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Brucia la città

Di

Editore: Mondadori

3.0
(498)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 408 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804595671 | Isbn-13: 9788804595670 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Musica

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Descrizione del libro
Allegra è sparita, e Torino non c'è più. O meglio c'è ancora, ma è così cambiata che si stenta a riconoscerla. E Iaio? Forse sta ancora con Allegra, e dovrebbe mettersi a cercarla sul serio, anche se a dire la verità non ne ha troppa voglia. È un mondo fatuo e paradossale, quello che sciama attraverso il Quadrilatero Romano della città dove gli operai di un tempo sembrano essere stati rimpiazzati da una tribù di creativi, modelle e giovani smaniosi di estasi a buon mercato; un circo a cielo aperto, un mondo alla rovescia, dove le bionde si tingono di nero, le ville al mare sono arredate come baite di montagna e gli adulti, incapaci di assolvere il loro ruolo, restano voci fuori campo, come nelle strisce dei Peanuts. Così non suona implausibile che Iaio e i suoi amici dj Zombi e Boh, strafatti di bamba a ogni ora del giorno e della notte, possano farsi testimonial della campagna "La Droga Ci Fa Schifo", in un contesto popolato da improbabili assessori alle Notti Bianche, palazzinari assatanati e pubblicitari costretti a inventarsi sempre nuove iniziative di marketing. Tra conversazioni surreali, allucinazioni private e feste indimenticabili, i nostri tre eroi vagano per le strade di una Torino notturna, sporca, a tratti torbida e "proibita", alla ricerca di un irraggiungibile equilibrio: perché sotto lo scintillio superficiale di tante vite si nascondono ferite profonde, dissimulate dai comportamenti indecifrabili di giovani uomini disorientati.
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  • 2

    Forse è una realtà metropolitana che non mi appartiene ma l'unico risultato è stato che il libro mi è risultato "antipatico" e mostra una Torino che non vorrei conoscere.

    ha scritto il 

  • 2

    Che palle!! Sesso droga musica .... E sesso e droga e musica ..... E ripetizioni ripetizioni ripetizioni. Mi aspettavo almeno un finale che non fosse sesso droga musica ripetizioni ripetizioni. Peccato che non sia più l'amato Culicchia di TUTTI GIU' PER TERRA, ne è passata di acqua sotto i ponti. ...continua

    Che palle!! Sesso droga musica .... E sesso e droga e musica ..... E ripetizioni ripetizioni ripetizioni. Mi aspettavo almeno un finale che non fosse sesso droga musica ripetizioni ripetizioni. Peccato che non sia più l'amato Culicchia di TUTTI GIU' PER TERRA, ne è passata di acqua sotto i ponti.

    ha scritto il 

  • 2

    "Tutti giù per terra" fu una folgorazione, anche se -lo ammetto- ritengo sia stato uno dei pochi casi in cui il film è superiore al romanzo. "Un'estate al mare" mi ha fatto proprio cagare, e di brutto. Questo "Brucia la città" è leggermente meglio, un grande astio nei confronti di quasi tutti i p ...continua

    "Tutti giù per terra" fu una folgorazione, anche se -lo ammetto- ritengo sia stato uno dei pochi casi in cui il film è superiore al romanzo. "Un'estate al mare" mi ha fatto proprio cagare, e di brutto. Questo "Brucia la città" è leggermente meglio, un grande astio nei confronti di quasi tutti i personaggi ma, per lo meno, un po' di ciccia c'è. Però, Giuseppino, si vede davvero troppo che hai tradotto "American psycho" in italiano! Quello che mi preoccupa è che ho altri 2-3 romanzi di Culicchia a casa da leggere e credo che nessuno raggiunga (e nemmeno ci si avvicini) "Tutti giù per terra".

    ha scritto il 

  • 3

    Per chi abita a Torino o la frequenta spesso è facile capire che il racconto non dovrebbe essere molto lontano dalla realtà. C'è una Torino sommersa, quella del quadrilatero romano e quella dei locali notturni sul fiume dove è facile trovare i personaggi del libro di Culicchia. Si spera che non s ...continua

    Per chi abita a Torino o la frequenta spesso è facile capire che il racconto non dovrebbe essere molto lontano dalla realtà. C'è una Torino sommersa, quella del quadrilatero romano e quella dei locali notturni sul fiume dove è facile trovare i personaggi del libro di Culicchia. Si spera che non si arrivi alle terribili bassezze descritte, ma certamente il motivo conduttore potrebbe essere il vuoto interiore di chi, attraverso le piste di coca cerca di trovare un senso alla vita.

