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Breaking the Spell

Religion as a Natural Phenomenon

By

Publisher: Viking Adult

4.2
(90)

Language:English | Number of Pages: 464 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 067003472X | Isbn-13: 9780670034727 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , eBook

Category: Philosophy , Religion & Spirituality , Science & Nature

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Book Description
An innovative thinker tackles the controversial question of why we believe in God and how religion shapes our lives and our future

For a growing number of people, there is nothing more important than religion. It is an integral part of their marriage, child rearing, and community. In this daring new book, distinguished philosopher Daniel C. Dennett takes a hard look at this phenomenon and asks why. Where does our devotion to God come from and what purpose does it serve? Is religion a blind evolutionary compulsion or a rational choice? In Breaking the Spell, Dennett argues that the time has come to shed the light of science on the fundamental questions of faith.

In a spirited narrative that ranges widely through history, philosophy, and psychology, Dennett explores how organized religion evolved from folk beliefs and why it is such a potent force today. Deftly and lucidly, he contends that the "belief in belief" has fogged any attempt to rationally consider the existence of God and the relationship between divinity and human need.

Breaking the Spell is not an antireligious screed but rather an eyeopening exploration of the role that belief plays in our lives, our interactions, and our country. With the gulf between rationalists and adherents of "intelligent design" widening daily, Dennett has written a timely and provocative book that will be read and passionately debated by believers and nonbelievers alike.

Sorting by
  • 3

    Come chiarisce il titolo, il testo si propone quale studio del pensiero religioso tramite i criteri di analisi dei fenomeni naturali.
    Il libro ha il suo interesse, ma non ne condivido l’impostazione per tre motivi:
    1. l’approccio filosofico non mi conviene e credo che poco di veramente innovativ ...continue

    Come chiarisce il titolo, il testo si propone quale studio del pensiero religioso tramite i criteri di analisi dei fenomeni naturali. Il libro ha il suo interesse, ma non ne condivido l’impostazione per tre motivi: 1. l’approccio filosofico non mi conviene e credo che poco di veramente innovativo possa essere aggiunto in tale campo ad un dibattito che va avanti da più di duemila anni (al contrario, il rapporto tra scienza e fede può avvalersi degli straordinari risultati conseguiti dalle varie discipline scientifiche negli ultimi anni); 2. proprio per “dire qualcosa di nuovo” ci si rivolge a costruzioni del pensiero audaci e al limite dell’azzardo: Dennett essenzialmente analizza il sentimento religioso quale “meme" della fede (trattando quindi il "meme religioso" alla stregua di un gene e valutandone nascita, trasmissione, mutazioni e valore di "fitness" in termini biologico-evoluzionistici). Il concetto di “meme” è appealing, ma trovo ci siano differenze fondamentali tra replicazione e imitazione/emulazione, che inficiano l’asserita analogia con il gene. Il meme, per esempio, non è ereditabile, ma solo apprendibile. Concettualmente, inoltre, il replicatore è un agente (copia sé stesso) mentre un meme è agito (viene copiato da un altro agente). Ancora, l’evoluzione genetica è retta da caso e necessità, si sviluppa in tempi geologici ed esclude l’ereditabilità dell’apprendimento; al contrario, il meme muta secondo schemi non casuali, viene selezionato da variabili effimere, si evolve nei tempi tipici dell’evoluzione culturale e viene trasmesso attraverso meccanismi lamarckiani. Cosa differenzia, infine, un meme dal suo “fenotipo”? Se il fenotipo è un quadro, viene copiato il meme o il fenotipo? L’analogia tracciata da Dawkins e sviluppata da Dennett mi risulta particolarmente disarmonica anche perché’ ritengo che proprio l’asimmetria temporale tra evoluzione genetica ed evoluzione culturale sia la causa di moltissimi mali del nostro tempo. Temo inoltre che sia lecito dubitare dei risultati di tale impostazione. Ad esempio, Dennet, interrogandosi sul perché (il “cui bono”) della trasmissione del “meme religioso”, nota che “a benefit to human genetic fitness is not the same thing as a benefit to human happiness or human welfare. What makes us happy may not make us more prolific, which is all that matters to genes”. Dal che desume che per giustificare la sopravvivenza del meme religioso sia necessario individuare una sua conseguenza (un vantaggio in termini di “fitness”) che sia ulteriore rispetto al “semplice” apporto alla felicità o al benessere dell’Uomo. Mi sembra che tale considerazione non sia necessariamente vera, e possa anzi costituire un esempio di come l'analogia tra gene e meme può essere fallace: credo sia lecito ritenere che - contrariamente a quanto avviene per i geni - il meme che contribuisce alla felicità si trasmetta anche se non contribuisce alla fitness in termini di sopravvivenza del suo portatore. Lungi dal prendere in considerazione tale possibilità, Dennett da' per scontata l'equivalenza e ne desume una conseguenza non provata. Trovo il procedimento poco rigoroso. Idem dicasi per le possibili conseguenze in termini di “fitness di gruppo”, rinvenibili al limite per il meme, ma non per il gene (e quanto notato da Dennett a proposito degli insetti sociali non tiene conto della loro apodiploidia…). 3. Trovo leggermente ipocrita l’aver voluto impostare il libro quale invito alle persone religiose ad un dialogo sereno e razionale – assunto che in molti punti viene smentito dalla considerazione che un dialogo sereno è assolutamente impossibile, sia per la diversità del “quadro di riferimento” (la “cornice” popperiana), sia per l’intrinseco atteggiamento del religioso, convinto di possedere qualcosa di “ulteriore” (e “superiore”) rispetto al materialismo scientifico (http://livingwithmormons.com/wp-content/uploads/2012/04/arguing-with-religious-fanatics-like-playing-chess-with-a-pigeon.jpg).

