Brefs entretiens avec des hommes hideux

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Editeur: Au Diable Vauvert

3.9
(1454)

Language: Français | Number of pages: 439 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , Spanish , German

Isbn-10: 2846260885 | Isbn-13: 9782846260886 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Description du livre
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  • 3

    Meh, mah. Vebeh.

    A tratti lezioso, a tratti disturbante (ma quindi fedele allo "schifosi" del titolo), a tratti "Davidfosterwò, mi prendi per culo?".
    L'autore si concede di tutto, e questo è indubbio e per certi versi ...continuer

    A tratti lezioso, a tratti disturbante (ma quindi fedele allo "schifosi" del titolo), a tratti "Davidfosterwò, mi prendi per culo?".
    L'autore si concede di tutto, e questo è indubbio e per certi versi pure giusto. Mi resta il dubbio su cosa volesse mai dirmi "di preciso", ma probabilmente niente, probabilmente importa solo nausearsi, tanto per consentirsi di credere di poter essere migliori della roba che vien fuori da queste pagine qua.

    Sì, insomma, consiglio di affrontarne la lettura ma per l'amor di ddddio non prendete nulla troppo sul serio. Non lui, non una parola, non voi.

    dit le 

  • 4

    «Ecco cos’è che i suoi uomini hanno davvero in comune fra loro, molto più che la misoginia: conoscono le parole giuste per tutto, ma non sanno il significato di niente»

    "Secondo me, è l’opinione che ci si fa di «Ottetto» a determinare se si può essere o meno lettori di Wallace, perché ciò che ci viene richiesto, in fondo, è di avere fede in qualcosa che lui non potrà ...continuer

    "Secondo me, è l’opinione che ci si fa di «Ottetto» a determinare se si può essere o meno lettori di Wallace, perché ciò che ci viene richiesto, in fondo, è di avere fede in qualcosa che lui non potrà mai e poi mai determinare in maniera definitiva nel linguaggio: «i fini che si è proposta la coscienza che sta dietro il testo». La sua urgenza, la sua sincerità, il suo evidente bisogno disperato di raggiungere una «connessione» autentica con il lettore: sono cose in cui uno o crede, o non crede. Ci sono scrittori che vogliono lettori pronti a immedesimarsi; altri che vogliono lettori con il senso dell’umorismo; altri ancora che li vogliono politicamente sulle barricate, infiammati e pronti all’assalto. Strano a dirsi, ma Wallace voleva lettori fedeli. L’ultima riga di «Ottetto»?
    «Perciò decidi»."
    (cit. Zadie Smith, Cambiare idea in cui compare una versione estesa del saggio presente nell'introduzione di questo romanzo e il cui titolo completo è: Brevi interviste con uomini schifosi: I doni difficili di David Foster Wallace p. 372 e sopra p. 353)

    dit le 

  • 0

    Perciò decidi.

    Non sono persuaso che l’intento di DFW fosse di confezionare un libro ad uso di chi desidera tornare a casa e tirare su i piedi dopo una lunga giornata e rilassarsi in uno dei pochi modi sicuri e inno ...continuer

