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Bruit de fond

(nouvelle édition)

By

Editeur: Actes Sud

3.9
(2542)

Language:Français | Number of pages: | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi simplified , Italian , German , Swedish , Spanish , Slovenian , Chi traditional

Isbn-10: 2742734791 | Isbn-13: 9782742734795 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Description du livre
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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    3

    Un libro che mi è piaciuto, anche se non posso dire che mi abbia entusiasmata.
    E' il ritratto della società consumistica, inerme (anzi, nel panico più totale) di fronte all'inspiegabile episodio della ...continuer

    Un libro che mi è piaciuto, anche se non posso dire che mi abbia entusiasmata.
    E' il ritratto della società consumistica, inerme (anzi, nel panico più totale) di fronte all'inspiegabile episodio della nube tossica. Un romanzo che, sin dalle prime pagine, appare pervaso dalla paura della morte, elemento costante di tutta la narrazione.
    Al di là di tutto ciò, quello che mi ha maggiormente colpito è la riflessione etica sui personaggi, soprattutto nell'atteggiamento di fronte all'informazione (televisiva, radiofonica ecc..). Non solo la morte è vista quasi come uno spettacolo quando non tocca i personaggi (la famiglia di fronte alla televisione che trasmette immagini di catastrofi ne desidera sempre di più, Bee ritiene inutile la caduta di un aereo perchè la televisione non è presente) ma anche quando essi sono protagonisti (l'entusiasmo di Heinrich ne è la prova).
    Il degrado traspare poi da altri aspetti (il rilievo dato agli studi Hitleriani, le suore senza fede, l'abuso di droghe).
    Insomma, un romanzo che scorre abbastanza e che dà modo di riflettere sulla società presente.

    dit le 

  • 4

    Bianco illusione

    David Foster Wallace aveva una musa su tutte: Delillo. E lo si può capire chiaramente già dalle prime pagine.

    Delillo è magico: ti ingloba in una storia che ferisce perché non inventa niente.
    Ti racco ...continuer

    David Foster Wallace aveva una musa su tutte: Delillo. E lo si può capire chiaramente già dalle prime pagine.

    Delillo è magico: ti ingloba in una storia che ferisce perché non inventa niente.
    Ti racconta quante belle favole ci siamo costruiti attorno agli occhi, a difesa dal mondo. La paura della morte in una vita spesa a lamentarci di quanto dura sia vivere... l'illusione di quanti bisogni siano necessari alla nostra felicità aka sopravvivenza, quando invece sono solo altre catene che ci imprigionano ad una vita scarna di palpitazioni vere.

    Il rumore bianco è quello del superfluo. Lo stridere dell'anima di fronte a tanto malcelato dolore.

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    4

    Il libro sulla morte e sul timore per essa. Più che per la trama, l'opera colpisce per le innumerevoli riflessioni, talvolta scaturite solo da paranoie, sull'unica nostra certezza.
    Ottima anche la con ...continuer

    Il libro sulla morte e sul timore per essa. Più che per la trama, l'opera colpisce per le innumerevoli riflessioni, talvolta scaturite solo da paranoie, sull'unica nostra certezza.
    Ottima anche la conversazione sul tema dell'aldilà e sui credenti. Ottimi temi, un po' meno lo stile, ma sicuramente un grande libro (il finale fa capire quanto D. F. Wallace sia stato ispirato da DeLillo).

    dit le 

  • 3

    Rumore bianco è un libro sulla paura della morte. Sulla ferocia della tecnologia, sull'esigenza che noi crediamo di averne, sulla tossicità che non sappiamo di trarne. È un libro sull'illusione, su co ...continuer

    Rumore bianco è un libro sulla paura della morte. Sulla ferocia della tecnologia, sull'esigenza che noi crediamo di averne, sulla tossicità che non sappiamo di trarne. È un libro sull'illusione, su cosa succederebbe se esistesse un farmaco che ci distraesse dalla paura della morte, che riuscisse a immunizzarci, ancora meglio, e ancora più totalmente, del nostro rumore artificiale. È un libro sulla paranoia che ci assale quando il presentimento di morte si insinua, vero, inaspettato, nelle nostre apparenti immortalità. Quando accade qualcosa, una catastrofe, che non possiamo ignorare, che ci mette di fronte all'evidenza che no, non siamo eterni.

    http://startfromscratchblog.blogspot.com/2015/03/rumore-bianco-don-delillo.html

    dit le 

  • 5

    calligrammi

    "A volte penso che il nostro amore sia privo di esperienza. La questione del morire si fa saggio strumento di memoria. Ci guarisce dalla nostra innocenza nei confronti del futuro. Le cose semplici son ...continuer

    "A volte penso che il nostro amore sia privo di esperienza. La questione del morire si fa saggio strumento di memoria. Ci guarisce dalla nostra innocenza nei confronti del futuro. Le cose semplici sono fatali, o è una superstizione?"