    ha scritto il 

  • 2

    La scrittura è un flusso continuo dove ripetizioni aiutano il lettore ad entrare in un clima surreale ed eccessivo nel quale i personaggi sguazzano perfettamente a loro agio. Si ripetono cameriere frangettate e tatuate sempre nello stesso posto, marocchini con il loro marketing persecutorio, pove ...continua

    La scrittura è un flusso continuo dove ripetizioni aiutano il lettore ad entrare in un clima surreale ed eccessivo nel quale i personaggi sguazzano perfettamente a loro agio. Si ripetono cameriere frangettate e tatuate sempre nello stesso posto, marocchini con il loro marketing persecutorio, poveri che frugano tra i bidoni, feste affollate dai soliti noti e su tutto campeggia in ogni dove la scritta POVERINI.
    Le parole ripetute scandiscono efficacemente il ritmo come il basso o la batteria di un pezzo house.

    Tutto questo serve a costruire l’impalcatura di una Torino parodiata e parossistica della quale riconosco lo scheletro ma non il clima. La confezione è la stessa nella quale anche io mi muovo, ma il contenuto è lontano, esotico. Durante la lettura mi è sembrato come di guardare dentro una “casa di bambola” da me conosciuta alla perfezione, ma con all’interno bambole costantemente sballate che si accoppiano in ogni angolo.

    In questa Torino tutti i personaggi sembrano voler essere esclusivi: indossano almeno un indumento in LIMITED EDITION, possiedono il segreto dello sballo più sballante, fanno sesso dove e con chi capita. Recitano una commedia caustica che però manca di legami, anche piccolissimi, con la realtà: nascono di carta e nella carta restano imprigionati; le azioni, le scelte non li mutano. Sono identici dall’inizio alla fine e dice bene Zombi quando afferma: “Non siamo mica umani, noi. Siamo pupazzi. Pupazzi… di neve”.

    Questi pupazzi niente li tocca e niente li frena. La loro mente funziona come una trasmissione televisiva: quando la tensione sale si rifugiano in stereotipi o nozioni inutili che fanno precipitare il percorso narrativo verso un similspot pubblicitario che riporta tutto al punto di partenza.

    Anche la musica di cui tanto si parla è sempre remixata, rimaneggiata, reinventata, così come pure il cappotto Gucci di Iaio che è troppo nuovo e va “remixato” in modo da apparire usato o la stessa Torino che deve cambiare nome e colore.

    Niente resta come è, lucidamente vero, semplice. Ogni cosa deve essere nascosta dietro l’espressione gelida di una maschera che non muta e non muterà mai.

    ha scritto il 

  • 4

    Una Torino più realistica

    Nella mia immaginazione vedo Culicchia che, progettando questo libro, inizia con il fare l'elenco di tutte le cose che a Torino non vanno: minorenni che si ubriacano, la disoccupazione, la delinquenza, la speculazione edilizia, i soldi buttati dalla finestra con la scusa delle olimpiadi, una clas ...continua

    Nella mia immaginazione vedo Culicchia che, progettando questo libro, inizia con il fare l'elenco di tutte le cose che a Torino non vanno: minorenni che si ubriacano, la disoccupazione, la delinquenza, la speculazione edilizia, i soldi buttati dalla finestra con la scusa delle olimpiadi, una classe politica che bada solo all'apparenza, gli artisti 'di rottura' oggi totalmente 'organici al sistema' e, ovviamente, la droga che scorre a fiumi ed è il vero motore della decantata movida.

    La scelta di questi ingredienti già mi fa apprezzare questo libro, perché oggi raccontare Torino in modo diverso (e a mio avviso più realistico) rispetto al modo con cui viene incensata in quanto città che si rinnova (ah si?) è comunque un'operazione importante.

    La storia che tiene insieme tutto penso ci sia, ma forse non è quella di questi sciagurati DJs dal quoziente intellettivo a una singola cifra, quanto quella di Allegra.

    Due cose che non mi sono piaciute: il fatto che Culicchia citi se stesso (e in una occasione è davvero di troppo) e il lungo elenco di vie, piazze, corsi, larghi... io che a Torino ci sono nato cresciuto mi ci ritrovo, mi chiedo cosa ci trovi un lettore che non la conosce. Non è la toponomastica che racconta una città, credo ci voglia altro per fare toccare a chi legge la geografia e l'architettura (meravigliose!) di Torino.

    ha scritto il