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Breve trattato sulla decrescita serena

By Serge Latouche

(95)

| Paperback | 9788833970028

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Book Description

«La decrescita non è la crescita negativa. Sarebbe meglio parlare di “acrescita”, così come si parla di ateismo. D’altra parte, si tratta proprio dell’abbandono di una fede o di una religione (quella dell’economia, del progresso e dello sviluppo). Se Continue

«La decrescita non è la crescita negativa. Sarebbe meglio parlare di “acrescita”, così come si parla di ateismo. D’altra parte, si tratta proprio dell’abbandono di una fede o di una religione (quella dell’economia, del progresso e dello sviluppo). Se è ormai riconosciuto che il perseguimento indefinito della crescita è incompatibile con un pianeta finito, le conseguenze (produrre meno e consumare meno) sono invece ben lungi dall’essere accettate. Ma se non vi sarà un’inversione di rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. Siamo ancora in tempo per immaginare, serenamente, un sistema basato su un’altra logica: quella di una “società di decrescita”». Serge Latouche

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  • 8 people find this helpful

    Schtroumpfnomics

    La terra è troppo puffata. E la colpa è dei puffi.
    Ma il Grande Puffo sa come si può puffare una soluzione!
    Basta creare un'economia puffa, un'ecologia puffa, una società puffa, quindi un uomo puffo [questa dell'uomo puffo l'abbiamo già sentita e ...(continue)

    La terra è troppo puffata. E la colpa è dei puffi.
    Ma il Grande Puffo sa come si può puffare una soluzione!
    Basta creare un'economia puffa, un'ecologia puffa, una società puffa, quindi un uomo puffo [questa dell'uomo puffo l'abbiamo già sentita e s'è visto com'è andata a finire] e una puffa consapevolezza che questo è un puffo serio.

    Dite di no? Bèh, la serietà accademica è questa.

    Elenca dati noti e contemporaneamente di provenienza oscura, poi li correla come pare a lui, quando un report gli fa comodo lo prende dentro, se contiene parti difformi, le scorda.

    Un esempio? Il tristemente noto "Club di Roma" che dal '72 dice che il petrolio finirà domani, (invocando misure draconiane, d'immediata applicazione ovviamente consigliate dal Club medesimo che avrebbe la plurimillenaria funzione del "filosofo che consiglia il Potere" furbata nota già nel 500 A.C. circa in Grecia e probabilmente - se a filosofo sostituiamo "Grande Sacerdote" - retrodatabile di qualche millennio) naturalmente ogni giorno ha un domani e a forza di gufare sono passati quarant'anni e non solo non è finito, ma - ad esempio gli USA - ci sono paesi che addirittura si stanno smarcando dal cappio medioriental-islamico.

    Tenete conto che in economia (come in meteorologia) una previsione che fallisce le date è già fallita, non basta dire "pioverà", ma sarebbe utile dire "quando".

    Poi è furbissimo. Quando una cifra rappresenta un risparmio la converte in unità di lavoro umano (una lampadina da poche decine di watt è equivalente) quindi pare che ci siano vere e proprie miniere di risorse in ogni risparmio, ma quando è una riduzione di reddito o detto risparmio si convertirebbe in lavoro aggiuntivo per gli umani, ci gira intorno. (eh sì sostituire la consumosissima lavatrice colle braccia, la pietra, la cenere ed il ruscello provoca intere giornate a fare il bucato, altro che studiare, lavorare, giocare col bimbo o prendersi l'aperitivo, eppoi finito il bucato, senza la Station Wagon, portare a braccia un carretto sulla salita della villetta collinare orgoglio della famiglia. Cavallo? Sticazzi il cavallo, anche un asinello ha bisogno di ettari di foraggio per autosostentarsi, ettari.

    E voi nel giardinetto della villetta a schiera (con tavernetta) potreste al massimo ottenere due conigli-vapore.

    Infatti quando parla di "lavorare meno per lavorare tutti" non solo tace che solo i lavori di basso livello sono largamente parcellizzabili ("basso" s'intende che gli operai di una moderna fabbrica di elettrodomestici o d'auto, sono già esclusi, ma pure una maestra di scuola intelligente non è sostituibile da due mezzi cretini e lo sappiamo perché ci hanno già provato) ma s'aggrappa a una formula assai oscura per il lettore medio: "la produttività oraria del lavoro è aumentata di 30 volte, la durata del lavoro individuale si è ridotta soltanto della metà e l'occupazione è aumentata soltanto di 1,75 volte, mentre la produzione è aumentata di 26 volte."

    Ohibò! A parte che la formula darebbe 34,286 non 26 (forse "metà" è approssimato, infatti se passiamo da 50% a 66% è corretta) ma non dice che quella formula è quella della quota di produzione complessiva totale del lavoro, ovvero del REDDITO da lavoro, produttività però inscindibile da quella del capitale, per cui ogni discorso sulla medesima dovrebbe includere anche l'altra, ma alla fine cambiare quella formula significa cambiare il reddito, il vostro naturalmente.

    Cambiamento che - se uno legge bene - secondo le sue implicazioni è drastico. In qualche anno la crisi ha ridotto il reddito di moltissimi italiani di circa un 10%, facendoli preoccupare quasi tutti, incazzare parecchi ed inferocire alcuni. Questo con solo il 10%. Lui propone riduzioni multiple... Ne deriverebbe una progressione emotiva tipo: inferociti/armati/armati in azione.

