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Blue Nights

By

Publisher: Knopf Doubleday Publishing Group

3.8
(70)

Language:English | Number of Pages: 208 | Format: eBook | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0307700518 | Isbn-13: 9780307700513 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled , Paperback , Others , Audio CD

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Non-fiction

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Book Description
Richly textured with bits of her own childhood and married life with her husband, John Gregory Dunne, and daughter, Quintana Roo, this new book by Joan Didion ...
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  • 4

    Ho iniziato a leggere Blue Nights, nel pregiudizio e scetticismo per via dell’argomento trattato.
    J. D. affronta il tema del lutto per la perdita della figlia Quintana Roo morta a 39 anni per una infezione polmonare. Due anni prima, nel dicembre del 2003, la Didion aveva perso il marito, J ...continue

    Ho iniziato a leggere Blue Nights, nel pregiudizio e scetticismo per via dell’argomento trattato.
    J. D. affronta il tema del lutto per la perdita della figlia Quintana Roo morta a 39 anni per una infezione polmonare. Due anni prima, nel dicembre del 2003, la Didion aveva perso il marito, John Gregory Dunne, scrittore e sceneggiatore come lei, con cui da sempre viveva un amore simbiotico, e anche in quella occasione aveva scritto un libro: L’anno del pensiero magico (Il Saggiatore 2006), vincitore nel 2005 del National Book Award per la non fiction.
    Prima il marito e poi la figlia e lei ci scrive su dei libri!
    La cosa mi turbava particolarmente: ho letto altri casi, anche nostrani, in cui il giornalista scrittore di turno si era cimentato in operazione analoga e avevo letto il libro con rabbia crescente per l’oscenità di una intimità ostentata, esibita: il dolore strumentalizzato a fini mediatici, che ritenni eticamente esecrabile.
    Nel caso della Didion mi sbagliavo. Il dolore viene sì rivelato ma il modo in cui questo avviene, lo assurge da testimonianza individuale a esperienza universale.
    Joan Didion rimane sola al mondo, sola con la sua scrittura ed è alla scrittura che chiede di aiutarla a dare un contorno al suo dolore. Lo fa ripercorrendo le fasi della sua vita di donna privilegiata, che riceve anche il dono di poter adottare una figlia e accoglierla nel suo mondo dorato e in quel mondo farla crescere come una bambola desiderata, amata, esibita ma non sentita mai davvero, o almeno queste sono le accuse che la Didion stessa si rivolge, guardando le vecchie fotografie, le scatole dei ricordi della figlia, gli appunti di lei sul suo lavoro o sulle sue esperienze.
    Nessun genitore è incolpevole e la Didion lascia che siano le proprie accuse a scavare il passato fino a tirar fuori quel dolore che si assomma anche a quello per la propria caducità, fragilità, per l’ineluttabilità del tempo che sente prossimo alla fine.
    Blue Nights sono quelle notti azzurre che preludono l’estate ma sono anche quelle che confermano la fine dell’estate.
    E’ palpabile nella scrittura di questo romanzo (non fiction, viene definito negli States) l’urgenza di dare un senso al dolore, rivivendo i momenti di grande felicità, della piena forza creativa, della onnipotente forza della giovinezza ma poi ricercando minuziosamente le proprie colpe, le proprie mancanze, le assenze, le mancanze di dialogo o di dialoghi non capiti e la D. non si fa sconti, opera su se stessa amputazioni da viva senza anestesia alla ricerca di quella bellezza che sola possa darle ancora un senso per procedere, sola fino alla fine. Sola con la sua scrittura.
    Non ho trovato un momento di autocompiacimento, di esagerazione, mai un momento in cui voglia far leva sui sentimenti di compassione del lettore perché lei stessa ne è priva.
    >> Come quando muore qualcuno, non soffermarti a pensarci<<
    Blue Nights, di Joan Didion

    said on 

  • 0

    Che bello quando la scrittura fluisce limpida dalla penna di uno scrittore e prende senso pian piano, senza fretta.

