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Boy in the striped pyjamas

By

Publisher: Black Swan

4.1
(7268)

Language:English | Number of Pages: 224 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Catalan , German , French , Italian , Chi simplified , Galego , Chi traditional , Spanish , Dutch , Japanese , Basque , Portuguese , Russian , Czech

Isbn-10: 0552773808 | Isbn-13: 9780552773805 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , Others , Softcover and Stapled , eBook

Category: Children , Fiction & Literature , History

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Book Description
Nine year old Bruno knows nothing of the Final Solution and the Holocaust. He is oblivious to the appalling cruelties being inflicted on the people of Europe by his country. All he knows is that he has been moved from a comfortable home in Berlin to a house in a desolate area where there is nothing to do and no-one to play with. Until he meets Shmuel, a boy who lives a strange parallel existence on the other side of the adjoining wire fence and who, like the other people there, wears a uniform of striped pyjamas. Bruno's friendship with Shmuel will take him from innocence to revelation. And in exploring what he is unwittingly a part of, he will inevitably become subsumed by the terrible process.
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  • 0

    Está narrado con una inocencia que de tan liviana abruma. Una novela que todo el mundo debería leer. Es tanta su sencillez que lo hacen perfecto.

    http://www.lacultureta.aliciavivancos.com/2015/02/el-nino-con-el-pijama-de-rayas-john.html

    said on 

  • 2

    A volte nella vita ci sono cose che dobbiamo fare perché non abbiamo altra scelta.

    Quando ho iniziato questa lettura, che da tanto tempo aspettava sul mio comodino, l'ho fatto con curiosità. Ho scelto di leggere Il bambino con il pigiama a righe durante il Giorno della Memoria, in r ...continue

    Quando ho iniziato questa lettura, che da tanto tempo aspettava sul mio comodino, l'ho fatto con curiosità. Ho scelto di leggere Il bambino con il pigiama a righe durante il Giorno della Memoria, in ricordo di ciò che è stato e mai, dico mai, avrei pensato di bocciarlo. Eppure è successo. Ero tentata di concedergli una stella in più, ma dopo vi spiegherò perché non me la sono sentita.
    Il problema più grande è che ne sono rimasta delusa e, soprattutto, mi sono sentita presa in giro. Questo è un libro che non si capisce con esattezza a chi dovrebbe essere indirizzato. Sulla copertina stessa viene detto che non è un libro per bambini e sono d'accordo, anche se lo stile usato dall'autore per raccontare la storia di Bruno sarebbe adatto a dei lettori giovanissimi, il problema è che non è nemmeno un libro per adulti, a mio avviso. Può un adulto emozionarsi davvero davanti ad una storia così semplice e banale? Forse, ma non è il mio caso. Sarà che sono abituata a leggere storie vere, storie potenti che colpiscono e lasciano un segno, non so, fatto sta che ho trovato questa lettura infantile e ripetitiva, con un protagonista fin troppo ingenuo e pieno di incongruenze.
    Anche volendo chiudere un occhio sui fatti inverosimili che vengono raccontati, perché okay, non è basato su una storia vera ma alcune cose sfiorano il ridicolo, e sorvolando anche sul lessico fin troppo semplice, ciò che resta è una storiella, come dire.. furbetta. Facile sfruttare una tragedia e scriverci sopra qualcosa di poco conto, no? Un finale drammatico messo lì per far scendere una lacrimuccia - bella strategia, caro Boyne - e per chiudere un dramma che di fatto, nelle 200 pagine precedenti, non è nemmeno stato sfiorato.
    E qui torniamo al numero di stelle che ho deciso di assegnargli. Inizialmente gliene avevo concessa una in più perché "in fondo tratta pur sempre di un argomento importante", poi ho capito che è esattamente a questo che puntano autori e case editrici quando decidono di scrivere e pubblicare questi fenomeni mediatici. Un lavoro può essere poco curato e poco emozionante solo perché sfrutta una tragedia che tocca il cuore di tutti? Ci ho riflettuto e sono giunta alla conclusione che per me la risposta è no, non gli darò un voto più alto solo per non risultare insensibile. Ho letto e continuerò a leggere romanzi e storie vere emozionanti, crudeli e drammatiche, ma come piacciono a me: che mi facciano riflettere e che mettano radici nel mio cuore.
    Ovviamente con questo mio giudizio, purtroppo negativo, non voglio togliere niente al libro né tanto meno criticare chi lo ha amato, d'altronde si sa, i gusti sono gusti. Io personalmente l'ho trovata una favola di poco conto, molto scorrevole, questo è vero, ma sviluppata in modo fin troppo banale e riduttivo. Quello che al momento mi chiedo è: l'autore ha adattato il lessico e lo stile al personaggio di Bruno, che ha solo 9 anni, oppure è Bruno ad essere stato adattato alle capacità letterarie dell'autore? Dubbio che dissiperò leggendo Il bambino con il cuore di legno, che ho già in casa.

