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Buio a mezzogiorno

By Arthur Koestler

(50)

| Mass Market Paperback

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Book Description

77 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Senza tesi

    E senza ipotesi. I romanzi che preferisco, quelli che riescono a farti riflettere fino all'ultima pagina e ti lasciano con un senso di compiutezza pur non avendo risposto a nessuna delle cento domande che sollevano. Cinico e tenero.

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    Ginny said on Aug 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Buio a mezzogiorno è un libro bellissimo anche se non sempre di facile lettura soprattutto nella parte finale dove c'è una vera e propria dissertazione sui principi del comunismo e le cause del suo insuccesso, peraltro molto interessante. Come atmosf ...(continue)

    Buio a mezzogiorno è un libro bellissimo anche se non sempre di facile lettura soprattutto nella parte finale dove c'è una vera e propria dissertazione sui principi del comunismo e le cause del suo insuccesso, peraltro molto interessante. Come atmosfera e descrizione del sistema totalitario mi ha ricordato molto 1984 di Orwell, di cui consiglio la lettura

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    Riccardo Brazzo said on Aug 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Il bolscevico nel suo labirinto

    E' forse un paradosso in termini questo romanzo: è possibile trovare una giustificazione razionale alla propria insensata condanna a morte? La cifra fondamentale di questo libro è questa, questo il dilemma in cui si trova il leader bolscevico Rubasci ...(continue)

    E' forse un paradosso in termini questo romanzo: è possibile trovare una giustificazione razionale alla propria insensata condanna a morte? La cifra fondamentale di questo libro è questa, questo il dilemma in cui si trova il leader bolscevico Rubasciov incarcerato in un clima di purghe staliniane. La narrazione risulta viva e di grande potenza quando ci descrive l'interazione del prigioniero con il mondo esterno - la comunicazione con i compagni di prigionia; gli interrogatori, veri snodi narrativi; gli eventi del passato di Rubasciov. Invece quando l'autore tenta di entrare nella testa del prigioniero sembra trasformarlo in una voce narrante, un megafono per costruire una critica storicistica, razionalista e profondamente marxista (ancora!) dell'assurdità del terrore staliniano. E quindi Koestler tenta di spiegare l'inspiegabile, di sondare l'insondabile, di trovare una ragione in ciò che razionalità più non ha (se mai la ha avuta). E queste sono le parti del romanzo invecchiate peggio: se per contestare la teorizzazione estrema ed assoluta di ogni agire politico, anche il più efferato, si usano gli stessi strumenti (analisi razionalista e storicistica come in un trattato teorico) non c'è via di uscita.
    Ormai per noi, figli del pensiero debole, l'insensato e l'assurdo sono moneta comune del mondo….

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    Habemus_Apicellam said on Jun 17, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E’ raro che un romanzo avvinca in modo così pregnante. Lascia stupefatti l’intrico nel quale viene a trovarsi invischiato il protagonista, staliniano caduto in disgrazia, e non solo lui...: un orrendo mare di assurda crudeltà raccontata con la classe ...(continue)

    E’ raro che un romanzo avvinca in modo così pregnante. Lascia stupefatti l’intrico nel quale viene a trovarsi invischiato il protagonista, staliniano caduto in disgrazia, e non solo lui...: un orrendo mare di assurda crudeltà raccontata con la classe di un altissimo scrittore e la lucidità di un intellettuale potente.

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    Daria49 said on May 24, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Da leggere in accoppiata a "La scheggia" di Zazubrin. Questi due libri sono in un certo senso complementari, la trama è pressochè identica, però mentre uno (Zazubrin) è un pugno nello stomaco, fa star male fisicamente, l'altro è più riflessivo e psic ...(continue)

    Da leggere in accoppiata a "La scheggia" di Zazubrin. Questi due libri sono in un certo senso complementari, la trama è pressochè identica, però mentre uno (Zazubrin) è un pugno nello stomaco, fa star male fisicamente, l'altro è più riflessivo e psicologico. In uno la violenza è esplicita, non viene nascosto niente, nell'altro non si vede mai, ma si respira. Insomma, due facce della stessa medaglia, necessarie entrambe per comprendere il fenomeno.

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    Eugen said on Apr 17, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    E’ stata un’esperienza di lettura emozionante ed intensa, tanto che quando ho finito di leggere questo lavoro di Koestler mi sono domandata come ho fatto a non averlo affrontato prima.
    Tralascio gli aspetti ideologici e di denuncia insiti nel testo ...(continue)

    E’ stata un’esperienza di lettura emozionante ed intensa, tanto che quando ho finito di leggere questo lavoro di Koestler mi sono domandata come ho fatto a non averlo affrontato prima.
    Tralascio gli aspetti ideologici e di denuncia insiti nel testo e che hanno scatenato negli anni considerazioni e polemiche contrapposte; in questo momento non mi interessano perché, a mio parere, l’aspetto più importante è il contenuto del testo, la sua stesura, il suo stile.
    Lucido, logico e razionale il protagonista Rubasciov, alto dirigente del Partito, oggetto di una delle tante epurazioni staliniane, vive e rivive nella sua mente durante i giorni che trascorre in cella il suo passato di rivoluzionario, la sua fede assoluta nella giustezza delle idee propugnate dalla Rivoluzione, alle quali è ancorato e che non rinnega, e poi le sue azioni, le sue decisioni spesso così inflessibili nei confronti altrui perché miranti al trionfo dell’IDEA, che lo portarono in altri momenti ad essere lui l’Inquisitore, il Carnefice di vittime innocenti… Ma “la Storia non conosce né scrupoli né esitazioni”… “La storia sa dove va, perché non commette mai errori”i!!! Quindi chi rappresenta un ostacolo rispetto alla storia, rispetto alla linea del Partito, rispetto al trionfo dell’IDEA deve essere schiacciato. Di tutto questo Rubasciov hanno pienamente coscienza. Ma qualcosa nel suo passato o nel suo presente emerge in maniera assolutamente inopportuna! Tutto quanto lui ha creduto valido e senza discussione subisce un’incrinatura come un pezzo di ghiaccio che si rompe. All’improvviso si accorge che al NOI granitico del partito è subentrato un IO che pensa e ragiona, riflette sulle proprie ed altrui azioni e magari emette anche una parvenza di giudizio morale! Ecco basta questa piccola deviazione grammaticale a cambiare tutto. E allora il carnefice diventa la vittima, perché ormai dentro il suo animo si sono già tragicamente scontrati il “fine” con il “mezzo”, il contrasto tra il valore della singola vita umana rispetto alla maggiore importanza del valore della Storia.
    Quanto ho sopra scritto forse non rende bene la drammaticità della storia e la sua peculiarità. L’aspetto più sorprendente ed anche tragico infatti, non è tanto la conclusione che il protagonista stesso dà per scontata, quanto l’immedesimarsi tra lui, imputato e vittima e il ruolo dell’inquisitore, di cui Rubasciov intuisce sempre le mosse, perché anche lui avrebbe agito così, in quanto possedeva lo stesso metro di giudizio che viene ora applicato a lui
    l romanzo è crudo, direi agghiacciante, soprattutto perché svela con incredibile sagacia i meccanismi disumani di qualsiasi regime totalitario.

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    elettra said on Dec 17, 2013 | 1 feedback

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