Breve trattato sulle coincidenze

Di

Editore: Nutrimenti (Greenwich)

3.7
(86)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 365 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8865943041 | Isbn-13: 9788865943045 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Un postino con la passione delle lettere d'amore si addentra negli intrighi sentimentali e politici di un piccolo paese della Calabria. Una storia poetica e rivoluzionaria, un romanzo sui sogni capaci di cambiare il mondo. Finalista al Premio Calvino 2013.
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  • 3

    Un libro che, con stile garbato e curatissimo, ci porta in un mondo lontano, un paesino calabrese alla fine degli anni '60.
    Anche se vicino temporalmente, il periodo descritto è già anni luce dietro d ...continua

    Un libro che, con stile garbato e curatissimo, ci porta in un mondo lontano, un paesino calabrese alla fine degli anni '60.
    Anche se vicino temporalmente, il periodo descritto è già anni luce dietro di noi come usi, costumi, modi di fare. E questo farlo rivivere in poche pennellate descrittive, con un adeguato e non invasivo uso del dialetto, è già una conquista assoluta. Dara narra la storia del postino del posto, dalle eccentriche abitudini , che a suo modo cambierà il corso degli eventi nel piccolo paese . Un libro non semplice come potrebbe apparire a una occhiata superficiale, e perciò ancor più sorprendente.

    ha scritto il 

  • 3

    Girifalco ... una nuova Macondo.

    "E così, come tante altre volte, al giornata del postino si concludeva là dove era iniziata, nel mezzo del sogno di una vita che apparteneva ad altri".

    Ho iniziato il 2017 con la lettura di questo bel ...continua

    "E così, come tante altre volte, al giornata del postino si concludeva là dove era iniziata, nel mezzo del sogno di una vita che apparteneva ad altri".

    Ho iniziato il 2017 con la lettura di questo bel romanzo di Domenico Dara, del quale avevo assistito alla presentazione del suo nuovo romanzo nello scorso autunno nel corso di LIBRI A MOLLO, incuriosito proprio da quell'esperienza.
    Questo, in realtà, è il romanzo precedente, ambientato in un paesino calabrese, Girifalco, raccontato attraverso la strana abitudine che ha il postino del luogo di ricopiare (grazie alla sua innata capacità di riprodurne esattamente la grafia) le lettere che arrivano o partono dal piccolo borgo. Attraverso questa passione, il protagonista entra nella vita degli altri, trattenedosi talvolta a stento dal condizionarne il corso, più spesso restando curioso spettatore dell'evoluzione di vicende umane a lui vicine, finendo per diventare il punto d'osservazione privilegiato di un mondo semplice e genuino, con le sue bellezze malinconiche e sognanti. Attraverso gli occhi del protagonista che "guarda" le vite degli altri, ragionando sul meccanismo apparentemente casuale con cui si succedono gli avvenimenti, l'autore ci racconta un modo di vivere, quello di tanti paesini del sud, dove le attese che si hanno dalla vita sono sempre meno frenetiche e capaci di "attesa", appunto, di quelle che può invece avere chi è abituato a pensare di potersi permettere tutto vivendo tutto con l'ansia di ottenerlo. I ritmi sono lenti, perché è proprio la capacità, l'attitudine all'attesa di questa gente che forgia tale "lentezza". E le digressioni filosofiche (mai banali) che prendono spunto da alcune pagine del romanzo sono esplicative di uno stile di vita che forse è lontano dai più, pur essendo spesso solo a pochi km di distanza, ma che rischia di essere molto più "umano".
    Domenico Dara ha ricreato una piccola "Macondo" italiana con una scrittura che mi ha fatto ritornare alla memoria le pagine del grande maestro sudamericano. Le ricorrenti espressioni in dialetto mi hanno fatto piacevolmente sorridere, ricordandomi malinconicamente luoghi e persone a me care ... e ormai irrimediabilmente, forse, lontane. E io non so attendere ...

    ha scritto il 

  • 5

    Delizioso

    Un libro dolce e amorevole ricco di nostalgia ...per me ricordi di un'infanzia in trasferta, nella terra dei nonni, frasi, parole e consuetudini che mi hanno fatto sentire come presente alla rappresen ...continua

