Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Budapest

Di

Editore: Feltrinelli

3.5
(354)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 138 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8807819201 | Isbn-13: 9788807819209 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: R. Francavilla

Genere: Biography , Fiction & Literature , Foreign Language Study

Ti piace Budapest?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Di ritorno da Istanbul dove ha assistito al Congresso degli Scrittori Anonimi,José Costa è costretto a fermarsi a Budapest. Nella sua stanza d'albergo passala notte a guardare la televisione, cercando di decifrare quelle parole,meravigliato dalla lingua magiara che "è la sola che il diavolo rispetti".L'indomani, assorbito nel tentativo di ordinare la prima colazione inungherese, quasi perde il volo che lo deve riportare a Rio. Questa suaossessione per la lingua trasporta i lettori in una vorticosa girandola disituazioni paradossali, amori, libri, idiomi, paesaggi, da Budapest a Rio.Poeta-cantautore, tra i fondatori della Bossa Nova, Buarque crea una commediaromantica che immerge il lettore nelle bellezze e nei misteri del linguaggio.
Ordina per
  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Un racconto bislacco che non è nelle mie corde. Il protagonista è un improbabile, inconcludente e un po' maschilista ghost writer brasiliano, fiero del suo lavoro ma non della sua vita in Brasile, dove vive con una moglie in carriera ed un figlio piccolo che egli vede come un mentecatto. Un po' p ...continua

    Un racconto bislacco che non è nelle mie corde. Il protagonista è un improbabile, inconcludente e un po' maschilista ghost writer brasiliano, fiero del suo lavoro ma non della sua vita in Brasile, dove vive con una moglie in carriera ed un figlio piccolo che egli vede come un mentecatto. Un po' per caso, un po' per la suggestione della lingua, finisce a vivere in Ungheria, a Budapest, dove trova una donna che lo sopporta mentre lui studia l'ungherese tanto da poter tornare ad essere un ghost writer nella sua nuova lingua ed avere un figlio con la nuova compagna. Tutto qui, veramente.

    ha scritto il 

  • 5

    e mi chiesi se un giorno sarei stato in grado di vivere lontano dal mare, in una città che non finisse così, in un incidente, ma che agonizzasse da ogni parte.

    Tra i libri che avrei voluto leggere in lingua originale questo ha scalato la classifica, fino ad arrivare al primo posto.
    Le cinque stelle, poi, vi dicono il resto.

    ha scritto il 

  • 4

    Un piccolo gioiellino... la fragilità di un uomo diviso tra due paesi, tra due lingue, tra due donne, tra due climi; l'attrazione verso una lingua e il tentativo di essere accettati e di trovarsi a proprio agio in un paese così diverso da quello di origine; iniziare una nuova vita con un'unica co ...continua

    Un piccolo gioiellino... la fragilità di un uomo diviso tra due paesi, tra due lingue, tra due donne, tra due climi; l'attrazione verso una lingua e il tentativo di essere accettati e di trovarsi a proprio agio in un paese così diverso da quello di origine; iniziare una nuova vita con un'unica costante: la pagina scritta, per sé, per gli altri, per potersi accettare.

    ha scritto il 

  • 3

    splendidi i brani sulla scoperta della nuova lingua e sulla ricerca della perfezione nel parlare e scrivere. In altri punti un po' troppo confusionario, anche se la figura del ghost writer è molto affascinante.

    ha scritto il 

  • 2

    Una gran confusione, in due parole ecco ciò che mi ha trasmesso il libro. I temi trattati sono molteplici: per primo la tematica del doppio, che mi ha fatto pensare a Pessoa, essendo il protagonista, Joao Costa, un ghost writer brasiliano, uno scrittore che scrive romanzi di cui assume la pat ...continua

    Una gran confusione, in due parole ecco ciò che mi ha trasmesso il libro. I temi trattati sono molteplici: per primo la tematica del doppio, che mi ha fatto pensare a Pessoa, essendo il protagonista, Joao Costa, un ghost writer brasiliano, uno scrittore che scrive romanzi di cui assume la paternità qualcun altro. Joao Costa è sposato con Vanda, che ha una gemella. Joao Costa per caso passa una notte a Budapest, a causa di uno scalo aereo forzato mentre sta tornando a casa dalla Turchia, da un congresso di scrittori anonimi. La lingua ungherese lo affascina. Joao Costa diventa Kosta per la donna ungherese che lo accoglie e gli insegna la lingua. Da qui prende il via un susseguirsi confuso di eventi che lo riguardano, passando da Budapest a Rio, che sembrano sogni, a volte incubi. L’atmosfera onirica pervade tutto il libro, ad ogni pagina mi domandavo “sarà vero o sarà un sogno?” Ci ho trovato spunti da altri scrittori, come la cecità da Saramago (anche il tema del doppio è stato trattato da Saramago quando ha scritto quel meraviglioso romanzo che è L’anno della morte di Ricardo Reis): il fatto è che Chico Buarque non è Pessoa né Saramago, il risultato è deludente ed il romanzo non mi ha mai coinvolto.