    La cecità toglie l'aria, a quanto vedo.
    La prima e forse l'unica minaccia è l'asfissia, posto che può non esserci (più) nulla (da vedere).
    Il disegno che appare qui, a fine lettura, è un occhio ordinario. In buona salute e mio. Lo so per il fatto che respiro.
    Oltre a costruire immagini, questo libro fa fare utili e faticosi sogni. Che comprendono gli equivalenti simbolici locali del bisogno di catastrofi, gli "emanatori di oscurità", gli "estremi personali di un grigiore urbano postbellico", i "giochi da spiazzo libero con precedenti logici", lenzuola lanciate via con le caviglie, il sentiero del Bright Angel, nel canyon.

    dit le 

  • 2

    Non mi è piaciuto. Colpa del traduttore o dello scrittore? Non saprei rispondere. Certo è che la necessità di rendere ogni minuto della vita di Jack e Babette eccezionale, perché in America tutto dev' ...continuer

    Non mi è piaciuto. Colpa del traduttore o dello scrittore? Non saprei rispondere. Certo è che la necessità di rendere ogni minuto della vita di Jack e Babette eccezionale, perché in America tutto dev'essere vissuto sempre sopra le righe altrimenti non sei nessuno, lo porta a rendere poco credibili personaggi, luoghi e situazioni. Alcuni esempi: il protagonista fonda un Dipartimento di Studi Hitleriani presso l'Università in cui insegna, ma non parla una parola di tedesco; oppure, tra lui e Babette si ritrovano a gestire quattro figli, tre dei quali avuti da precedenti matrimoni di entrambi, ma lei è sempre imperturbabile, nonostante il caos domestico e la giovane età dei ragazzi. Inoltre, le ex mogli di Jack non potevano non avere vite “eccezionali”: una fa la spia e recensisce libri per la Cia in cerca di codici segreti, un'altra abbandona tutto per diventare Madre Nonsoche in un ashram ed insegue la pace nel mondo dimenticando suo figlio. Jack però, come se non bastasse, ha anche altre due figlie, una delle quali appare e scompare verso la fine del libro, citata in due righe. E poi gli elenchi e le liste che appesantiscono la trama, come Franzen in "Le correzioni", intollerabili: liste di oggetti da buttare, di notizie riportate dal giornale, di farmaci e composti chimici da sperimentare, liste ed elenchi noiosissimi. Il capitolo 26 segna una svolta, spiega il titolo, ma muore lì. Le aspettative rimangono deluse e il finale, deludente e insignificante, porta a chiedersi perché si è deciso di leggere questo libro.
    In estrema sintesi, è un libro di raccomandazioni:
    a) è bene condurre una vita sana e tornare alle cose semplici
    b) il progresso è solo fonte di problemi e danneggia la salute
    c) la paura della morte si vince solo cercando di non pensarci
    d) meglio guardare un tramonto che stare appiccicati alla TV.

    dit le 

  • 5

    Eccitazione, ondata, tremore.

    "credo che sia un errore perdere il senso della morte, persino la paura. La morte non costituisce proprio il limite di cui abbiamo bisogno? Non ti sembra che dia una consistenza preziosa alla vita, u ...continuer

    "credo che sia un errore perdere il senso della morte, persino la paura. La morte non costituisce proprio il limite di cui abbiamo bisogno? Non ti sembra che dia una consistenza preziosa alla vita, un senso di chiarezza? Bisogna chiedere a se stessi se tutto ciò che si fa in questa vita avrebbe le stesse caratteristiche di bellezza e significanza senza la consapevolezza che si tende a una linea finale, a un confine, a un limite."
    Il consumismo elevato all'ennesima potenza come riflesso della consunzione interiore, fisica e psichica, dei personaggi e dell'uomo moderno. Inquietante e penetrante come uno stridore. Bellissimo romanzo.

    dit le 

  • 0

    Contenta di averlo letto ma anche di averlo finito...
    Lettura che trasmette (almeno a me) un malessere profondo. L’autore scava impietosamente nel male di vivere che abita in ciascuno di noi e restitu ...continuer

