Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Blue Nights

By

Publisher: Knopf Doubleday Publishing Group

3.8
(77)

Language:English | Number of Pages: 208 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0307700518 | Isbn-13: 9780307700513 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , Paperback , Others , Audio CD

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Non-fiction

Do you like Blue Nights ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Richly textured with bits of her own childhood and married life with her husband, John Gregory Dunne, and daughter, Quintana Roo, this new book by Joan Didion ...
Sorting by
  • 5

    Forse perché ho avuto la netta sensazione di amare mia figlia solo nel momento che l'ho stretta fra le braccia, forse per questo ho sempre pensato che non ci sia alcuna differenza fra mamme naturali e ...continue

    Forse perché ho avuto la netta sensazione di amare mia figlia solo nel momento che l'ho stretta fra le braccia, forse per questo ho sempre pensato che non ci sia alcuna differenza fra mamme naturali e mamme adottive.
    Mentre leggevo questo romanzo ho provato gli stessi sensi di colpa, mi sono fatta gli stessi rimproveri per non aver capito quello che c'era da capire e anche facilmente, magari mettendo un po' da parte noi stessi e vedere il figlio come persona anziché considerarlo una nostra protesi...
    Quanti sbagli si potrebbero evitare!
    Anche se qui la situazione è molto diversa, gli esami di coscienza vengono spontanei e la sincerità dell'autrice nel vedersi nettamente, senza cercare giustificazioni, porta a capire molte cose.
    E' vero che non si può imparare a essere genitori finché non lo si diventa e il percorso è tutto sconosciuto e va affrontato di pari passo con la crescita del figlio, certo è che fa molto bene ogni tanto fermarsi e valutarsi, anche se il più delle volte ne esco con la sensazione di dovermi cospargere il capo di cenere più e più volte...

    said on 

  • 4

    La morte del fulgore

    L'autrice ripercorre in questo dolorosissimo memoir i più significativi eventi di perdita della sua vita, la morte della giovane figlia Quintana, quella dell'amatissimo coniuge, la perdita della giovi ...continue

    L'autrice ripercorre in questo dolorosissimo memoir i più significativi eventi di perdita della sua vita, la morte della giovane figlia Quintana, quella dell'amatissimo coniuge, la perdita della giovinezza con l'ineluttabile declino fisico ed intellettuale cui essa prelude. Le paure ataviche dell'esistenza espresse con una prosa lucidissima ed uno stile essenziale.
    " So cos’è che sto provando adesso. So cos’è la fragilità, so cos’è la paura. La paura non è per ciò che è andato perso.
    Ciò che è andato perso è già murato in una parete. Ciò che è andato perso è già chiuso dietro porte sbarrate.
    La paura è per ciò che c’è ancora da perdere. Potreste dire che non vedete cosa ci sia ancora da perdere.
    Eppure non c’è giorno della sua vita in cui io non la veda. "

    said on 

  • 3

    l'elaborazione di una storia vissuta e di un lutto, senza ipocrisia e con il cuore in mano.
    la morte ineluttabile e l'analisi per dare un senso, che parte dal bello che è poi tutto quanto si può per ...continue

    l'elaborazione di una storia vissuta e di un lutto, senza ipocrisia e con il cuore in mano.
    la morte ineluttabile e l'analisi per dare un senso, che parte dal bello che è poi tutto quanto si può perdere

    said on 

  • 4

    Joan Didion

    In L’anno del pensiero magico Joan Didion raccontava la tragedia che si era abbattuta improvvisamente sulla sua famiglia, con la malattia della figlia Quintana e la morte del marito, eventi inattesi o ...continue

    In L’anno del pensiero magico Joan Didion raccontava la tragedia che si era abbattuta improvvisamente sulla sua famiglia, con la malattia della figlia Quintana e la morte del marito, eventi inattesi occorsi nel giro di poche giornate durante il Natale del 2003. Il centro narrativo era in quel caso la sua vedovanza. Questo secondo memoir Joan Didion lo scrive invece diversi anni dopo la morte di Quintana, avvenuta nel 2005. In Blue Nights non parla più dell’esperienza del lutto, ma ripercorre invece alcune tappe della sua storia familiare, concentrandosi sulla figlia e intrecciandone la storia ad alcune riflessioni sulla vecchiaia e sulla malattia. Didion, ormai anziana, si rispecchia nella fragilità fisica di Quintana nei 20 mesi che ne hanno preceduto la scomparsa; attraverso questa condizione arriva a parlare di cosa significhi invecchiare - e di come questo ci colga alla sprovvista. Al presente, tetro più che mai, fa da contrappunto il ricordo del passato. Viene così raccontata la storia di Quintana, adottata nel giorno della sua nascita, e attraverso questa chiave di lettura la madre ricorda la figlia. Didion s’interroga sul significato dell’adozione, sugli indelebili dubbi che può aver lasciato nella psiche di Quintana, sullo smarrimento dell’essere genitori.

