Ha fatto marcia indietro, ha spento la macchina e Tommy ha preso la sua mazza, e Stuart ha riso più forte. È sceso e ha preso la catena di Tommy. La usa per trainare la sua Dodge. Tutti conoscono la catena di Tommy. È quella catena che ci ha fatto beccare, Tommy, Stuart e me. Non li ho denunciati ioContinue
Ha fatto marcia indietro, ha spento la macchina e Tommy ha preso la sua mazza, e Stuart ha riso più forte. È sceso e ha preso la catena di Tommy. La usa per trainare la sua Dodge. Tutti conoscono la catena di Tommy. È quella catena che ci ha fatto beccare, Tommy, Stuart e me. Non li ho denunciati io, non me ne hanno lasciato il tempo. Avevo appena smaltito la sbornia che la polizia mi ha preso. Tommy gli ha fracassato il cranio e Stuart rideva e io, se c’è una cosa che non sopporto, è la risata di Stuart. È un deficiente, ride per tutto. Io mi sono sdraiato in macchina. Non avevo niente a che vedere con le loro storie. Se Brown prendeva delle botte, doveva averlo meritato, non si ruba il lavoro alla gente. La donna, il lavoro e la macchina, sono le tre cose che ci distinguono dagli altri. Qui abbiamo le nostre regole.
L’odio razziale fa da sfondo a questo romanzo-mosaico, in cui si intrecciano vite e vicende di diverse epoche. L’afroamericano Clarence Brown è stato assassinato a Bridge Road, tristemente nota per un linciaggio di massa avvenuto nel 1928, sorta di buco nero nel quale, uno dopo l’altro, vanno a finire il fotoreporter Alan Carter, ossessionato dalla ricostruzione del Grande Incendio, e un detective, che registra il mondo e le testimonianze degli uomini su un piccolo registratore: tutti accomunati dal colore della pelle che, a quanto pare, nel Profondo Sud degli Stati Uniti è ancora uno stigma.
Organizzazione narrativa e passo da noir per questo romanzo post-moderno, che mescola con straordinaria maestria narrazione, epistola e registrazione.