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Boy

Di

Editore: Salani

4.0
(896)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Catalano , Olandese

Isbn-10: 8877826460 | Isbn-13: 9788877826466 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: D. Ziliotto

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , Children , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Dahl fu un bambino buono, attaccatissimo alla sua mamma, cui scrisse una lettera alla settimana. Fu un bambino ingenuo e credulone, sia quando gli raccontarono che la liquirizia era fatta di sangue di topo pressato che quando gli dissero che ci si poteva ammalare di appendicite inghiottendo un pelo di spazzolino da denti.
L'unico dispetto lo fece alle spalle di un'orrenda venditrice di dolci, una specie di Sporcella: le mise un topo morto in un barattolo di caramelle e per questo venne picchiato la prima volta. I ricordi di infanzia di Dahl sono costellati di continue frustate e da terribili prepotenze sui bambini da parte degli adulti. No, Dahl non ha avuto bisogno di inventare i giganti crudeli nè la Spezzindue né la nonna maligna della Magica Medicina, che è mite se confrontata alla sadica venditrice di dolci. Dahl ci avverte di non credere ai cattivi delle fiabe, e ci fornisce i mezzi per smascherare i cattivi della vita.
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  • 4

    Il libro "Boy"di Roald Dahl racconta la vita dello scrittore: è un'autobiografia.
    Il libro racconta la sua storia dai 6 ai 20 anni. La parte che mi è piaciuta di più è stata quando Roald viene castigato e trascinato, con altri tre bambini fino all'ufficio del direttore perché hanno messo un ...continua

    Il libro "Boy"di Roald Dahl racconta la vita dello scrittore: è un'autobiografia.
    Il libro racconta la sua storia dai 6 ai 20 anni. La parte che mi è piaciuta di più è stata quando Roald viene castigato e trascinato, con altri tre bambini fino all'ufficio del direttore perché hanno messo un topo nel vaso delle caramelle di un negozio.
    I bimbi vengono torturati uno a uno con una frusta.
    Mi ha fatto pensare che le scuole una volta erano molto severe.
    La cosa più bella è quando Roald racconta, per filo e per segno, ogni singolo dettaglio delle sue esperienze vissute.
    Taissa

    ha scritto il 

  • 3

    Il libro e' un'auto- biografia scritta da Roald Dahl -inizia descrivendo la sua famiglia di origine norvegese che si trasferisce in Inghilterra perché il papà desiderava per i figli un'eccellente educazione. Infatti Roald frequentò diversi college inglesi e ne conserva belli ma soprattutto brutt ...continua

    Il libro e' un'auto- biografia scritta da Roald Dahl -inizia descrivendo la sua famiglia di origine norvegese che si trasferisce in Inghilterra perché il papà desiderava per i figli un'eccellente educazione. Infatti Roald frequentò diversi college inglesi e ne conserva belli ma soprattutto brutti momenti, questi sono quelli che racconta di più perché sono quelli che ricorda meglio , ma anche perche' lui dice: " mi ha sempre sconvolto il fatto che agli insegnanti venisse accordato il privilegio di ferire i ragazzini "
    Certo che Roald non era un " angioletto " , ma era dispettoso e le sue " marachelle " narrate nel libro sono veramente divertenti _ nonostante siano passati quasi cento anni da quando Roald andava a scuola le cose non sono molto cambiate , cambiano i modi, oggi il ragazzo fa il bullo e gli adulti a volte con l' indifferenza o l' assenza di dialogo infliggono " punizioni".
    ALLORA CHI O CHE COSA DEVE CAMBIARE???
    Secondo me la risposta sta nel mezzo_

    Alessia Turani

    ha scritto il 

  • 5

    Roald Dahl non delude mai. Devo ammettere di non aver ancora letto alcuni dei suoi romanzi più famosi, ma anche adesso che sono cresciuta capita che sfogli qualche suo libro.
    Ho letto Boy diverso tempo fa, ma me lo ricordo bene: gli aneddoti che l'autore racconta sono indimenticabili. Dahl ...continua