    Non sono persuaso che l’intento di DFW fosse di confezionare un libro ad uso di chi desidera tornare a casa e tirare su i piedi dopo una lunga giornata e rilassarsi in uno dei pochi modi sicuri e innocui di rilassarsi ormai rimasti. A meno, con rilassarsi, di non intendere: provare piacere nella lettura di questi racconti non del tutto racconti, cooptati in incursioni dietro alle linee del saggio evitando di esserlo, produzione bellettristica mai scaduta nella tesina da infame corso di scrittura creativa. Probabilmente Proust portato all’estremo, verosimilmente Borges per la post-modernità, ogniqualvolta si chiude il libro si resta con l’ineluttabile sensazione di Avere Letto Qualcosa. Che i testi siano innocui è sarcasmo di DFW. Il trionfo dell’autoanalisi, che non è effetto, ma causa, di questi racconti, uso la definizione semplificata; aggettivo ricorrente è emotivo, altra frustata sarcastica: l’emotività è messa al servizio di un’iperrazionalità che non impedisce di vivere e agire, ma sovraccaricando ogni azione e pensiero e sensazione con un meccanismo di vagli, feedback, test di significatività che costruiscono un’ossessione. Ossessione, è bene ripeterlo, è causa e non effetto, non è l’immaginario di DFW; DFW non propina ossessioni, trascrive dati di fatto, quel che siamo o, meglio, eravamo quando i racconti prendevano forma, anche se è verosimile che da allora la situazione si sia aggravata. A questo punto bisognerebbe ricordare, magari con una nota a piè pagina alla maniera dell’autore, che DFW aveva compreso quest’ossessione, aveva tentato di contenerla in schemi matematici e/o filosofici, infine l’aveva patita lasciandoci le penne, ma si attraverserebbe la porosità di certi confini, e il processo di attraversamento sarebbe, di confine in confine, infinito, allora bisogna decidere arbitrariamente e razionalmente di fermarsi. Perciò decidi. Come suggerisce DFW scrittore a DFW scrittore che, avviato il meccanismo di rappresentazione bellettristica dei nostri processi ricorsivi, potrebbe potenzialmente non licenziare mai la sua opera, aggiungendo alla volta una nuova ipotesi e/o un’ipotesi precedente corretta dal feedback. Così, la fine del racconto non può essere vera fine ma un punto convenzionale che lo scrittore deve porre se vuole, in soldoni, pubblicare, vendere e essere letto. Lasciando, a dispetto dei buoni consigli che DFW scrittore dà a DFW scrittore, tutte le rogne non risolte al lettore.

    Non mi è chiaro perché si consideri come storia esemplare quella del focomelico che si porta a letto le ragazze. Per come la vedo io c’è di meglio nelle Brevi interviste: il figlio che racconta il padre addetto alle toilette di un hotel di lusso; l’uomo che racconta una violenza sessuale abbietta, con tanto di paragone blasfemo con la Shoah, per mostrare come il dolore estremo sia, per chi ne è vittima, una forma di conoscenza e, quasi, di esercizio della libertà assoluta. Per come la vedo io c’è ancora di meglio. Per sempre lassù che analizza una/la paura impiegando, colpo di genio di DWF, la seconda persona singolare. Il secondo racconto dal titolo Il diavolo è un tipo impegnato che spiega come la purezza non esista. Chiesa fatta senza le mani col dramma di una madre che ha visto la sua bambina diventare bianca ed è ora perseguitata dalla visione del marito che le ha rubato i colori. Sul letto di morte, il titolo completo lo riporto nella citazione che ne ho trascritto, racconto tanto più valido oggi per noi che sappiamo che la narrazione, lo storytelling è l’unica cosa che conta. Per come la vedo io due racconti stanno un gradino sopra tutti gli altri. La persona depressa. Mondo adulto, in due parti che, curiosamente, la nota introduttiva di Fernanda Pivano commenta con imprecisione, parla di separazione, disgregazione, atomizzazione che però non distrugge l’amore ma fa di peggio: realizza una nuova mappatura e definizione dell’amore, quella parola diventata trita e ritrita, in un gioco al ribasso, potenzialmente infinito, se abbiamo compreso le categorie di DFW. Anche nell’escalation verso il basso si tratta di porre un punto, basta che si sia consapevoli che esso è puramente arbitrario. Perciò decidi.

    da La morte non è la fine
    … un poeta che due diverse generazioni di americani hanno acclamato come la voce della propria generazione …

    da Brevi interviste con uomini schifosi
    A certi complessi è meglio semplicemente arrendersi e accettarli anziché lottare contro l’imago per pura forza di volontà.

    da Ottetto
    § Una analogia potrebbe essere: Immagina di essere andato a una festa dove non conosci quasi nessuno, e poi tornando a casa all’improvviso ti rendi conto che per tutta la festa ti sei talmente preoccupato di capire se piacevi o no ai presenti che adesso non hai la minima idea se a te è piaciuto qualcuno di loro.
    § Ebbene sì: siamo arrivati al punto che ormai la narrativa bellettristica viene considerata sicura e innocua

    da Sul letto di morte, stringendoti la mano, il padre del nuovo giovane commediografo Off-Broadway di successo, implora una cortesia
    È questa la vera malvagità, non sapere nemmeno che si è malvagi, no?

    da Brevi interviste con uomini schifosi
    … e utilizzando la, be’, quella tra virgolette parola che inizia per A varie volte senza ironia o comunque alcuna apparente consapevolezza del fatto che grazie a un abuso tattico quella parola è diventata trita e ritrita tanto che ormai richiede come minimo delle virgolette invisibili …

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  • 5

    Ne avrai altri, all'infuori di me. Ma pochi.

