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Buskashì

Viaggio dentro la guerra

By Gino Strada

(1032)

| Paperback | 9788807817472

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3 Reviews

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  • Se si può definire "bello" un racconto non fantasioso di come il mondo lontano da noi sia ingiusto e difficile. Un pugno nello stomaco.

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    Valedania said on Jan 8, 2012 about the Others edition | Add your feedback

  • Una bella lettura che ci avvicina alla realtà di quei luoghi ma che nello stesso momento ti rende cosciente dell'assurdità della Guerra in qualsiasi luogo essa sia presente.

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    Mdp said on Dec 24, 2011 about the Others edition | Add your feedback

  • Come faccio a criticare Gino Strada? Uno che ha dedicato la sua vita a salvare innocenti, rischiandola mille volte. Uno che si sacrifica ogni giorno vivendo in mezzo agli ultimi senza chiedere nulla in cambio. Uno così è un santo e io non ho né la sua competenza, né il suo coraggio. Posso provare a ... (continue)

    Come faccio a criticare Gino Strada? Uno che ha dedicato la sua vita a salvare innocenti, rischiandola mille volte. Uno che si sacrifica ogni giorno vivendo in mezzo agli ultimi senza chiedere nulla in cambio. Uno così è un santo e io non ho né la sua competenza, né il suo coraggio. Posso provare a dire la mia, ma mi riesce un pò a fatica.
    -
    L'accusa che si fa a Strada è di essere iperpacifista e idealista.
    Le armi, si dice, servono. Come si può obiettare che Saddam, Osama e i talebani siano degli stronzi? (lasciando stare per un attimo il modo in cui Bush ha giustificato e gestito i due conflitti)
    In effetti io ho sempre considerato cretina l'idea del porgere l'altra guancia. Una grave ingiustizia merita una risposta adeguata, con gli interessi.
    Credo però che la posizione di Strada non sia questa. Sono convinto che se gli tirassero uno schiaffo, lui risponderebbe con un calcio volante.
    Ciò che Strada critica è la guerra.
    Da una prospettiva ampia, la guerra sembra solo l'uso della forza da parte degli stati, buono o cattivo che sia.
    Ma a livello dei singoli individui, diventa un vortice che può travolgere intere vite. La guerra esercita su chi vi partecipa una sorta di incantesimo e ne deforma idee e valori.
    L'omicidio diventa giustificato. Persino le vittime tra i civili diventano 'danni collaterali'. La nostra idea di giusto e sbagliato vacilla, così come la nostra percezione di ciò che è vero o no.
    Gino Strada vive e respira la guerra tra le persone. Per questo la ripudia senza mezzi termini.
    Perché per quanto possano essere buoni i motivi che ci spingono a farla, rimane un gioco immondo che ci lega alla nostra brutalità ancestrale.
    La guerra è il grande teatro in cui chiunque può perdere la maschera della normalità per tornare a crogiolarsi nel piacere del sangue.

    Gli esempi in questo caso non mancano: http://blog.panorama.it/mondo/2010/09/20/afghanistan-ci…
    -
    Questo, a quanto ho capito io, è la posizione di Strada.
    Non riesco però a condividerla fino in fondo, perché rimane il problema principale.
    Non basta alzare la bandiera color arcobaleno per convertire i violenti ai nostri ideali pacifici. Serve una politica meno idiota, certamente: i mujaheddin afgani sono stati finanziati per 10 anni dagli Usa in funzione antisovietica; i Talebani sono stati appoggiati dal Pakistan, grande amicone di Washington; e il ritorno dei talebani in Afghanistan è stato possibile solo perché Bush non inviava truppe e soldi, concentrandosi sull'Iraq.
    Ma per quanto si possa essere accorti e attenti, non si può escludere a priori la soluzione militare da una politica seria.
    Per questo credo che ci vorrà ancora parecchio prima di poter fare a meno della guerra. Tutto quello che possiamo fare è cercare di eliminarne i tratti animaleschi, imbrigliarla e controllarla. Qualcosa sta già cambiando in questo senso: pensate alle guerre in Vietnam, in Iraq e Afghanistan e al calo di civili innocenti morti per mano americana; oppure alla nascita della Corte Penale Internazionale nel 2002.
    Un'altra cosa che dobbiamo cambiare è la percezione della guerra nell'opinione comune, dove ancora oggi è avvolta da una sorta di nobiltà cavalleresca.
    La guerra deve essere fatta con riluttanza e deve essere solo l'ultima risorsa possibile della politica.
    Solo così saremo noi a cambiarla e non il contrario.

    --
    Update.
    Il libro parla dei giorni precedenti all'invasione americana dell'Afghanistan.
    C'è solo un punto -ENORME- che mi lascia perplesso.
    Strada parla in toni entusiastici di Ahmad Massoud, il comandante delle forze antitalebane ucciso nel 2001.
    Come mai Massoud, uomo di forza, sarebbe una figura positiva, mentre gli americani sarebbero delle merde?
    Ok, gli americani se ne sono fregati per 10 anni dell'Afghanistan e quando sono intervenuti lo hanno fatto coi piedi: ma nell'ottica di un pacifista, che differenza c'è tra i due?

    Magari mi sono sbagliato nel resto della recensione. Però sarebbe triste da ammettere, perché allora Strada si limiterebbe a detestare gli Americani, indipendentemente da quel che facciano.
    Boh.

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    Zapp Brannigan said on Oct 7, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (1032)
    • 5 stars
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    • 3 stars
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    • 1 star
  • Libri Italiani
  • Paperback 184 Pages
  • ISBN-10: 8807817470
  • ISBN-13: 9788807817472
  • Publisher: Feltrinelli
  • Pub date: Jan 01, 2003
  • Also available as: Hardcover and Others
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