Buio a mezzogiorno

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore (Oscar 44)

4.2
(617)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 294 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Ceco , Greco , Portoghese

Isbn-10: A000012329 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Monicelli

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 4

    questo libro riesce in un'impresa impossibile: l'orrore dello stalinismo non solo descritto ma spiegato e in qualche modo razionalizzato da un personaggio che non solo è il ritratto di coloro che batt ...continua

    questo libro riesce in un'impresa impossibile: l'orrore dello stalinismo non solo descritto ma spiegato e in qualche modo razionalizzato da un personaggio che non solo è il ritratto di coloro che battendosi per la rivoluzione furono poi rimossi (come la foto con i padri fondatori della rivoluzione che più volte ritorna nel libro: metafora azzeccata in un libro che in fondo di metafore fa a meno, basta raccontare la realtà per mostrare scenari kafkiani) ma anche lo specchio interiore -forse- dello stesso autore, che in quei valori aveva creduto ma che ha il coraggio di mettere nero su bianco cosa stava accadendo.

    ha scritto il 

  • 5

    IO

    Buio a mezzogiorno è un libro sull’ideologia. E’ un libro bellissimo che contrappone, almeno in un primo momento due persone provenienti dallo stesso credo politico, due amici, due uomini con una inte ...continua

    Buio a mezzogiorno è un libro sull’ideologia. E’ un libro bellissimo che contrappone, almeno in un primo momento due persone provenienti dallo stesso credo politico, due amici, due uomini con una intelligenza e un modo di ragionare simile, così simile che al lettore appare un caso che uno, Ivanov, sia da una parte e l’altro, Rubasciov, in cella. Si capisce che l’accusa per Rubasciov è di stortura ideologica in quanto i fatti che gli vengono contestati, primo tra tutti l’intenzione di uccidere il n° 1, sono evidentemente falsi. D’altra parte si capisce come seguendo la logica a filo di spada dell’ideologia sia indispensabile che molte teste cadano. Teste la cui importanza è pari a zero, in quanto cosa può contare un individuo rispetto a una idea? Niente, risponderebbero i teorici di qualsiasi ideologia dai comunisti stalinisti, ai nostri brigatisti di qualsiasi colore. L’idea che l’individuo conti è legata alla religione e all’etica. Per questo uno dei capitoli inizia con due frasi: una presa dal Vangelo e una da Macchiavelli: due modi di vedere il mondo contrapposti e inconciliabili. Ma trovandosi dall’altra parte, cioè dentro una cella, Rubasciov riconsidera l’io, l’etica a danno dell’ideologia, qualsiasi sia l’ideologia. E in un certo senso l’autoaccusa bellissima di Rubasciov che decide di dichiararsi colpevole di tutti i delitti che gli sono contestati, contiene l’ammissione implicita di questo errore e la sola giustificazione davanti alla storia di non avere cercato scusanti e attenuanti per sé. Anzi. In un certo senso l’accettazione della condanna è l’ammissione di una colpa verso il popolo. Rubasciov ha come dire il senso dell’onore. Un profondo senso dell’onore.
    Bellissima l’immagine suggerita da Ivanov di Dio e Satana che si contendono l’anima di San Rubasciov, dato che Rubasciov è un cultore della purezza ideologica, non è uomo che cerchi vantaggi o sconti, quindi un santo laico dato che religioso non è. Dio mangia la minestra dell’esercito della salvezza, mentre Satana è un’asceta, un matematico, uno che vive secondo le leggi del Macchiavelli, che legge Macchiavelli, Marx e Hegel, costretto a massacrare milioni di persone perché non ci siano più massacri in virtù della sua logica senza pietà. Infatti quello che manca a Satana non è l’intelligenza ma l’amore e quindi la comprensione empatica del mondo.
    “C’era un errore nel sistema; forse consisteva nel precetto, ch’egli aveva considerato finora incontestabile, in nome del quale egli finora aveva sacrificato gli altri ed ora egli stesso veniva sacrificato: nel precetto che il fine giustifica i mezzi. Era questa frase che aveva ucciso la grande fraternità della rivoluzione e gettato tutti allo sbaraglio. Che cosa aveva scritto egli una volta nel suo diario? “Abbiamo gettato a mare tutte le convenzioni,la nostra sola guida è quella della logica conseguente; navighiamo senza zavorra etica.”
    Forse la radice del male era tutta qui. Forse non s’addiceva all’umanità navigare senza zavorra. E forse la ragione soltanto era una bussola difettosa, che faceva seguire una rotta così tortuosa da fare sparire nella nebbia il punto di approdo”.
    Se il libro è bellissimo nel finale quasi supera se stesso trasferendo una situazione inquadrabile da un punto di vista storico politico su un piano più universale. Un romanzo bellissimo, intellettuale, difficile perché basato su pochi fatti e su un bisogno profondissimo di riflettere su un periodo storico e le sue storture.

    ha scritto il 

  • 4

    La dissoluzione dell'individuo.

