Buddenbrooks

en familjs förfall

By

4.3
(3731)

Language: Svenska | Number of Pages: 661 | Format: Others | På andra språk: (andra språk) English , German , Italian , French , Dutch , Spanish , Catalan , Romanian

Isbn-10: 9100111953 | Isbn-13: 9789100111953 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

Do you like Buddenbrooks ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Bokbeskrivning
Sorting by
  • 4

    Per me è stato lento e bellissimo

    Un libro davvero eccezionale, premettendo che non sono un'appassionata di questo genere improntato alla quotidianeità della vita dei personaggi. La storia si snoda in modo elastico, le descrizioni onn ...fortsätt

    Un libro davvero eccezionale, premettendo che non sono un'appassionata di questo genere improntato alla quotidianeità della vita dei personaggi. La storia si snoda in modo elastico, le descrizioni onnipresenti ed abbastanza lunghe non appesantiscono la lettura. I personaggi sono ben inquadrati e le loro interazioni sono molto umane (ricche di litigi, problematiche comuni e non).
    La cosa che più mi ha sconvolta durante la lettura di questo libro è stata la scioltezza con cui mi sono ritrovata triste: triste per i protagonisti e per il loro destino tragico, quando fino ad un attimo prima non avevo realizzato come effettivamente la famiglia stesse percorrendo un burrone senza via di ritorno.
    Nonostante la malinconia, il dispiacere e la tristezza ho concluso questo libro molto arricchita.

    sagt den 

  • 5

    Servono le ferie perchè dà dipendenza

    Bruciato in 12 giorni di lettura pazza e disperatissima; letteralmente non ero in grado di staccarmene fino alla fine. Geniale...

    sagt den 

  • 5

    Tanto di cappello!

    Alcuni grandi romanzi, per motivi indipendenti dalle loro qualità, vuoi per pregiudizi, periodici stati d’animo, fuorvianti aspettative, eccetera, pur sprigionando, ad una prima lettura, lo splendore ...fortsätt

    Alcuni grandi romanzi, per motivi indipendenti dalle loro qualità, vuoi per pregiudizi, periodici stati d’animo, fuorvianti aspettative, eccetera, pur sprigionando, ad una prima lettura, lo splendore astrale che irradia dalle loro pagine, vengono distrattamente declassati i a luce riflessa. Soltanto più tardi, tempo dopo averlo riposto, la voce dell' autore continua a sussurrarti dallo scaffale, e, senza nemmeno accorgertene, riprendi il libro sfogliandone compulsivamente le pagine per ritrovare le parole e i passaggi che, come il nostro cibo preferito, sappiamo già quale profonda voluttà daranno al nostro intelletto.
    Nel mio caso, il corpo celeste che si è frapposto tra me e i Buddenbrook per eclissarne parzialmente lo splendore è stato Emile Zola (che a conti fatti non vale il calamaio di Mann). Con una descrizione ossimorica che mi è cara definisco Zola un sopraffino compositore di decadenza. Qualche tempo prima di ritrovarmi il volume di Mann tra le mani - fortuito incontro in libreria, non ne avevo mai sentito parlare -avevo avuto fortuna con alcune letture dell’autore francese (soprattutto Nanà e l’Assomoir), e, nel venire a sapere che Mann, previa stesura del suo romanzo d’esordio, si era dedicato alla lettura dell’intero ciclo dei Rougon-Macquart col chiaro intento di appropriarsi dell’abilità di Zola di rendere palpabile la rovina in tutte le sue forme, mi ero accostato all’opera tedesca per ritrovare la vertigine della caduta; salvo poi provarne soltanto una sensazione attutita. Sarà perché Mann intramezza alla narrazione (quasi fosse una colpa o un difetto!) attente analisi dei personaggi, i cuoi processi psicologici, con efficace credibilità, vengono sezionati al microscopio con piglio scientifico. Dovevo essere ancora un lettore mediocre ed ingenuo per aver pensato all’epoca che un tal pregio (di norma esaltante) fosse di ostacolo al processo putrefattivo (tanto vivido in Zola) ciecamente ricercato per deliziare il mio gusto dell’orrido. Perché se c’è un appunto che può essere mosso a Zola (e a tutta la letteratura naturalista) è proprio il freddo distacco dai personaggi, depredati di una manifesta vita interiore, ridotti a sagome ritagliate nella carta (diciamo pure che l’approfondimento psicologico non rientra tra i talenti di Zola, basti pensare al goffo risultato avuto con La Bestia Umana).