    ha scritto il 

  • 5

    Quanto ho fatto bene io a desiderarlo questo Budapest, quanto ha fatto bene a regalarmelo chi me l'ha regalato, quanto ho fatto bene a io innamorarmi di Chico da ragazzina, per averlo visto in televisione da Febo Conti e averlo sentito cantare con gli occhi azzurri, immaginati.
    Chico Buarqu ...continua

    Quanto ho fatto bene io a desiderarlo questo Budapest, quanto ha fatto bene a regalarmelo chi me l'ha regalato, quanto ho fatto bene a io innamorarmi di Chico da ragazzina, per averlo visto in televisione da Febo Conti e averlo sentito cantare con gli occhi azzurri, immaginati.
    Chico Buarque de Hollanda scrive bene le cose che pensa. Così quelle stesse cose diventano di tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    letto in tre giorni, avvincente non solo dal punto di vista narrativo, ma nella capacità di indagine sulla lingua, all'interno di essa, delle sue implicazioni letterarie e antopologiche. un libro sul come sentirsi stranieri di se stessi.

    ha scritto il 

  • 4

    Non gli bastava di aver "inventato" la bossa nova... si è pure messo a scrivere romanzi, e la cosa bella è che lo sa fare benissimo.


    Un ghost-writer si trova casualmente a Budapest e rimane intrappolato in un'attrazione ostinata verso la lingua che vi sente parlare.


    Buda e Pest, i ...continua

    Non gli bastava di aver "inventato" la bossa nova... si è pure messo a scrivere romanzi, e la cosa bella è che lo sa fare benissimo.

    Un ghost-writer si trova casualmente a Budapest e rimane intrappolato in un'attrazione ostinata verso la lingua che vi sente parlare.

    Buda e Pest, il caldo Brasile e la gelida Ungheria, una donna sfuggente e fredda e un'altra imprevedibile ed emotiva: un gioco che si basa sul dualismo in tutte le sue forme, e principalmente su quello esistenziale, interiore e su quello dell'amore da cui si fugge e a cui si ritorna, così come si fa per i luoghi.

    E più il protagonista impara la nuova lingua, più la storia si sviluppa e la sua vita si complica.

    Poche pagine, molto originali e scorrevoli, interessante anche per le descrizioni dei due Paesi e della gente che ci vive.

    ha scritto il 

  • 5

    José Costa, il ghost-writer protagonista del romanzo, è uno tra i più bei personaggi letterari di sempre.
    Vista la sua professione, ci aspetteremmo di leggere il ritratto di un uomo reduce da passate ambizioni letterarie inevitabilmente sfociate in un nulla di fatto che ha reso José un fru ...continua

    José Costa, il ghost-writer protagonista del romanzo, è uno tra i più bei personaggi letterari di sempre.
    Vista la sua professione, ci aspetteremmo di leggere il ritratto di un uomo reduce da passate ambizioni letterarie inevitabilmente sfociate in un nulla di fatto che ha reso José un frustrato, costretto a mettere le proprie qualità a servizio di politici, giornalisti e scrittori incapaci e senza talento; al contrario, ci troviamo davanti a un personaggio “così geloso del proprio nome che per niente al mondo avrebbe rinunciato al suo anonimato”, che prende sul serio il proprio strambo lavoro e che riesce anche a trarne delle soddisfazioni, emozionandosi, come un burattinaio che, non visto dal pubblico, muove delle appariscenti marionette, quando vede un proprio scritto avere successo, anche se il nome posto bene in vista in copertina non è il suo.
    La trama del libro si svolge tra il Brasile e Budapest, città in cui José arriva da straniero ma in cui finisce per sentirsi a casa mentre, pian piano, inizia a padroneggiarne la lingua “come una madre che si fosse scelta”; mentre vediamo il protagonista spostarsi da un luogo all’altro, assistiamo alla nascita, al declino e ai ritorni di fiamma vissuti con due donne, Vanda e Kriska, una per ogni città.
    Proprio le due storie d’amore vissute da José testimoniano la sua incapacità di vivere pienamente una vita normale e la sua tendenza a dividersi tra due mondi, due lingue due donne, due città, due vite, forse perché incapace di concedersi totalmente a qualcuno, forse per deformazione professionale, per la sua abitudine a immedesimarsi in personaggi diversissimi tra loro.
    Alla fine José sarà costretto a compiere una scelta, ad appropriarsi di una sola lingua con cui esprimersi, e Chico Buarque conclude il romanzo rivelando la sua formazione da cantautore: come in ogni canzone di stampo cantautorale che si rispetti, l’ultima strofa nasconde una sorpresa per chi l’ascolta.

    ha scritto il