    Roald Dahl non delude mai. Devo ammettere di non aver ancora letto alcuni dei suoi romanzi più famosi, ma anche adesso che sono cresciuta capita che sfogli qualche suo libro.
    Ho letto Boy diverso tempo fa, ma me lo ricordo bene: gli aneddoti che l'autore racconta sono indimenticabili. Dahl ha saputo cogliere i momenti significativi della sua infanzia (ma c'erano dubbi?) e scriverli in modo da farli vivere anche ai lettori. Questo è senza dubbio un libro che rileggerei sempre, a tutte le età.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che si legge con il sorriso sulle labbra, circa vent'anni di ricordi che l'autore ha voluto condividere, raccontati con semplicità e naturalezza.
    Piacevoli da vedere anche le foto personali, lui bambino, la sua famiglia, e i suoi luoghi, teatro di qualche avventura particolare, com ...continua

    Un libro che si legge con il sorriso sulle labbra, circa vent'anni di ricordi che l'autore ha voluto condividere, raccontati con semplicità e naturalezza.
    Piacevoli da vedere anche le foto personali, lui bambino, la sua famiglia, e i suoi luoghi, teatro di qualche avventura particolare, come quella di una pipa caricata con tabacco di... capra.

    ha scritto il 

  • 3

    «love from Boy»

    Boy. Tales of childhood, 1984

    «Questa non un'autobiografia».
    E' una breve raccolta di ricordi personali di Dahl, dalla prima infanzia alla fine della scuola e al suo primo impiego.
    Famiglia, giochi, scuola; dottori e insegnanti; amicizie e punizioni. I suoi primi vent'an ...continua

    Boy. Tales of childhood, 1984

    «Questa non un'autobiografia».
    E' una breve raccolta di ricordi personali di Dahl, dalla prima infanzia alla fine della scuola e al suo primo impiego.
    Famiglia, giochi, scuola; dottori e insegnanti; amicizie e punizioni. I suoi primi vent'anni ci scorrono davanti agli occhi in un attimo, la vita nel Galles del sud, le vacanze in Norvegia dai nonni, il collegio; Roald ci racconta tanti episodi belli e brutti con il suo stile lieve e ironico, e condanna con decisione quell'abitudine sacrosanta di picchiare i bambini e i ragazzi a scuola. E ci ritorna più e più volte.

    << Certamente vi domanderete come mai insisto tanto, in queste pagine, sulle punizioni corporali. La risposta è che non posso farne a meno. Durante tutti i miei studi mi ha sempre sconvolto il fatto che agli insegnanti e agli alunni più grandi venisse accordato il privilegio di ferire, a volte gravemente, i ragazzini più piccoli. Non potevo farci l'abitudine. Non mi ci sarei abituato mai. Sarebbe naturalmente ingiusto dire che tutti gli insegnanti dell'epoca passassero il tempo a picchiare i loro piccoli allievi. Certamente no. Alcuni soltanto, ma questo bastava a ispirarmi un permanente sentimento d'orrore. E ancora un'altra sensazione fisica perdura in me: ancora oggi, quando rimango seduto un po' a lungo su un banco duro o su una sedia scomoda, il cuore comincia a battermi lungo quelle vecchie cicatrici che la canna mi ha tracciato sul sedere ben cinquantacinque anni fa. >>

    E poi traccia un bel ritratto della madre, una giovane norvegese rimasta sola in un paese straniero, con tre bambini suoi, due della prima moglie del marito, incinta; una donna coraggiosa, forte e buona. Per fortuna i soldi non mancavano. Una donna che conservò ognuna delle sue seicento lettere, da quelle scritte dal St Peter's, dove vigeva l'obbligo di scrivere a casa ogni domenica mattina, e poi da Repton, e dall'Africa Orientale, e infine durante la guerra.

    << Molte mamme, di fronte a una situazione simile, avrebbero lasciato trasparire un certo dispiacere. Tre anni sono lunghi e l'Africa era lontana. Non ci sarebbe stato possibile incontrarci, durante quel periodo. Ma mia madre non mostrò il più lieve rammarico per non turbare la mia gioia. «E bravo il mio piccolo!» esclamà. «Che magnifica notizia! E' proprio dove volevi andare, vero? >>

    ha scritto il 

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