    Rubasciov è frazione, non ha una sua individualità. E quando questa cerca di emergere, le ragioni di Stato - o del Partito - gli ricordano la sua appartenenza alla massa silente, ai cervelli da spegne ...continua

    Rubasciov è frazione, non ha una sua individualità. E quando questa cerca di emergere, le ragioni di Stato - o del Partito - gli ricordano la sua appartenenza alla massa silente, ai cervelli da spegnere in caso di autonomia. Perchè non può esistere il libero pensiero in una società che decide per tutti, anche e soprattutto nei casi di evidente contraddizione. Povero Rubasciov, e povera Rivoluzione. La discesa nell'abisso che diventa coscienza di sè, nell'annullamento di ogni anelito di libero arbitrio. Una tragedia annunciata.
    Libro ostico, che richiede attenzione su ogni singolo concetto espresso, ma proprio per questo adatto a risvegliare coscienze.

    ha scritto il 

  • 4

    L'autore si ispira a vicissitudini personali. Questo libro offre parecchi spunti di riflessione su certi aspetti del regime comunista che forse non sono noti a tutti. davvero interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    Grande romanzo. Grande letteratura. Romanzo ingiustamente poco noto rispetto a "1984" e autore poco conosciuto rispetto a Solgenitsin o altri dissidenti. Questo libro merita di stare fra i testi migli ...continua

    Grande romanzo. Grande letteratura. Romanzo ingiustamente poco noto rispetto a "1984" e autore poco conosciuto rispetto a Solgenitsin o altri dissidenti. Questo libro merita di stare fra i testi migliori del Novecento letterario; e ho scritto letterario non casualmente perché questo libro non si occupa "solo" di politica, ma è una riflessione sui guasti e le aberrazioni di tutti i poteri dittatoriali. E non neanche inattuale, visto che, a quanto pare, ogni secolo ha il totalitarismo che si merita...

    ha scritto il 

  • 5

    Risentimento profondo, amarezza senza fine, altalenante disperazione nonché disagio morale per la pochezza umana suonano la campana a morto dell'utopia politica. Costruito secondo un disegno solo in ...continua

    Risentimento profondo, amarezza senza fine, altalenante disperazione nonché disagio morale per la pochezza umana suonano la campana a morto dell'utopia politica. Costruito secondo un disegno solo in apparenza semplice, Buio a mezzogiorno si muove in un crescendo continuo fino alla resa dei conti finale, attraverso i pensieri e le storie del protagonista (Rubashov) oltre che di numerosi altri personaggi, spesso descritti con poche e rapide pennellate che si rivelano sempre definitive. La vita carceraria di un alto funzionario del Partito accusato di tradimento, nel periodo delle grandi purghe staliniane, è affrescata come pochi grandi scrittori hanno saputo fare - Dostoevskij, Solzenicyn, Genet.....- e vi si legge il tratto inconfondibile dell'autenticità. La prigione diventa un luogo dove bene e male si svuotano di significato e le voci di dentro, venate di un'ironia beffarda che spesso si trasforma senza soluzione di continuità in struggente malinconia, diventano nemesi nonché metafora del dolore intellettuale e della brutalità umana.

    ha scritto il 

  • 5

    "La logica della storia ordinava che più il regime si stabilizzata, piu dovesse diventar rigido, allo scopo di impedire alle enormi forze dinamiche scatenate dalla Rivoluzione di volgersi verso l'int ...continua

    "La logica della storia ordinava che più il regime si stabilizzata, piu dovesse diventar rigido, allo scopo di impedire alle enormi forze dinamiche scatenate dalla Rivoluzione di volgersi verso l'interno e far scoppiare in aria la Rivoluzione stessa.

    Il Partito deve essere fuso come in una colata, tutto cieca disciplina e fiducia assoluta."