    Contenta di averlo letto ma anche di averlo finito...
    Lettura che trasmette (almeno a me) un malessere profondo. L’autore scava impietosamente nel male di vivere che abita in ciascuno di noi e restituisce il ritratto feroce di un’America in disfacimento, disperata nella sua mancanza di fondamenti, istericamente aggrappata a parvenze di verità.
    I vari personaggi sono sfaccettature dello stesso personaggio, voci disincantate e disperate. Ciascuno di essi, in un orizzonte minaccioso in cui le possibilità di male invisibile sono infinite, cerca di dare a modo suo un senso alla propria vita.
    Il protagonista si afferra a quanto di più ferocemente ordinato e formale possa concepirsi, il nazismo, il cui interprete principale, Hitler, è visto al di fuori di qualsiasi considerazione etica. Babette non riesce, nonostante la sua calda carnalità e l’ancoraggio alla banalità quotidiana, a scrollarsi di dosso la paura più atavica e astratta, quella della morte. Heinrich filosofeggia sull’incombenza della catastrofe, che per lui diventa ricerca di senso e stimolo a trovare la sua maturità. Denise simula, dietro parvenze di sicurezza, il suo faticoso costruirsi. Murray è l’alter ego disincantato, doppio, specchio del protagonista. Gray è il taumaturgo che non sa curare se stesso e che frantuma il proprio io con le sue stesse armi.
    Il tutto sullo sfondo di un mondo virtuale, fatto di non-luoghi, a cominciare dalla casa che è piuttosto un insieme di nicchie, di bolle di individualismo, su ciascuna delle quali domina uno schermo televisivo. Non-luogo per eccellenza è il supermercato in cui regnano sovrani, oltre ai prodotti che non hanno nulla di naturale, i tabloid che regalano false speranze a un’umanità che le ha perse e si è persa.
    Unico personaggio ancora autentico è il piccolo Wilder che, nella fase pre- linguistica della sua vita, in cui non è ancora capace di dare un nome alle cose, passa incontaminato all’interno di questo mondo virtuale che, quasi per una forma di rispetto verso la sua natura ancora vergine, lo lascia miracolosamente incolume.
    Pieno di un senso di tragedia imminente o dilazionata ma comunque veicolata da agenti invisibili - che si tratti dei neuroni del proprio cervello o delle molecole di una nube tossica - questo romanzo porta al parossismo l’angoscia del XXI secolo, se per angoscia si deve intendere ancora la paura indistinta di un nemico cui mancano i connotati, come la nuvola avvelenata o l’escrescenza nel corpo dell’io narrante.
    Una vera distopia, romanzo importante ma difficile da sostenere. 1985