    Un libro dolce e amorevole ricco di nostalgia ...per me ricordi di un'infanzia in trasferta, nella terra dei nonni, frasi, parole e consuetudini che mi hanno fatto sentire come presente alla rappresentazione di questa storia. Quanta arcaica saggezza...quando le persone erano attente alle persone e non alla tabella di marcia che fa ripiegare su se stessi. Scritto benissimo...lo consiglio anche ai non calabresi....

    ha scritto il 

  • 4

    Le vite degli altri

    Un titolo imponente nasconde un romanzo intenso ed originale, scritto in maniera magistrale un pò contaminato da forme dialettali. Le lettere d'amore (vere o false che siano) cementano la trama dando ...continua

    Un titolo imponente nasconde un romanzo intenso ed originale, scritto in maniera magistrale un pò contaminato da forme dialettali. Le lettere d'amore (vere o false che siano) cementano la trama dando vita ad un poliedrico panorama umano dove i personaggi soccombono a Destino, Caso, Felicità, e dove le Coincidenze sono "una lente di ingrandimento che chiarisce il groviglio e riporta ordine e significato là dove non sembra che ci sia altro che confusione e accidentalità"... sono dei sassolini per indicare un percorso che si può seguire oppure anche intenzionalmente evitare alla stregua nel nostro amato postino.
    Da anni non mi imbattevo in un romanzo italiano così delicato e pregnante. Bravo a Domenico Dara che conobbi di persona un anno fa quando incidentalmente mi ritrovai ad una presentazione del suo libro...Coincidenza!

    ha scritto il 

  • 3

    Sono tante le vite del postino di Girifalco, tante quanti gli abitanti del suo paese. Sono vite sognate attaverso le lettere che consegna, quelle che scrive e a volte non spedisce, quelle che scrive p ...continua

    Sono tante le vite del postino di Girifalco, tante quanti gli abitanti del suo paese. Sono vite sognate attaverso le lettere che consegna, quelle che scrive e a volte non spedisce, quelle che scrive per correggere la vita quando lo ritiene necessario. Non avere un'esistenza propria è una scelta precisa, che gli consente di cogliere segnali precisi che agli altri sfuggono. Sono le coincidenze, che ci aiutano a comprendere la vita. “La coincidenza è il sassolino lasciato sul sentiero per indicare la via del ritorno”
    E simbolo del suo sguardo attento è una lente d'ingrandimento che porta con sé dall'infanzia. Se la si usa bene, si ha la giusta prospettiva, perché “Il troppo guardare allontana le cose, ma il guardare a fondo è pur sempre un modo decente e inoffensivo di vivere.”
    È un libro denso, ironico, profondo. La scrittura è gradevole, anche se a volte eccessivamente contaminata dalla lingua calabrese.

    ha scritto il 

  • 2

    SILVAN

    Tempo perso, mi sono sorbita pagine e pagine di noia pura, per poi trovare una scintilla di vita negli ultimi due capitoli; per non parlare del finale del tutto inesistente. Deve essere una mania, è ...continua

    Tempo perso, mi sono sorbita pagine e pagine di noia pura, per poi trovare una scintilla di vita negli ultimi due capitoli; per non parlare del finale del tutto inesistente. Deve essere una mania, è l'ennesimo libro che arrivo alla fine e ... PUFF ... sparita. Prodezze da mago Silvan di antica memoria, mbah ..... Resta sempre un ottimo antidoto contro l'insonnia, grave ;-P

    ha scritto il 

  • 4

    ...quello era il luogo acconcio a nascondere al mondo il proprio dolore, tra lo zucchero e il sale ...

