Boy A

Storia di un ragazzo sbagliato

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Jack ha 24 anni ed è come se fosse appena nato. Non si è mai ubriacato, non ha mai avuto una ragazza, non si è mai regalato un paio di scarpe. "Jack" non è il suo vero nome, se lo è scelto da solo. Ha passato quasi tutta la vita in prigione, e ...Continua
Ha scritto il 15/03/16
Intenso.Durante la lettura mi sono domandata più volte dove arrivasse davvero la cattiveria dei due bambini,quanta della colpa fosse loro e quanta invece fosse degli adulti che avrebbero dovuto sorvegliarli,guidarli e toglierli al volo da ...Continua
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Ha scritto il 29/09/15
Questo libro ha un miscuglio di stili pazzesco. Nella stessa pagina sembra parli prima un giornalista, poi uno scrittore di romanzi gialli, poi un cacciatore di gossip, con qualche breve comparsata di un frequentatore abituale di prigioni e simili ...Continua
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Ha scritto il 05/11/14
Sono rimasta molto sorpresa dalla scoperta che questo libro e Avete visto JJ? sono usciti lo stesso anno (2004).Sorpresa perchè ho cercato le date di pubblicazione originale per capire chi avesse copiato chi.Dalle primissime pagine e per tutto il ...Continua
Ha scritto il 25/10/14
Questa è la casa che Jack si è costruito. Questo nascondiglio di foglie e sterpi. Ogni giorno un ramoscello in più, per mimetizzare meglio. Un nuovo piccolo tralcio di bugie, che poi dovrà ricordare e a cui dovrà credere, oppure morire. Non ...Continua
Ha scritto il 23/07/14
Un bambino sbagliato che cerca, una volta pagato il debito con la giustizia, di ricostruirsi una vita. Ancora non so capire se mi è piaciuto oppure no, a tratti l’ho trovato molto noioso.

Ha scritto il Oct 29, 2012, 08:35
Si ricordava, ai tempi del processo, come tutti quelli che conosceva erano rimasti sconvolti al pensiero di cosa sarebbe stato avere una figlia uccisa in quel modo. Così brutale, insensato, malvagio. Nessuno si era fermato a pensare invece, a ...Continua
Pag. 144
Ha scritto il Oct 23, 2011, 18:23
Se essere buono è una negazione del male allora quelli che giudichiamo cattivi non sono peggiori di noi, solo più deboli. E se la bontà non è solo un concetto vuoto, sicuramente vuol dire che il forte deve aiutare il debole.
Pag. 201

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