Blue Nights

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Publisher: Knopf Doubleday Publishing Group

3.7
(90)

Language: English | Number of Pages: 208 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian , Spanish

Isbn-10: 0307700518 | Isbn-13: 9780307700513 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , Paperback , Others , Audio CD

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Non-fiction

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Book Description
Richly textured with bits of her own childhood and married life with her husband, John Gregory Dunne, and daughter, Quintana Roo, this new book by Joan Didion ...
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    "Oramai ci si vede per i funerali", quante volte si sente questa frase, pronunciata fra il serio e il faceto da mamme, zii, amici di famiglia, ormai tutti in là con gli anni, riuniti nuovamente attorn ...continue

    "Oramai ci si vede per i funerali", quante volte si sente questa frase, pronunciata fra il serio e il faceto da mamme, zii, amici di famiglia, ormai tutti in là con gli anni, riuniti nuovamente attorno al morto fresco; Joan Didion ormai la si vede solo per i suoi funerali. L'anno del pensiero magico affrontava la perdita del marito, questo Blue Nights, invece, la morte della figlia. Lecito lasciarsi scappare un "eh che sfiga", ma l'esclamazione vale anche per il lettore che si ritrova a leggere l'ottantenne Didion rimproverarsi di aver cresciuto la figlia con caviale a colazione e case in riva al mare, viaggi e permanenze nei migliori alberghi del mondo. Medea proprio. No, onestamente non avevo bisogno della traballante e sconnessa elaborazione del lutto di un'anziana radical-chic viziata. Il libro parla anche del rapporto con la vecchiaia e l'invecchiamento; nella fattispecie Joan Didion si incattivisce perché non può più portare i sandali tacco dieci e i fuseaux neri; mi vengono in mente altri rimpianti possibili, ma ad ognuno il suo. Intanto lei è la protagonista della campagna pubblicitaria per la maison Céline: mi pare una bella botta di autostima, altro che sandali e fuseaux.

    said on 

  • 4

    Joan Didion, dopo L’anno del pensiero magico, torna ad affrontare il dolore e la perdita, parlando stavolta di Quintana Roo, la figlia adottiva. Le riflessioni dell’autrice si rivolgono a tutto tondo ...continue

    Joan Didion, dopo L’anno del pensiero magico, torna ad affrontare il dolore e la perdita, parlando stavolta di Quintana Roo, la figlia adottiva. Le riflessioni dell’autrice si rivolgono a tutto tondo al rapporto con la figlia, dal momento dell’adozione in avanti, fino al matrimonio e alla morte. Rivivono, tramite le parole e immagini di Quintana, frammenti della loro esistenza in comune, ricordi indelebili, o quasi. “Credevo di poter perpetuare la presenza delle persone, di averle accanto a me, conservando i loro ricordi, le loro «cose», i loro totem.” Ma non è così semplice, e poi Joan deve confrontarsi con la sua vecchiaia, con i suoi problemi di salute: custodire un ricordo non è facile. “La paura non è per ciò che è andato perso. Ciò che è andato perso è già murato in una parete. Ciò che è andato perso è già chiuso dietro porte sbarrate. La paura è per ciò che c’è ancora da perdere. Potreste dire che non vedete cosa ci sia ancora da perdere. Eppure non c’è giorno della sua vita in cui io non lo veda.” Lucida, senza pietismi, ma alla ricerca dei segnali che avrebbero dovuto avvisarla nel cammino di quanto sarebbe successo a sua figlia, Didion parla delle sue paure di madre, di madre adottiva e di quelle paure che le aveva confidato sua figlia e che le pareva, allora, impossibile comprendere. Poi arrivano le notti azzurre e il presagio che nella vita nulla è dovuto, mentre “Consideravamo ancora felicità e salute, amore e fortuna e figli bellissimi dei semplici doni comuni.” Doni comuni che però non lo sono e basta un attimo perché tutto sia un ricordo lontano, da difendere anche da noi stessi: “I ricordi sono ciò che non vuoi più ricordare.”