    A noi, donne perbene, questo libro è piaciuto molto.
    Non siamo certe di aver capito proprio tutto, tutto, tutto ma - lo sapete,no? - DFW è un'esperienza religiosa. Di fede.

    (Adesso vado a spegnere la ...continuer

    A noi, donne perbene, questo libro è piaciuto molto.
    Non siamo certe di aver capito proprio tutto, tutto, tutto ma - lo sapete,no? - DFW è un'esperienza religiosa. Di fede.

    (Adesso vado a spegnere la candela.)

    dit le 

  • 2

    Mah?! Un Thomas Bernhard dei poveri?! Non so! A mio parere c'è un solo bel racconto: "Per sempre lassù". Il resto è quasi un delirio solipsistico e molto molto noioso anche se, di uno che sa scrivere. ...continuer

    Mah?! Un Thomas Bernhard dei poveri?! Non so! A mio parere c'è un solo bel racconto: "Per sempre lassù". Il resto è quasi un delirio solipsistico e molto molto noioso anche se, di uno che sa scrivere. Idee poche, confuse e annacquate di una marea di chiacchiera che probabilmente si pretende funzionale. Cronache di delirio!

    dit le 

  • 4

    « La persona depressa viveva un terribile e incessante dolore emotivo, e l'impossibilità di esternare o tradurre in parole quel dolore era già una componente del dolore e un fattore che contribuiva al ...continuer

    « La persona depressa viveva un terribile e incessante dolore emotivo, e l'impossibilità di esternare o tradurre in parole quel dolore era già una componente del dolore e un fattore che contribuiva al suo orrore di fondo. »

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  • 5

    Difficile fare una recensione di questo libro, men che meno penso di poterlo fare io, mi limiterò a mettere nero su bianco le mie sensazioni riguardo quest'opera.
    Fin dalle prime pagine si capisce che ...continuer

    Difficile fare una recensione di questo libro, men che meno penso di poterlo fare io, mi limiterò a mettere nero su bianco le mie sensazioni riguardo quest'opera.
    Fin dalle prime pagine si capisce che il livello di scrittura è veramente alto, sa scrivere e non lo nasconde minimamente, per cui una seconda o una terza lettura di parti di racconto(o anche interi racconti) in molti casi è indispensabile(o almeno lo è stato per me) e non sempre penso si riesca a cogliere appieno cosa l'autore voglia effettivamente trasmetterti, insomma non ti serve su un piatto d'argento nè la tematica nè la morale, ci devi ragionare, concetto chiave per lo scrittore, è ciò che vuole dal lettore.
    alcuni racconti sono di una bellezza che è difficile da spiegare, e non ci proverò neanche, comunque per me i capolavori sono stati il racconto sullo stupro, quello della ragazza depressa e quello dei due tossicodipendenti.
    Nonostante dalla gelida scrittura non si noti, dalle pagine trasuda una profonda empatia, il tema dell'amore più puro e il modo in cui riesce a farlo mi ha letteralmente spiazzato!

    Quello che però ho odiato fino all'estremo sono state le note a piè pagine, non me la prendo con l'autore, perchè sono estremamente interessanti, spesso di carattere scientifico, ma con l'editoria....scritte troppo piccole, si perdono diottrie come se niente fosse.

    Ho trovato però il suo stile a tratti estremamente arrogante, sembra che a volte prendi per i fondelli il lettore, motivo per cui provavo due emozioni diametralmente opposte durante la lettura, apprezzavo la bellezza della sua scrittura e dei racconti, condendola di una sorta di odio per l'arroganza usata.

    Comunque c'è poco da dire il libro merita a pieni voti, leggerò sicuramente altro di questo autore.

    dit le 

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