    Questo Blue night non è annoverato fra i romanzi della Didion, quindi adesso sono curioso di capire che scrittura usa nei romanzi. Qui, per me, sarà anche una storia autobiografica, ma certamente sempre di romanzo si tratta, sia pure in una accezione moderna del termine.
    All'inizio c'è un f ...continue

    Questo Blue night non è annoverato fra i romanzi della Didion, quindi adesso sono curioso di capire che scrittura usa nei romanzi. Qui, per me, sarà anche una storia autobiografica, ma certamente sempre di romanzo si tratta, sia pure in una accezione moderna del termine.
    All'inizio c'è un fluire libero di parole, che poi pian piano diventano associazioni di idee, descrizione di paesaggi spesso più interiori che reali. Ma non c'è mai un solo momento di noia, tanto è potente la scrittura della Didion. Si può solo restare ammirati e invischiati in un gioco di riferimenti che alla fine non può non coinvolgere anche la tua, di vita.
    Il filo conduttore è certamente quello della morte, vissuta, per quanto può sembrare un paradosso usare questo termine, attraverso la vita che passa e le malattie che spesso ci affliggono.
    Arrivi in fondo senza quasi rendertene conto. E vorresti che continuasse ancora. E ancora.
    Adesso stavo cercando, fra i romanzi, Democracy, ma in e-book non si trova. Dovrei scegliere fra un altro paio, che però, lo ammetto, mi tentando di meno. Potrei ripiegare sulla versione italiana di Democracy, ma lo so, i romanzi potendo si leggono sempre in lingua originale. Per cui passo ad altro e poi magari cerco con calma.

    said on 

  • 4

    E' un libro sul dolore, sulla maternità, sulla vecchiaia, sulla morte. Non è un libro facile perché scende molto in fondo alle emozioni e ne suscita di forti con una scrittura tagliente, sincera e sofferta.

    said on 

  • 5

    HO VISTO CON I MIEI OCCHI LE PORTE DELLA CATTEDRALE SBARRATE ALLE SEI
    Mi sono innamorato di questa scrittrice, scoperta per caso, prendendo in mano un libro fresco di stampa con bei colori in copertina, “Diglielo da parte mia” [Edizioni e/o, il primo titolo della nuova collana ...continue

    HO VISTO CON I MIEI OCCHI LE PORTE DELLA CATTEDRALE SBARRATE ALLE SEI
    Mi sono innamorato di questa scrittrice, scoperta per caso, prendendo in mano un libro fresco di stampa con bei colori in copertina, “Diglielo da parte mia” [Edizioni e/o, il primo titolo della nuova collana “Intramontabili”].
    Quello era un romanzo, questo e quello prima sono memoir (prima e dopo nel mio personale ordine di lettura, d’incontro e scoperta).
    Mi sono innamorato della scrittrice in lingua inglese dalla prosa più bella, per dirla con Michiko Kakutani.

    Joan Didion infarcisce i suoi libri di quello che in inglese si potrebbe definire “name dropping”, pratica insopportabile: con lei diventa cultura.
    Joan Didion forse è una snob, è una da Upper East Side – Concita De Gregorio nel recensirla scrive che il lettore deve superare ostacoli per varcare la soglia narrativa di questa scrittrice, donna probabilmente tanto odiosa nella vita pubblica quanto disperatamente fragile in quella privata...
    Ostacoli, possibili difetti e limiti, che io ho superato in un attimo godendo la lettura parola per parola.
    Perché Joan Didion è prima di tutto una magnifica scrittrice che usa le parole nel modo migliore, le cesella, gioca con loro, le sposta, le ferma, creando effetti di cambiamento e moltiplicazione dei significati, come si fa spostando angolo e altezza di una macchina da presa o fotografica.

    Come se i ricordi fossero una consolazione. I ricordi non lo sono. I ricordi, per definizione, riguardano tempi andati, cose che non ci sono più… I ricordi sono tutto ciò che non vuoi più ricordare.

    Le notti azzurre del titolo si riferiscono a una luce particolare del cielo al crepuscolo all’inizio dell’estate a certe latitudini (New York sì, California no): sono le notti che portano l’estate, insieme alla consapevolezza che l’estate finirà.
    Le notti azzurre sono l’opposto della morte del fulgore, ma ne sono anche l’annuncio.

    I corsivi, che sono frasi, pensieri, citazioni che ritornano: li ripropone quando non li aspetto, e il senso cambia, il significato va oltre. Sono colpi di rasoio queste ripetizioni in corsivo, sono frasi musicali.