    Aveva letto sui giornali che gli americani stavano arrivando sulla luna. Era il 1969. Lui alla luna ci pensava sempre, ogni giorno , mentre attraversava le vie della sua mappa quotidiana di consegne ...continua

    Aveva letto sui giornali che gli americani stavano arrivando sulla luna. Era il 1969. Lui alla luna ci pensava sempre, ogni giorno , mentre attraversava le vie della sua mappa quotidiana di consegne a Girifalco, il suo paese. Conosceva tutte le strade, fin nei più piccoli dettagli, conosceva tutte le abitudini dei suoi abitanti. Ma soprattutto conosceva intimamente le persone e in un certo senso tutte quelle persone “ abitavano “ la sua vita, la animavano, la rendevano viva. Lui era il postino di Girifalco e attraverso le sue mani scorrevano le vite di tutti i suoi concittadini: i loro segreti, confessioni, amori, dolori clandestini. Sembravano avere tutti una vita parallela, nascosta. E per un uomo solitario come lui, dedito alla malinconia, senza particolari ambizioni , amante dei “ pensieri astrusi “ e delle lettere d’amore, quelle lettere che già soltanto sfiorandole emanavano vibrazioni , per quelle parole che dentro si animavano e si componevano, reinventandosi ogni volta nell’urgenza di comunicare quel vitale sentimento, quelle lettere appunto erano il suo unico modo di sentire, di accostarsi alla vita. Forse anche un modo per dimenticare, per dimenticarsi di lei...e di se stesso. “ Le lettere d’amore che fanno diventare tutti poeti e non fanno dormire “, attraverso le quali lui poteva ascoltare ancora l'amore, percepirlo nella vita degli altri, incapace ormai più di toccarlo. Dotato di un unico talento che aveva scoperto fin da piccolo appena aveva imparato a scrivere, quello di saper imitare perfettamente, in maniera ineccepibile, la calligrafia delle persone. Ecco che così questa sua dote a poco a poco si era andata definendo divenendo la traccia di un destino. E per un uomo che si sentiva un inutile dettaglio, un nulla senza nome, con la paura di essere nient’altro che una “ zeccola impigliata nel vello d’una pecora incurante “, un sacco vuoto da riempire con la vita di carta degli altri , che guardava la luna e sognava un ipotetico viaggio in Patagonia, perché il luogo più estremo della terra, possibile punto di non ritorno, luogo definitivo della dimenticanza , questo suo particolare talento era diventato per lui l’unica possibilità per ancorarsi alla vita. Avvicinandosi ai cuori degli uomini, vivendo nei riflessi delle loro vite, ascoltando il battito segreto delle loro esistenze. Come un deorum nuntium si era trasformato a poco a poco in un messaggero occulto di destini, imparando la difficile e rara arte di saper attendere, o affrettare se era il caso, sorridere o distrarre, in quel suo modo tutto personale di recapitare le lettere. Lettere che lui aveva imparato ad aprire, a leggere, a ricopiare e conservare , catalogandole in un archivio, in una sorta di cartografia sentimentale, come se tutto il cuore pulsante del suo paese battesse all’unisono in quelle schede perfettamente compilate. Anche quello era un modo di amare, di avvicinarsi agli altri, in silenzio. Un modo per colmare i propri vuoti, le assenze nella sua vita, per dare ordine alla sua esistenza. Ma anche un modo per colmare le vite degli altri, deviando, quando possibile, il corso del destino. Le lettere d’amore erano quelle che più amava, che apriva per ultime, delicatamente…

    “ Appena vedeva un calzino bucato, lo rammendava subito e si sentiva più leggero per aver chiuso un buco nel mondo, così come, intervenendo nei fatti del paese attraverso le lettere, gli sembrava di riparare i buchi degli uomini “.