    Dunque cos’è che Thomas Mann fa con i Buddenbrook? In apparenza semplicemente raccontare la progressiva disfatta economica e morale di una facoltosa famiglia borghese tramite lo stilema collaudato della saga familiare. Ma facendo diversi passi indietro per acquistare una visione d’insieme ci si accorge di un disegno ben più impressionante. Sulla soglia del IXX secolo in procinto di chiudersi, Mann, mettendo a punto il suo armonioso stile (la scrittura, cadenzata dai leitmotiv mutuati dagli spartiti di Wagner, è potente, raffinata, meravigliosamente composta), attinge mattoni e ispirazioni dalle correnti letterarie sorte e stabilitesi ai quattro angoli d’Europa nel secondo cinquantennio, mescolando realismo e naturalismo francesi, narrativa scandinava, psicologia russa e filosofia tedesca per sublimarli in un uniforme monumento letterario, opera d’arte con in più una personale dimensione intimista, che, con un occhio puntato sul substrato sociale, quasi accidentalmente assume una dirompente carica simbolica assurgendo ad emblema dell’intera classe borghese in agonia.

    In una prima parte del romanzo, dove il nome dei Buddenbrook risplende con una forza che si riflette su tutta la comunità di Lubecca, la protagonista indiscussa è Toni, personaggio contro cui si possono sollevare alcune riserve per via della sua frivolezza, e che proprio per questa sua incapacità a porsi domande e scrutarsi nell'animo, di guardare più in là dei dogmi borghesi di cui resterà l'unica devota sostenitrice tra i suoi fratelli e le future generazioni (Hanno), condurrà un'esistenza relativamente serena, cioè priva di laceranti tribolazioni interiori. Poi, alla lontana, l’autore si avvicina in punta di piedi a Tom le cui evoluzioni psicologiche affascinano e sbalordiscono, in lui acquista inesorabile vigore il tarlo del dubbio che poco alla volta lo divora dall’interno tarpando le ali all’ascesa dei Buddenbrook. Infine c’è Hanno, piccolo malaticcio e fragile, che trova sicuro rifugio nella musica, nell’arte tanto ostica al sempre meno pratico patriarca, e sulle cui esili spalle pesa la sopravvivenza della stirpe Buddenbrook destinata ad estinguersi.

    Trova ampio spazio uno dei temi più cari all’autore (anzi ne è forse il nucleo): il conflitto tra il mondo borghese a cui apparteneva e quello artistico a cui aspirava. Ma è interessante constatare che per Man, oppresso come era da un’educazione improntata al successo e all’accumulo di denaro, l’ago della bilancia non protende a favore dell’arte, anzi essa, talvolta, acquista una forma addirittura malsana, quasi patologica nelle sue diverse forme: Christian, nonostante abbia una spiccata delicatezza artistica, manca di talento e dissipa le proprie energie per mancanza di disciplina divenendo un gaudente fannullone, un embrione abortito d’artista. Tom vacilla su una corda sospesa tra due abissi, la sua crescente sensibilità non può trovare conforto tra i gelidi corridoi di pietra del mondo degli affari (brillantemente dominato per buona parte della sua carriera), ma nemmeno nell’arte di cui diffida (nonostante proprio la letteratura gli dia, contro il terrore della morte, una catartica boccata d’ossigeno che esaurirà nel corso di una notte); più di tutti verrà consumato e sfinito dal suo dissidio interiore. Infine Hanno, l'artista definitivo (complice la madre melomane che ne culla il talento) generatosi da germi tarati, il vertice di questa generazionale evoluzione spirituale, Hanno che dalla musica dissotterra frammenti di paradisi, che sui tasti di un pianoforte, come un dio fremente, riversa le ataviche e debordanti inquietudini per tramutarle in materia preziosa e pura.