    said on 

  • 5

    Quel giorno Bruno si sedette alla scrivania e scrisse alla nonna, raccontandole di Auscit.
    Non riusciva a capire come tutto ciò fosse successo: un giorno era felice, giocava a casa sua con i suoi amic ...continue

    Quel giorno Bruno si sedette alla scrivania e scrisse alla nonna, raccontandole di Auscit.
    Non riusciva a capire come tutto ciò fosse successo: un giorno era felice, giocava a casa sua con i suoi amici e adesso eccolo lì, imprigionato in quell'odiosa casa fredda dove nessuno sembrava poter ritrovare il sorriso, con tre cameriere e un cameriere, Pavel.
    Pavel era l'uomo che tagliava le verdure e che li serviva a tavola.
    Un tempo era stato un dottore e anche molto bravo. Ora non più.
    E se il padre di Bruno avesse saputo che Pavel gli aveva curato il ginocchio quando lui si era ferito, sarebbe finito nei guai.
    Non è detto che un uomo sia un astronomo perché di notte si mette a fissare il cielo,gli aveva spiegato Pavel.
    Quel cielo, che l' alto reticolato, i pali grossi come quelli del telegrafo e le matasse di filo spinato, sembravano sfiorare.
    Al di là del reticolato,il terreno era rossastro e sabbioso.
    C'erano soltanto baracche e qua e là larghi edifici squadrati. Sullo sfondo, un paio di costruzioni con il camino.
    Bruno raccontò alla nonna della gente che viveva lì, dei loro pigiami a righe e dei berretti di tela. Tutti vestiti uguali.
    Ma perché quelle persone vivevano laggiù nelle baracche? Aveva scoperto che anche Pavel viveva dalla parte della rete.
    Quelli non erano uomini, non secondo il significato che diamo a questa parola, gli aveva detto suo padre. E Bruno non aveva nulla in comune con quelli.
    Ma allora cosa facevano laggiù?
    Alcuni formavano gruppi silenziosi e fissavano il terreno come se così potessero non farsi notare, altri spingevano delle carriole o impugnavano vanghe, altri zoppicavano puntellandosi alle stampelle, o avevano le teste vistosamente fasciate.
    C'erano anche bambini di tutte le età,stavano tutti rannicchiati uno contro l'altro mentre un manipolo di soldati urlava contro di loro,finché non si disponevano diritti in un'unica fila. E allora tutti gli altri soldati applaudivano.
    Che strano posto era quello per Bruno e Gretel,sua sorella.
    A chiudere gli occhi, Bruno sentiva vuoto e freddo, come se si trovasse nel luogo più solitario del mondo. Nel bel mezzo di niente.
    Era come se quella fosse una città a sé stante; tutta quella gente viveva e lavorava, proprio di fianco alla casa di Bruno.
    Qui tutta le persone che entravano e uscivano indossavano delle uniformi, portavano delle pistole e sembravano sempre terribilmente seri, come se tutto fosse di straordinaria importanza e nessuno potesse permettersi di pensare in modo diverso.
    Ma qual era di preciso la differenza con le persone delle baracche ?
    E chi decideva chi doveva mettersi il pigiama a righe e chi l'uniforme?
    Era chiaro che chi indossava l'uniforme aveva il potere. Proprio come suo padre.
    Bruno si era trasferito con la sua famiglia
    in quel posto orribile, a causa del lavoro del padre, un lavoro molto importante. Importante per la patria. Importante per il Furio.
    Il Furio aveva grandi progetti per lui, lo si capiva dalla sua uniforme, sempre impeccabile ed inamidata.
    Alla nonna però quella uniforme non piaceva e si chiedeva sempre dove aveva sbagliato con lui.