    Un’idea molto bella questa di riparare i buchi degli uomini , la possibilità di “ modificare “ i destini altrui, di intervenire nelle vite degli altri e di riportare a volte la “ giustizia “. Idea che mi è piaciuta moltissimo e che conferisce al personaggio del libro una sensibilità così rara e preziosa da renderlo unico, indimenticabile. Una di quelle care presenze nella memoria del lettore a cui spesso ritornare , per attingere ancora alla sua ristoratrice fonte. Saper “ intervenire “ amorevolmente nella vita degli altri per renderla più tollerabile, più luminosa, per rimediare qualche volta ai torti e alle ingiustizie del destino, dispensatore cieco e irriverente della sorte, è in realtà un nobilissimo compito che solo chi veramente ha attraversato il dolore, vivendolo fino in fondo, accettandolo come un elemento intrinseco e inevitabile della vita , può riuscire a compiere con quella empatia profonda, generosa e disinteressata. Solo un eroe discreto e silenzioso come il postino, ignoto a se stesso ma con quella sua grandissima capacità di osservare, di decifrare gli eventi, per quella sua “ maledizione “ del pensiero, può essere in grado di “ far accadere “ quei piccoli luminosi miracoli nelle vite degli altri. Due sono gli “ accadimenti “ principali che muovono la trama del libro, in una Girifalco alle soglie delle elezioni comunali, attorno a quali si muove una galleria straordinaria di personaggi indimenticabili, colti nella loro quotidianità e resi vivi e presenti nella nostra immaginazione da quelle parole dialettali sapientemente inserite dall’autore che ha usato diversi registri linguistici per narrare la sua storia. L’autore, se non erro, se non ricordo male, ha impiegato nove anni per scrivere questo libro, un libro complesso che ha però il dono di scorrere in “ leggerezza “, memore forse delle lezioni americane di Italo Calvino, a cui tutti siamo più o meno debitori, e a cui comunque la lettura di questo libro mi ha rimandato: " l'agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza ..." Con una malinconia di fondo che sfocia spesso in garbata e irresistibile ironia, quell'’ ironia popolare che nasce nella quotidianità, che poi è quella più immediata e che riesce spesso ad ammorbidire i contorni tragici della vita e a renderla più tollerabile e più umana. Un libro che si può leggere a più livelli , dove le domande non finiscono mai di interrogarci. In fondo è questo quello che chiediamo principalmente ad un libro: che sia capace di interrogarci, ponendoci continuamente nuove domande Di questi nove anni di scrittura del romanzo, quattro Domenico Dara ha dedicato allo studio del linguaggio, che qui è veramente architettato alla perfezione, con una padronanza magistrale della lingua. Chapeau. Un linguaggio colto, filosofico, meditativo che eleva il linguaggio dialettale a puro godimento uditivo e sensoriale, necessario controcanto di una lingua “ alta “ che altrimenti alla lunga suonerebbe vuota o talmente distante dalla vita da non saperla più raccontare, da non essere più capace di comunicarci l’emozione di volti unici che risplendono invece nella luce della parola popolare , fotografandone per sempre l’intensità e la memoria. Tutti i personaggi descritti sono " vivi ", vividi, risuonano di quella essenza che li ha animati, si incarnano sotto il nostro sguardo e sembra veramente di conoscerli in quella immaginifica Girifalco dove le distanze spazio-temporali sono state annullate. Un romanzo che si chiude su se stesso in un cerchio perfetto, elegantemente tratteggiato, in punta di pennello, dove linee sottili ridefiniscono gli ultimi tratti del personaggio che, voltandosi dietro di sé, come altrove ha scritto un grandissimo scrittore di nome Jorge Luis Borges, può finalmente rintracciare nel labirinto di linee che è stata la sua vita, le linee del suo volto. Attraverso gli altri, attraverso “ quel suo tessere trame di vita usando i frammenti di esistenze altrui “, il postino ha imparato a tessere la trama della propri esistenza. Accostandosi con attenzione a quella sottilissima ed invisibile rete di relazioni che unisce tutti a tutto, individuando le connessioni tra le cose nella ricerca di un significato. Tutto è interconnesso in questa vita e nell’universo . In questo meraviglioso , insondabile e incomprensibile universo: “ in questa manciata di tipi di particelle elementari, che vibrano e fluttuano in continuazione fra l’esistere e in non esistere, pullulano nello spazio anche quando sembra che non ci sia nulla, si combinano assieme all’infinito con le venti lettere di un alfabeto cosmico per raccontare l’immensa storia delle galassie, delle stelle innumerevoli, dei raggi cosmici, della luce del sole, delle montagne, dei campo di grano, dei sorrisi dei ragazzi alle feste, e del cielo nero e stellato la notte “, come ha scritto Carlo Rovelli in un suo bel libro. La struttura elementare delle cose, è un tema assai affascinante che ci coinvolge in quel sogno ad occhi aperti, quello di penetrare finalmente il Mistero e le leggi che lo governano, per arrivare a comprendere il senso di questo nostro esistere . Questo libro di Domenico Dara mi ha portato a ripensare al libro di Rovelli , a dimostrazione che tutti i libri sono tra loro segretamente e misteriosamente interconnessi e che all’unisono, lavorando al buio e in segreto,spesso anche contro di noi, formano la personalità e il gusto di ogni lettore, e legano ogni lettore a tutti gli altri lettori in una catena infinita. E chi come il postino, per natura ha questa tendenza alla solitudine, alla riflessione filosofica, riuscirà ad osservare come lui le connessioni tra le cose, imparando a decifrare la catena di coincidenze, che come diceva Leonardo Sciascia “ sono le sole cose certe in questo mondo”. “ La coincidenza, è come una piccola lente di ingrandimento che chiarisce il groviglio e riporta ordine e significato dove non sembra ci sia altro che confusione e accidentalità, “, ci dice Domenico Dara. E osservando, poco prima di chiudere con nostalgia questo bel libro , poco prima del punto finale, questo continuo moto perpetuo che alimenta la Vita, e quella luminosa scia di coincidenze che questo breve trattato lascia dietro di sé, saremo in grado di vedere quella armoniosa architettura di inimmaginabile Bellezza comporsi o ricomporsi sotto il nostro sguardo. Come guardando la volta celeste brulicante di stelle nelle notti di piena estate, paghi soltanto di quella risplendente luce che si irradia dall’alto e ci avvolge nel suo mistero, aspettando solo di veder cadere una stella, quel piccolo miracolo di luce che illumina un istante e accende un sogno.