    La sensibilità e l’introspezione (che per l'autore significano debolezza, involuzione, malattia) erodono dalle fondamenta la ditta e la famiglia Buddenbrook, l'istituzione borghese e, con un monito dalle risonanze funeste racchiuso nei desolanti destini di questi primigeni "inetti" che di lì a breve avrebbero fecondato la letteratura europea, la vita stessa.

    Con un omaggio all’intera letteratura ottocentesca del vecchio continente, Thomas Mann si congeda dal secolo appena estinto per accedere a quello nuovo ricoperto di tutti gli onori.

    sagt den 

  • 5

    La storia si sviluppa attorno a quattro generazioni della famiglia Buddenbrook, membri dell'alta borghesia di Lubecca.
    Il romanzo è caratterizzato dal termine cambiamento. Il cambiamento nelle condizi ...fortsätt

    La storia si sviluppa attorno a quattro generazioni della famiglia Buddenbrook, membri dell'alta borghesia di Lubecca.
    Il romanzo è caratterizzato dal termine cambiamento. Il cambiamento nelle condizioni della famiglia, nei personaggi e nel contesto socio-politico.
    Tony è stata il mio personaggio preferito. Rappresenta infatti un conflitto tra l'essere donna del tempo ed il volere di far valere la propria volontà. La definirei una persona conservatrice di facciata e liberale nel cuore.

    sagt den 

  • 4

    Una famiglia enorme che fallisce, crolla, un pezzo alla volta. Ed è proprio così, un passo alla volta i Buddenbrook commettono errori, e tutto quel clamore del loro fallimento non è poi così sincero. ...fortsätt

    Una famiglia enorme che fallisce, crolla, un pezzo alla volta. Ed è proprio così, un passo alla volta i Buddenbrook commettono errori, e tutto quel clamore del loro fallimento non è poi così sincero. La caduta non è annunciata, ma è logica. I Buddenbrook marciscono, le tende eleganti, la Sala dei Paesaggi, i pranzi sontuosi. Tutto marcisce, tutto se ne va, raccontato con un eleganza incredibile.

    sagt den 

  • 5

    Superbo romanzo che narra, attraverso quattro generazioni, l'ascesa, il progressivo declino e la decadenza sociale di una famiglia dell’alta borghesia mercantile di Lubecca del XIX secolo.

    Magistrale ...fortsätt

    Superbo romanzo che narra, attraverso quattro generazioni, l'ascesa, il progressivo declino e la decadenza sociale di una famiglia dell’alta borghesia mercantile di Lubecca del XIX secolo.

    Magistrale la descrizione dei personaggi sia dal punto di vista fisico che psicologico e del contesto storico e sociale del periodo.

    sagt den 

  • 3

    .....ma occorre prima di tutto la pura, forte, fervida, intatta, ancora non distrutta e intimidita fantasia di quel l'età' felice quando la vita ancora esita a toccarci, quando ne' dovere ne' colpa os ...fortsätt

    .....ma occorre prima di tutto la pura, forte, fervida, intatta, ancora non distrutta e intimidita fantasia di quel l'età' felice quando la vita ancora esita a toccarci, quando ne' dovere ne' colpa osano metterci le mani addosso, quando ci è permesso vedere, sentire, ridere, meravigliarci e sognare senza che il mondo ci chieda dei servigi....