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  • 5

    Forse perché ho avuto la netta sensazione di amare mia figlia solo nel momento che l'ho stretta fra le braccia, forse per questo ho sempre pensato che non ci sia alcuna differenza fra mamme naturali e ...continue

    Forse perché ho avuto la netta sensazione di amare mia figlia solo nel momento che l'ho stretta fra le braccia, forse per questo ho sempre pensato che non ci sia alcuna differenza fra mamme naturali e mamme adottive.
    Mentre leggevo questo romanzo ho provato gli stessi sensi di colpa, mi sono fatta gli stessi rimproveri per non aver capito quello che c'era da capire e anche facilmente, magari mettendo un po' da parte noi stessi e vedere il figlio come persona anziché considerarlo una nostra protesi...
    Quanti sbagli si potrebbero evitare!
    Anche se qui la situazione è molto diversa, gli esami di coscienza vengono spontanei e la sincerità dell'autrice nel vedersi nettamente, senza cercare giustificazioni, porta a capire molte cose.
    E' vero che non si può imparare a essere genitori finché non lo si diventa e il percorso è tutto sconosciuto e va affrontato di pari passo con la crescita del figlio, certo è che fa molto bene ogni tanto fermarsi e valutarsi, anche se il più delle volte ne esco con la sensazione di dovermi cospargere il capo di cenere più e più volte...

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    La morte del fulgore

    L'autrice ripercorre in questo dolorosissimo memoir i più significativi eventi di perdita della sua vita, la morte della giovane figlia Quintana, quella dell'amatissimo coniuge, la perdita della giovi ...continue

    L'autrice ripercorre in questo dolorosissimo memoir i più significativi eventi di perdita della sua vita, la morte della giovane figlia Quintana, quella dell'amatissimo coniuge, la perdita della giovinezza con l'ineluttabile declino fisico ed intellettuale cui essa prelude. Le paure ataviche dell'esistenza espresse con una prosa lucidissima ed uno stile essenziale.
    " So cos’è che sto provando adesso. So cos’è la fragilità, so cos’è la paura. La paura non è per ciò che è andato perso.
    Ciò che è andato perso è già murato in una parete. Ciò che è andato perso è già chiuso dietro porte sbarrate.
    La paura è per ciò che c’è ancora da perdere. Potreste dire che non vedete cosa ci sia ancora da perdere.
    Eppure non c’è giorno della sua vita in cui io non la veda. "

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    l'elaborazione di una storia vissuta e di un lutto, senza ipocrisia e con il cuore in mano.
    la morte ineluttabile e l'analisi per dare un senso, che parte dal bello che è poi tutto quanto si può per ...continue

    l'elaborazione di una storia vissuta e di un lutto, senza ipocrisia e con il cuore in mano.
    la morte ineluttabile e l'analisi per dare un senso, che parte dal bello che è poi tutto quanto si può perdere

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  • 4

    Joan Didion

    In L’anno del pensiero magico Joan Didion raccontava la tragedia che si era abbattuta improvvisamente sulla sua famiglia, con la malattia della figlia Quintana e la morte del marito, eventi inattesi o ...continue

    In L’anno del pensiero magico Joan Didion raccontava la tragedia che si era abbattuta improvvisamente sulla sua famiglia, con la malattia della figlia Quintana e la morte del marito, eventi inattesi occorsi nel giro di poche giornate durante il Natale del 2003. Il centro narrativo era in quel caso la sua vedovanza. Questo secondo memoir Joan Didion lo scrive invece diversi anni dopo la morte di Quintana, avvenuta nel 2005. In Blue Nights non parla più dell’esperienza del lutto, ma ripercorre invece alcune tappe della sua storia familiare, concentrandosi sulla figlia e intrecciandone la storia ad alcune riflessioni sulla vecchiaia e sulla malattia. Didion, ormai anziana, si rispecchia nella fragilità fisica di Quintana nei 20 mesi che ne hanno preceduto la scomparsa; attraverso questa condizione arriva a parlare di cosa significhi invecchiare - e di come questo ci colga alla sprovvista. Al presente, tetro più che mai, fa da contrappunto il ricordo del passato. Viene così raccontata la storia di Quintana, adottata nel giorno della sua nascita, e attraverso questa chiave di lettura la madre ricorda la figlia. Didion s’interroga sul significato dell’adozione, sugli indelebili dubbi che può aver lasciato nella psiche di Quintana, sullo smarrimento dell’essere genitori.