    A capire questo pericolo infatti ci arriva, che chi obbligasse ex abrupto una collettività alle sue misure, finirebbe fucilato entro la mattina, lasciando il plotone libero in tempo per l'aperitivo, ma dice più o meno che con coscienza (quando non sa più come cavarsela ci mette sempre un sendimendo) e azione politica si può fare.
    Eh, certo: come disse il poveta "Con pazienza ed arte sopraffina, anche un elefante s'incula la gallina".

    Notare che il suo mentore, un certo Castoriadis, ammette che "Di fronte a una catastrofe ecologica mondiale è ben concepibile l'instaurarsi di regimi autoritari che impongano restrizioni drastiche a una popolazione impaurita e apatica. [...] E, se non si produce un nuovo movimento, un risveglio del progetto democratico, l'"ecologia" può benissimo essere integrata in un ideologia neofascista".

    Che sia fascista necessariamente non so dire, ma di certo la massa totale delle riduzioni e riallocazioni della spesa necessarie alle misure latouchiane, è molto maggiore a quelle che Stalin riuscì ad ottenere durante la Grande Guerra Patriottica o Mao nell'industrializzazione forzata della Cina.

    A me va benissimo, purché Stalin lo faccia io, ma temo che per quella sedia ci sarebbe la fila, ad incominciare da Latouche stesso, il cui tono "riformista" è più o meno questo:

    "un cambiamento degli stili di vita e l'eliminazione di bisogni inutili ("dimagrimenti" sostanziosi della pubblicità, del turismo, dei trasporti, dell'industria automobilistica, dell'agrobusiness, delle biotecnologie ecc.)"

    Ho cercato se v'erano in nota le destinazioni degli esuberi nella pubblicità, nel turismo, nei trasporti eccetera, Tagikistan? Uzbekistan, Khazakistan? Turkmenistan? Kirghizistan? Siberia?
    Non c'erano, si vede che il Quarto Direttorato del Popolo non ha ancora terminato il lavoro.

    Il fatto che - altro esempio - con le accise, sì quelle che c'accidono, sui carburanti e trasporti in genere, il provvido Governo Taliano ci paga un esagerazione di pensioni, se tronchiamo i consumi petroliferi, dette risorse andranno reperite da un'altro settore, su cui l'enorme impatto fiscale (erano 120000 miliardi di lire prima dell'euro) creerebbe un crollo degli acquisti, distruggendolo e via coll'effetto domino.

    Ma questi per Latouche sono quisquilie: lui pensa al Pianeta, ai Poveri, alle Risorse Condivise, alle Specie Animali... alle Maiuscole.

    Insomma, se avete un minimo di cultura economico-finanziaria e se riuscite ad astrarre che questo Grande Puffo è considerato un guru da agitatori culturali, organizzatori della coesione territoriale, psicologi di plesso, pedagoghi sildenafilici, ablatori della pituitaria ed altri mangiapane a ufo, vi fate un paio d'ore di risate.

    Magari sospendete gli sghignazzi quando cita Carlo Petrini perché con lui ci azzeccherebbe pure ma dimentica che il cibo abbastanza più caro, naturale, "biologico" non si vende per coscienza ecologista, ma perché è dannatamente più buono.

    Segua un po' la creazione del gusto, il mercato e l'innovazione, non i psicofilosofi, o Grande Puffo e vedrà che una strada per migliorie graduali e generatrici di reddito invece di distruzione del, la si trova.

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    Procyon Lotor said on Jun 4, 2014 | 13 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Innanzitutto si tratta di disintossicarsi dalla dipendenza da lavoro....ritrovare le dimensioni di vita che sono state rimosse: il tempo per fare il proprio dovere di cittadino, il piacere della produzione libera, artistica o artigianale, la sensazio ...(continue)

    Innanzitutto si tratta di disintossicarsi dalla dipendenza da lavoro....ritrovare le dimensioni di vita che sono state rimosse: il tempo per fare il proprio dovere di cittadino, il piacere della produzione libera, artistica o artigianale, la sensazione del tempo ritrovato per il gioco, la contemplazione,la meditazione, la cnversazione, o semplicemente la gioia di vivere.

    La politica non è la morale, e il responsabile politico deve fare dei compromessi con l'esistenza del male. La ricerca del bene comune non è la ricerca del bene assoluto ma quella del male minore. Anche se il realismo politico non consiste nell'adeguarsi alla banalità del male ma nel contenerla all'interno dell'orizzonte del bene comune.

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    Ottocentesca said on Feb 14, 2014 | 1 feedback

  • 2 people find this helpful

    Interessante. Soluzioni, però, onestamente avverte di non averne alcuna. Riflessioni da conoscere tuttavia, anche perché ci avviciniamo sempre più al punto di non ritorno

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    Trinki said on Aug 9, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Comunque la si pensi...

    ...in materia di economia, è un punto di vista molto interessante e propone soluzioni per un mondo possibile.

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    Gechio said on Jul 23, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una sfida da accettare. Una sfida che inizia da se stessi... Un'utopia? Allora chiamate utopia pure la volonta di salvare l'umanità e il pianeta...

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    Alessandro Ribeca said on May 13, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (95)
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    • 2 stars
  • Paperback 135 Pages
  • ISBN-10: 8833970027
  • ISBN-13: 9788833970028
  • Publisher: Bollati Boringhieri
  • Publish date: 2008-01-01
  • Also available as: Others
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