    Questo è il Comunismo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un ulteriore capitolo della assurdita' del totalitarismo

    Forse non all'altezza della fama che ha, o aveva, il llibro e' tuttavia un esempio, tra alltri, di narrazione asciutta e tremenda dell'assurdita' del sistema totalitario dell'Unione Sovietica;si svolg ...continua

    Forse non all'altezza della fama che ha, o aveva, il llibro e' tuttavia un esempio, tra alltri, di narrazione asciutta e tremenda dell'assurdita' del sistema totalitario dell'Unione Sovietica;si svolge interamente in carcere e cio' aggiunge squallore alla storia,

    ha scritto il 

  • 5

    La storia ci ha insegnato che spesso la menzogna la serve meglio della verità

    Nella Russia negli anni '30, un funzionario del Partito, Rubasciov, è arrestato e sottoposto ad una tortura psicologica e ad estenuanti interrogatori per fargli ammettere colpe che in realtà non ha ma ...continua

    Nella Russia negli anni '30, un funzionario del Partito, Rubasciov, è arrestato e sottoposto ad una tortura psicologica e ad estenuanti interrogatori per fargli ammettere colpe che in realtà non ha mai commesso.

    Quale è l'accusa? Di essere un controrivoluzionario. Di tradire gli ideali del Partito.
    Tanti indizi, anche se assurdi, lo accusano e ogni suo comportamento, gesto o parola detta o non detta non fa che peggiorare la sua situazione e dimostrare la sua colpevolezza.

    "La storia ci ha insegnato che spesso la menzogna la serve meglio della verità..."

    Perché tutto questo? Il gruppo dirigente del Partito, stretto intorno a Stalin, sta sterminando le file dei rivoluzionari della prima ora, ritenuti negativi per l'ideologia stalinista. E ritiene di avere bisogno di una parvenza di legalità istituendo processi farsa in cui fa dire ai presunti traditori del popolo, con la coercizione, quello che vuole.

    La grandezza e l'interesse del libro non è tanto nella trama, che è semplice, lineare, brutale e anche, se vogliamo, prevedibile, quanto tutto l'insieme di considerazioni sul Partito, sul governo, sulle masse, sull'utopia di una ideologia.

    "L'io era sospetto. Il Partito non ne riconosceva l'esistenza. La definizione dell'individuo era: una moltitudine di un milione divisa per un milione. Il Partito negava la libera volontà dell'individuo e nello stesso tempo ne esigeva il volontario olocausto".

    Rubasciov nella solitudine della sua cella, camminando avanti e indietro per ore e ore, rivede la sua vita, ripensa alle sue esperienze, analizza le proprie scelte, i propri valori. E alla fine si convince che non può sfuggire ad un destino che è già scritto: dovrà dichiararsi colpevole per far sopravvivere il Partito, per dimostrare che la controrivoluzione è perdente.

    Colpevole di cosa? Di aver usato la sua testa, chiedendosi il senso degli ideali rivoluzionari, se sia giusto che solo pochi stabiliscano la linea del Partito, se sia corretta l'eliminazione di chi interferisce con tale linea.

    "I motivi individuali non contavano per il movimento. La coscienza di Rubasciov non aveva alcuna importanza per esso né si curava di ciò che aveva luogo nella sua mente e nel suo cuore. Il Partito conosceva un solo delitto: l'allontanarsi dal corso prestabilito; e un solo castigo: la morte. La morte non era un mistero nel movimento; non c'era nulla di esaltato in essa: era la logica soluzione a divergenze politiche."

    Arthur Koestler, che abbandonò il partito comunista proprio in seguito alle grandi purghe e deportazioni staliniane, racconta con estrema precisione il conflitto interiore di chi si dibatteva tragicamente tra il fine, l'ottenimento di una società più giusta, e il metodo, tra le ragioni della singola vita umana e quelle "superiori"della storia.

    "La Storia non conosce né scrupoli né esitazioni, scorre, inerte e infallibile, verso la sua meta. Ad ogni curva del suo corso lascia il fango che porta con sé i cadaveri degli affogati. La Storia sa dove va. Non commette errori. Colui che non ha una fede assoluta nella Storia non è nelle file del partito".

    Le masse hanno bisogno di essere guidate, in virtù del fatto che non sono in grado di capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Hanno bisogno di favole, falsità, invenzioni, miracoli, perché stupide? Necessitano della guida di pochi colti eletti? Ci sono disegni superiori che per essere perseguiti richiedono la costruzione di menzogne collettive?

    Tante domande. Ovviamente le risposte stanno a noi...

    ha scritto il 

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