    Joan Didion, grande scrittrice, riesce a costruire un mosaico all’apparenza semplicissimo ma in verità molto elaborato. La scrittura è un gioco di specchi e analogie tra momenti di passato, presente e futuro (un futuro quasi assente, nebuloso, spaventoso). Tutto si accomuna, tutti siamo simili nel vivere le condizioni terribili dell’esistenza (la malattia, la morte delle persone care e la propria stessa labilità). La doppia tragedia di Didion (la perdita del marito e della figlia) è moltiplicata nelle sue parole, è estesa al dolore per la perdita di altre persone care, in questo ricordo sempre donne ancora giovani, amiche e nipoti scomparse prematuramente.

    È un libro lieve e terribile al tempo stesso. Joan Didion pensa al proprio destino di persona anziana con una lucidità straziante. Il dolore e l’affanno per le perdite familiari non sono mai riconducibili alla paura di essere soli; la solitudine di Didion è un dato di fatto che la scrittrice non può far altro che constatare, assieme alla propria stessa mortalità e a quella degli altri.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Algore

    Mi torna in mente.
    Il tono è algido. Il colore è il blu minaccioso.
    Eppure di una vita tragica che è quella della propria figlia si parla, non di un personaggio, non di un passante. Sembra che le cose ...continue

    Mi torna in mente.
    Il tono è algido. Il colore è il blu minaccioso.
    Eppure di una vita tragica che è quella della propria figlia si parla, non di un personaggio, non di un passante. Sembra che le cose siano successe, così come quando cade la neve.
    L'adozione arriva per suggerimento e intervento di un'amica con buoni agganci, dopo qualche tentativo di restare incinta che forse non è stato, ma sembra sporadico. L'adozione è scelta così, come una cosa di moda, che ora nella modernità si può fare. Poi dell'ansia di maternità più niente, la bambina bella e fatta risolve questo capitolo. I novelli genitori non si fanno troppe domande, si muovono guidati dai consigli degli assistenti sociali e dagli psicologi. Si fa così, non bisogna farsi troppe domande. Si propone alla bambina il racconto raccomandato della scelta nella nurserie. Diventa un racconto ritualizzato, di quelli che i bambini chiedono in continuazione, sempre uguali.
    La bambina cresce e sembra guardata a distanza dalla mamma, attraverso gli occhi di un papà innamorato. E' piena di vita, di passioni, di talenti. Ma c'è qualcosa che non va. Non viene mai a galla esplicitamente, ma tra le righe si capisce che qualcosa non va nel passaggio all'età adulta, qualcosa che sembra superato vicino alla soglia dei 40, ma che non porterà mai al compimento dei 40.
    Resta il ricordo di questa madre che cerca nel passato, che non riesce a dirsi ma che deve dire che prima e dopo l'azzurro perfetto e smagliante delle notti di giugno c'è il gelo di gennaio.

    https://www.youtube.com/watch?v=SALISp7a7ZQ&feature=share

    said on 

  • 4

    Ho iniziato a leggere Blue Nights, nel pregiudizio e scetticismo per via dell’argomento trattato.
    J. D. affronta il tema del lutto per la perdita della figlia Quintana Roo morta a 39 anni per una infe ...continue

