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Breve lettera del lungo addio

Di

Editore: Feltrinelli

3.9
(49)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Altri

Isbn-10: 880780929X | Isbn-13: 9788807809293 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: B. Bianchi

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 0

    la sua ragazza gli ha detto che con i baffi
    lui sembra un brigatista

    lui ha detto chi sembro?
    e lei un brigatista

    e lui ma va'
    e lei no no

    e lui potrei sembrare anceh un comodino, ma al di là di quello che sembro, tu cosa pensi della mia essenza?

    Tu, ...continua

    la sua ragazza gli ha detto che con i baffi
    lui sembra un brigatista

    lui ha detto chi sembro?
    e lei un brigatista

    e lui ma va'
    e lei no no

    e lui potrei sembrare anceh un comodino, ma al di là di quello che sembro, tu cosa pensi della mia essenza?

    Tu, ha detto allora lei, sei proprio scherzoso
    [il libro di Handke è per ricordare al mondo che esiste

    qualcos'altro oltre ai manuali di letteratura inglese o australiana o indiana in lingua inglese - ecco etwas anderes

    direi]

    ha scritto il 

  • 3

    Breve lettera del lungo addio, Peter Handke, riletto a distanza di 17 anni, libro preso in prestito dalla biblioteca, non ricordavo il titolo, ossia il mio titolo era: "Viaggio in America", si tratta sempre di un viaggio on the road alla ricerca di"se stessi". Volevo solo reuperare il titolo del ...continua

    Breve lettera del lungo addio, Peter Handke, riletto a distanza di 17 anni, libro preso in prestito dalla biblioteca, non ricordavo il titolo, ossia il mio titolo era: "Viaggio in America", si tratta sempre di un viaggio on the road alla ricerca di"se stessi". Volevo solo reuperare il titolo del libro, poi mi son detto rileggiamolo.... a volte quei libri che ti capitano casualmente ti aiutano a cercare quello che forse stavi cercando ed ad apprezzare un autore a distanza di anni.

    ha scritto il 

  • 3

    Leggere adesso “Breve lettera del lungo addio”, mi ha riportato alla mente ricordi e sensazioni di almeno 30 anni fa, per intenderci degli anni ’80. Quando i vissuti personali e generazionali di allora trovavano rispecchiamento nei libri di Handke o nei film di Wim Wenders e di Jim Jarmusch, perc ...continua

