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Brigate rosse

Una storia italiana

Di

Editore: Anabasi

3.8
(310)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Altri

Isbn-10: 8841720077 | Isbn-13: 9788841720073 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Rossana Rossanda , Carla Mosca

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Paperback

Genere: Crime , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 4

    perché la lotta armata? come potevate pensare che la violenza potesse avviare una rivoluzione popolare?
    queste due fondamentali domande poste da Rossanda e Mosca a Mario Moretti, che è un irriducibile fino in fondo: si assume le responsabilità e va in carcere senza delazioni e pentimenti, m ...continua

    perché la lotta armata? come potevate pensare che la violenza potesse avviare una rivoluzione popolare?
    queste due fondamentali domande poste da Rossanda e Mosca a Mario Moretti, che è un irriducibile fino in fondo: si assume le responsabilità e va in carcere senza delazioni e pentimenti, ma sempre ripetendo che il quel periodo la lotta armata era una necessità, e che le BR portavano avanti istanze di tanti lavoratori e cittadini.
    in questo modo come ammette lo stesso Moretti "tutto torna", ma come fanno notare le due giornaliste non è così. e infatti, per quanto tanti odiassero la DC, volessero cambiare lo Stato, la società, il lavoro etc, la rivoluzione non c'è stata.
    la violenza non è mai popolare.

    ha scritto il 

  • 4

    Testimonianza diretta di assoluto valore.
    Difficile farsi persuadere totalmente sulla genuinità di quanto raccontato, certo è che una linea di pensiero così ben sviscerata è utilissima per capire gli anni della lotta armata.

    ha scritto il 

  • 4

    Ad un pareggio non posso dar più di quattro stelle.

    È incredibile. Questo libro è stato pubblicato nel 2007, cioè circa VENTI ANNI DOPO la fine delle brigate rosse di Moretti, e lui non mostra il minimo accenno di cedimento: quella battaglia andava fatta, con quei metodi (update: la prima edizione è del 1994). Addirittura, Moretti rispetta di più ...continua

    È incredibile. Questo libro è stato pubblicato nel 2007, cioè circa VENTI ANNI DOPO la fine delle brigate rosse di Moretti, e lui non mostra il minimo accenno di cedimento: quella battaglia andava fatta, con quei metodi (update: la prima edizione è del 1994). Addirittura, Moretti rispetta di più un traditore di un dissociato, anche nel caso in cui il dissociato non denunci gli ex compagni. Sembra assurdo, vero? Ma per Moretti, chi si dissocia nega valore a quasi vent'anni di lotta, e a questo non può rassegnarsi. Invece, chi tradisce lascia intatto il presunto valore dell'esperienza BR, smerda solo se stesso.
    Quando le giornaliste chiedono: Allora perché chiudi le BR? Lui risponde: L'esperienza BR andava chiusa, non perché si fosse sbagliato tutto, ma perché "erano cambiati i tempi", "non c'erano più le condizioni".

    L'ho trovato inconcepibile. Inconcepibile l'idea dell'omicidio come prassi politica, inconcepibile la richiesta di amnistia per i reati politici, inconcepibile la pretesa di non essere considerato un criminale omicida, inconcepibile il regime di semilibertà per uno che -i giudici sono costretti ad ammettere- non mostra segni di ravvedimento (e se i tempi tornassero maturi?). Inconcepibile eppure reale.

    Agli occhi di persona normale, l'omicidio è una drammatica ultima ratio. Il terrorismo è inconcepibile perché una persona normale non ritiene mai la politica una questione di vita o di morte. Da questo libro si intende perfettamente quanto loro si sentissero all'ultima ratio: abbattere il Capitale è per loro questione di vita o di morte, quindi ammazzano. La cosa che non ho capito affatto è come è stato possibile che centinaia se non migliaia di persone si sentissero in una guerra reale quanto la battaglia del Piave. Stiamo parlando delle famose "condizioni" che a un certo punto vengono a mancare. Erano così brutte, la fabbrica e la periferia? Può darsi, ma allora perché le vittorie del sindacato sono da considerarsi sconfitte?

    E già, per le BR e per Moretti, ogni piccola conquista del sindacato è una disastrosa sconfitta. Assurdo? No, nella loro ottica queste concessioni servono a sedare il movimento operaio, a pacificare la società. Questo è Marcuse 100%: in "L'uomo a una dimensione" spiega che i dirigenti riducono le esigenze della classe operaia a problemi risolvibili, e restituiscono risposte come l'asilo per i figli degli operai, una mensa di qualità migliore, pause pipì più frequenti. Sembra incredibile, ma per Marcuse e Moretti queste migliorie sono DELETERIE, capito? Non superflue, ma DANNOSE, perché sedano, alienano, spengono, ammorbidiscono, neutralizzano. Rendono la vita dell'operaio migliore, quindi spengono la lotta. Ma allora, viene da dirsi, se lo scopo della LOTTA non è una vita migliore, qual è? La lotta in sé? O questo, oppure lotta per lo stalinismo. Se è così, be',non c'era aumento di stipendio che li potesse contentare.