    ha scritto il 

  • 4

    Talvolta mi stupisco di quanto i libri, alcuni libri, sappiano riconoscermi, sorprendermi, compiacermi nel gusto e nella sensibilità. Molto, moltissimo mi è piaciuto di questa storia, di questi person ...continua

    Talvolta mi stupisco di quanto i libri, alcuni libri, sappiano riconoscermi, sorprendermi, compiacermi nel gusto e nella sensibilità. Molto, moltissimo mi è piaciuto di questa storia, di questi personaggi così categorici, così fortemente strutturati, sensati, credibili, di tutto il fitto intreccio di vicende e relazioni umane che si rincorrono, si intersecano, si amalgamano fino a divenire caratteri, storie di senso comune.
    E in capo a tutto questa straordinaria figura di postino che, sacrificandosi, scopre che il senso di una vita talvolta non è viverla ma permetterne il fluire, il consumo, la perdita nella pienezza di una felicità altra, bisognosa di segni, di impulsi, di insensata dedizione.

    ha scritto il 

  • 4

    Sentimenti sdruccioli

    Ma quant'è bello scrivere e ricevere lettere? Soprattutto quelle scritte con carta e penna, quelle che si possono toccare, annusare, di cui si deve decifrare la grafia, a volte a fatica, a volte deliz ...continua

    Ma quant'è bello scrivere e ricevere lettere? Soprattutto quelle scritte con carta e penna, quelle che si possono toccare, annusare, di cui si deve decifrare la grafia, a volte a fatica, a volte deliziandosi di quei tratti fatti in un certo modo, con certi svolazzi... perché fanno parte della persona che l'ha scritta e li puoi osservare e interpretare con tutto il tempo, mentre le espressioni e i gesti di quando ci si trova faccia a faccia a volte sono così fugaci...
    E quanta emozione nell'attesa di una lettera, e quanta gioia nel trovarla nella cassetta della posta? E quanto è dolce scrivere pensando a un'interlocutore preciso, ma prendendosi tutto il tempo per riflettere e dipanare i pensieri? Quanto è più difficile parlare a voce, quando le idee si affollano e cercando spazio intasano le sinapsi e paralizzano la lingua?

    Ma divago. Volevo dire: se vi piacciono le lettere, se anche voi siete nati per leggere e scrivere piuttosto che per vivere, questo libro potrebbe piacervi.