    sagt den 

  • 4

    Uno di quei "romanzi-mondo" che non soltanto si fanno leggere ma anche "abitare", così che alla fine quasi ti rimangono come ricordi di vita vissuta, con la stessa vividezza e nostalgia.
    C'è già evide ...fortsätt

    Uno di quei "romanzi-mondo" che non soltanto si fanno leggere ma anche "abitare", così che alla fine quasi ti rimangono come ricordi di vita vissuta, con la stessa vividezza e nostalgia.
    C'è già evidente tutto il genio di Mann, godibilissimo nella descrizione dei caratteri (Antoine e Christian Buddenbrook i miei prediletti), degli ambienti, di quell'atmosfera sottilmente aristocratica e discosta dal reale che prelude a certi suoi futuri "incantamenti"; per non parlare di due o tre agonie narrate in modo magistrale, efficacissime e angosciose, che in generale io trovo siano uno dei "pezzi forti" di Mann - non faccio nomi per non spoilerare, ma ci son delle morti nei suoi romanzi così orribilmente splendide da leggere!

    Tuttavia, nella mia personale "classifica" non raggiunge la grandiosità de La montagna incantata, libro del cuore: non mi ha destato pari entusiasmo, forse anche a causa di certe "immaturità" di stile e costruzione peraltro assai scusabili, considerato che I Buddenbrook è un romanzo tutto sommato giovanile (pubblicato quando Mann aveva 26 anni e scritto, se non erro, intorno ai 23) e tra le due opere ci corrono oltre vent'anni.
    Ma insomma, ci siamo intesi: è uno scontro tra titani.

    -- «Che cosa finirà? Che cosa si dissolverà? Questo corpo... questa personalità e individualità, questo goffo, caparbio, difettoso e odioso ostacolo a essere qualche cosa di diverso e di migliore!
    Non è ogni uomo un errore, un passo falso?»
    --

    sagt den 

  • 5

    Quando leggo un classico è come se tornassi a casa, molto stile Hogwarts will always be there to welcome you home.
    Non dico che li amo tutti allo stesso modo, qualche eccezione c'è, ma con la famiglia ...fortsätt

    Quando leggo un classico è come se tornassi a casa, molto stile Hogwarts will always be there to welcome you home.
    Non dico che li amo tutti allo stesso modo, qualche eccezione c'è, ma con la famiglia Buddenbrook sentivo che non ci sarebbe stata nessuna eccezione.

    I Buddenbrook: decadenza di una famiglia ha un sottotitolo che già di per sé è uno spoiler (tra l'altro, consiglio caldamente di non avvicinarsi alle quarte di copertina o alla trama di quest'edizione). È un romanzo che narra, attraverso quattro generazioni, l'ascesa e il declino di questa famiglia di commercianti che si è fatta da sé. Naturalmente tu, lettore previdente, con un sottotitolo del genere, stai in agguato aspettando l'input per questo declino. Quando inizia la decadenza? Io questo momento non l'ho individuato, non c'è un'azione o un fatto che danno il via alla decadenza di questa famiglia borghese, ma forse il risultato di anni e anni di cambiamenti nel modo di vivere e di vedere le cose, oltre alla mano di Thomas Mann, ovvio.
    Mi piacciono le saghe famigliari, mi piace vedere come si evolvono i personaggi nel tempo, anche se questo vuol dire inevitabilmente vedere la fine di buona parte di loro. Impossibile non affezionarsi. C'è quasi una trepidante attesa nel sapere quando Tony Buddenbrook finirà di considerarsi un'oca - forse la frase più ripetuta dell'intero romanzo -, se riuscirà mai ad azzeccare un matrimonio, o quante volte il dottor Grabow consiglierà un po' di piccione e un po' di pane bianco. Tanti personaggi, ognuno caratterizzato alla perfezione e con i suoi tratti distintivi e le sue abitudini. I personaggi che emergono maggiormente sono Thomas, Tony e il piccolo Hanno, tre personaggi ben diversi. Thomas è l'erede, quello che ha sulle spalle la famiglia e che è più tormentato del fratello Christian, che comunque porta con sé una buona dose di ipocondria. Tony invece appare sempre come la più forte, è orgogliosa del cognome che porta e proprio questo cognome da tenere alto l'ha spinta a prendere decisioni che forse non avrebbe mai preso. Molte volte sono stata in disaccordo col suo modo d'agire, ma la reputo comunque il mio personaggio preferito. In un certo senso, quando penso al nome Buddendrook, penso prima a lei che al fratello Thomas. Infine c'è Hanno, bambino e adolescente dotato di una tenerezza infinita e molto sensibile. Man mano che Hanno cresce e mostra le sue inclinazioni, è evidente questo distacco di ideali dalla famiglia Buddenbrook. Le parti dedicate a lui sono state le più difficili da leggere, per vari motivi che non sto qui a spiegare per non dire troppo.