    In venti mesi questa donna ha visto la sua vita totalmente stravolta: la mattina di natale del 2003 sua figlia finisce in un reparto di terapia intensiva; cinque giorni dopo il marito, 40 anni di vita insieme 24 ore su 24 al giorno, le muore davanti agli occhi seduto al tavolo della cena; nell’agosto del 2005 muore la figlia, Quintana Roo, l’unica figlia, che da quella vigilia di natale è passata da un ospedale all’altro, ha concesso una breve speranza, ma subito delusa.
    Una storia di abbandono, dal primo subito dalla neonata presa in adozione, a quello della donna che sopravvive alla perdita del marito e della figlia.
    La piccola Quintana dava un nome alle sue paure, Broken Man, l’Uomo Spezzato che arriva e ti porta via, ti fa abbandonare chi ti vuole bene. A soli 39 anni, l’Uomo Spezzato l’ha presa e portata via.
    La madre, ormai anziana, si ritrova del tutto sola: seduta alla sua scrivania sfoglia <<con la propria coscienza l’album dei ricordi>>.
    E Joan scrive: è quello che sa fare – quello che sa fare molto bene, quello che ha sempre fatto per dare un senso a quello che senso non ha. E produce due libri, due memoir, uno più bello dell’altro, due lezioni di vita e di letteratura. Questo è il secondo dei due, è l’ultima cosa data alle stampe da questa scrittrice che il prossimo 5 dicembre farà 80 anni.

    La paura non è per ciò che è andato perso. La paura è per ciò che c’è ancora da perdere.

    http://www.youtube.com/watch?v=tXeSbQrmsQQ

    PS
    Rendo a Concita De Gregorio quello che le spetta: la mia citazione è fuorviante, la sua recensione di questo libro è bella e appassionata.

    said on 

  • 5

    dolore in tutte le forme

    bellissimo anche se ti racconta il dolore in ogni forma. Il dolore della morte per malattia che ti fa perdere le persone più care: il marito, la figlia adottiva, gli amici. E poi affronta anche le sensazioni di un percorso di adozione e quelli della vecchiaia. Tutto concentrato in pensieri ripetu ...continue

    bellissimo anche se ti racconta il dolore in ogni forma. Il dolore della morte per malattia che ti fa perdere le persone più care: il marito, la figlia adottiva, gli amici. E poi affronta anche le sensazioni di un percorso di adozione e quelli della vecchiaia. Tutto concentrato in pensieri ripetuti, modificati, migliorati e mano a mano sviluppati. Bello bello bello!

    said on 

  • 2

    Non mi ha entusiasmata. Di cosa voleva parlarci effettivamente l'autrice? Del dolore, dell'invecchiamento, della buona società, del suo successo professionale? Rimane sospeso il ritratto della figlia, non si capisce qual è la malattia che l'ha colpita...insomma, mi è parso incompiuto.

    said on 

  • 3

    Accidenti. Strano. Da un lato c'è tanta roba: le difficoltà delle adozioni, il dramma di sopravvivere a un figlio, il dramma dell'invecchiamento e della morte. Per di più in uno scritto magari non roboante, esplosivo o eccellente, però assolutamente rotondo e controllato nella sua semplicità.
    ...continue

    Accidenti. Strano. Da un lato c'è tanta roba: le difficoltà delle adozioni, il dramma di sopravvivere a un figlio, il dramma dell'invecchiamento e della morte. Per di più in uno scritto magari non roboante, esplosivo o eccellente, però assolutamente rotondo e controllato nella sua semplicità.
    Dall'altro lato abbiamo solo un'incompatibilità dovuta alla distanza da uno stile comunque femminile ed intimistico, comunque di un'ottuagenaria, e comunque dal sapore wasp.
    Le tre stellette vanno strette (strellette ?!), ma questo è quanto.

    said on 

  • 3

    Uno sguardo sul passato con i piedi ben piantati nel presente sembra essere stata la molla emotiva che ha spinto Joan Didion a scrivere questo romanzo autobiografico, facendo ruotare il tutto ovviamente attorno al recente lutto, il più grande che una madre possa subire, la morte della propria fi ...continue

    Uno sguardo sul passato con i piedi ben piantati nel presente sembra essere stata la molla emotiva che ha spinto Joan Didion a scrivere questo romanzo autobiografico, facendo ruotare il tutto ovviamente attorno al recente lutto, il più grande che una madre possa subire, la morte della propria figlia.
    Un libro che più che un romanzo è un memoir, portandosi appresso tutte le caratteristiche, sia positive che negative, classiche del genere.
    A tratti poeticamente delicata, quasi straziante, in altri confusamente richiusa su se stessa e nel suo mondo, lungo le pagine è un continuo sbilanciarsi tra dolore e forza, ricordi e supposizioni, facendo sentire il lettore però un po’ troppo escluso, come se, forse a ragione, il suo ruolo fosse il più marginale tra tutti quelli in gioco.

