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Blood's A Rover

By

Publisher: Windmill Books

3.9
(534)

Language:English | Number of Pages: 656 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , German , Portuguese

Isbn-10: 0099537796 | Isbn-13: 9780099537793 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , eBook

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
The final novel in the magisterial Underworld USA Trilogy.

It’s 1968. Bobby Kennedy and Martin Luther King are dead. The Mob, Howard Hughes and J Edgar Hoover are in a struggle for America’s soul, drawing into their murderous conspiracies the dammed and the soon-to-be damned. Wayne Tedrow Jr.: parricide, assassin, dope cooker, mouthpiece for all sides, loyal to none. His journey will take him away from the darkness and into an even greater darkness. Dwight Holly: Hoover’s enforcer and hellish conspirator in terrible crimes. As Hoover’s power wanes his destiny lurches towards Richard Nixon and self-annihilation Don Crutchfield: is a kid, a nobody, a wheelman and a private detective who stumbles upon an ungodly conspiracy from which he and the country may never recover. All three men are drawn to women on the opposite side of the political and moral spectrum; all are compromised and ripe for destruction. Only one of them will survive. The final part of James Ellroy’s Underworld USA trilogy is set during the social and political upheaval of 1968-72. Blood’s a Rover is an incandescent fusion of fact and fiction and is James Ellroy’s greatest masterpiece.
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  • 3

    J. Edgar Hoover e Howard Hughes, una coppia di perversi paranoici in grado di reindirizzare la storia Usa fino ai primi anni Settanta, killer solitari a cui attribuire le morti di Jfk, Bobby e Mlk, omicidi orchestrati da pezzi deviati dello Stato, capri espiatori, infiltrati, fondi neri, ricatti, ...continue

    J. Edgar Hoover e Howard Hughes, una coppia di perversi paranoici in grado di reindirizzare la storia Usa fino ai primi anni Settanta, killer solitari a cui attribuire le morti di Jfk, Bobby e Mlk, omicidi orchestrati da pezzi deviati dello Stato, capri espiatori, infiltrati, fondi neri, ricatti, intercettazioni, dossier, bifolchi razzisti e donne ben carrozzate, mafiosi che fanno affari con gli anticastristi, Nixon che prevale su Humphrey, 858 pagine impossibili da riassumere, senza sacrificarne la sostanza e l’intreccio, la doppiezza di ogni movente, l’ambiguità eletta a sistema.
    Hoover precipita sempre più nel suo delirio psicotico, ma Nixon ha ancora paura dei suoi dossier, uno dei tre protagonisti viene scannato con il machete, le Pantere Nere infiltrate stanno collassando, Frazier sconfigge Alì ai punti, Sonny Liston muore di overdose in povertà, Sal Mineo si presta a rimorchiare un poliziotto sulla cresta dell’onda… è un tale campionario di atrocità, quello allestito da Ellroy, che si è costretti a chiedersi quanto poco possa valere la vita umana, quanto amorale sia il potere, quanto sadismo si sprigioni intorno a noi senza che ce ne rendiamo conto.

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  • 2

    american pie

    Un lungo verbale di questura, una cronistoria affollata di personaggi il cui spessore umano è pari a quello di un insetto. Vendetta, rancore, odio sociale, depravazione sono gli unici moventi psicologici degli attori.


    Per dare colore e far gossip, Ellroy tira dentro alla trama Hoover e Ni ...continue

    Un lungo verbale di questura, una cronistoria affollata di personaggi il cui spessore umano è pari a quello di un insetto. Vendetta, rancore, odio sociale, depravazione sono gli unici moventi psicologici degli attori.

    Per dare colore e far gossip, Ellroy tira dentro alla trama Hoover e Nixon, attori e attrici, in una specie di affresco paranoico alla Palahniuk. Quindi anche l'ultima rotella del meccanismo è, almeno, il vero assassino di Martin Luther King, e non finisce la giornata se non scambia due parole col presidente degli US.

    In ottocentocinquanta pagine incontri solo gente che non dorme, non mangia, vive di amfetamine e realizza sfracelli in tutto il continente americano, con piani di destabilizzazioni politiche che sfigurerebbero anche negli albi d'oro di Topolino.

    E con piccoli espedienti come la ripetizione quasi rituale dei dettagli, vanno a farsi ammazzare ad Haiti, con contorno di vudù, triccheballacche, zombificazioni e pillole che disintegrano un uomo appena ingerite.

    Le donne, tutte lucide assassine pasionarie dedite alla causa, stanno un pò in disparte ma sono il motore dell'azione.

    Ma ecco che si fa strada il meccanismo della redenzione: a un certo punto diventano tutti comunisti e generosi. Continuando ad ammazzare chi capita, ma col recondito fine delle magnifiche sorti e progressive della società finalmente purificata dal comunismo.

