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Bullet park

By John Cheever

(166)

| Paperback | 9788807723582

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Book Description

Eliot Nailles e Paul Hammer: due uomini, due archetipi prigionieri della cabala del loro cognome (nail e hammer sono, in inglese, rispettivamente chiodo e martello). Uno è un marito innamorato e un padre affettuoso, l'altro un bastardo psicotico, per Continue

Eliot Nailles e Paul Hammer: due uomini, due archetipi prigionieri della cabala del loro cognome (nail e hammer sono, in inglese, rispettivamente chiodo e martello). Uno è un marito innamorato e un padre affettuoso, l'altro un bastardo psicotico, perduto in un mondo che non sa che farsene di tipi come lui. La culla del loro dramma magnetico e irresistibile è il sobborgo di Bullet Park, ancora una volta un nome simbolico (bullet, proiettile) che ospita un'ossessione - quella di Hammer per il "sacrificio" di una vittima predestinata - e allo stesso tempo è la culla di quella media borghesia, americana ma non solo, che Cheever ha ritratto come nessun altro. Un romanzo compatto, feroce, comico e straziante da uno dei maestri della narrativa americana del Novecento.

31 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Molto bella la prima parte, ma complessivamente il romanzo non mi ha convinta...

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    Gabrilu said on Jul 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    L'efficacia del martello, la sua capacità di infiggere un chiodo in un muro, in un'asse di legno, in una lastra di vetro, di riuscire a piegare, storcere, spezzare quel chiodo, dipende marginalmente dalla forza con la quale il colpo viene vibrato. Be ...(continue)

    L'efficacia del martello, la sua capacità di infiggere un chiodo in un muro, in un'asse di legno, in una lastra di vetro, di riuscire a piegare, storcere, spezzare quel chiodo, dipende marginalmente dalla forza con la quale il colpo viene vibrato. Ben più importanti sono la precisione del gesto compiuto dalla mano che lo impugna e l'intenzione che ha giustificato l'atto e l'ha reso reale.

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    alice said on May 22, 2014 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Sembrava l'ennesimo libro sulla middle class americana, ma dalla seconda parte la musica cambia molto. Il tono del libro è a tratti  fiabesco, quasi surreale.

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    Fafabio said on Jan 10, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Sotto la sottile buccia della normalità.

    Incudine e martello, dentro e fuori. I due protagonisti Nailles e Hammer sono l'uno di fronte all'altro come in uno specchio. Nailles rappresenta la normalità che copre il pozzo nero dell'inquietudine e Hammer rappresenta la follia manifesta: ma in ...(continue)

    Incudine e martello, dentro e fuori. I due protagonisti Nailles e Hammer sono l'uno di fronte all'altro come in uno specchio. Nailles rappresenta la normalità che copre il pozzo nero dell'inquietudine e Hammer rappresenta la follia manifesta: ma in fondo i due protagonisti sono fin troppo simili e vicini. Nailles ama moglie e figlio, è un uomo buono ma ha bisogno di un aiuto (chimico, cioè alcol e droga) per tirare avanti, per sopportare la sua vita ripetitiva, il treno che prende ogni mattina alla stessa ora, e ogni sera di ritorno, il suo lavoro (inutile) nel marketing di un noto collutorio, la malattia del figlio. (Come non pensare alla vita di Cheever e ai suoi problemi con l'alcool?)Hammer è stato abbandonato dai genitori fin da piccolo. Dalla madre Hammer prende, unica eredità, l'idea balorda di inchiodare qualcuno al portone della chiesa di un posto come Bullet Park. A un certo momento, senza apparente motivo, Hammer decide di sacrificare all'altare della chiesa di Bullet Park il figlio del povero Nailles. Il finale è mozza fiato.
    Cheever rappresenta benissimo l'inquietudine della società americana, la follia che è nascosta sotto ogni parvenza di normalità e che non è mai troppo lontana dalla normalità.
    Interessante la figura del santone che cura Tony, il figlio di Nailles, santo non grazie alla sua fede in Dio ma al suo rapporto equilibrato e d'amore con il mondo, rapporto che non passa attraverso il denaro e il possesso. In un certo senso danaro e possessi sono identificati come il veleno sociale, ammorbante ogni cosa fino a minacciare la salute mentale e l'equilibrio di ogni personaggio. I valori più sacri, la famiglia, l'amore per i figli non bastano a tirare avanti, schiacciati dal peso delle cose e dell'apparire. Fin dalle prime righe ci viene presentato il protagonista alla ricerca di una casa e la casa è nel romanzo un simbolo oscuro e minaccioso, vera proprietaria dei suoi proprietari sui quali pone un'etichetta sociale strappando loro il diritto a un'anima cioè a una vita interiore. La casa sancisce la supremazia dell'esteriorità sull'interiorità. La casa sembra avere un peso sulla malattia di Toni, sulla stanchezza di Nailles e ha un peso anche sulla malattia di Hammer (il colore delle pareti).
    Il libro è inquietante e fa riflettere su come la società snaturi l'uomo allontanandolo dagli affetti moralmente e materialmente cioè imponendogli ritmi, cadenze, doveri rituali cui non può sottrarsi, non così diversi dal rituale folle che Hammer vorrebbe nella sua pazzia imporre a Tony. L'uomo è in fondo veramente inchiodato all'altare della società moderna dove Dio tace proprio come Hammer vorrebbe inchiodare Tony all'altare della chiesa, vittima sacrificale e simbolica della società-tipo di Bullet Park.

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    Mario Inisi said on Oct 2, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Avevo altissime aspettative per questo libro, peccato che non siano state confermate. Trama interessante, ma troppo dispersiva su dettagli totalmente trascurabili. Peccato davvero.

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    Tiziana Vender said on Sep 19, 2013 | Add your feedback

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