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Brutte notizie

Come l’Italia vera è scomparsa dalla tv

Di

Editore: Rizzoli (Saggi italiani)

3.9
(47)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 267 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8817047635 | Isbn-13: 9788817047630 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Biography , Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
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  • 3

    Emotivo

    Non riesco a togliermi l'impressione che questo libro sia uno sfogo, condivisibile, eppure troppo personale per essere giornalistico. E' come in bilico tra il desiderio di mostrare che c'è un'altra Italia di cui parlare (e un giornalismo in grado di parlarne) e la foga di chi vuol dimostrare trop ...continua

    Non riesco a togliermi l'impressione che questo libro sia uno sfogo, condivisibile, eppure troppo personale per essere giornalistico. E' come in bilico tra il desiderio di mostrare che c'è un'altra Italia di cui parlare (e un giornalismo in grado di parlarne) e la foga di chi vuol dimostrare troppo e tutto assieme. Manca il rigore e la lucidità di un'inchiesta, ma abbondano le impressioni. Rimane comunque un buon libro, una sbirciatina verso il mondo del giornalismo televisivo. Ma solo una sbirciatina, non di più.

    ha scritto il 

  • 3

    manca il contradditorio!

    un riassunto delle notizie che il governo ha pubblicato come sensazionalistiche, che i giornali hanno minimizzato od esaltato per l'ottimo lavoro svolto, questa volta dal punto di vista del pubblico. A mio parere, però, la Busi incorre nello stesso errore dei giornalisti che critica per non esser ...continua

    un riassunto delle notizie che il governo ha pubblicato come sensazionalistiche, che i giornali hanno minimizzato od esaltato per l'ottimo lavoro svolto, questa volta dal punto di vista del pubblico. A mio parere, però, la Busi incorre nello stesso errore dei giornalisti che critica per non essere super partes: presenta solo ed unicamente il punto di vista suo e di chi si è trovato a vivere in prima persona dei disastri. Il punto è: se voleva solo mostrare l'altra faccia della medaglia, il libro è fatto bene anche se non credo che ce ne fosse la necessità (ma forse mi sbaglio). Se voleva criticare i giornalisti, siamo daccordo ma ha sbagliato metodo, in quanto ha fatto gli stessi errori dall'altra parte, e se voleva fare informazione, ha fallito, perchè effettivamente c'è un motivo per cui le cose non sono state fatte ad hoc, al di là do mafia e meschinità giornalistica, ma qui non ci sono interviste ad esperti, solo interviste a persone che si trovano in un bruto momento della loro vita. Credo di poter definire questo libro superficiale, pur condividendone in pieno i punti di vista.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel libro di denuncia da parte di una giornalista che ha preferito rinunciare al posto al TG1 pur di mantenere la faccia. Svelati retroscena nascosti agli spettatori dei TG da parte dei direttori servizievoli verso il governo Berlusconi.

    ha scritto il 

  • 0

    Cose che tutti dovrebbero sapere

    Uno squarcio illuminante sui meccanismi dell'informazione televisiva, sulle tecniche di maquillage adottate chirurgicamente per anestetizzare i tele-cittadini o, peggio, per alterare progressivamente la loro percezione della realtà, delle necessità primarie e dei problemi, e, in estrema analisi, ...continua

    Uno squarcio illuminante sui meccanismi dell'informazione televisiva, sulle tecniche di maquillage adottate chirurgicamente per anestetizzare i tele-cittadini o, peggio, per alterare progressivamente la loro percezione della realtà, delle necessità primarie e dei problemi, e, in estrema analisi, del bene e del male. Un'operazione di smascheramento che la Busi compie con l'efficacia e l'implacabilità di una “fuoriuscita”, di una rifugiata di guerra che racconta l'orrore da cui è scappata, ma anche la nostalgia per i tempi di pace (e, fuor di metafora, di rispetto della deontologia professionale) che furono. Ricco di aggettivi e con un ritmo concitato, Brutte notizie dà l'impressione di essere stato scritto di getto e in preda all'emozione, sfatando una volta per tutte il falso mito del giornalismo asettico e “imparziale”. In un atto che sembra inevitabile e liberatorio (e senza risparmiare una giusta dose di sarcasmo) l'autrice rivendica – nella sostanza e nella forma delle sue pagine – il diritto di raccontare la realtà attraverso il filtro della propria indignazione, che non altera ma sottolinea, che non mistifica ma evidenzia e mette a fuoco.

    ha scritto il 

  • 5

    Io c'ero. C'ero il giorno in cui Maria Luisa Busi e la sua troupe furono attorniati da una folla infuriata che urlava “Vergogna! Scodinzolini!” all'ennesimo servizio sul “miracolo italiano” della ricostruzione aquilana che non è mai iniziata e che, allora, già si dava per ultimata. La vile specul ...continua