    A parte una certa potenza descrittiva alla Tarantino - sangue e merda, nulla essendoci risparmiato sull'attività degli sfinteri dei protagonisti - non c'è ombra di letteratura.

    said on 

  • 4

    Meno “potente” di Sei pezzi da mille (che rimane, a mio avviso, l’apice della trilogia), e diverso da American Tabloid. La storia dell’America passa in secondo piano, le sporche trame e gli intrighi di poteri dei precedenti due capitoli ora appaiono sullo sfondo. La storia Americana di Ellroy sem ...continue

    Meno “potente” di Sei pezzi da mille (che rimane, a mio avviso, l’apice della trilogia), e diverso da American Tabloid. La storia dell’America passa in secondo piano, le sporche trame e gli intrighi di poteri dei precedenti due capitoli ora appaiono sullo sfondo. La storia Americana di Ellroy sembra sbiadire ed invecchiare come i suoi protagonisti reali (un arteriosclerotico Hoover, e un malato isolato Hughes), lasciando spazio ai tre protagonisti immaginari: Dwinght lo sbirro dell’FBI, White il laureato a Yale e Crutch il guardone sfigato. Le loro storie si intrecciano, anzi collimano, si connettono, si mettono in relazione. Sullo sfondo, ma molto sullo sfondo, la storia di un America che si trascina, con un po’ di ossa rotte, negli anni ’70 e nelle guerre in Centro-America (Cuba è una ferita che non si è ancora rimarginata). Chiusura della saga? Forse sì. Mi mancheranno Kemper Boyd,Pete Bondurant, Ward Littele soci

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  • 4

    A distanza di più di 10 anni dalla lettura di American Tabloid concludo la monumentale trilogia noir di Ellroy sulla storia americana recente. I Kennedy sono morti, Marthin Luther King pure, ma l'ossessione delle elite bianche al potere verso possibili sovversivi rimane inalterata e si concentra ...continue

    A distanza di più di 10 anni dalla lettura di American Tabloid concludo la monumentale trilogia noir di Ellroy sulla storia americana recente. I Kennedy sono morti, Marthin Luther King pure, ma l'ossessione delle elite bianche al potere verso possibili sovversivi rimane inalterata e si concentra questa volta verso i movimenti militanti neri. Lo sfondo su cui Ellroy fa muovere i suoi personaggi è quello del COINTELPRO, il programma di infiltrazioni dell'FBI teso a screditare le principali formazioni nere (Black Panthers, US) con metodi violenti e illegali, storicamente documentato ma molto meno popolare delle teorie sulla morte dei fratelli Kennedy. Come sempre i personaggi nuotano in un magma di violenza e cospirazioni, ma a differenza del complottismo di bassa lega per Ellroy non esiste un Piano Infallibile messo in atto dal Potere e la storia scaturisce dalle libere scelte delle persone, che spesso si ribellano al proprio ruolo. In questo senso la visione dell'autore, per quanto cupa e disillusa, lascia comunque aperto un varco alla speranza. Mi ha divertito leggere quali cause Ellroy immagina per eventi come la morte di Hoover o la pubblicazione dei documenti sul COINTELPRO, mentre in molti altri punti non sono stato in grado di distinguere gli eventi reali da quelli immaginati, ma è proprio questo a rendere la narrazione così verosimile. La lettura è lunga e a volte faticosa per la complessità delle vicende e il gran numero di personaggi, ma credo che alla fine ripaghi.

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  • 4

    Meglio del secondo capitolo ma il primo resta il migliore dei tre. Nel complesso, una trilogia appassionante, realistica quanto basta, scritta ottimamente da Ellroy con uno stile molto particolare.

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  • 4

    Ultimo libro della trilogia underworld che mi é piaciuto meno del primo ma piú del secondo.
    Per molti ma non per tutti, 800 pagine non sono uno scherzo, ma Ellroy o lo si ama o non lo si legge..Io lo adoro.

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  • 5

    "Il sangue è randagio" conclude la Trilogia Americana di Ellroy, senza deludere.
    Si tratta di un romanzo diverso rispetto agli altri due, sia per le scelte stilistiche, che per la struttura narrativa, che per i personaggi: questo è un romanzo corale, non si tratta più di 3 protagonisti + co ...continue

    "Il sangue è randagio" conclude la Trilogia Americana di Ellroy, senza deludere.
    Si tratta di un romanzo diverso rispetto agli altri due, sia per le scelte stilistiche, che per la struttura narrativa, che per i personaggi: questo è un romanzo corale, non si tratta più di 3 protagonisti + comprimari. Qui i "comprimari" sono tutti personaggi importanti.
    Il ritmo è però serratissimo, proprio come nei due romanzi precedenti, ed è giusto che la Trilogia Americana si concluda con la morte del suo protagonista: J. Edgar Hoover.
    E' un capolavoro come gli altri due? Ci sono molte assurdità, Joan mi sta sulle palle (non tanto per il personaggio in sè, quanto per il fatto che è al centro di tutto, in maniera esagerata e quasi metafisica), e ci sono anche delle melensaggini... tuttavia, questi difetti sono compensati dalla splendida malinconia della parte finale.

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