    Protagonista è un dolcissimo postino di un paese della Calabria (anno 1969, quando l'uomo mette per la prima volta piede sulla luna) che riempe la sua solitudine leggendo la corrispondenza dei compaesani e riflettendo sul destino, sul caso e sulle coincidenze, che gli sembrano come i sassolini di Pollicino, a indicargli il sentiero della vita. E ne è talmente affascinato da trascriverle una per una nel suo personale breve trattato sulle coincidenze.

    "Non sapeva perché associava alle coincidenze il concetto di bellezza, ma per lui erano belle allo stesso modo di Carmela quando ancheggiava o degli occhi di màmmasa quando pensava alla fanciullezza, rivelavano alcuni spiragli di cosa poteva essere la felicità, ed era questa in ultima analisi, la bellezza, una breccia da cui filtrava una luce, un assaggio di cosa sarebbe stata, in un luogo e in un tempo sconosciuti, la perfezione della vita, cioè la sovrapposizione tra ciò che si vuole e ciò che si ha.
    Era bello ciò che rimandava a un'esistenza diversa, alla vita ideale, lo spuntone che apriva uno squarcio nel lenzuolo bianco delle ombre. [...] il mondo che conosciamo sono le ombre sul lenzuolo, e i segni di bellezza piccoli squarci nel tessuto che fanno intravedere la reale entità dell'esistenza."

    "Ogni volta che si trovava di fronte a ricorrenze così improbabili, egli cercava una spiegazione, che aveva sempre bisogno di chiarire tutto, cercare una regola, risalire a una legge, giustificare a ogni costo: se qualcosa accadeva senza un preciso significato, era come se non accadesse affatto."

    Da questo originale punto di vista esce una visione a volo d'uccello, un quadro corale della vita paesana, con i suoi intrighi politici, le storie d'amore finite male, l'ombra della miseria e dell'emigrazione.

    L'uso del dialetto e l'ambientazione paesana retrò mi hanno ricordato un po' Camilleri, ma Domenico Dara non si merita l'accusa di plagio, è un narratore abile e appassionato, con una poetica - malinconica, dolce - originale e sua.
    Lettura piacevole quindi, a volte forse un filino troppo sentimentale e malinconica, ma sono difetti che, personalmente, perdono volentieri.

    "Il troppo guardare allontana le cose, ma il guardare a fondo è pur sempre un modo decente e inoffensivo di vivere."

    [e poi, quanto sono belle le lettere d'amore? che come diceva Pessoa, tutte le lettere d'amore sono ridicole, ma magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo senza accorgermene lettere d'amore ridicole.]

    ha scritto il 

  • 4

    ""Si potrebbe scrivere un libro su come le persone aspettano i postini, e coglierne, dai modi dell'attesa, lo stato d'animo, le sensazioni, i pensieri."

    E' il 1969. L'uomo va sulla luna ma nel paesino calabrese di Girifalco ci sono uomni e donne che si occupano solo delle umane faccende,
    Protagonista è il Postino (l'essenza di un uomo in un ruolo) che ...continua

    E' il 1969. L'uomo va sulla luna ma nel paesino calabrese di Girifalco ci sono uomni e donne che si occupano solo delle umane faccende,
    Protagonista è il Postino (l'essenza di un uomo in un ruolo) che fa il burattinaio dei destini altrui cercando di sedare quei dolori che spesso la vita infligge e che lui stesso si porta addosso.
    Osservazione e pensiero riempiono le sue giornate ("pensare e scrivere era il suo modo di mettere ordine nella vita) e che lo portano a comporre un "Breve trattato delle coincidenze"
    "e pensò che a notarle, certe coincidenze, il mondo sembra più bello perché acquista come un senso"
    Una lettura che convolge per i contenuti e per una forma dove protagonista è un registro linguistico dialettale che facilmente trasporta fra i vicoli e fa entrare nelle case di Girifalco.

    "«Dove andate? Fermatevi ccà, vi mangiàti na patàta càdda càdda con noi»."

    ha scritto il 

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