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Branchie

Di

Editore: Einaudi Tascabili (Stile Libero, 444)

3.4
(4041)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 185 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Olandese

Isbn-10: 8806143549 | Isbn-13: 9788806143541 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Altri

Genere: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Protagonista di Branchie è Marco Donati, un ragazzo che studia il comportamento dei pesci, malato terminale, con madre ossessiva e fidanzatina. Dall'abulico trascinarsi da una festa all'altra nella Roma dei quartieri alti, Marco precipita in una avventura senza limiti, come un cavaliere senza paura, in un'India che sembra il capolavoro di un falsario pazzo. Road movie, videogame, quiz col domandone nei momenti più critici, demenziali sport estremi, manie generazionali e molto altro, tutto Ammaniti frulla come in un «tramezzino ripieno di baccalà, broccoli, maionese e cipolle al curry».
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  • 2

    Un trip mal costruito

    Fino al primo capitolo "Roma" la narrazione, per quanto propendesse verso un dipanarsi triste, procedeva bene, con battute di un'ironia amara, in contrasto con la tragicità della situazione. Dal secondo capitolo in poi diventa volutamente alogico e pieno di situazioni assurde, a mio modesto parer ...continua

    Fino al primo capitolo "Roma" la narrazione, per quanto propendesse verso un dipanarsi triste, procedeva bene, con battute di un'ironia amara, in contrasto con la tragicità della situazione. Dal secondo capitolo in poi diventa volutamente alogico e pieno di situazioni assurde, a mio modesto parere mal costruite. Deludente, ma forse non il miglio libro con cui approcciarsi a questo scrittore.

    ha scritto il 

  • 5

    Branchie

    Le branchie servono per far vivere e respirare i pesci ma cosa succede se non funzionano più come dovrebbero?
    È ciò che accade ai polmoni di Marco Donati, che sono affetti da un tumore in fase terminale e che lui decide di non curare, convinto di aver già vissuto abbastanza.
    Improvvisamente, la v ...continua

    Le branchie servono per far vivere e respirare i pesci ma cosa succede se non funzionano più come dovrebbero? È ciò che accade ai polmoni di Marco Donati, che sono affetti da un tumore in fase terminale e che lui decide di non curare, convinto di aver già vissuto abbastanza. Improvvisamente, la vita sembra però dargli una nuova possibilità a Nuova Delhi, la città indiana dove quasi tutto sembra essere possibile e dove, forse, anche Marco riuscirà a trovare una nuova visione dell'esistenza.

    *La fantasia è crudele, si sovrappone alla realtà come carta velina.*

    ha scritto il 

  • 2

    Quando frequentavo il liceo ero solito inventare storielle per passare il tempo, con compagni e amici come protagonisti di mirabolanti disavventure fantastiche tra il grottesco e la parodia, con trasfigurazioni di figure autorità, prestiti dai pantheon di mezzo pianeta, e via dicendo. Mi divertiv ...continua

    Quando frequentavo il liceo ero solito inventare storielle per passare il tempo, con compagni e amici come protagonisti di mirabolanti disavventure fantastiche tra il grottesco e la parodia, con trasfigurazioni di figure autorità, prestiti dai pantheon di mezzo pianeta, e via dicendo. Mi divertivo e facevo divertire. Ecco, Branchie è un po' così. Un librettino senza capo né coda che fa ridere, una sequenza di episodi stravaganti e straordinariamente ilari tenuti insieme da una trama sfilacciata che fa acqua da tutte le parti. Puoi leggerne un capitolo a caso, ridere di gusto, richiudere il libro e dimenticarlo. Proprio come le storielle che mi divertivo a creare nelle ore di matematica. Chi mi ascoltava aveva un po' di tempo da buttare, e sicuramente io, che quelle storie le creavo, avevo molto più tempo da gettare alle ortiche. Ecco, è esattamente questa la differenza tra il mio adolescenziale divertimento e un libro come Branchie. Le storielle esagerate vanno bene per intrattenere amici e compagni, un po' meno per essere pubblicate.

    ha scritto il 

  • 2

    Un errore partire da qui

    L'anno in cui Ammaniti ha vinto lo Strega ho fatto l'errore, non trovando il libro premiato in libreria perchè esaurito, di partire nella lettura di Ammaniti da questo "Branchie". Non mi è piaciuto e mi ha tenuta distante da Ammaniti. Ma grazie alle recensioni proprio di questo deludente libro le ...continua

    L'anno in cui Ammaniti ha vinto lo Strega ho fatto l'errore, non trovando il libro premiato in libreria perchè esaurito, di partire nella lettura di Ammaniti da questo "Branchie". Non mi è piaciuto e mi ha tenuta distante da Ammaniti. Ma grazie alle recensioni proprio di questo deludente libro lette su anobii, rimedierò senz'altro prossimamente (siamo ormai a Dicembre 2013, da quella prima ed unica lettura del 2007)...anche se magari il prossimo Ammaniti lo prendo in Biblioteca anzichè comperarlo...non sia mai che mi capita una seconda "sola" a distanza di anni :)

    ha scritto il 

  • 3

    Marco Donati, malato terminale di cancro ai polmoni, è proprietario di un negozio di pesci a Roma; riceve un giorno una curiosa offerta lavorativa da parte di una donna inglese che abita in India che prevede la costruzione di un acquario: il più grande di Delhi. Marco non ci pensa molto e decide ...continua