    Buonissimo lavoro delle due giornaliste Rossana Rossanda e Carla Mosca. Lo incalzano bene soprattutto da metà in poi, dopo aver sciolto il ghiaccio. Non do loro le 5 stelle perché non riescono nell'impresa riuscita a Frost nell'intervista duello in cui porta Nixon ad una sofferta ammissione di colpevolezza.
    A Rossanda e Mosca proprio non riesce di far dissociare Moretti.

    ha scritto il 

  • 3

    L'intervista autobiografica a Mario Moretti - asciutta, stringente - è a mio giudizio la più evidente prova logica che dietro la morte di Moro non c'è nessun disegno oscure delle forze della reazione in agguato ma semplicemente il dogmatismo e la rigidità politica di un'organizzazione armata dire ...continua

    L'intervista autobiografica a Mario Moretti - asciutta, stringente - è a mio giudizio la più evidente prova logica che dietro la morte di Moro non c'è nessun disegno oscure delle forze della reazione in agguato ma semplicemente il dogmatismo e la rigidità politica di un'organizzazione armata diretta da un grigio burocrate della rivoluzione

    ha scritto il 

  • 5

    Una storia italiana

    Argomento duro.Linguaggio secco senza imbellettamenti di alcun genere.Intervista eccellente.Significante di realtà storica rivoluzionaria, di idealità pragmatica,di coerenza estrema,di consapevolezza lucida anche nel fallimento.Un solco profondo tra l'Italia di quegli anni,irriducibile nel cerca ...continua

    Argomento duro.Linguaggio secco senza imbellettamenti di alcun genere.Intervista eccellente.Significante di realtà storica rivoluzionaria, di idealità pragmatica,di coerenza estrema,di consapevolezza lucida anche nel fallimento.Un solco profondo tra l'Italia di quegli anni,irriducibile nel cercare una strada per realizzare i sogni di una intera generazione anche a costo del sacrificio di tante vite,e quella di ora,così "politicamente corretta"e camaleontica il cui tessuto sociale scompaginato non potrebbe pìù alimentare una esperienza come quella delle BR.

    ha scritto il 

  • 4

    Per conoscere meglio un pezzo della nostra storia

    Mario Moretti, uno dei fondatori delle Brigate Rosse scrive questo libro insieme a Rossana Rossanda per cercare di fare chiarezza su cosa siano state le Brigate Rosse.


    Il saggio lascia da parte la bibliografia (peraltro davvero molto ridotta) sui brigatisti per dare voce ad uno dei protago ...continua

    Mario Moretti, uno dei fondatori delle Brigate Rosse scrive questo libro insieme a Rossana Rossanda per cercare di fare chiarezza su cosa siano state le Brigate Rosse.

    Il saggio lascia da parte la bibliografia (peraltro davvero molto ridotta) sui brigatisti per dare voce ad uno dei protagonisti:Moretti non lesina quasi mai in sincerità anche se, abbastanza comprensibilmente, sorvola su certi particolari....
    Libro che si legge davvero molto bene ha il solo difetto di rivelarsi a tratti troppo incensatorio nei confronti dei brigatisti, dipingendoli quasi come una banda di amiconi impegnati in una goliardata...Per il resto una buona lettura, per capire....

    ha scritto il 

  • 4

    Rossana Rossanda, co-fondatrice de "Il manifesto" e Carla Mosca intervistano in carcere Mario Moretti, Milanese, uno dei capi storici delle Brigate Rosse.


    Domande e risposte precise e dettagliate guidano il lettore a scoprire i motivi per i quali agli inizi degli anni '70, nelle fabbriche ...continua

    Rossana Rossanda, co-fondatrice de "Il manifesto" e Carla Mosca intervistano in carcere Mario Moretti, Milanese, uno dei capi storici delle Brigate Rosse.

    Domande e risposte precise e dettagliate guidano il lettore a scoprire i motivi per i quali agli inizi degli anni '70, nelle fabbriche Milanesi e del nord Italia in genere, alcuni operai e non decidono di intraprendere la strada della lotta armata, mediante la formazione di un partito comunista armato combattente.

    Oltre ai dettagli di alcune operazioni l'ho trovato molto interessante per capire a fondo il perchè di una scelta così radicale.

    ha scritto il 

  • 2

    Non me ne voglia Moretti di cui apprezzo la coerenza pur appartenendo ad una visione del mondo lontana dalla mia, ma il libro è veramente poco interessante.
    Più che dell'intervistato penso che la colpa sia dell'intervistatrice/autrice, La rossanda la quale davvero incasellata nelle analisi ...continua

    Non me ne voglia Moretti di cui apprezzo la coerenza pur appartenendo ad una visione del mondo lontana dalla mia, ma il libro è veramente poco interessante.
    Più che dell'intervistato penso che la colpa sia dell'intervistatrice/autrice, La rossanda la quale davvero incasellata nelle analisi cripto-marxiste non riesce ad imprimere ritmo al racconto.

    ha scritto il