    said on 

  • 4

    la religione come fenomeno naturale

    si puo' studiare la religione da un punto di vista scientifico? E possibile che l'analisi corrompa il concetto stesso di religione (una specie di principio di indeterminazione), in altre parole si ha il diritto di rimanere ignoranti? Perche' e' utile analizzare la religione? Che origini ha avuto? ...continue

    si puo' studiare la religione da un punto di vista scientifico? E possibile che l'analisi corrompa il concetto stesso di religione (una specie di principio di indeterminazione), in altre parole si ha il diritto di rimanere ignoranti? Perche' e' utile analizzare la religione? Che origini ha avuto? La religione e' "una buona idea" dal punto di vista evolutivo? La religione e' "buona" (cioe' ha portato vantaggi agli individui e/o alla societa'), "neutra" (cioe' la sua evoluzione e' indifferente) o "cattiva" (ha danneggiato le persone o societa' coinvolte)? Quali sono i metodi migliori per analizzare una religione? Questa e altre domande vengono poste da Dennet in mainera chiara e comprensibile, le risposte purtroppo o per fortuna mancano. L'obiettivo del libro e' iniziare a impostare la discussione sulla possibilta' di analizzare scientificamente la religione fornendo lo stato dell'arte della ricerca. Peccato la conclusione (che gli vale una stella), in cui vengono esposti alcuni principi prettamente americanocentrici che stridono rispetto al resto del testo.

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  • 4

    Anche qui darei meno di 4 stelle, più di 3 - il libro comunque è consigliato e molto interessante.
    Alla fine il libro di Dennett, pur abbastanza denso, si rivela quasi mancante di certi approfondimenti, specialmente per quanto riguarda la seconda parte dove analizza quali sono le conseguenze posi ...continue

    Anche qui darei meno di 4 stelle, più di 3 - il libro comunque è consigliato e molto interessante. Alla fine il libro di Dennett, pur abbastanza denso, si rivela quasi mancante di certi approfondimenti, specialmente per quanto riguarda la seconda parte dove analizza quali sono le conseguenze positive e negative della religione sulla società umana. L'approccio di studio di Dennett è naturalistico ed evoluzionista, ed è chiaramente rivolto ai credenti, nell'intento (per me utopistico) di aprire un dibattito serio sul modo spesso irrazionale e deleterio che ha la religione di influire sulle nostre società. Tutta una lunga prima parte del libro è spesa nel cercare di non spaventare il lettore credente che Dennett vorrebbe condurre fino al termine del libro, là dove dopo aver esaminato diverse ipotesi sull'origine e il perchè della religione (delle varie religioni) si traggono anche dei giudizi di merito sulle stesse. Personalmente sono d'accordo su molte delle conclusioni di Dennett, ma penso che la fatica spesa a cercare di essere il più "cauto" possibile all'inizio abbia tolto spazio ad approfondimenti più utili in altre parti del libro - ad esempio la parte in cui parla delle ricerche sui vari aspetti del sentimento religioso, della psicologia, della cultura, ecc. A parte che il linguaggio secondo me pur molto scorrevole presuppone una certa cultura e una certa forma mentis, non so quanti credenti siano stati disposti a seguire Dennett in questa analisi scientifica della religione - aggiungiamo poi che il menzionare poi il movimento dei "Brigth" (Brillanti) può far pensare a un lieve sentimento di superiorità da parte dei non credenti. Riassumendo ci sono dei capitoli molto godibili e interessanti, e altri fatti di supposizioni e ipotesi vaghe che minano un po' l'impostazione molto scientifica di questo lungo saggio.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    biologia evolutiva della religione

    Quarto capitolo del mio percorso culturale sull'approfondimento del tema, questo saggio si occupa della religione da un punto di vista prettamente scientifico rispetto ai precedenti autori, sebbene, come specificato da Dennett stesso, egli è “un filosofo, non un biologo, né un antropologo, né un ...continue