    Un libro assolutamente da leggere, anche se prima di iniziarlo ho aspettato molto perché quando senti le parole "classico tedesco" ti immagini chissà quale pesantezza.

    sagt den 

  • 5

    I Buddenbrook, sinfonia per un declino.

    “Cos’è… cos’è?”. Così inizia la sinfonia dei Buddenbrook.
    Nel crescendo orchestrale di sapore wagneriano la borghese famiglia scivola verso il disfacimento. Il primo movimento esprime la soddisfatta ...fortsätt

    “Cos’è… cos’è?”. Così inizia la sinfonia dei Buddenbrook.
    Nel crescendo orchestrale di sapore wagneriano la borghese famiglia scivola verso il disfacimento. Il primo movimento esprime la soddisfatta gaiezza del vecchio Johann e la determinazione del “console” suo figlio, politico oltre che commerciante.
    Il secondo movimento ha quattro temi distinti che talvolta si uniscono, si fondono, s’allontanano, s’incontrano e si respingono. Ed ecco l’impalpabile Clara che svanisce senza aver mai dato consistenza al suo esistere; la sfortunata Tony che vive d’illusioni e apparenze; Christian, scomodo, ambiguo e imbarazzante, caricatura di ciò che vorrebbe ma non può essere; Thomas vanitoso e ossessionato dall’aspetto e dal successo, consapevole del declino ma attento a nasconderlo. Il “senatore” Thomas che tanto disprezza il fratello, ma che come lui indossa la maschera.
    Il terzo movimento è tutto per Gerda, moglie di Thomas. Gerda ha un dono che ai Buddenbrook è negato: l’attitudine alla musica. Dono che trasmette al piccolo Hanno. Ed è questo dono che rende il bambino diverso e lo allontana dal mondo degli affari. Thomas ne è consapevole, sente che la musica impedirà a suo figlio di dare continuità a ciò che egli cerca di mantenere in vita. Divina e diabolica, carnale e mistica, tempestosa e dolce, sarà la musica a prendere per mano il giovane Hanno. Per sempre.
    Ma non prima ch’egli abbia dato inizio con “un lento, inarrestabile crescendo, un’affannosa ascesa cromatica di selvaggio, irresistibile struggimento, repentinamente interrotto da improvvisi pianissimi, spaventosi e istigatori, come uno scivolare del terreno sotto i piedi e un immergersi nella bramosia…” all’ultimo movimento della sinfonia dei Buddenbrook.

    «È così!». il sipario si chiude.

    Fine della famiglia Buddenbrook, decadimento della borghesia, sfacelo dell’occidente.
    Basta grattare appena appena la superficie della narrazione per scoprirne la profondità dell’analisi politica, sociale, culturale. E basta tendere l’orecchio della mente per entrare nel vortice della musica che accompagna l’opera manniana.
    Molto bella la traduzione di Silvia Bortoli.

    sagt den 

Sorting by