Boy

Di

Editore: Salani

4.0
(981)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano , Olandese

Isbn-10: 8877826460 | Isbn-13: 9788877826466 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: D. Ziliotto

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Biografia , Bambini , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Dahl fu un bambino buono, attaccatissimo alla sua mamma, cui scrisse una lettera alla settimana. Fu un bambino ingenuo e credulone, sia quando gli raccontarono che la liquirizia era fatta di sangue di topo pressato che quando gli dissero che ci si poteva ammalare di appendicite inghiottendo un pelo di spazzolino da denti.
L'unico dispetto lo fece alle spalle di un'orrenda venditrice di dolci, una specie di Sporcella: le mise un topo morto in un barattolo di caramelle e per questo venne picchiato la prima volta. I ricordi di infanzia di Dahl sono costellati di continue frustate e da terribili prepotenze sui bambini da parte degli adulti. No, Dahl non ha avuto bisogno di inventare i giganti crudeli nè la Spezzindue né la nonna maligna della Magica Medicina, che è mite se confrontata alla sadica venditrice di dolci. Dahl ci avverte di non credere ai cattivi delle fiabe, e ci fornisce i mezzi per smascherare i cattivi della vita.
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  • 4

    Di solito sono molto scettico sulle biografie, per i motivi citati d Dahl proprio nella sua prefazione. Devo ammettere però che questa raggiunge quel giusto compromesso con la narrativa da essere davv ...continua

    Di solito sono molto scettico sulle biografie, per i motivi citati d Dahl proprio nella sua prefazione. Devo ammettere però che questa raggiunge quel giusto compromesso con la narrativa da essere davvero gradevole. E poi le esperienze raccontate sono davvero esotiche e fuori dal comune

    ha scritto il 

  • 4

    frustate in collegio

    Interessante per far capire cosa subivano i bambini e ragazzi mandati in collegio in quegli anni, nella civile Inghilterra e non solo. Adatto a lettori dagli 11 anni, direi, per i contenuti e per la c ...continua

    Interessante per far capire cosa subivano i bambini e ragazzi mandati in collegio in quegli anni, nella civile Inghilterra e non solo. Adatto a lettori dagli 11 anni, direi, per i contenuti e per la capacità di comprensione, se non è un adulto a leggerglielo.

    ha scritto il 

  • 4

    una biografia scritta in maniera interessante, infanzia non facilissima e bellissime lettere ricordo, ti fan venir la voglia di lasciare delle tracce epistolari

    ha scritto il 

  • 4

    Roald Dahl racconta la storia della sua infanzia e della sua adolescenza in questo volumetto, che non è quindi propriamente un romanzo, quanto piuttosto un'autobiografia romanzata, più destinata agli ...continua

    Roald Dahl racconta la storia della sua infanzia e della sua adolescenza in questo volumetto, che non è quindi propriamente un romanzo, quanto piuttosto un'autobiografia romanzata, più destinata agli adulti che ai bambini - lo dico perché ricordo che da piccola tentai più volte di affrontarla, col fatto che amavo tutte le storie di Dahl e non capivo come mai con questa mi incasinassi tanto.
    Leggendo "Boy" ai giorni nostri non si può fare a meno di notare tutta la cattiveria e tutte le punizioni (che spesso sfociavano in violenza) a cui erano sottoposti i bambini e Roald in particolare nei primi anni del Novecento nei collegi, ma anche al di fuori di essi. I grandi sono rappresentati, in larga parte, come individui crudeli con i quali era impossibile avere un qualsiasi tipo di dialogo, a cui i ragazzini erano totalmente assoggettati; ma il fatto che più mi ha stupito nelle descrizioni di Dahl è stato come malgrado tutto egli abbia sempre mantenuto una visione positiva del mondo e come abbia reagito con stoicismo a tutte le disgrazie che gli sono capitate in queste pagine. Forse queste sofferenze hanno contribuito a farlo diventare il grande scrittore che è stato, perché per cominciare a scrivere non dico che bisogni essere infelici, ma certo è necessaria una certa inquietudine di fondo.

    "Ero felice, veramente felice. Cominciavo a capire com'era semplice la vita quando si seguono abitudini regolari a ore fisse e si hanno uno stipendio fisso e pochissime occasioni di pensare in maniera originale. La vita di uno scrittore è un vero inferno, confrontata a quella di un uomo d'affari. Lo scrittore deve forzarsi a lavorare, deve imporsi un proprio orario e, se non gli va di sedersi alla scrivania, nessuno lo rimprovera. Se è un romanziere vive nel terrore: ogni giorno esige nuove idee, e non si è mai certi che arriveranno puntuali. Dopo due ore passate a scrivere, il romanziere si sente completamente svuotato. Durante quelle due ore si è trovato mille miglia lontano, in un altro luogo, in compagnia di gente totalmente diversa, e lo sforzo che deve fare per tornare indietro a nuoto, nel presente, è assai grande. E' quasi un trauma. Lo scrittore esce dal suo studio mezzo inebetito. Ha voglia di bere, ne ha proprio bisogno. Succede infatti che quasi tutti i romanzieri bevano più whisky del dovuto. Bevono per infondersi fiducia, speranza e coraggio. Bisogna essere pazzi, per fare gli scrittori. La loro sola consolazione è un'assoluta libertà. Il loro unico padrone è la loro anima ed è per questo che hanno fatto quella scelta, ne sono certo".

    ha scritto il 

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