    Io c'ero. C'ero il giorno in cui Maria Luisa Busi e la sua troupe furono attorniati da una folla infuriata che urlava “Vergogna! Scodinzolini!” all'ennesimo servizio sul “miracolo italiano” della ricostruzione aquilana che non è mai iniziata e che, allora, già si dava per ultimata. La vile speculazione fatta sul nostro dolore è stata, per lei, la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo fino all'orlo di verità taciute o trasfigurate a fini propagandistici. Questo libro esemplare è la storia dei mille compromessi che si impongono ai cronisti RAI per edulcorare la realtà: mi sono accorta, leggendolo, delle mille altre L'Aquila passate sotto silenzio in questi anni (l'immondizia a Napoli, la disoccupazione in Sardegna, le comunità extracomunitarie, le follie nella gestione Alitalia, lo svilimento delle figure femminili, la commercializzazione della scuola): sentire raccontare certi aneddoti da chi li ha vissuti dall'interno e percepirne il disgusto sono come sferzate per una coscienza civica addormentata dalla rassegnazione. Dovremmo leggerlo e rileggerlo tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Assolutamente da leggere, perché i problemi si risolvono quando se ne ammette l'esistenza, non annegandoli dentro a una boccia d'acqua con un pesce rosso di vent'anni d'età.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro necessario

    Vi si smascherano alcune delle tante finzioni di cui la vita italiana si sta coprendo. Illuminanti gli ultimi due capitoli, che raccontano i meccanismi di costruzione della Dreamland italiana.
    Un libro, a suo modo, necessario.

    ha scritto il 

  • 4

    da leggere subito

    questo titolo per esprimere l'urgenza che le informazioni scritte in questo libro hanno di essere divulgate.
    Non le conosciamo in altro modo le vicende scritte su questo libro, di come vive la vita il cittadino italiano, quello che va tutti i giorni a fare la spesa, a cercare un lavoro oppu ...continua

    questo titolo per esprimere l'urgenza che le informazioni scritte in questo libro hanno di essere divulgate.
    Non le conosciamo in altro modo le vicende scritte su questo libro, di come vive la vita il cittadino italiano, quello che va tutti i giorni a fare la spesa, a cercare un lavoro oppure a lavorare.
    é importante che si sappia anche che tutto ciò non compare nel TG1 di questo direttore che non merita di essere citato.
    Non è un libro allegro, lo si capisce dal titolo e a volte leggi cose che ti deprimono, ma anche che ti fanno salire la rabbia e anche la voglia di fare, di fare qualcosa, ciò che ti è possibile per cambiare questa situazione. E alla fine, dopo aver visto per due o tre volte il TG in questione ti sale la nausea ancora di più e allora io, che avevo voglia di mollare dopo una vita impegnata col sindacato, con la politica decido che non si può, che pur lasciando spazio ai giovani non ci si può chiudere in casa a piangere sulle proprie sfortune. e anche scrivere su anobii un commento ha il suo valore sociale. una goccia che insieme a tante altre gocce crea il mare. Grazie Maria Luisa, grazie, grazie grazie.

    ha scritto il 

  • 4

    Quelle che nessuno dice

    Dopo la storia del TG1 di Borrelli [ http://www.anobii.com/books/Le_mani_sul_TG1/9788860632616/01f0dc90c4a9be99b7/ ] la Busi fa un autentico lavoro di inchiesta per presentarci le storie dell'"Italia Vera", quella che il TG1 dovrebbe raccontarci. Da quella del Terremoto a L'Aquila a quella dei di ...continua

    Dopo la storia del TG1 di Borrelli [ http://www.anobii.com/books/Le_mani_sul_TG1/9788860632616/01f0dc90c4a9be99b7/ ] la Busi fa un autentico lavoro di inchiesta per presentarci le storie dell'"Italia Vera", quella che il TG1 dovrebbe raccontarci. Da quella del Terremoto a L'Aquila a quella dei dipendenti Alitalia e altre ancora: le storie degli invisibili.

    Un capitolo su tutti, "C'era una volta un TG" con un triste elenco delle notizie date nell'ultimo anno; fatti veri non detti e quelli [veri anche quelli ma] incartati bene e dati con l'obiettivo di distrarre.

    A tratti sembra di rileggere alcune delle pagine di Chomsky, La fabbrica del consenso [ http://www.anobii.com/books/La_fabbrica_del_consenso/9788856500073/01f82c771efd8ba2e5/ ]: il telegiornale e' diventato un vero e proprio strumento di propaganda.

    E questa non e' un'opinione perche' in questo libro ci sono le prove!

    ha scritto il 

  • 4

    In questi ultimi tempi, ancor più che in passato, l'informazione televisiva in certi telegiornali è caratterizzata da due cancrene: la prima è la cosidetta "infotainment", ossia l'informazione spettacolo, che si dilunga oltre il dovuto su temi leggeri; la seconda è l'utilizzo strumentale e a fini ...continua

    In questi ultimi tempi, ancor più che in passato, l'informazione televisiva in certi telegiornali è caratterizzata da due cancrene: la prima è la cosidetta "infotainment", ossia l'informazione spettacolo, che si dilunga oltre il dovuto su temi leggeri; la seconda è l'utilizzo strumentale e a fini politici dei notiziari, perseguito in modo sempre più sofisticato e subdolo. Il risultato? Si fa sempre più fatica ad essere informati sui problemi veri che ci assillano. Maria Luisa Busi ricostruisce con grande chiarezza i meccanismi di certa informazione, dai quali ha avuto la forza ed il coraggio di sottrarsi pagando in prima persona. Il libro inoltre comprende diverse storie "minori", interviste a tanta gente comune condotte con notevole lucidità e garbo.

    ha scritto il