    Quarto capitolo del mio percorso culturale sull'approfondimento del tema, questo saggio si occupa della religione da un punto di vista prettamente scientifico rispetto ai precedenti autori, sebbene, come specificato da Dennett stesso, egli è “un filosofo, non un biologo, né un antropologo, né un sociologo, né uno storico, né un teologo”, rendendo la trattazione dell'argomento molto discorsiva e ricca di domande. Dennett, infatti, specifica proprio che i filosofi sono “più bravi a porre le domande che trovare le risposte”; tuttavia, i grandi filosofi sono quelli che nel porre le domande lasciano all'ascoltatore, o al lettore, in questo caso, la capacità di ricavare essi stessi la migliore risposta, in quanto “chiunque si sia mai misurato con un problema veramente arduo sa che una delle cose più difficili è trovare le domande giuste e il giusto ordine in cui porle: devi capire non solo cosa non sai, ma anche cosa hai bisogno di sapere e cosa non ti serve sapere, e cosa devi sapere per capire cosa bai bisogno di sapere, e via di seguito.” Facendo le giuste domande, e ponendole nel corretto ordine, allora, ecco che si sviluppa, a mano a mano che si procede nella lettura del testo, una coscienza sugli argomenti trattati, che l'autore affronta principalmente con la teoria dei memi di Dawkins.

    Sinossi - parte prima L'autore, affronta il problema dell'esistenza della religione da un punto di vista della biologia dell'evoluzione, assumendo, come dal titolo del saggio, che essa sia un fenomeno naturale che si trasmette per via culturale; interrogandosi sulla causa prima di questo fenomeno, Dennett conclude la prima parte con un elenco delle diverse teorie sulla nascita ed evoluzione del culto religioso, che verrà ampiamente e specificamente trattata nei capitoli seguenti. - parte seconda Prendendo in prestito dall'antropologia culturale le nozioni necessarie, Dennett illustra l'evoluzione della religione, paragonandola al linguaggio, a partire da bisogni biologici (conforto, spiegazione degli eventi, cooperazione sociale), partendo dall'assunto che non è possibile stabilire l'epoca esatta della comparsa né dell'una, né dell'altro; portando ad esempio riti poco comuni e riti ormai scomparsi e le cause da cui essi derivavano, l'autore spiega in termini biologici l'evoluzione del pensiero umano e delle tradizioni poi radicatisi a divenire "religione popolare" prima e "religione organizzata" poi, passando per cerimonie funebri, culti primitivi, attività divinatorie e riti sciamanici. Una volta che una religione raggiunge il numero critico di credenti da formare un gruppo, che si evolve, con la formazione del ministero religioso, ci si interroga se lo "spirito di squadra" del gruppo sia più riconducibile a una colonia di formiche (insetti sociali, che cooperano per il bene comune) o a una corporazione il cui scopo principale è quello di sopravvivere, prosperare e competere con altri gruppi, accogliendo a sé più persone e proventi possibili, mentre la soddisfazione dei bisogni del singolo rappresenta soltanto lo scopo secondario della novella istituzione religiosa. Dennett conclude l'ultimo capitolo, pertanto, sostenendo come, a partire dal gruppo di credenti in Dio si passi al gruppo di credenti della credenza in Dio, ovvero come il primo sia un sottogruppo del secondo, e come la credenza nella credenza, nata per proteggere la religione, rendendone le credenze incomprensibili anche a chi la professa. - parte terza Dopo aver passato in rassegna la storia biologica del culto religioso, Dennett mantiene la promessa (per usare le parole dell'autore) di tornare sui temi presentati nella parte introduttiva del libro: la religione può fare qualcosa di buono per noi? (Sebbene pare che influisca positivamente sulla salute, possono esistere altri metodi più efficaci, come anche gli effetti collaterali potrebbero essere superiori ai benefici...) Può renderci persone moralmente migliori? La domanda apre quindi una discussione sui mali causati direttamente o indirettamente dal fanatismo religiosi di molti, che ancora oggi causa guerre di religione. Tuttavia, nota come anche i miti holliwoodiani e la "bella vita" di alcuni VIP possano dare un esempio di morale scorretta. Inoltre, lo spiritualismo e la credenza religiosa, continua, non sono necessariamente la via della giusta morale, come anche materialismo non significa non averne una, ma non contare su un decalogo imposto, bensì su buon senso e correttezza. Il libro si conclude riassumendo brevemente i concetti trattati nei capitoli precedenti, ricordando che quella dell'autore sul fenomeno religioso è una teoria basata su altre teorie, e come nella scienza, soggetta ad essere provata o confutata da teorie migliori. Passando per i "memi tossici" della storia delle religioni alla critica all'eccessiva educazione religiosa in luogo di quella scientifica, si propone per assurdo l'aumento delle ore di insegnamento di religione, ovvero di storia delle religioni, con gli eventi storici determinanti e le loro contraddizioni, ma mettendo in guardia dalla presunzione di dover per forza indottrinare i bambini con le convinzioni religiose degli adulti, per finire con la denuncia del rapporto tra politica e religione al giorno d'oggi.