    Joan Didion, grande scrittrice, riesce a costruire un mosaico all’apparenza semplicissimo ma in verità molto elaborato. La scrittura è un gioco di specchi e analogie tra momenti di passato, presente e futuro (un futuro quasi assente, nebuloso, spaventoso). Tutto si accomuna, tutti siamo simili nel vivere le condizioni terribili dell’esistenza (la malattia, la morte delle persone care e la propria stessa labilità). La doppia tragedia di Didion (la perdita del marito e della figlia) è moltiplicata nelle sue parole, è estesa al dolore per la perdita di altre persone care, in questo ricordo sempre donne ancora giovani, amiche e nipoti scomparse prematuramente.

    È un libro lieve e terribile al tempo stesso. Joan Didion pensa al proprio destino di persona anziana con una lucidità straziante. Il dolore e l’affanno per le perdite familiari non sono mai riconducibili alla paura di essere soli; la solitudine di Didion è un dato di fatto che la scrittrice non può far altro che constatare, assieme alla propria stessa mortalità e a quella degli altri.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Algore

    Mi torna in mente.
    Il tono è algido. Il colore è il blu minaccioso.
    Eppure di una vita tragica che è quella della propria figlia si parla, non di un personaggio, non di un passante. Sembra che le cose ...continue

    Mi torna in mente.
    Il tono è algido. Il colore è il blu minaccioso.
    Eppure di una vita tragica che è quella della propria figlia si parla, non di un personaggio, non di un passante. Sembra che le cose siano successe, così come quando cade la neve.
    L'adozione arriva per suggerimento e intervento di un'amica con buoni agganci, dopo qualche tentativo di restare incinta che forse non è stato, ma sembra sporadico. L'adozione è scelta così, come una cosa di moda, che ora nella modernità si può fare. Poi dell'ansia di maternità più niente, la bambina bella e fatta risolve questo capitolo. I novelli genitori non si fanno troppe domande, si muovono guidati dai consigli degli assistenti sociali e dagli psicologi. Si fa così, non bisogna farsi troppe domande. Si propone alla bambina il racconto raccomandato della scelta nella nurserie. Diventa un racconto ritualizzato, di quelli che i bambini chiedono in continuazione, sempre uguali.
    La bambina cresce e sembra guardata a distanza dalla mamma, attraverso gli occhi di un papà innamorato. E' piena di vita, di passioni, di talenti. Ma c'è qualcosa che non va. Non viene mai a galla esplicitamente, ma tra le righe si capisce che qualcosa non va nel passaggio all'età adulta, qualcosa che sembra superato vicino alla soglia dei 40, ma che non porterà mai al compimento dei 40.
    Resta il ricordo di questa madre che cerca nel passato, che non riesce a dirsi ma che deve dire che prima e dopo l'azzurro perfetto e smagliante delle notti di giugno c'è il gelo di gennaio.

    https://www.youtube.com/watch?v=SALISp7a7ZQ&feature=share

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  • 4

    Ho iniziato a leggere Blue Nights, nel pregiudizio e scetticismo per via dell’argomento trattato.
    J. D. affronta il tema del lutto per la perdita della figlia Quintana Roo morta a 39 anni per una infe ...continue