    Ho iniziato a leggere Blue Nights, nel pregiudizio e scetticismo per via dell’argomento trattato.
    J. D. affronta il tema del lutto per la perdita della figlia Quintana Roo morta a 39 anni per una infezione polmonare. Due anni prima, nel dicembre del 2003, la Didion aveva perso il marito, John Gregory Dunne, scrittore e sceneggiatore come lei, con cui da sempre viveva un amore simbiotico, e anche in quella occasione aveva scritto un libro: L’anno del pensiero magico (Il Saggiatore 2006), vincitore nel 2005 del National Book Award per la non fiction.
    Prima il marito e poi la figlia e lei ci scrive su dei libri!
    La cosa mi turbava particolarmente: ho letto altri casi, anche nostrani, in cui il giornalista scrittore di turno si era cimentato in operazione analoga e avevo letto il libro con rabbia crescente per l’oscenità di una intimità ostentata, esibita: il dolore strumentalizzato a fini mediatici, che ritenni eticamente esecrabile.
    Nel caso della Didion mi sbagliavo. Il dolore viene sì rivelato ma il modo in cui questo avviene, lo assurge da testimonianza individuale a esperienza universale.
    Joan Didion rimane sola al mondo, sola con la sua scrittura ed è alla scrittura che chiede di aiutarla a dare un contorno al suo dolore. Lo fa ripercorrendo le fasi della sua vita di donna privilegiata, che riceve anche il dono di poter adottare una figlia e accoglierla nel suo mondo dorato e in quel mondo farla crescere come una bambola desiderata, amata, esibita ma non sentita mai davvero, o almeno queste sono le accuse che la Didion stessa si rivolge, guardando le vecchie fotografie, le scatole dei ricordi della figlia, gli appunti di lei sul suo lavoro o sulle sue esperienze.
    Nessun genitore è incolpevole e la Didion lascia che siano le proprie accuse a scavare il passato fino a tirar fuori quel dolore che si assomma anche a quello per la propria caducità, fragilità, per l’ineluttabilità del tempo che sente prossimo alla fine.
    Blue Nights sono quelle notti azzurre che preludono l’estate ma sono anche quelle che confermano la fine dell’estate.
    E’ palpabile nella scrittura di questo romanzo (non fiction, viene definito negli States) l’urgenza di dare un senso al dolore, rivivendo i momenti di grande felicità, della piena forza creativa, della onnipotente forza della giovinezza ma poi ricercando minuziosamente le proprie colpe, le proprie mancanze, le assenze, le mancanze di dialogo o di dialoghi non capiti e la D. non si fa sconti, opera su se stessa amputazioni da viva senza anestesia alla ricerca di quella bellezza che sola possa darle ancora un senso per procedere, sola fino alla fine. Sola con la sua scrittura.
    Non ho trovato un momento di autocompiacimento, di esagerazione, mai un momento in cui voglia far leva sui sentimenti di compassione del lettore perché lei stessa ne è priva.
    >> Come quando muore qualcuno, non soffermarti a pensarci<<
    Blue Nights, di Joan Didion

    said on 

  • 0

    Che bello quando la scrittura fluisce limpida dalla penna di uno scrittore e prende senso pian piano, senza fretta.

    Questo Blue night non è annoverato fra i romanzi della Didion, quindi adesso sono curioso di capire che scrittura usa nei romanzi. Qui, per me, sarà anche una storia autobiografica, ma certamente semp ...continue

    Questo Blue night non è annoverato fra i romanzi della Didion, quindi adesso sono curioso di capire che scrittura usa nei romanzi. Qui, per me, sarà anche una storia autobiografica, ma certamente sempre di romanzo si tratta, sia pure in una accezione moderna del termine.
    All'inizio c'è un fluire libero di parole, che poi pian piano diventano associazioni di idee, descrizione di paesaggi spesso più interiori che reali. Ma non c'è mai un solo momento di noia, tanto è potente la scrittura della Didion. Si può solo restare ammirati e invischiati in un gioco di riferimenti che alla fine non può non coinvolgere anche la tua, di vita.
    Il filo conduttore è certamente quello della morte, vissuta, per quanto può sembrare un paradosso usare questo termine, attraverso la vita che passa e le malattie che spesso ci affliggono.
    Arrivi in fondo senza quasi rendertene conto. E vorresti che continuasse ancora. E ancora.
    Adesso stavo cercando, fra i romanzi, Democracy, ma in e-book non si trova. Dovrei scegliere fra un altro paio, che però, lo ammetto, mi tentando di meno. Potrei ripiegare sulla versione italiana di Democracy, ma lo so, i romanzi potendo si leggono sempre in lingua originale. Per cui passo ad altro e poi magari cerco con calma.

    said on 

  • 4

    E' un libro sul dolore, sulla maternità, sulla vecchiaia, sulla morte. Non è un libro facile perché scende molto in fondo alle emozioni e ne suscita di forti con una scrittura tagliente, sincera e sof ...continue

    E' un libro sul dolore, sulla maternità, sulla vecchiaia, sulla morte. Non è un libro facile perché scende molto in fondo alle emozioni e ne suscita di forti con una scrittura tagliente, sincera e sofferta.