    http://www.subliminalpop.com/?p=5987

    said on 

  • 4

    La vita recente di Joan Didion è stata segnata dalla morte: quella di amici e famigliari, ma soprattutto quelle del marito, John Gregory Dunne, e della figlia adottiva, Quintana. Il primo è stato ricordato in uno dei libri più belli dell’autrice americana (nata nel 1934), "L’anno del pensiero mag ...continue

    La vita recente di Joan Didion è stata segnata dalla morte: quella di amici e famigliari, ma soprattutto quelle del marito, John Gregory Dunne, e della figlia adottiva, Quintana. Il primo è stato ricordato in uno dei libri più belli dell’autrice americana (nata nel 1934), "L’anno del pensiero magico" (2006, Il Saggiatore), romanzo/diario luttuoso che mette in pagina, con schiettezza, il dolore per la scomparsa dell’uomo sposato nel 1964. Alla figlia, la cui lunga malattia si sovrappose all’infarto improvviso che stroncò il marito, è invece dedicato "Blue Nights", scritto di getto nello stesso 2005 che ha concluso il calvario di Quintana a soli 34 anni.
    La sovrapposizione tra i due libri è dunque, prima di tutto, una questione biografica. L’affinità di genere segue, trattandosi in entrambi i casi di un tentativo di elaborazione del lutto attraverso la scrittura. Ma se L’anno del pensiero magico aveva un tono elegiaco e la scrittura e il racconto apparivano finemente lavorati, questo nuovo libro, al contrario, si muove tra la leggerezza della prosa poetica, che dissemina rime interne e ossessive ripetizioni, e il diarismo secco e brutale, quasi da appunto salvato al tempo e alla memoria. E la Didion stessa ne è fondamentale protagonista; la sua scrittura, la sua vita – naturalmente – ma, soprattutto, il suo corpo (in disfacimento), la sua intelligenza e la sua memoria, con un ritorno feroce del pensiero della morte al mittente, accolto con il sorriso beffardo della sopravvissuta e la solenne consapevolezza della morente. L’avanti e indietro dal passato al presente è continuo; il desiderio di ordine, solo un desiderio. La Didion, come già nel libro precedente, non filtra e non addolcisce (confessa, anche, di non esserne forse più capace: l’arte della scrittura evapora con gli anni); cerca faticosamente le parole giuste e ne cerca cocciutamente il significato più preciso, soprattutto quando i termini sono medici e asettici, e sembrano nascondere la verità. Cerca dietro la vicenda di Quintana qualche rivelazione sul destino suo e di tutti; cerca, soprattutto, di spiegare ad alta voce che cosa significa, per una madre, la morte di una figlia. Senza ricatti e “senza stile”, in un libro meno composto e commovente del precedente, ma dolorosamente vero.

    said on 

  • 3

    <<Hai i tuoi meravigliosi ricordi>> diceva, dopo, la gente, come se i ricordi fossero una consolazione! I ricordi non lo sono. I ricordi, per definizione, riguardano tempi andati, cose che non ci sono più. I ricordi sono le divise della Westlake nell'armadio, le fotografie sbiadit ...continue

    <<Hai i tuoi meravigliosi ricordi>> diceva, dopo, la gente, come se i ricordi fossero una consolazione! I ricordi non lo sono. I ricordi, per definizione, riguardano tempi andati, cose che non ci sono più. I ricordi sono le divise della Westlake nell'armadio, le fotografie sbiadite e sgualcite, gli inviti a nozze per matrimoni di gente che non è più sposata, cartoncini commemorativi per funerali di persone di cui non ricordi più i volti. I ricordi sono tutto ciò che non vuoi più ricordare.

    In questo libro Joan Didion racconta della sua vita prima e dopo la morte della figlia Quintana Roo, prematuramente scomparsa a causa di una malattia. Ci sono alcune parti toccanti e commoventi, ma sinceramente mi aspettavo qualcosa in più. L'ho trovato un po' confuso e a tratti "freddo".

    said on