    Discutibile ma sensata la scelta di mettere le note alla fine del libro per non interrompere la continuità nella lettura del testo; inoltre, le appendici dell'autore costituiscono una valida fonte di approfondimento di alcuni argomenti trattati nel libro (come la teoria dei memi e ulteriori domande e risposte sul perché la scienza dovrebbe indagare sul fenomeno religioso). Infine, i riferimenti dell'indice analitico costituiscono probabilmente la sezione più interessante (non dal punto di vista filosofico, ma pratico) del volume, consentendo rapide ricerche e consultazioni per riprendere o ripassare un determinato argomento (sebbene alcuni concetti, magari di minore interesse – come le barche, cap. 3, pag. 84 – non vengano riportati forse per dimenticanza dell'autore).

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  • 5

    Acquistato anche in italiano, dopo averlo letto e riletto in inglese. Un eccellente saggio che prende in esame la religione come fenomeno evolutivo, utile a comprendere perché e come le religioni sorgono e si trasformano nel tempo. Contiene la più apprezzabile definizione di cosa è una religione ...continue

    Acquistato anche in italiano, dopo averlo letto e riletto in inglese. Un eccellente saggio che prende in esame la religione come fenomeno evolutivo, utile a comprendere perché e come le religioni sorgono e si trasformano nel tempo. Contiene la più apprezzabile definizione di cosa è una religione ch'io abbia mai letto ("un sistema sociale i cui partecipanti professano la credenza in uno o più agenti soprannaturali, dei quali si cerca l'approvazione").

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  • 5

    Si può studiare in modo imparziale la religione?

    Sì può e si deve, secondo Dan Dennet, filosofo e divulgatore di temi al centro di intensi dibattiti (la coscienza, la libertà, l'evoluzionismo, la religione).
    I termini del discorso vengono definiti con precisione nella prima parte del libro. I due punti fondamentali, gli "incantesimi" che l ...continue

    Sì può e si deve, secondo Dan Dennet, filosofo e divulgatore di temi al centro di intensi dibattiti (la coscienza, la libertà, l'evoluzionismo, la religione).
    I termini del discorso vengono definiti con precisione nella prima parte del libro. I due punti fondamentali, gli "incantesimi" che l'autore si propone di "rompere" sono due: l'assunzione aprioristica che l'effetto complessivo della religione sull'uomo è positivo e la convinzione che ogni tipo di indagine sulla religione possa in qualche modo compromettere questo effetto positivo.
    Buona parte del libro è dedicata allo sviluppo di un'ipotesi sulla evoluzione della religione come fenomeno naturale, dall'emergere del linguaggio alla nascita delle religioni organizzate fino ad arrivare ai giorni nostri.
    In ogni caso tutto il libro, pur essendo chiaramente sviluppato dal punto di vista di un ateo, non vuole convincere il lettore della bontà di una qualche forma di ateismo o della inconsistenza delle religioni, vuole piuttosto dimostrare che un'indagine priva di pregiudizi, "ad occhi aperti" sul fenomeno religione è possibile, anzi necessaria vista l'importanza che questa ha nella vita di tutti.
    Credo che questo sia un libro fondamentale per tutti quelli che sono interessati al dibattito su religione e ateismo, sicuramente molto più interessante di "the god delusion" di Dawkins che ho letto recentemente e mi ha un po' deluso. La differenza fondamentale è che Dennet cerca di gettare le basi per una collaborazione pacifica tra credenti e non credenti, in modo da ottenere dei dati oggettivi condivisi sulla base dei quali si possa costruire un dibattito serio e privo di ambiguità.

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  • 4

    Breaking The Spell

    Magari non fornisce una spiegazione complessiva della religione come fenomeno naturale. Ciò che sicuramente offre sono alcuni buoni spunti per la critica di - e la riflessione su - di un fenomeno che, volenti o nolenti, ancora oggi influenza gran parte delle nostre vite. Un esempio su tutti: quan ...continue

    Magari non fornisce una spiegazione complessiva della religione come fenomeno naturale. Ciò che sicuramente offre sono alcuni buoni spunti per la critica di - e la riflessione su - di un fenomeno che, volenti o nolenti, ancora oggi influenza gran parte delle nostre vite. Un esempio su tutti: quanti saranno così scevri da ipocrisia da sposarsi soltanto in comune? O da richiedere un funerale non religioso?

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