Bullet park

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica)

3.7
(242)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Russo , Tedesco

Isbn-10: 8807723581 | Isbn-13: 9788807723582 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: De Simone V.

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Eliot Nailles e Paul Hammer: due uomini, due archetipi prigionieri della cabala del loro cognome (nail e hammer sono, in inglese, rispettivamente chiodo e martello). Uno è un marito innamorato e un padre affettuoso, l'altro un bastardo psicotico, perduto in un mondo che non sa che farsene di tipi come lui. La culla del loro dramma magnetico e irresistibile è il sobborgo di Bullet Park, ancora una volta un nome simbolico (bullet, proiettile) che ospita un'ossessione - quella di Hammer per il "sacrificio" di una vittima predestinata - e allo stesso tempo è la culla di quella media borghesia, americana ma non solo, che Cheever ha ritratto come nessun altro. Un romanzo compatto, feroce, comico e straziante da uno dei maestri della narrativa americana del Novecento.
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  • 3

    E' un ritratto spietato dell'America dei sobborghi che gravitano intorno alle grandi città (un po' tipo la nostra Brianza per intenderci). Le persone non hanno problemi economici, ma le loro vite sono ...continua

    E' un ritratto spietato dell'America dei sobborghi che gravitano intorno alle grandi città (un po' tipo la nostra Brianza per intenderci). Le persone non hanno problemi economici, ma le loro vite sono vuote, irrisolte. I personaggi riversano le loro incompletezze nei familiari, nell'alcol, nella ricerca di uno scopo folle. Un compendio di normali vite tragiche.
    Il romanzo è stato scritto negli anni Sessanta, ma non credo che a livello umano la situazione sia poi cambiata.

    ha scritto il 

  • 3

    L'american way of life (dels 50-60) que John Cheever ens descriu a Bullet Park és d'allò més depriment. De forma realista i amb un to elevadament crític ens mostra com en un món d'aparador, la process ...continua

    L'american way of life (dels 50-60) que John Cheever ens descriu a Bullet Park és d'allò més depriment. De forma realista i amb un to elevadament crític ens mostra com en un món d'aparador, la processó va per dintre. Les aparences d'una zona residencial exemplar amaguen les misèries més inversemblants de la condició humana. Nailles i Hammer són dos exemples clars de que "en cada casa cuecen habas". Mentrestant, un univers de depressius, eufòrics, sonats, desequilibrats i bojos de tota mena, va desfilant per un món de normalitat només aparent.

    ha scritto il 

  • 1

    noioso e irritante

    Mai cognomi più azzeccati. Nailles è un chiodo nel c**o mentre hammer è una martellata sulle dita. Viene voglia di spararsi prima di arrivare alla fine.

    ha scritto il 

  • 3

    Un bel romanzo, nel complesso, meno schematico di quanto si potrebbe supporre (anche dalla quarta di copertina): Nailles non è il buono che soffre perché non riesce ad integrarsi del tutto, nonostante ...continua

    Un bel romanzo, nel complesso, meno schematico di quanto si potrebbe supporre (anche dalla quarta di copertina): Nailles non è il buono che soffre perché non riesce ad integrarsi del tutto, nonostante gli sforzi, in un mondo che non contempla le dafaillances; Hammer non è il signor Hyde; c'è del Cheever, e dell'America borghese, in entrambi, ovviamente (lo dice lui stesso nei Diari); l'ottusità amabile e l'irrequietezza paranoide si colgono in tutti e due i personaggi (e anche in quelli femminili di contorno: a proposito, perché la moglie di Nailles si chiama, cacofonicamente, proprio Nellie?), e così l'attitudine a risolvere i dilemmi con un atto di violenza (Nailles ne prova spesso l'impulso, Hammer tenta di metterlo in atto).
    Il romanzo soffre però come di un eccesso di simbolismo e sembra essere stato troppo pensato, ma è ricco di trovate, prima fra tutte quella psichedelica della stanza gialla: sarà anche figlia del proprio tempo (il libro è del 1969, e il primo figlio di Cheever stava nel movimento di contestazione al Vietnam), ma rimane un'imprevista variazione nell'immaginario cheeveriano che non si può dimenticare.
    Tre stelline e mezza.

    ha scritto il 

  • 3

    In a cafard mood

    Un Cheever tronco e amaro, che taglieggia l'attenzione del lettore con picchi calibrati di cinismo, ma la cui prosa sembra vittima dello stesso cafard che avvolge il ricco e depresso Paul Hammer. C'è ...continua

    Un Cheever tronco e amaro, che taglieggia l'attenzione del lettore con picchi calibrati di cinismo, ma la cui prosa sembra vittima dello stesso cafard che avvolge il ricco e depresso Paul Hammer. C'è un mood stagnante, alcolico, autodistruttivo senza requie, che annacqua inevitabilmente i personaggi rendendo i contorni della storia troppo grossolani. Rimane tuttavia il sentore di una fiamma segreta, la potenza indiscutibile dello scrittore qui forse lasciata un po' a mollo, che emerge tra un'invenzione e l'altra.
    Nota (molto) a margine: sulla scorta delle mie speculazioni sul pallino olfattivo di Cheever (v. recensione agli Wapshot), qui c'è un gustoso passaggio legato al "trasporto di odori" del gatto Schwartz che fa la spola tra due padroni.

    ha scritto il 

  • 2

    L'efficacia del martello, la sua capacità di infiggere un chiodo in un muro, in un'asse di legno, in una lastra di vetro, di riuscire a piegare, storcere, spezzare quel chiodo, dipende marginalmente d ...continua

    L'efficacia del martello, la sua capacità di infiggere un chiodo in un muro, in un'asse di legno, in una lastra di vetro, di riuscire a piegare, storcere, spezzare quel chiodo, dipende marginalmente dalla forza con la quale il colpo viene vibrato. Ben più importanti sono la precisione del gesto compiuto dalla mano che lo impugna e l'intenzione che ha giustificato l'atto e l'ha reso reale.

    ha scritto il