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Bottino di guerra

Di

Editore: TEA

4.1
(219)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 324 | Formato: Altri

Isbn-10: 8878189693 | Isbn-13: 9788878189690 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: P. Merla

Genere: Fiction & Literature , History , Sports, Outdoors & Adventure

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Descrizione del libro
1812. Sopravvissuta allo scontro con un iceberg nelle gelide acquedell'Antartide, la fregata Leopard, con a bordo Aubrey e Maturin, giunge nellabaia di Pulo Batang, in Malesia. Abbandonata la nave, i due si imbarcano sullaFlèche, nave britannica diretta in Inghilterra. Ma i loro guai stanno perricominciare: il naufragio tra le fiamme della Flèche, il salvataggio difortuna su una fregata inglese, l'attacco e la cattura dei due amici da partedi una nave americana. Vengono poi portati a Boston, dove Jack, malato dipolmonite viene ricoverato in una clinica, mentre Stephen ritrova due vecchieamiche, una delle quali, Diana Villers, gli riapre una vecchia ferita ...
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  • 5

    Con questo che è il VI libro della saga, O’Brian aggiunge alcune rilevanti variazioni alla formula narrativa precedentemente sperimentata.
    E questo vuol dire che è un autore coraggioso, perché poteva accontentarsi e propinare ai lettori una minestra riscaldata, e invece osa. Ammirevole. ...continua

    Con questo che è il VI libro della saga, O’Brian aggiunge alcune rilevanti variazioni alla formula narrativa precedentemente sperimentata.
    E questo vuol dire che è un autore coraggioso, perché poteva accontentarsi e propinare ai lettori una minestra riscaldata, e invece osa. Ammirevole.

    Variazione n. 1: messa da parte (temporaneamente? definitivamente?) la formula dell’avventura autoconclusiva, il libro è la diretta continuazione del precedente, di cui tornano anche molti personaggi secondari (Herapath, la signora Wogan, etc).
    Variazione n. 2: la trama non si svolge più principalmente per mare, ma a terra, a Boston, dove i nostri due eroi sono prigionieri del governo americano che è entrato in guerra con l’Inghilterra.
    Variazione n. 3: mentre prima i punti di vista di Aubrey e Maturin erano grossomodo bilanciati nell’economia della storia, gli opposti poli caratteriali formando un perfetto contraltare, qui l’equilibrio salta. Jack avrà modo di farsi valere nel movimentato finale, ma per mezzo libro giace infermo in ospedale ed è il suo amico a doversi occupare di tutti i guai. Questo è il libro di Stephen, non c’è altro modo di dirlo. Il personaggio, come dire, esplode: fin dall’inizio abbiamo saputo che era immerso a fondo nello spionaggio britannico, ma questa è la prima volta che lo vediamo fare cose da spia quasi come uno 007 ante litteram, scopre agenti nemici, è da essi scoperto, insegue, è inseguito, è ferito, ferisce, uccide, e altro ancora.
    Oltretutto, è anche tornata Diana Villiers. E non si fa neppure odiare (ma ci sono fondati sospetti che lo farà in seguito).

    Bellissimo.
    L’avventura continua.

    ha scritto il 

  • 4

    Jack sfortunato e Stephen malinconico protagonista, finalmente arrivano a conclusione un po' di vicende avviate nel libro precedente.
    Forse on uno dei migliori (quelli sulla terra ferma difficilmente lo sono) ma piacevole come sempre.

    ha scritto il 

  • 4

    Il sesto capitolo

    Molto avvincente nella prima parte per poi scendere notevolmente di tensione fino alla noiosità nella parte centrale dove si parla del periodo di "cattività in America" dei protagonisti... basato su accurate descrizioni della politica a dei pensieri dei protagonisti.
    Bisogna dire che l'auto ...continua

    Molto avvincente nella prima parte per poi scendere notevolmente di tensione fino alla noiosità nella parte centrale dove si parla del periodo di "cattività in America" dei protagonisti... basato su accurate descrizioni della politica a dei pensieri dei protagonisti.
    Bisogna dire che l'autore fino ad ora non è mai stato ripetitivo e continua a non esserlo anche in questo sesto capitolo.

    ha scritto il 

  • 3

    Il periodo di sfighe del fortunato Jack Aubrey prosegue in una sorta di parentesi narrativa in cui il capitano comanda poco e nonostante questo accadono un sacco di cose e l'intreccio della epopea si complica con i vari personaggi ricorrenti sempre meno relegati in un ruolo marginale.
    Certo ...continua

    Il periodo di sfighe del fortunato Jack Aubrey prosegue in una sorta di parentesi narrativa in cui il capitano comanda poco e nonostante questo accadono un sacco di cose e l'intreccio della epopea si complica con i vari personaggi ricorrenti sempre meno relegati in un ruolo marginale.
    Certo, in questo tipo di romanzi, si aspetta sempre la battaglia come momento rivelatore e catartico. Lo schema dunque tutto sommato, è sempre quello, ma se uno arriva fin qui vuol dire che tutto sommato ha apprezzato anche questo, di O'Brian. Che comunque, a leggerselo per bene, tende sempre a riservare delle chicche ai lettori

    ha scritto il 

  • 3

    6° Avventura con Jack Aubrey

    Stavolta l'azione si svolge x la maggior parte a terra e il protagonista principale è Maturin (anche xchè Jack è impegnato x la maggior parte in convalescenza). Stavolta O'Brian se la cava bene anche senza i suoi elementi basilari (il mare e Aubrey) e la storia si mantiene abbastanza avvincente. ...continua