    said on 

  • 5

    HO VISTO CON I MIEI OCCHI LE PORTE DELLA CATTEDRALE SBARRATE ALLE SEI
    Mi sono innamorato di questa scrittrice, scoperta per caso, prendendo in mano un libro fresco di stampa con bei colori in copertin ...continue

    HO VISTO CON I MIEI OCCHI LE PORTE DELLA CATTEDRALE SBARRATE ALLE SEI
    Mi sono innamorato di questa scrittrice, scoperta per caso, prendendo in mano un libro fresco di stampa con bei colori in copertina, “Diglielo da parte mia” [Edizioni e/o, il primo titolo della nuova collana “Intramontabili”].
    Quello era un romanzo, questo e quello prima sono memoir (prima e dopo nel mio personale ordine di lettura, d’incontro e scoperta).
    Mi sono innamorato della scrittrice in lingua inglese dalla prosa più bella, per dirla con Michiko Kakutani.

    Joan Didion infarcisce i suoi libri di quello che in inglese si potrebbe definire “name dropping”, pratica insopportabile: con lei diventa cultura.
    Joan Didion forse è una snob, è una da Upper East Side – Concita De Gregorio nel recensirla scrive che il lettore deve superare ostacoli per varcare la soglia narrativa di questa scrittrice, donna probabilmente tanto odiosa nella vita pubblica quanto disperatamente fragile in quella privata...
    Ostacoli, possibili difetti e limiti, che io ho superato in un attimo godendo la lettura parola per parola.
    Perché Joan Didion è prima di tutto una magnifica scrittrice che usa le parole nel modo migliore, le cesella, gioca con loro, le sposta, le ferma, creando effetti di cambiamento e moltiplicazione dei significati, come si fa spostando angolo e altezza di una macchina da presa o fotografica.

    Come se i ricordi fossero una consolazione. I ricordi non lo sono. I ricordi, per definizione, riguardano tempi andati, cose che non ci sono più… I ricordi sono tutto ciò che non vuoi più ricordare.

    Le notti azzurre del titolo si riferiscono a una luce particolare del cielo al crepuscolo all’inizio dell’estate a certe latitudini (New York sì, California no): sono le notti che portano l’estate, insieme alla consapevolezza che l’estate finirà.
    Le notti azzurre sono l’opposto della morte del fulgore, ma ne sono anche l’annuncio.

    I corsivi, che sono frasi, pensieri, citazioni che ritornano: li ripropone quando non li aspetto, e il senso cambia, il significato va oltre. Sono colpi di rasoio queste ripetizioni in corsivo, sono frasi musicali.

    In venti mesi questa donna ha visto la sua vita totalmente stravolta: la mattina di natale del 2003 sua figlia finisce in un reparto di terapia intensiva; cinque giorni dopo il marito, 40 anni di vita insieme 24 ore su 24 al giorno, le muore davanti agli occhi seduto al tavolo della cena; nell’agosto del 2005 muore la figlia, Quintana Roo, l’unica figlia, che da quella vigilia di natale è passata da un ospedale all’altro, ha concesso una breve speranza, ma subito delusa.
    Una storia di abbandono, dal primo subito dalla neonata presa in adozione, a quello della donna che sopravvive alla perdita del marito e della figlia.
    La piccola Quintana dava un nome alle sue paure, Broken Man, l’Uomo Spezzato che arriva e ti porta via, ti fa abbandonare chi ti vuole bene. A soli 39 anni, l’Uomo Spezzato l’ha presa e portata via.
    La madre, ormai anziana, si ritrova del tutto sola: seduta alla sua scrivania sfoglia <<con la propria coscienza l’album dei ricordi>>.
    E Joan scrive: è quello che sa fare – quello che sa fare molto bene, quello che ha sempre fatto per dare un senso a quello che senso non ha. E produce due libri, due memoir, uno più bello dell’altro, due lezioni di vita e di letteratura. Questo è il secondo dei due, è l’ultima cosa data alle stampe da questa scrittrice che il prossimo 5 dicembre farà 80 anni.

    La paura non è per ciò che è andato perso. La paura è per ciò che c’è ancora da perdere.

    http://www.youtube.com/watch?v=tXeSbQrmsQQ

    PS
    Rendo a Concita De Gregorio quello che le spetta: la mia citazione è fuorviante, la sua recensione di questo libro è bella e appassionata.

    said on 

Sorting by
Sorting by