    Leggere adesso “Breve lettera del lungo addio”, mi ha riportato alla mente ricordi e sensazioni di almeno 30 anni fa, per intenderci degli anni ’80. Quando i vissuti personali e generazionali di allora trovavano rispecchiamento nei libri di Handke o nei film di Wim Wenders e di Jim Jarmusch, perché in quei libri e in quei film si ritrovavano cose che, in quegli anni, contribuivano ad una presa di coscienza e, al tempo stesso, davano identità.
    La ricerca allora era di contrapporre al conformismo, all’unidimensionalità dilagante, alla misera quotidianità, al disimpegno superficiale, al mito del vincente, il valore della libertà, della non mediocrità, dell’autenticità, del disinganno, dello stare ai bordi.
    Quegli autori, attraverso i protagonisti dei loro libri e dei loro film, non raccontavano grandi imprese o atti di eroismo, quanto, piuttosto, un girovagare allucinato e allucinante. Penso al vagare dissociato del protagonista di Paris – Texas di Wim Wenders, all’alienazione totale in cui Handke fa muovere i personaggi dei suoi libri, a Stranger than Paradise di Jim Jarmusch, in cui dopo aver girovagato con il suo amico da una città all’altra degli States, il protagonista se ne esce a dire: ma queste città sono tutte uguali.
    E così leggendo questi libri e vedendo questi film si voleva fuggire come fuggivano i personaggi di questi libri e di questi film. Perché la fuga era il presupposto necessario per uscire da tutto e, durante la fuga e mediante la fuga, mettersi in viaggio alla scoperta di una possibile purificazione, liberazione, riappropiazione di sé, senza più compromessi e mediazioni.
    La idealizzazione di tutto questo era il “mito americano” e la sua materializzazione esistenziale e fisica era l’ ”on the road” attraverso gli States possibilmente su un bus Greyhound.
    La meta non esisteva, non era quello il punto. Era il viaggio in sé, l’ “on the road” in sé la meta, durante la quale sperimentare e vivere quelle esperienze di alienazione, dissociazione, spaesamento, straniamento che facessero perdere la consapevolezza del proprio io: come un lavacro disinibitorio da cui uscire distaccatamente disincantati.
    Alla ricerca di una neoinnocenza, in cui stabilito che la realtà è il nulla, a quel nulla non si può contrapporre che la propria estraneità e la propria dissociazione e in queste rinchiudersi, creando microcosmi solitari, in cui appartarsi e separarsi dal mondo. Una risposta neoindividualista all’individualisno dilagante.
    In questo contesto la relazione con l’altro/a non è più un’esperienza stabile e stabilizzante, ma è un’esperienza frammentaria e frammentata che, o diventa fusione simbiotica e gli io si fondono in un unico io (la relazione come setta: questo può essere vero anche a due) o diventa evento passeggero: un/una compagno/a di strada con cui facciamo un pezzo del viaggio ma non tutto il viaggio. E, comunque, in entrambi i casi sia che ci si fondi sia che ci si separi, l’altro come diversità da sé resta un problema irrisolto. Perché non c’è più la comunità, se non come somma di individualità. Ne deriva che la società esiste come proiezione collettiva nella storia, non come intimità affettiva ed emotiva con l’altro capace di superare il dominio del proprio sé.
    E più o meno di tutto questo che si parla in “Breve lettera del lungo addio” e, leggendolo adesso, ci si accorge che quei libri e quei film ci hanno dato delle consapevolezze, e non è poco, ma non ci hanno dato delle risposte, lasciando irrisolto il problema del superamento dell’estraneazione e della dissociazione, come unica soluzione al dominio del nulla. Ed è per questo che “Breve lettera del lungo addio” appare oggi così datato e distante.

    ha scritto il 

  • 4

    il vero protagonista di questo romanzo è lo sguardo. lo sguardo del protagonista scivola su tutto ciò che gli capita davanti, sembra che tocchi, apre a una modalità di percezione "differente", inusuale, fisica.
    questo sguardo si sofferma in modo minuzioso su ogni singolo particolare ma è qu ...continua

    il vero protagonista di questo romanzo è lo sguardo. lo sguardo del protagonista scivola su tutto ciò che gli capita davanti, sembra che tocchi, apre a una modalità di percezione "differente", inusuale, fisica.
    questo sguardo si sofferma in modo minuzioso su ogni singolo particolare ma è qualcosa di diverso dal semplice descrivere: il protagonista si sente costretto a non tralasciare alcun particolare di cui possa essere composta una attività più complessa. è come se ci si trovasse di fronte ad un geroglifico e piuttosto che cercare di interpretarlo si tentasse di percorrerlo tutto con gli occhi. allora ciò che mette in atto questo sguardo è una specie di scomposizione: la narrazione, l'avventura, il senso emergono dalle pieghe delle esperienze.

    ha scritto il 

  • 5

    E' la storia di un matrimonio che sta per sgretolarsi. Storia di inseguimenti e di una riconciliazione che non vedrà riformarsi la coppia, ma sancirà la separazione definitiva.
    Fa da sfondo all'addio, l'America, qui non solo luogo mitico, ma soprattutto simbolo di un duplice abbandono, quell ...continua

    E' la storia di un matrimonio che sta per sgretolarsi. Storia di inseguimenti e di una riconciliazione che non vedrà riformarsi la coppia, ma sancirà la separazione definitiva.
    Fa da sfondo all'addio, l'America, qui non solo luogo mitico, ma soprattutto simbolo di un duplice abbandono, quello della moglie e quello di un modo di vivere

    ha scritto il