    «Rumore bianco» di Don De Lillo è un romanzo suddiviso in tre parti, dai capitoli brevi ed efficaci. La prima parte è la più scorrevole e dà una vivace lettura della vita quotidiana di una famiglia allargata tipicamente americana in cui già emergono elementi di quelle paure che verranno meglio trattate nella terza parte; è già presente la fragilità del protagonista nella opinabile scelta di Hitler come personaggio da presentare ai suoi giovani studenti. La terza parte del libro denota eccessi tipicamente “americani”, lontani dalla nostra cultura tanto che sono stati per me di difficile comprensione. Sono ben delineati i personaggi dei figli che emergono con personalità propria.
    Per quanto riguarda l’argomento della paura dell’uomo verso la morte, l’autore non esprime la sua personale opinione in merito, ma lascia spazio a svariate tesi con cui si può essere in disaccordo o far proprie anche solo in parte. 1992
    Strano questo tuffo in una letteratura post moderna. Lo possiamo definire un romanzo? Solo in minima parte. E’ più una sorta di dialogo platonico moderno, di riflessione sull’uomo e soprattutto sulla sua ansia di fronte alla morte.
    Come Socrate, che nei dialoghi platonici incontrava persone “dotte”a cui chiedeva aiuto per risolvere questioni fondamentali, non trovando però soluzioni vere ma sollevando solo interrogativi, arrivando alla consapevolezza di non sapere, così il protagonista del romanzo di DeLillo vaga alla ricerca di risposte senza trovarne.
    Lo scopo non è la conoscenza pura, il sapere: qui l’anelito fondamentale è placare l’angoscia, una angoscia tremenda che attanaglia e non fa vivere.
    Nel Mito della Caverna di Platone l’uomo incatenato (simbolo dell’anima) vede sulla parete le ombre, che egli reputa gli oggetti reali. Solo una volta che si è liberato, vede finalmente gli oggetti che prima erano ombre e i raggi del sole
    (simbolo del Bene) gli permettono di contemplare per la prima volta il mondo reale.
    Anche in «Rumore bianco» c’è un continuo richiamo a una sorta di raggi: le onde e le radiazioni, forse simbolo più moderno di una civiltà che non ha più come punto di riferimento il sole, elemento naturale, ma un mondo artificiale, con luci create dall’uomo e un insieme di strumenti tecnologici, per noi ormai indispensabili, collegati fra loro da reti invisibili.
    Non a caso il supermercato diventa un luogo forte, a metà strada tra una chiesa di uno strano culto ultra moderno e una astronave, “ con le grandi porte che si aprono scorrendo e si chiudono spontaneamente. Onde di energia, radiazioni incerte. E poi ci sono lettere e numeri, tutti i colori dello spettro, tutte le voci ed i rumori, tutte le parole in codice e le frasi convenzionali”.
    Ma sono solo luci finte, che non hanno il calore dei raggi del sole; non ci aiutano a vedere oltre, a contemplare qualcosa d’altro dalle immagini riflesse.
    Forse l’angoscia della morte è proprio legata a questo staccarsi dalla naturalità, dal ciclo della vita, a questa artificiosità portata agli estremi?
    Jack Gladney, il protagonista, le prova tutte per sconfiggere le sue angosce, ma l’esito è sempre negativo. Nulla può la medicina o la chimica (“Il Dylar ha fallito”), la fiducia nella tecnologia (produce “fame di immortalità” ma contemporaneamente “minaccia l’estinzione universale”).
    Neppure la religione cristiana può fare qualcosa: l’incontro con la Suora in ospedale è un momento molto particolare del libro, in cui cadono anche le speranze di potersi rifugiare in un mondo beato e sereno, fatto di preghiere e “vecchie credenze”.
    E non va meglio con le altre religioni. Si accenna, ad esempio, alla teoria tibetana per cui la morte è solo uno stato di transazione, prima di un’altra rinascita. Ma poi si conclude dicendo che “neanche il Tibet è più quello di una volta”. Si potrebbe provare a rimuovere, ma è una fuga che non funziona. C’è chi prova ad andare in ferie, cercando nei posti nuovi, fuori dalla quotidianità, un modo per dimenticarsi della morte. Ma è solo temporaneo.
    Un altro modo è il rifugiarsi nei miti dei grandi personaggi, che nel loro essere ricordati per quello che hanno fatto sono, in un certo senso, immortali.
    Ad un certo punto addirittura si cerca di vedere la morte come qualcosa di indispensabile perché rende la vita preziosa.
    Ma il tentativo più folle di sconfiggere l’angoscia della fine è l’omicidio (“guarire dalla morte uccidendo gli altri”). Jack proverà questa strada e diventerà un assassino, nelle pagine più surreali del libro, per poi ritornare alla vita di tutti i giorni, compresa la visita al supermercato dove “le casse sono attrezzate di cellule fotoelettriche,che decodificano i segreti binari di ogni articolo, senza fallo”. 2002

    dit le 

  • 3

    Rumore stanco

    Bello è bello, nel complesso. DeLillo trasuda arte, o almeno artigianato di altissima qualitaà. La mano del maestro trapela abbondante, niente da dire; però questo romanzo non mi ha convinto sino in f ...continuer

    Bello è bello, nel complesso. DeLillo trasuda arte, o almeno artigianato di altissima qualitaà. La mano del maestro trapela abbondante, niente da dire; però questo romanzo non mi ha convinto sino in fondo. Non è sempre chiaro dove vada a parare, anzi, sembra scritto in momenti diversi, è talvolta prolisso, eccessivo, inutile. L'ossessione per il farmaco uccidi-paure, e tutta la prima parte, quella sull'evacuazione... bella, ma veramente troppo lunga. Non so, questo romanzo mi ha lasciato come la sensazione che Delillo volesse scrivere il capolavoro, più che semplicemente un bel libro; e il risultato mi pare un po' artefatto.

    dit le 

  • 0

    Tripudio del romanzo postmoderno, cui si ispireranno autori del calibro di David Foster Wallace, Jonathan Franzen, Zadie Smith, Martin Amis, Rumre bianco è il romanzo che ha portato alla ribalta Don D ...continuer

    Tripudio del romanzo postmoderno, cui si ispireranno autori del calibro di David Foster Wallace, Jonathan Franzen, Zadie Smith, Martin Amis, Rumre bianco è il romanzo che ha portato alla ribalta Don DeLillo.
    La tranquilla esistenza di Jack Gladney, direttore del dipartimento di studi hitleriani - da lui stesso fondato - dell'università di una bucolica cittadina del Midwest, viene scossa da una nube tossica conseguente a un disastro ferroviario. Sconvolto dall'idea di poter essere stato avvelenato, Jack piomba in un incubo delirante in cui tutta la sua vita gli si spezzetta addosso.

    La recensione, più approfondita e con note biografiche sull'autore, la trovate sul blog:
    http://www.lastambergadeilettori.com/2014/11/speciale-italoamericani-rumore-bianco.html

    dit le 

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