    Stavolta l'azione si svolge x la maggior parte a terra e il protagonista principale è Maturin (anche xchè Jack è impegnato x la maggior parte in convalescenza). Stavolta O'Brian se la cava bene anche senza i suoi elementi basilari (il mare e Aubrey) e la storia si mantiene abbastanza avvincente. I soliti difetti: non riesce a staccare i paragrafi e quindi ci sono salti all'interno della pagina senza troppe distinzioni.
    Altro piccolo peccato: la fase finale, secondo me, doveva rivestire un'importanza maggiore e quindi dedicargli + pagine anche se conto di ritrovare qualche riferimento nel prossimo libro.

    ha scritto il 

  • 3

    2 stelle prima 4 dopo

    Allora, quando ho iniziato questo libro senza aver mai letto nent'altro di O'Brian ho pensato di aver comprato il libro sbagliato, un'introduzione piuttosto pesante con un'infinità di rimandi ai precedenti episodi (lo ammetto potevo leggermi il primo della serie e non lamentarmi ma secondo me anc ...continua

    Allora, quando ho iniziato questo libro senza aver mai letto nent'altro di O'Brian ho pensato di aver comprato il libro sbagliato, un'introduzione piuttosto pesante con un'infinità di rimandi ai precedenti episodi (lo ammetto potevo leggermi il primo della serie e non lamentarmi ma secondo me anche chi l'ha fatto potrebbe trovare noiosa tutta questa parte iniziale), ad ogni modo un'introduzione che si protrae per un bel po'.
    Fortunatamente dopo questo pesantissimo preludio l'avventura ingrana e devo ammettere che il resto mi è proprio piaciuto.
    Davvero interessante soprattutto per chi ama questo periodo storico e le storie sul mare.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ed ecco l'America...

    L'America dà filo da torcere alla Royal Navy... e il personaggio di Jack acquista sempre più profondità.
    Stephen è terrorizzato dal fatto che non ama più Diana e da quello che potrebbe comportare per il suo essere. [Basta, Stephen... sei il mio alter-ego.]
    Le avventure sempre più perico ...continua

    L'America dà filo da torcere alla Royal Navy... e il personaggio di Jack acquista sempre più profondità.
    Stephen è terrorizzato dal fatto che non ama più Diana e da quello che potrebbe comportare per il suo essere. [Basta, Stephen... sei il mio alter-ego.]
    Le avventure sempre più pericolose fra naufragi, agguati di spie francesi e Jack in bilico sulla morte e con un braccio rotto che riesce comunque a salvare l'amico...
    Come non amare questa saga! La psicologia dei personaggi è così ben esplorata e delineata fra un cannoneggiamento e un altro, persino quella dei personaggi 'minori', che ci si affeziona a loro oltre che a trattenere il fiato per tutta la durata delle azioni... questi non sono semplici libri d'avventura e guerra e navi e mare.

    ha scritto il 

  • 5

    Lo stile migliora

    Direi che questo è il libro migliore della serie in sé. Si fa sentire la sequenzialità e non i soliti salti disorientativi dello scrittore che inizia la sua serie di romanzi senza sapere se ne scriverà ancora 1 o altri 100.
    Questo libro ricomincia da dove era finito il precedente, ovvero all ...continua

    Direi che questo è il libro migliore della serie in sé. Si fa sentire la sequenzialità e non i soliti salti disorientativi dello scrittore che inizia la sua serie di romanzi senza sapere se ne scriverà ancora 1 o altri 100.
    Questo libro ricomincia da dove era finito il precedente, ovvero all'Isola della Desolazione, con la Leopard salvata da Aubrey e portata al Capo, con i prigionieri rimasti. In questo libro una serie di sfortune portano Jack e Stephen negli Stati Uniti come prigionieri di guerra. Lasciato il comando della Leopard, Jack si imbarca con i suoi sulla Fléche per tornare in Inghilterra, ma la Fleché va a fuoco in mare e sono costretti ad abbandonarla, la scialuppa su cui sono imbarcati viene trovata dalla Java, la quale viene catturata dalla Chesapeake, fregata americana (è il 1811 e gli Stati Uniti sono appena entrati in guerra con l'Inghilterra). Inizia dunque un lungo periodo a terra, in cui ritornano vecchie conoscenza (Diana Villiers) , Stephen fa da protagonista in quanto spia. E proprio perché Maturin è una spia, i servizi francesi a Boston vogliono eliminarlo, e dunque è costretto a fuggire, con Diana e Jack (a sua volta sospettato di aver comandato la Leopard quando questa aveva costretto un'altra nave americana a mettersi in panne, e dunque a requisirne i marinai inglesi a bordo).
    Salgono a bordo della Shannon, nave inglese guidata dal comandate Broke, cugino di Jack Aubrey, che partecipa al blocco navale. E in fine libro c'è il duello sul mare tra la Chesapeake e la Shannon, che vede quest'ultima vittoriosa su una nave ben più armata e con più uomini; il riscatto finale della Royal Navy.

    Devo dire che lo stile è notevolmente migliore dei precedenti, è solo una sensazione, ma dallo scritto permea una sensazione di "more to come", ancora tanti altri a venire, quindi l'intero scritto mi sembra più rilassato, meno frenetico degli altri. Ma è solo una sensazione.

    In generale mi è piaciuto parecchio il "thriller" che è riuscito a creare nelle ultime 200 pagine circa (forse è proprio per questo che lo ritengo il migliore che finora ho letto).

    ha scritto il 

  • 3

    Tra tutti i libri di O'Brian questo è quello che ho trovato più noioso.
    Nessuna vera novità, nessuna emozione, si salva (come sempre) l'ambientazione e la descrizione dei particolari e della vita a bordo.

    ha scritto il 

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