    Marco Donati, malato terminale di cancro ai polmoni, è proprietario di un negozio di pesci a Roma; riceve un giorno una curiosa offerta lavorativa da parte di una donna inglese che abita in India che prevede la costruzione di un acquario: il più grande di Delhi. Marco non ci pensa molto e decide di partire per l'India, ma quando scoprirà che la donna che gli ha proposto il lavoro non c'è più si troverà senza impiego, soldi o qualcuno che conosce in una città che non è la propria. Da qui in avanti si susseguiranno una serie di vicissitudini che portano Marco a vivere situazioni bizzarre ed improbabili. Il punto di forza di questo romanzo è proprio l'assurdità delle situazioni in cui il protagonista si troverà; probabilmente non il miglior libro che ho letto di Ammaniti ma che non mi dispiace di aver fatto.

    ha scritto il 

  • 3

    Di Ammaniti ho letto molto, forse tutto. Mi mancava proprio l'esordio, questo. Non è il suo miglior romanzo, almeno per il mio gusto, ma c'è una puntualizzazione da fare. Che consiste assurdamente nel ribadire che è il suo primo romanzo, perchè come è normale in tutte le opere prime (anche cinema ...continua

    Di Ammaniti ho letto molto, forse tutto. Mi mancava proprio l'esordio, questo. Non è il suo miglior romanzo, almeno per il mio gusto, ma c'è una puntualizzazione da fare. Che consiste assurdamente nel ribadire che è il suo primo romanzo, perchè come è normale in tutte le opere prime (anche cinematografiche) capita che allo stesso tempo ci sia una scarsa consapevolezza del mestiere e un'irrefrenabile ansia di esprimersi. Le due componenti in genere causano una qualche specie di eccesso, e una materia strabordante che difficilmente si riesce a trattenere (devo dire tutto! devo dirlo adesso!). Questo romanzo non fa eccezione: è Ammaniti allo stato puro, ma senza le "finiture" e la maturità delle opere successive. Attenzione però a considerare ciò come un difetto in toto, perchè nel caso in questione è stato proprio questo eccesso a far uscire dall'anonimato l'autore, e a consentirgli di proseguire la sua carriera di scrittore. Non ci sarebbe stato un Ammaniti noto se "Branchie" non fosse diventato un libro cult in un certo ambiente, e se non avesse in qualche modo dato vita, insieme ad altri, a quel filone di testi "cannibali" che negli anni '90 fecero drizzare le orecchie (e storcere il naso) a molti esperti di letteratura italiana. Insomma, il miscuglio di situazioni paradossali, musica anni '80, soap opera, fumetto e chi più ne ha più ne metta (il tutto degno di Pulp Fiction) è appunto quello che non c'era in Italia e non è cosa da poco (ad ognuno decidere se se ne sentisse davvero la mancanza). Dunque, volenti o nolenti, questa lunga allucinazione indiana e ittica ha un valore storico, e bisogna quantomeno darle il merito di essersi coraggiosamente allontanata dalle descrizioni standard dell'India pre-esplosione del fenomeno Bollywood in Occidente (ovvero o soltanto spirituali, o soltanto impegnate a dipingerne la miseria, magari in tono pietistico).

    ha scritto il 

  • 2

    Una cazzata pazzesca!!

    Le grottesche avventure di un picaro dei nostri tempi , roso, invece che dalla fame,dalla noia di vivere e dalla malattia. Inizialmente convincente, presto sprofonda -o meglio affonda- in una dimensione surreale da fumettaccio pulp sullo sfondo di un'India che potrebbe essere egualmente,per la v ...continua

    Le grottesche avventure di un picaro dei nostri tempi , roso, invece che dalla fame,dalla noia di vivere e dalla malattia. Inizialmente convincente, presto sprofonda -o meglio affonda- in una dimensione surreale da fumettaccio pulp sullo sfondo di un'India che potrebbe essere egualmente,per la voluta assenza della minima verosimiglianza, Caracas, Lagos o Roma. Le rocambolesche avventure del protagonista si snodano in una sequela di bonazze tettone, mari di merda e amplessi di varia natura e -non ultimi- di panini con la finocchiona (a Delhi !)....Cosa salva dal cestino queste quasi duecento pagine di cavolate inanellate una dopo l'altra? La leggerezza della narrazione ed un paio di battute e situazioni che strappano il sorriso .Comunque al momento lo sto usando per spiaccicare le zanzare!

    ha scritto il