    Ho iniziato a leggere Blue Nights, nel pregiudizio e scetticismo per via dell’argomento trattato.
    J. D. affronta il tema del lutto per la perdita della figlia Quintana Roo morta a 39 anni per una infezione polmonare. Due anni prima, nel dicembre del 2003, la Didion aveva perso il marito, John Gregory Dunne, scrittore e sceneggiatore come lei, con cui da sempre viveva un amore simbiotico, e anche in quella occasione aveva scritto un libro: L’anno del pensiero magico (Il Saggiatore 2006), vincitore nel 2005 del National Book Award per la non fiction.
    Prima il marito e poi la figlia e lei ci scrive su dei libri!
    La cosa mi turbava particolarmente: ho letto altri casi, anche nostrani, in cui il giornalista scrittore di turno si era cimentato in operazione analoga e avevo letto il libro con rabbia crescente per l’oscenità di una intimità ostentata, esibita: il dolore strumentalizzato a fini mediatici, che ritenni eticamente esecrabile.
    Nel caso della Didion mi sbagliavo. Il dolore viene sì rivelato ma il modo in cui questo avviene, lo assurge da testimonianza individuale a esperienza universale.
    Joan Didion rimane sola al mondo, sola con la sua scrittura ed è alla scrittura che chiede di aiutarla a dare un contorno al suo dolore. Lo fa ripercorrendo le fasi della sua vita di donna privilegiata, che riceve anche il dono di poter adottare una figlia e accoglierla nel suo mondo dorato e in quel mondo farla crescere come una bambola desiderata, amata, esibita ma non sentita mai davvero, o almeno queste sono le accuse che la Didion stessa si rivolge, guardando le vecchie fotografie, le scatole dei ricordi della figlia, gli appunti di lei sul suo lavoro o sulle sue esperienze.
    Nessun genitore è incolpevole e la Didion lascia che siano le proprie accuse a scavare il passato fino a tirar fuori quel dolore che si assomma anche a quello per la propria caducità, fragilità, per l’ineluttabilità del tempo che sente prossimo alla fine.
    Blue Nights sono quelle notti azzurre che preludono l’estate ma sono anche quelle che confermano la fine dell’estate.
    E’ palpabile nella scrittura di questo romanzo (non fiction, viene definito negli States) l’urgenza di dare un senso al dolore, rivivendo i momenti di grande felicità, della piena forza creativa, della onnipotente forza della giovinezza ma poi ricercando minuziosamente le proprie colpe, le proprie mancanze, le assenze, le mancanze di dialogo o di dialoghi non capiti e la D. non si fa sconti, opera su se stessa amputazioni da viva senza anestesia alla ricerca di quella bellezza che sola possa darle ancora un senso per procedere, sola fino alla fine. Sola con la sua scrittura.
    Non ho trovato un momento di autocompiacimento, di esagerazione, mai un momento in cui voglia far leva sui sentimenti di compassione del lettore perché lei stessa ne è priva.
    >> Come quando muore qualcuno, non soffermarti a pensarci<<
    Blue Nights, di Joan Didion

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  • 0

    Che bello quando la scrittura fluisce limpida dalla penna di uno scrittore e prende senso pian piano, senza fretta.

    Questo Blue night non è annoverato fra i romanzi della Didion, quindi adesso sono curioso di capire che scrittura usa nei romanzi. Qui, per me, sarà anche una storia autobiografica, ma certamente semp ...continue

    Questo Blue night non è annoverato fra i romanzi della Didion, quindi adesso sono curioso di capire che scrittura usa nei romanzi. Qui, per me, sarà anche una storia autobiografica, ma certamente sempre di romanzo si tratta, sia pure in una accezione moderna del termine.
    All'inizio c'è un fluire libero di parole, che poi pian piano diventano associazioni di idee, descrizione di paesaggi spesso più interiori che reali. Ma non c'è mai un solo momento di noia, tanto è potente la scrittura della Didion. Si può solo restare ammirati e invischiati in un gioco di riferimenti che alla fine non può non coinvolgere anche la tua, di vita.
    Il filo conduttore è certamente quello della morte, vissuta, per quanto può sembrare un paradosso usare questo termine, attraverso la vita che passa e le malattie che spesso ci affliggono.
    Arrivi in fondo senza quasi rendertene conto. E vorresti che continuasse ancora. E ancora.
    Adesso stavo cercando, fra i romanzi, Democracy, ma in e-book non si trova. Dovrei scegliere fra un altro paio, che però, lo ammetto, mi tentando di meno. Potrei ripiegare sulla versione italiana di Democracy, ma lo so, i romanzi potendo si leggono sempre in lingua originale. Per cui passo ad altro e poi magari cerco con calma.

    said on 

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