sociologico-introspettiva. Sicuramente interessante la capacità di esplorare ed immaginare cosa ne sarebbe dell'umanità (a livello relazionale nonchè mor ...continue

    Situazioni estreme per sviluppare un' indagine sociologico-introspettiva. Sicuramente interessante la capacità di esplorare ed immaginare cosa ne sarebbe dell'umanità (a livello relazionale nonchè morale) ma, alla fine, non mi ha entusiasmato. Un pò fine a sè stesso ... Non gioca a favore lo stile, con lunghissimi periodi senza soluzione di continuità...così così

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