    Forse erano stati tutti gli spettacoli che gli aveva fatto recitare da piccolo a ridurlo così. Vestirsi come una marionetta appesa ai fili, senza preoccuparsi di cosa significasse in realtà. Di cosa rappresentasse.
    Bruno aveva visto suo padre andare di là del reticolato in molte occasioni. Poteva farlo perché indossava un'uniforme, che lo rendeva speciale agli occhi degli altri e a quelli di Bruno.
    Ma come mai nessuna di quelle persone con il pigiama a righe era stata invitata a casa loro?
    Solo in un'occasione aveva trovato Pavel in cucina con Shmuel. Ma solo perché Shmuel doveva lavare dei bicchieri.
    Shmuel era diventato il migliore amico di Bruno,entrambi erano nati il 15 aprile 1934.
    Erano come gemelli,anche se Shmuel aveva la pelle quasi grigia e occhi enormi e tristi. Era moto magro, scheletrico.
    Bruno aveva notato che avevano le mani diverse: la sua era una mano sana e piena di vita e le vene non si vedevano attraverso la pelle.
    In quella di Shmuel, le dita non erano poco più di bastoncini secchi. La sua mano raccontava una storia molto diversa. Tutti quelli che stavano dalla parte del recinto erano così.
    Bruno era sicuro di non aver mai incontrato un bambino così triste.
    Shmuel era infelice quando ricordava la sua vita passata, il negozio di orologi di suo padre, i bambini con cui giocava e che improvvisamente erano spariti senza nemmeno dirgli addio.
    Un giorno erano venuti i soldati con dei grandi camion e a tutti era stato ordinato di abbandonare le proprie case.
    E i camion li avevano portati ad un treno, il treno era tremendo: erano troppi nei vagoni. E non potevano respirare. E c'era un odore spaventoso.
    Da quel momento anche Shmuel indossava lo stesso pigiama ed il berretto di tela a righe. Non aveva né scarpe né calze e i suoi piedi erano parecchio sporchi. Sulla manica aveva un bracciale con una stella a sei punte. Gli avevano detto che ogni volta che usciva di casa doveva metter quel bracciale.
    Anche il padre di Bruno ne portava uno sulla sua uniforme. Era molto bello. Rosso vivo con un disegno bianco e nero.
    A Bruno sarebbe piaciuto averne uno. Però non sapeva quale dei due, se quello di Shmuel o quello di suo padre.
    Chissà, forse se lo avesse chiesto a suo padre, una sera Shmuel avrebbe potuto cenare da loro, senza lavare i bicchieri in cucina.
    Nell'attesa di avere una risposta, Bruno avrebbe potuto andare lui dal suo amico: era sufficiente sgattaiolare sotto la rete ed essere con Shmuel, magari per sempre.
    In fondo erano gemelli...

    said on 

  • 4

    Bruno e Shmuel

    Si tratta di un libro che narra la tragedia dell’Olocausto attraverso l'amicizia di due bambini, uno tedesco e uno ebreo, con uno stile che rappresenta realisticamente l’orrore del nazismo.

    Bruno è un ...continue

    Si tratta di un libro che narra la tragedia dell’Olocausto attraverso l'amicizia di due bambini, uno tedesco e uno ebreo, con uno stile che rappresenta realisticamente l’orrore del nazismo.

    Bruno è un tranquillo bambino di nove anni figlio di un ufficiale nazista, il quale con la promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare.
    Un giorno essendo molto annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso la ‘fattoria’ che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.

    È un libro bellissimo e toccante, molto consigliato agli amanti del genere.
    Il finale mi ha lasciata spiazzata, non credevo proprio la storia terminasse in questo modo.

    said on 

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