Branchie

Di

Editore: Einaudi (Stile libero)

3.3
(4269)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 185 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Olandese

Isbn-10: 8806184288 | Isbn-13: 9788806184285 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Protagonista è un ragazzo che fabbrica acquari e studia il comportamento dei pesci. Malato di cancro, si trascina abulico da una festa all'altra al seguito di una fidanzatina, nei quartieri alti di Roma. Finché gli arriva una proposta curiosa: trasferirsi in India e costruire un acquario per una misteriosa signora. L'India di Ammaniti si rivela un continente fragorosamente eccessivo, che sembra nato da una mente eccitata e febbricitante. Succede di tutto: il ragazzo è sequestrato da una banda di arancioni, si unisce a un gruppo di musicisti che vivono sottoterra, viene sedotto da una ragazza che vive in un castello, e scopre che la signora capeggia una banda di delinquenti specializzati in trapianti di organi prelevati ad indiani vivi.
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  • 0

    Un cannibale ancora molto acerbo

    Apprezzavo molto Ammaniti nei primi anni del liceo; ricordo la lettura di "Io non ho paura" come qualcosa di molto coinvolgente e trascinante, quello di cui avevo bisogno in quel momento.
    Qualche anno ...continua

    Apprezzavo molto Ammaniti nei primi anni del liceo; ricordo la lettura di "Io non ho paura" come qualcosa di molto coinvolgente e trascinante, quello di cui avevo bisogno in quel momento.
    Qualche anno dopo uscì "Come Dio comanda", che mi fece un effetto simile; nel contempo, mi sembrò ancor più riuscito, e infatti lo ritengo, tra quelli letti, il miglior romanzo dello scrittore romano; anche meglio di "Ti prendo e ti porto via" che lessi un po' di tempo dopo, il quale mi riconfermò la bravura di Ammaniti nel tessere una bella trama, nel raccontare una storia con dei bei personaggi. Insomma: non un prosatore eccelso, ma un narratore di tutto rispetto.

    "Branchie", il suo primo romanzo, ce l'avevo lì da secoli, e me lo sono scelto in questi giorni di calura infernale come lettura di pura evasione, funzione che, almeno per quanto mi riguarda, ben si confa a libri del genere.
    Il fatto è che, oltre a ciò, ossia al "relax", in quest'opera prima, non ci ho trovato molto altro.
    Sarà che col tempo mi sono fatto più esigente e rompi coglioni; sarà che questo tipo di scrittura, fin troppo paratattica e con un eccesso di accapo, la digerisco solo in alcuni casi; sarà che non ci ho trovato la stessa bella storia ben raccontata alla quale l'autore mi aveva abituato; eccetera.
    O meglio: le idee ci sono, così come sono presenti passaggi comici che rivelano un tipo d'ironia surreale che Ammaniti ha forse abbandonato in seguito.
    Però il tutto è fin troppo eccessivo e a mio parere, a tratti, sconclusionato; anche un po' forzato nel volere a tutti i costi ricalcare situazioni estreme e pulp, che alla fine risultano poco sconvolgenti e trasgressive per il lettore, magari per la loro natura artefatta e per l'accostamento a una poetica assai grottesca.

    Del resto, ci troviamo all'altezza del filone della gioventù cannibale degli anni Novanta; e dunque può risultare, anche a distanza di poco più di vent'anni, un testo molto più datato del normale, che rivela in più punti un talento ancora acerbo e in divenire, figlio, secondo me, di qualche scimmiottatura lansdaleiana non riuscita fino in fondo.
    Già nelle opere successive, Ammaniti troverà comunque la sua strada e il suo spazio nella narrativa di genere (non è una parolaccia, eh: lui, comunque, a quello si rifa, al noir, al pulp, alla fantascienza) italiana.

    Ho proprio qui "Anna" che mi aspetta da un bel po': sarà per il prossimo appuntamento con la lettura distensiva. Sono convinto che sarà in ogni caso meglio di "Branchie".

    ha scritto il 

  • 1

    No...

    Adoro Ammaniti, ma questa sua prima prova da scrittore è davvero troppo assurda e sconclusionata per i miei gusti. Eppure, nelle ultime trenta righe è riuscito comunque a farmi scorrere le lacrime :-) ...continua

    Adoro Ammaniti, ma questa sua prima prova da scrittore è davvero troppo assurda e sconclusionata per i miei gusti. Eppure, nelle ultime trenta righe è riuscito comunque a farmi scorrere le lacrime :-)

    ha scritto il 

  • 5

    cavolo è una figata di storia

    Ha un po' dello splatter pero' la storia regge tutta , mi e' piaciuta tantissimo , bello!
    C'e' una piccola , lieve stonatura alla fine pero' ...
    Un malato terminale che resuscita ... mi sembra un po' ...continua

    Ha un po' dello splatter pero' la storia regge tutta , mi e' piaciuta tantissimo , bello!
    C'e' una piccola , lieve stonatura alla fine pero' ...
    Un malato terminale che resuscita ... mi sembra un po' manipolato come finale , pero' dai ci sta un imprecisione !

    ha scritto il 

  • 4

    Consigliato

    Leggero, comico, surreale, questo libro ha tutte le carte in regola per una lettura piacevole, veloce e divertente.
    L'Ammaniti degli esordi fa fare risate indimenticabili.

    ha scritto il 

  • 2

    Gnec (Oh, No!)

    Questo è il mio quarto libro di Niccolo' Ammaniti. Non mi è piaciuto. Siamo d'accordo che questo libro fu il suo esordio, ma ragazzi. Troppo inverosimile, ricorda troppo un film d'azione di mezza tacc ...continua

    Questo è il mio quarto libro di Niccolo' Ammaniti. Non mi è piaciuto. Siamo d'accordo che questo libro fu il suo esordio, ma ragazzi. Troppo inverosimile, ricorda troppo un film d'azione di mezza tacca, totalmente disconnesso, completamente discordante dai suoi lavori successivi. Forse è anche vero, che non può piacere ogni libro di ogni autore, ma questo mi ha lasciato più che altro perplessa. Non ve lo consiglierei.

    ha scritto il